Propriocezione e allenamento propriocettivo per l’equilibrio e la postura

Di Daniele Sabatucci

Studio dei meccanismi propriocettivi nel controllo motorio. L’articolo analizza strategie di allenamento specifico per equilibrio, postura e prevenzione

Analisi della propriocezione e del controllo posturale nel corpo umano

La propriocezione può essere definita come una forma di sesto senso che ci fornisce informazioni istante dopo istante circa la posizione degli arti e del corpo nello spazio e sulla base di queste informazioni i centri superiori sono in grado di correggere o di modificare il movimento ogniqualvolta sia necessario (Conti 2008)

Il termine controllo posturale indica il controllo dell'orientamento del corpo e dei suoi diversi segmenti in condizioni sia statiche (da fermi) sia dinamiche (in movimento) (Conti 2008).

Il primo requisito per poter mantenere qualunque posizione è che la verticale per il baricentro cada nel piano d'appoggio in condizione statica.

Immagine della verticale passante per il baricentro che cade al centro del piano di appoggio

Verticale passante per il baricentro che cade al centro del piano di appoggio. In condizione statica per mantenere l'equilibrio l'asse passante per il baricentro deve cadere sempre al centro del poligono di appoggio del soggetto.

Nella situazione statica il corpo deve mantenere la posizione dei vari segmenti corporei in modo da ottenere la corretta posizione del baricentro. Il mantenimento della posizione dei vari segmenti corporei si effettua attraverso una contrazione tonica della muscolatura (tono posturale).

Bisogna poi essere in grado di correggere le deviazioni della posizione scelta e, per svolgere una tale funzione, sono necessari sistemi sensoriali che possono segnalare tali deviazioni e generare attivazioni muscolari riflesse (riflessi posturali) in grado di ripristinare la posizione originaria (Conti 2008).

Tradizionalmente il controllo posturale è considerato come il frutto di un'integrazione multisensoriale, in cui segnali vestibolari, somatosensitivi e visivi contribuiscono a determinare una rappresentazione nervosa della posizione assunta e a segnalare le deviazioni da essa, generando contemporaneamente riflessi posturali che la ripristinino. L'esistenza di tale integrazione multisensoriale costituisce un importante fattore di sicurezza, che permette di mantenere l'orientamento posturale anche quando uno dei segnali viene soppresso da eventi patologici.(Conti 2008).

Un altro aspetto importante dei meccanismi posturali è il controllo dell'orientamento della testa, che sembra avere un duplice significato: innanzitutto stabilizzare la testa significa rendere stabile lo sguardo, ed alla stabilità della posizione della testa nello spazio c'è innanzitutto l'inerzia, che impedisce alla testa di seguire il movimento del tronco, almeno alle alte frequenze di oscillazione (Conti 2008).

Numerosi tipi di meccanocettori posti nelle articolazioni e nei muscoli inviano al sistema nervoso centrale informazioni propriocettive riguardo la posizione dei segmenti corporei e il grado di lunghezza e tensione dei vari muscoli.

Sono stati individuati quattro tipi di recettori posti nelle articolazioni e nei legamenti

Recettori posti nelle articolazioni e nei legamenti

Terminazioni di tipo Golgi

Si trovano nei legamenti, ma non nelle capsule articolari

Terminazioni di Ruffini

Si trovano nelle capsule articolari; rispondono sia al movimento che alla posizione

Corpuscoli paciniformi

Si trovano nelle capsule articolari; rispondono soltanto al movimento

Terminazioni nervose libere

Si trovano sia nei legamenti che nelle capsule articolari; si ritiene che esse rispondano nel caso che il movimento dell'articolazione sia così estremo da divenire doloroso (Vaughan G Macefield 2005)

Terminazioni di tipo Golgi

A) Terminazioni di tipo Golgi
B) Terminazioni di Ruffini e corpuscoli paciniformi
C) Terminazioni nervose libere. Sono presenti nei muscoli e nelle articolazioni ed inviano al sistema nervoso centrale informazioni sui vari segmenti corporei.

Anche i muscoli presentano quattro tipi di recettori, due dei quali, gli organi tendinei del Golgi ed i fusi muscolari, sono specifici del muscolo e contribuiscono al controllo propriocettivo dei riflessi.

