L'importanza e le applicazioni del taping nella terapia posturale e nel miglioramento delle performance

Di Glauco Collalti

Il taping chinesiologico utilizza nastri adesivi elastici per migliorare la circolazione, ridurre il dolore e sostenere i muscoli. Agisce stimolando la pelle e i recettori nervosi, favorendo il drenaggio linfatico e la guarigione. Le tecniche e il colore del nastro possono influenzarne l'efficacia.

Indice

Il taping chinesiologico

Sappiamo che il taping chinesiologico esplica le sue funzioni a vari livelli (cutaneo, muscolare, articolare e linfatico), ma in che modo agisce? Le bende utilizzate per il taping chinesiologico sono nastri di cotone di pochi millimetri di spessore, con adesivo acrilico spalmato a onde. La superficie adesiva è protetta da una sottile striscia di carta removibile. Ciascuna benda può allungarsi del 40% in più rispetto alla lunghezza originale, una percentuale che simula le capacità di estensione della pelle. Un tape di 10 cm può quindi allungarsi fino ad arrivare a 14 cm. L’adesivo si attiva attraverso il calore, è leggero, delicato ed ipoallergenico, riducendo quindi la possibilità di irritazione e di sensibilizzazione della pelle rispetto ad altri bendaggi adesivi. Non contiene alcun principio attivo e può essere usato su bambini, adulti, anziani. Può essere indossato anche per 3 o 5 giorni dall’applicazione essendo resistente all’acqua e al sudore. Il cerotto ha la particolarità di creare delle pliche cutanee, aumentando di fatto lo spazio interstiziale fra i tessuti. Quando un muscolo è eccessivamente contratto, per un’alterazione posturale o per meccanismo di difesa da un’infiammazione, lo spazio interstiziale è schiacciato. Ciò comporta una conseguente costrizione del flusso linfatico e sanguigno, inducendo una pressione sui recettori del dolore sotto pelle.

Taping chinesiologico

Questo meccanismo stimola l’invio del segnale di disagio al cervello innescando conseguentemente il dolore. Con l’applicazione del nastro adesivo elastico sulla zona da trattare, vengono stimolati dei microscopici sollevamenti della pelle, delle grinze che vanno ad aumentare gli spazi interstiziali della cute, diminuendo la pressione e l’irritazione dei recettori neurali e sensoriali, provocando una attenuazione dell’infiammazione e la conseguente scomparsa del dolore. La stimolazione dei meccanorecettori di una zona dolente esercita un effetto inibitore sulla trasmissione del dolore, arrestandola (o inibendola parzialmente, nel caso il dolore sia molto marcato) a livello del midollo spinale ed impedendole così di pervenire a livello cerebrale, dove il dolore diventa cosciente. Per spiegare come avviene questo meccanismo daremo cenno alla teoria del cancello (o Gate Control), formulata per la prima volta nel 1962 da Ronald Melzack e Patrick Wall in uno studio da loro condotto sui canali ionici controllati da ligandi. I recettori del dolore periferici, i cosiddetti nocicettori, trasmettono le informazioni dolorifiche attraverso due generi di fibre nervose:

  • le (A-delta), mielinizzate ed a trasmissione “veloce”;
  • le C, amielinizzate ed a trasmissione “lenta”.

Queste fibre si dirigono dal recettore periferico che acquisisce il segnale (ad esempio sulla cute) fino al midollo spinale, dove avviene la sinapsi con un neurone midollare. Attraverso il fascio spino-talamico, il messaggio dolorifico verrà poi trasmesso alle strutture encefaliche per divenire cosciente ed elaborare una risposta. Oltre alle fibre che trasmettono informazioni nocicettive, a livello dello stesso neurone midollare convergono diversi tipi di fibre, ognuna delle quali porta informazioni sensitive di tipo diverso (principalmente tattili, termiche oltre che dolorifiche). Il neurone deve essere quindi in grado di discriminare tra i vari tipi di sensibilità e di assegnare una "priorità" diversa a ciascuno di essi (da qui l’idea del cancello), in modo da portare al cervello un'informazione quanto più chiara e pulita. Per spiegare come avviene questa modulazione del segnale, l'interazione che è stata teorizzata da Melzack e Wall riguarda in particolare le fibre dolorifiche di tipo Aδ e C e le fibre non dolorifiche di tipo Aβ, di maggior calibro delle precedenti e responsabili della percezione degli stimoli tattili e pressori. In sintesi, la loro teoria stabilisce che se prevale l'attività lungo le fibre di grosso calibro (cioè le Aβ), la percezione del dolore sarà smorzata, mentre se a prevalere sono le scariche delle fibre di piccolo calibro (cioè le Aδ e le C), il dolore verrà percepito in maniera più acuta.

