Le sollecitazioni a cui la nostra colonna è quotidianamente sottoposta sono di due tipi: statiche e dinamiche.
Le sollecitazioni statiche fanno riferimento a tutte quelle attività quotidiane come lavarsi, vestirsi, guidare l'auto, stare seduti davanti al pc, guardare la televisione ecc. In particolare molte categorie di lavoratori sono sottoposti a sollecitazioni di questo tipo, come chi lavora in ufficio o è costretto alla guida per lunghi tratti, così come gli studenti.
I dischi intervertebrali assumono sostanze nutritizie quando alternano periodi di scarico ad altri di carico. Quando si assumono per molto tempo posture fisse e immobili, come nei casi descritti, tale meccanismo viene alterato. La funzione ammortizzatrice del disco viene progressivamente meno, con l'instaurarsi di processi degenerativi che dapprima interessano la cartilagine della singola articolazione ma che successivamente potranno estendersi ad altre strutture, muscoli e articolazioni, determinando rigidità e dolore.
La perdita funzionale di una struttura del nostro corpo, oppure un suo non corretto funzionamento, determina inevitabilmente dei sovraccarichi in altre strutture. Il risultato sarà che anche queste strutture col tempo funzioneranno meno e male.
Quando si è costretti a mantenere la postura seduta per lunghi periodi, come nel lavoro in ufficio, è importante di tanto in tanto alzarsi, cambiare posizione, fare una camminata e allungare la colonna.
L'altra importante origine del dolore vertebrale può essere data dagli stress di tipo dinamico. Anche semplici movimenti come allungarsi per prendere un oggetto posizionato in alto, oppure sollevare carichi da terra in modo sbagliato, possono determinare sollecitazioni anomale andando a deformare le strutture vertebrali, causando così il dolore.<
Posture viziate possono contribuire all'insorgenza di affezioni in altri distretti dell'organismo. In particolare la respirazione risente del nostro atteggiamento posturale. Una struttura scheletrica ben allineata, con una colonna estendibile, permette anche una buona dinamica respiratoria.
La gabbia toracica è delimitata da dodici paia di coste che si articolano anteriormente con lo sterno e posteriormente con le dodici vertebre dorsali, inferiormente è chiusa dal muscolo diaframma che separa la cavità toracica da quella addominale. Il diaframma è il muscolo respiratorio essenziale, ha forma di cupola convessa in alto verso i polmoni e depresso centralmente.
Nella inspirazione il diaframma contraendosi si appiattisce verso la cavità addominale determinando l'aumento dell'area del torace. L'aria passa così all'interno dei polmoni che si espandono. Durante l'espirazione si ha il rialassamento del diaframma ed il ritorno elastico dei polmoni e della gabbia con espulsione d'aria. Gli addominali contraendosi bloccano la colonna in estensione, abbassano le coste, facilitando così la fuoriuscita d'aria.
Alla funzione inspiratoria contribuiscono anche i muscoli scaleni e gli intercostali esterni che con la loro azione favoriscono l'espansione toracica. In condizioni di riposo l'espirazione è un fenomeno passivo determinato dal ritorno elastico dei polmoni e dal rilassamento dei muscoli inspiratori. Nell'espirazione forzata vi è l'intervento di muscoli accessori quali i trasversi, gli obliqui interni, gli obliqui esterni e il retto dell'addome.
Una postura "viziata", con muscolatura tesa e irrigidita, va a inficiare con la corretta meccanica respiratoria. I volumi d'aria scambiati con l'ambiente saranno inferiori rispetto a chi, avendo una muscolatura più elastica, potrà estendere al meglio la propria gabbia toracica durante gli atti respiratori.
Allo stesso tempo l'irrorazione dei tessuti da parte del sangue, la cessione di ossigeno e il recupero dei prodotti di scarto diventano meccanismi limitati se la muscolatura è continuamente rigida.
Queste condizioni determinano sofferenza tissutale, andando a determinare condizioni in cui oltre al venir meno della funzione è compromessa anche l'estetica dei tessuti.
Acquisire un buon controllo posturale può aiutare a praticare con migliori risultati le attività sportive, riducendo il rischio di infortuni e traumi.
In ultima analisi, numerosi studi hanno dimostrato le correlazioni tra mente e corpo giungendo alla conclusione che un corpo che funziona bene influenza positivamente anche il cervello. Da queste evidenze sono nate diverse tecniche e ginnastiche che, sviluppatesi soprattutto negli ultimi anni, mirano a ristabilire un corretto assetto corporeo attraverso il movimento e la postura, influenzando positivamente anche il nostro equilibrio psico-fisico.
Le alterazioni morfologiche dovute a una cattiva postura possono includere turbe psicomotorie, atteggiamenti viziati, paramorfismi e dismorfismi.
Una cattiva postura determina dissonanze che alterano l'equilibrio statico e dinamico, turbando anche quello anatomico e funzionale.
I paramorfismi sono alterazioni che possono essere corrette con un raddrizzamento volontario, mentre i dismorfismi non possono essere corretti volontariamente a causa di una conformazione alterata della colonna.
Questo articolo esplora le conseguenze di una cattiva postura, evidenziando come possa portare a diverse alterazioni morfologiche che disturbano l'equilibrio statico e dinamico del corpo. Distingue tra paramorfismi, che sono correggibili volontariamente, e dismorfismi, che presentano alterazioni strutturali. L'articolo sottolinea come una postura non corretta possa avere impatti significativi sull'anatomia e sulla funzionalità del corpo.