Recettori specifici del muscolo

Organi tendinei del Golgi

Gli organi tendinei del Golgi sono recettori capsulati situati nel tendine, in prossimità della giunzione muscolo-tendinea. La capsula dell'organo tendineo circonda un fascetto di fibre tendinee, le quali sono connesse a varie fibre muscolari. Ogni organo tendineo è innervato da un'unica fibra del gruppo Ib che penetra nella capsula e sfiocca in terminazioni che si pongono a contatto con i fascetti tendinei. Essendo connesso in serie con le fibre muscolari, l'organo tendineo viene stirato e quindi eccitato quando aumenta la tensione muscolare (Vaughan 2005).

Fuso muscolare

Il fuso muscolare è recettore complesso che consiste di fibre muscolari intrafusali, un fascetto di piccole fibre muscolari avvolte da una guaina (Vaughan 2005).

La lunghezza del muscolo è data dai fusi neuromuscolari che sono posti parallelamente con le fibre muscolari, ciò fa si che al variare della lunghezza delle fibre varia anche la lunghezza del fuso (Vaughan 2005).

Quando i fusi muscolari rispondono ad uno stiramento o ad una variazione di lunghezza di un certo muscolo, vi è un incremento dell'attività delle fibre afferenti Ia che, a sua volta, stimola direttamente i motoneuroni alfa deputati all'innervazione di quel particolare muscolo. Al contrario, l'attività delle fibre afferenti Ib determinata degli organi tendinei del Golgi, che rispondono alla tensione muscolare, stimola gli interneuroni spinali ad inibire i motoneuroni alfa che innervano un particolare muscolo.

Mediamente vi è maggior ricchezza di fusi nei muscoli coinvolti in movimenti relativamente complessi rispetto a muscoli che invece compiono azioni piuttosto semplici. I fusi contengono fibre neuromuscolari, del tutto simili a quelle del muscolo stesso, definite intrafusali per distinguerle da quelle di lavoro del muscolo dette anche extrafusali (Vaughan 2005).

I fusi dispongono di un'innervazione afferente ed efferente. Un contingente afferente proviene dalla parte centrale del fuso, si tratta di fibre anulospirali stimolate dal grado di allungamento del fuso. Esiste poi un secondo contingente sensitivo costituito dalle cosiddette terminazioni a fiorami disposte principalmente verso le estremità del fuso. Le terminazioni a fiorami rispondono principalmente a variazioni di velocità di allungamento o accorciamento del muscolo e quindi anche dei fusi, ciò significa che quando un muscolo subisce un improvviso stiramento il fuso si oppone a quest'ultimo ed impedisce che la lunghezza del muscolo cambi troppo rapidamente (Vaughan 2005).

Propriocezione: riabilitazione e prevenzione nello sport

La propriocezione negli ultimi anni, come dimostrato da vari studi fatti, è stata usata anche in ambito sportivo a livello preventivo in quegli sport come calcio, pallacanestro e pallavolo che hanno dimostrato una maggiore incidenza di infortuni all'articolazione tibio tarsica ed a quella del ginocchio (Veraghen 2004).

Prima dell'avvento dell'allenamento propriocettivo venivano usati di norma dagli sportivi, per prevenire i fastidiosi incidenti a cui potessero andare incontro, o ricadere, tutori o addirittura fasciature (Parkkari 2001).

È stato dimostrato che l'uso di questi metodi preventivi era pressoché inutile, poiché da studi ed osservazioni fatte è stato notato che dopo circa dieci minuti il bendaggio si allentava ed ancor più grave provocava irritazioni alla pelle (Gross 1987).

Oltre ai problemi elencati un'altra nota dolente è l'alto costo economico che comporta eseguire tali fasciature (Bahr 1997) se si pensa che ad ogni seduta di allenamento ogni componente della squadra ne faccia uso, è facile immaginare a fine anno quanto incidano sul budget societario, oppure l'acquisto di un tutore che di norma si aggira intorno ai 65.00 €. Molto più economico è l'acquisto di una balance board circa 15.00 € per eseguire un allenamento propriocettivo in modo, preventivo, riabilitativo e continuativo (Koopmanschap 1996).

L'allenamento con balance board è la più promettente misura di prevenzione contro le distorsioni alle caviglie poiché si prefigge un cambiamento alle caratteristiche strutturali della caviglia attraverso un rinforzo di muscoli e legamenti ed una ristabilizzazione delle funzioni propriocettive danneggiate da un infortunio (Gauffin 1991).

Proprio per ovviare a tali problemi l'allenamento propriocettivo ha trovato grande applicazione sia in ambito preventivo che riabilitativo (Whiting 1998).

Vari studi hanno dimostrato che un adeguato allenamento con la balance board può ridurre l'incidenza di distorsioni alle caviglie ed alle ginocchia, e salvaguardare le strutture legamentose ed articolari delle articolazioni (Caraffa 1996).

Un opportuno intervento di prevenzione può evitare e ridurre l'insorgenza di incorrere in infortuni sia a carico delle articolazioni che delle strutture legamentose (Caraffa 1996).

Curare un infortunio a carico dei legamenti crociati del ginocchio risulta molto costoso e necessita di un protocollo riabilitativo abbastanza lungo, da ciò si può capire l'importanza e l'uso di tali metodi preventivi per non incorrere in tali episodi (Verhagen 2005).

Nonostante tali evidenze, al momento non sono ancora disponibili studi sull'effetto del balance board sulle capacità di equilibrio.

Ricerca: miglioramento dell'equilibrio mediante allenamento con balance board

Soggetti dello studio

Lo studio è stato realizzato su soggetti maschi e femmine sani, costituito da 11 atleti e 10 soggetti controllo fra i 18 e i 32 anni di età. Gli atleti erano giocatori agonisti di pallavolo (n=7 femmine; età 25,5±4,5 anni, peso 54,4±5,3 Kg, altezza 169,4±6,7 cm, BMI 18,95±1,3) e pallacanestro (n=4 maschi; età 23,6±4,5 anni, peso 80±5 Kg, altezza 183,3±4,1 cm, BMI 23,8±1,6). Il gruppo di controllo era costituito da 10 soggetti (n=2 femmine; età 22±4,11 anni, peso 75,28±16,13 Kg, altezza 179,5±9,5 cm, BMI 22,78±3,35, n=8 maschi; età 23,12±5,11 anni, peso 80,62±10,29 Kg, altezza181,37±9,13 cm, BMI 24,38±0,96) paragonabile agli atleti per età, peso ed altezza. Nella tabella 1 sono riassunti i dati cumulativi dei due gruppi reclutati per questo esperimento.

Tutti i soggetti impegnati sono stati preventivamente informati del protocollo dall'allenamento e degli ambiti di indagine a cui sono stati sottoposti.

Gli studi sono conformi alla Dichiarazione di Helsinki ed il consenso informato è stato visionato ed approvato da tutti i partecipanti.

Tabella 1: gruppi di studio

ATTIVITÀ FISICAETÀPESOALTEZZABMI
Atleti24,5±4.367,2±5,1176,3±5,421,37±1,45
Controlli (Non agonisti)22,5±4,677,9±13,2180,4±9,323,58±2,15

I dati rappresentano media±DS

Procedura della ricerca

All'inizio della sessione sperimentale, è stato registrato il peso e l'altezza dei soggetti per calcolare il BMI (Kg/m2) (vedi anche Peso ideale.

Allo scopo di verificare il miglioramento dell'equilibrio a seguito di allenamento con tavoletta propriocettiva, tutti i soggetti sono stati videoregistrati prima del periodo dell'allenamento, indossando dei piccoli markers bianchi riflettenti posizionati rispettivamente: nell'inion, sulla vertebra prominente, sul margine inferiore dello sterno (settima vertebra toracica), sulla spina iliaca (2 markers), ed infine sull'acromion destro e sinistro.

Successivamente i soggetti hanno assunto la posizione del "fenicottero", ovvero in equilibrio in appoggio monopodalico, mantenendo l'altra gamba flessa ed il più possibile vicino al ginocchio, ad occhi chiusi, prima poggiando tutta la pianta del piede, e successivamente sollevandosi sulla punta. Gli arti superiori sono flessi con i polpastrelli appoggiati alla base dell'osso occipitale. Si misura il tempo di equilibrio in tale posizione, utilizzando alternatamente entrambe le gambe come supporto.

Posizione fenicottero

Posizione del fenicottero, usata per valutare i tempi di equilibrio dei soggetti Successivamente i soggetti sono stati sottoposti ad un periodo di allenamento di 4 settimane con una cadenza di 3 sedute settimanali.

L'allenamento consisteva in una seduta della durata di 6 minuti (3 minuti per gamba) durante il quale i soggetti dovranno cercare di rimanere in equilibrio sulla balance board un minuto, prima con una gamba e poi con l'altra, per tre volte.

L'attrezzo usato per l'allenamento, è la balance board (o tavoletta propriocettiva) di forma tonda ha un diametro di 35 cm, con uno spessore nella zona centrale di 7,5 cm, realizzata in gomma deformabile per assorbire il peso degli atleti che la utilizzano, gonfiabile come un normale pallone con la possibilità, quindi, di variare la pressione in base al carico.

Al termine dell'allenamento i soggetti sono stati ritestati nella posizione del fenicottero per verificare variazioni nel tempo di appoggio. Durante il test del fenicottero i soggetti sono stati videoregistrati mediante una camera digitale per ulteriori analisi.

Analisi statistica

I dati sono stati analizzati mediante ANOVA a due vie (tipo di sport x sesso) per identificare i fattori che modificano i tempi di equilibrio su un piede prima e dopo l'allenamento. Inoltre test t-Student per dati appaiati sono stati utilizzati per valutare il miglioramento nei singoli gruppi con l'allenamento.

Risultati della ricerca

La valutazione dei tempi di equilibrio nella posizione del fenicottero ha evidenziato nel pretest nel gruppo degli agonisti un tempo di 21,263±5,079 secondi sulla pianta del piede destro, e di 4,363±1,019 secondi sulla punta, mentre i tempi registrati riguardanti il piede sinistro sono stati di 21,874 ± 6,991secondi sulla pianta e 4,503 ±0,610 secondi sulla punta. Per quanto riguarda invece il gruppo controllo i tempi mediamente registrati sono stati rispettivamente di 17,254±3,675 per la pianta del piede destro, e 2,493±0,439 secondi sulla punta, mentre i dati riguardanti il piede sinistro sono, sulla 15,811±5,220 secondi e sulla punta 2,717 ±0,461 secondi.

Equilibrio

Grafico 1. Tempi di equilibrio dell'allenamento (media per sport praticato (* p< 0.05 Agonisti vs non agonisti; # p< 0.05 piede dx vs piede sx). Come prevedibile, i tempi di equilibrio sono minori sulla punta del piede. Non vi sono differenze significative come atleti e non atleti non sono significativamente differenti ad eccezione del tempo di equilibrio sulla punta del piede sinistro.

I tempi di equilibrio registrati prima dell'allenamento hanno evidenziato che sia nel gruppo degli atleti che in quello dei non atleti non vi è una differenza significativa tra piede destro e piede sinistro. Inoltre, benchè in media gli atleti hanno tempi di equilibrio maggiori rispetto ai non atleti, tale differenza è statisticamente significativa nel tempo di equilibrio sulla punta del piede sinistro.

Inoltre i tempi di equilibrio sul piede destro e su quello sinistro sono paragonabili.

Una volta effettuate le rilevazioni riguardanti il pretest, i soggetti di entrambe i gruppi hanno sostenuto il protocollo di allenamento che li vedeva impegnati in sedute da tre volte a settimana per quattro settimane, utilizzando la balance board.

Tutti i soggetti in studio hanno terminato il training, senza riportare problemi medici o cadute.

Terminato il protocollo di allenamento ogni soggetto di entrambe i gruppi è stato videoregistrato per controllare i tempi post-allenamento e sono stati notati importanti miglioramenti che adesso verranno elencati.

Benchè all'inizio dell'allenamento i soggetti avevano difficoltà nel mantenimento in equilibrio sul balance board, al termine delle 18 sedute tutti i soggetti erano in grado di eseguire l'esercizio correttamente. Tale allenamento non è risultato essere troppo gravoso anche per soggetti non sportivi.

Il gruppo degli agonisti ha totalizzato in media con entrambi gli arti sulla pianta un tempo di 43,447±7,874 secondi, mentre la media sempre di entrambe gli arti ma con la punta è risultata 7,4045±1,227 secondi.

Per quanto riguarda i tempi del gruppo controllo sono stati i seguenti: con la pianta del piede hanno totalizzato una media di 40,944±8,944 secondi,mentre con la punta sono stati rilevati 7,615±1,368 secondi.

I singoli risultati per ogni gamba sono stati in media per il gruppo degli atleti rispettivamente di 34,429±8,779 secondi sulla pianta del piede destro, 6,580±1,412 secondi sulla punta dell'omologo piede e 47,459±9,864 secondi sulla pianta del piede sinistro e 8,650±1,869 secondi con la punta.

Per quanto riguarda il gruppo controllo dei non atleti i risultati totalizzati relativi la fine del periodo di allenamento sono stati i seguenti: 26,050±10,148 secondi sulla pianta del piede destro e 5,598±1,434 secondi sulla punta e 20,348±2,787 secondi sulla pianta del piede sinistro e 3,074±0,284 con la punta.

Confrontando i tempi di pre-allanamento con quelli post-allenamento, entrambi i gruppi hanno avuto un miglioramento nel mantenere l'equilibrio, in special modo, nella posizione di contatto con il terreno con la pianta del piede, rispetto alla posizione in cui gli veniva richiesto di mantenersi in equilibrio solamente con la punta.

Analizzando la media del tempo di entrambe i piedi in appoggio monopodalico gli atleti hanno incrementato il loro tempo di equilibrio sulla pianta di circa l'89,82% rispetto le rilevazioni fatte prima dell'allenamento, mentre per quanto riguarda i miglioramenti sulla punta hanno mostrato un aumento del tempo di equilibrio del 71,74%. Anche il gruppo dei non atleti ha avuto buoni miglioramenti, con un evoluzione del 127,50% del tempo di equilibrio sulla pianta del piede, mentre sulla punta hanno fatto registrare un aumento del 79,76%.

Oltre ai risultati appena elencati ulteriori osservazioni possono essere fatte dividendo entrambe i gruppi in base al sesso e differenziando ulteriormente il gruppo degli atleti anche per lo sport praticato.

Abbiamo pertanto suddiviso i soggetti in quattro gruppi così chiamati:

  • Maschi controllo (M-C)
  • Maschi praticanti pallacanestro (M-PC)
  • Femmine controllo (F-C)
  • Femmine praticanti pallavolo (F-PV)

Nel presente studio non abbiamo studiato soggetti femmine praticanti pallacanestro né soggetti maschi praticanti pallavolo, per cui i soggetti atleti sono stati paragonati ai controlli dello stesso sesso, mentre non abbiamo paragonato sport differenti.

Allenamento

Grafico 2. Tempi di equilibrio in posizione del fenicottero in base al sesso ed allo sport. I dati considerano differenze tra sesso e sport.

I risultati del Grafico 2 mostrano i tempi di equilibrio sulla pianta del piede dei quattro gruppi prima e dopo l'allenamento con la balance board.

Analizzando i tempi iniziali il gruppo M-PC ha un tempo di 42,72 secondi ed è migliore rispetto a tutti gli altri. (p< 0,05) Benché in media il gruppo M-C è risultato migliore rispetto al gruppo F-C tale differenza non raggiunge la significatività statistica. Nella fase finale i tempi sono risultati migliorati per tutti i gruppi.

In particolare il gruppo M-PC è risultato essere il migliore con 64,36 secondi, mentre un tempo quasi uguale è stato osservato per il gruppo M-C e F-PV che si sono consolidati rispettivamente su 30,84 secondi e 38,40 secondi. Anche il gruppo F-C ha migliorato il suo tempo di partenza portandolo a 17,3 secondi rispetto ai 9,16 iniziali.

Effetti allenamento

Grafico 3. Tempi di equilibrio del fenicottero in base al sesso ed allo sport.

Il Grafico 3 mostra invece i tempi iniziali e finali del tempo di equilibrio del test del fenicottero sulla punta del piede.

Tutti i gruppi hanno avuto un miglioramento significativo rispetto alla fase iniziale.

Il gruppo M-PC in fase iniziale ha realizzato un tempo di 4,37 secondi, mentre dopo il periodo dell'allenamento il suo tempo di equilibrio è passato a 8,53 secondi.

Il gruppo M-C, invece, è passato da 2,85 secondi in fase iniziale a 4,15 secondi in fase finale sulla punta del piede. Il gruppo F-PV, evidenzia anch'esso una differenza nella seduta finale, più precisamente ha conseguito un tempo di 4,40 secondi prima dell'allenamento e 6,83 secondi nella fase successiva.

Ultimo gruppo preso in esame è quello F-C che anche in questo caso ha avuto un miglioramento da 1,65 secondi a 3,27 secondi.

Miglioramento

Grafico 4. Miglioramento in termini percentuale in base al sesso ed allo sport. Sono prese in considerazione le percentuali di miglioramento sulla pianta del piede e sulla punta del piede.

Benchè in termini assoluti l'allenamento con la balance board sembra migliorare l'equilibrio soprattutto sulla pianta del piede e nei soggetti sportivi, in termini percentuale ciò non'è vero.

Esaminando i risultati del Grafico 4 il gruppo M-PC ha avuto un miglioramento del 58,68%.

Per quanto riguarda il gruppo M-C e F-C hanno avuto un miglioramento in termini di percentuale di 112,94% e di 107,76%. Il gruppo F-PV infine ha avuto un aumento del 159,23%.

Osservando la percentuale di miglioramento della punta invece si può notare che due gruppi sono quasi migliorati allo stesso modo cioè quello M-PC del 94,25% e quello F-C del 93,32%, mentre le donne praticanti pallavolo del 105,18%. Ultimo gruppo preso in esame è quello M-C che ha avuto un aumento del 56,88%.

Tali incrementi percentuali non sono significativamente differenti fra i vari gruppi né per le due condizioni di equilibrio (punta e pianta).

Dai dati del Grafico 4 possiamo trarre importanti osservazioni, cioè che indipendentemente dal sesso o dalla pratica sportiva o dal test (sulla pianta o sulla punta), l'allenamento con la balance board determina un miglioramento nei risultati del 100%.

Analizzando globalmente gli ultimi tre grafici un osservazione che va fatta è che il gruppo M-PC risulta quasi sempre il migliore sia in fase iniziale che in quella post allenamento. Ciò non è però vero in termini di percentuale di miglioramento.

Per quanto riguarda il gruppo F-PV, in alcuni casi hanno fatto registrare dei tempi di equilibrio iniziali sulla pianta simili agli uomini del gruppo controllo, mentre in fase finale hanno fatto verificare tempi leggermente migliori di qualche secondo. Volendo osservare l'evoluzione avuta nei tempi di equilibrio sulla punta prima dell'allenamento il gruppo F-PV e quello M-PC hanno tempi molto simili, mentre una piccola differenza si è verificata in fase post-allenamento dove gli uomini praticanti pallacanestro hanno avuto un aumento maggiore rispetto alle pallavoliste.

Osservando invece i due gruppi controllo degli uomini e delle donne in fase iniziale e finale sulla pianta del piede si nota che gli uomini hanno un aumento in termini di secondi maggiore rispetto alle donne specialmente in fase post allenamento, mentre esaminando i tempi di equilibrio sulla punta anche in questo caso il gruppo M-C ha totalizzato un tempo maggiore rispetto al gruppo F-C in termini di secondi in equilibrio.

Volendo trarre delle conclusioni dai risultati osservati degli ultimi tre grafici si può affermare che:

  • L'allenamento con balance board determina un miglioramento delle prestazioni in test di equilibrio come quello qui adottato
  • I soggetti che praticano sport, allenati per un periodo di tempo costante, ottengono miglioramenti paragonabili ai non atleti benchè abbiano inizialmente migliori prestazioni
  • Apparentemente i maschi che giocano a pallacanestro hanno tempi di equilibrio iniziali migliori rispetto alle femmine che giocano a pallavolo. Sebbene nei controlli permanga in media una differenza fra maschi e femmine, questa non è significativa, per cui al momento capire se le differenti prestazioni sono dovute a differenze di sesso o di sport

Conclusioni

La ricerca sul miglioramento dell'equilibrio mediante allenamento con balance board indaga l'efficacia dell'allenamento con la balance board al fine di migliorare l'equilibrio in soggetti sportivi e non.

Le variazioni di tempo nel mantenere l'equilibrio hanno permesso di comprendere se con un periodo di allenamento con la balance board i soggetti sono in grado di aumentare la loro  capacità di equilibrio in appoggio monopodalico sia con la pianta, che con la punta del piede.

Paragonando le rilevazioni fatte prima e dopo l'allenamento si può osservare che ci sono stati dei miglioramenti che in alcuni casi hanno fatto aumentare i tempi di equilibrio in modo molto soddisfacente.

L'allenamento con balance board ha dimostrato che i soggetti di ogni gruppo hanno giovato del periodo di training a cui sono stati sottoposti sia in appoggio monopodalico sulla punta che sulla pianta del piede.

La spiegazione che si può attribuire all'aumento del tempo di equilibrio sulla pianta del piede per entrambe i gruppi sta nel fatto di come è impostato l'allenamento sulla balance board, cioè l'appoggio del piede su tale attrezzo è esclusivamente sulla pianta.

Sarebbe inimmaginabile impostare un allenamento sulla balance board stando solamente in equilibrio sulla punta del piede, per il semplice fatto della grandissima difficoltà che il soggetto avrebbe nel mantenersi in equilibrio e della ridotta base d'appoggio su di una superficie già instabile di suo.

Quindi una conclusione che si può trarre sull'evoluzione che i soggetti di entrambe i gruppi hanno avuto nel mantenersi in equilibrio sulla punta sta nel fatto che migliorando di molto i tempi di equilibrio sulla pianta, di riflesso l'allenamento effettuato ha portato ad aumentare anche le prestazioni sulla punta del piede ("knowledge transfer").

Il periodo di allenamento svolto dai soggetti ha evidenziato che l'uso della balance board ha efficacia sia in soggetti sportivi che non sportivi, provocando un miglioramento dell'equilibrio. Ciò può giovare agli atleti in termini di miglioramento delle performance, ma al momento non si hanno dati certi se l'allenamento propriocettivo possa essere utile agli sportivi nella prevenzione degli infortuni sia a livello dell'articolazione del ginocchio che della tibio tarsica.

Effettuare tale allenamento però è sempre ben indicato per soggetti praticanti attività sportiva poiché avere un buon equilibrio è utile negli sport che prevedono situazioni di contatto e di fasi aeree al fine di evitare infortuni durante la fase di atterraggio.(Owen 2006).

In definitiva l'allenamento con il balance board sembra efficace nel migliorare le prestazioni in test di equilibrio, e sono sufficienti 18 sedute di allenamento per osservare tale miglioramento.

Nel mito della caverna Platone immagina soggetti privi di esperienze propriocettive ma con sole esperienze visive. Nell' esperimento fatto, invece, abbiamo escluso le esperienze visive e lasciato le sole propriocettive. Nel nostro caso i soggetti imparano da tali esperienze, ed apparentemente sono in grado di applicarle ad esperienze molto differenti (dal balance board al test del fenicottero: trasferimento di conoscenze o "knowledge transfer"). Nel mito della caverna, invece, il ruolo dell'apprendimento è molto vincolato poiché i soggetti sono legati e l'unico modo che hanno di apprendere è solo la vista ma purtroppo per loro è un apprendimento distorto della realtà poiché le ombre non sono mai uguali alle immagini che rappresentano e quindi non hanno una chiara percezione della realtà.

A quali domande risponde questo articolo?

Che cos'è la propriocezione?

Capacità propriocettiva: È la capacità del sistema nervoso di percepire la posizione e il movimento del corpo nello spazio, utile per regolare l’equilibrio e i gesti motori.

Perché è importante allenare la propriocezione?

Importanza dell’allenamento propriocettivo: Favorisce la prevenzione degli infortuni, migliora la postura, la coordinazione e la stabilità, soprattutto in ambito sportivo.

Come si struttura un programma di allenamento propriocettivo?

Struttura dell’allenamento: Include esercizi su superfici instabili, uso di balance board, rielaborazione continua dello schema motorio in condizioni variabili.

Riassunto

L’articolo approfondisce il ruolo della propriocezione nella regolazione dell’equilibrio, della postura e del controllo motorio. Viene illustrato come l’allenamento propriocettivo, tramite stimoli specifici e adattamenti progressivi, migliori l’efficacia degli schemi motori, riducendo il rischio di infortuni. Particolare attenzione è data alla prevenzione in ambito sportivo.

Postura: indice degli articoli

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  4. Postura: ruolo dell'occhio e dell'apparato vestibolare
  5. Apparato Stomatognatico e postura
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  7. Il metodo Back School
  8. Ginnastica Posturale: i 10 comandamenti
  9. Ginnastica posturale: quando l'esercizio è dannoso
  10. Propriocezione e allenamento propriocettivo per l’equilibrio e la postura
  11. Allenare l'equilibrio e la propriocezione del piede
  12. Ruolo dinamico del piede nella postura e nella locomozione umana
  13. Analisi biomeccanica delle fasi di contatto nel ciclo del passo
  14. La buona postura
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  27. L'importanza delle strutture nel mantenimento del CORE stability
  28. Fattori della stabilità dinamica
  29. Controllo senso-motorio e infortuni
  30. Rendimento dell'equilibrio e CORE
  31. Ginnastica posturale e allenamento funzionale
  32. Postura e body building
  33. Il calcio fa male alla postura?
Voci glossario
Allenamento Fibre Organi tendinei del Golgi Propriocezione Stiramento