L'apertura o la chiusura del "cancello" è modulata dagli interneuroni, cioè piccoli neuroni interposti nel circuito di trasmissione dell'impulso dalla fibra proveniente dal nocicettore al neurone midollare. Gli interneuroni sono in particolare localizzati nella sostanza gelatinosa del Rolando, un'area specifica sita a sua volta nel corno posteriore della sostanza grigia del midollo spinale. Nel caso specifico, questi interneuroni utilizzano come neurotrasmettitore un oppioide endogeno, detto encefalina, che viene veicolato tramite il cortissimo assone dell'interneurone fino al neurone midollare. Tutte le fibre che prendono contatto con il neurone midollare (cioè sia le Aβ che le Aδ e le C) rilasciano, prima della sinapsi con il neurone stesso, un collaterale assonico che prende sinapsi con l'interneurone encefalinergico, con effetti diversi: le fibre Aβ infatti ne stimolano l'attività, mentre le fibre di piccolo calibro lo inibiscono. Ciò significa che:

  1. se la fibra Aβ è attivata per uno stimolo non dolorifico, essa andrà ad attivare l'interneurone inibitorio, che quindi bloccherà la trasmissione di eventuali segnali dolorifici fino al cervello. In questa configurazione, il cancello è chiuso e il dolore non viene percepito;
  2. viceversa, se la fibra Aδ o C C trasmette uno stimolo dolorifico, essa va contemporaneamente ad inibire l'azione dell'interneurone encefalinergico, per cui quest'ultimo non potrà inibire a sua volta la trasmissione dell'impulso doloroso al cervello. In questa configurazione, il cancello è aperto e il dolore viene percepito;
  3. allo stesso tempo, se uno stimolo dolorifico e uno stimolo meccanico vengono trasmessi simultaneamente (come quando si sbatte il gomito e si strofina la parte lesa), la trasmissione dello stimolo dolorifico sarà in questo caso attenuata per via dell'azione eccitatoria svolta dalla fibra Aβ sull'interneurone encefalinergico.

I recettori che agiscono mediante questo tipo di meccanismo, detto "a cancello", sono quelli che in particolare controllano le sinapsi più veloci del sistema nervoso (nell'ordine di 1-2 millisecondi), quali quelli delle fibre nervose deputate alla trasmissione degli stimoli tattili, termici, dolorifici, etc., dalla periferia al sistema nervoso centrale. Questo spiega come il taping chinesiologico, attraverso la sua azione tattile e meccanica sui tessuti corporei, sia in grado di ridurre la percezione del dolore; inoltre, sollevando la cute e dilatando gli spazi interstiziali, contribuisce ai meccanismi di autoguarigione del corpo, facilitando il drenaggio linfatico, la vascolarizzazione sanguigna e l’assorbimento degli eventuali edemi.

Taping chinesiologico

Il taping posturale

La specifica applicazione del taping in ambito posturale proposta da Fabio Marino ha lo scopo di facilitare i processi di autocontrollo e consapevolezza corporea, agendo sulla muscolatura posturale, coadiuvando gli effetti ottenuti attraverso la ginnastica con una specifica azione propriocettiva ed esterocettiva sui tessuti.

Ai fini posturali, la presa di coscienza corporea è un aspetto fondamentale. Fin dalla nascita siamo sottoposti ad una miriade di stimoli sensitivi di diverso tipo, di cui non sempre abbiamo piena coscienza. Il neonato è esposto a un’ampia gamma di esperienze percettive attraverso i sistemi recettoriali di cui il corpo è fornito: la vista, l’udito, il tatto, il gusto e l’olfatto che vanno a costituire i cosiddetti cinque sensi. A questi vanno aggiunti la percezione vestibolare, che deriva dai recettori posti nell’orecchio interno, il cosiddetto organo dell’equilibrio (utricolo, sacculo e canali semicircolari) e la propriocezione, ossia la percezione della posizione e del movimento del corpo nello spazio grazie a recettori posti nelle articolazioni e nei muscoli (fusi neuromuscolari, organi tendinei del Golgi). Queste sensazioni vengono vissute inizialmente in maniera del tutto passiva dal neonato che quasi le subisce. Poco alla volta il bambino assocerà a dei movimenti riflessi delle sensazioni piacevoli che tenterà di ripetere. Ciò avviene ad esempio quando si accarezza un lato del viso ed il neonato gira la testa in quella direzione (riflesso di rooting). Alla stessa maniera avviene la ricerca del capezzolo della madre mentre questa tiene il neonato appoggiato sul seno. Il piacere che deriva dal profumo e dal gusto del cibo, le sensazioni fisiche che derivano dall’atto del succhiare e dalle carezze della madre oltre che dalla vista rassicurante della stessa vanno a stimolare contemporaneamente in maniera positiva la totalità dei sensi del bambino attraverso un unico, semplice gesto. Quando questo meccanismo di movimento riflesso e sensazione gratificante si ripete nel tempo viene fatto proprio dal bambino e diviene movimento attivo e volontario poiché implica l’attivazione dei centri corticali. Il “vissuto corporeo” e l’esperienza sensoriale positiva ad esso correlata, hanno determinato l’apprendimento.

L’assunto di base che unisce le diverse teorie psicomotorie è che il pensiero umano si strutturi a partire dall’elaborazione degli stimoli (tattili, propriocettivi, visivi, uditivi, ecc.) che il bambino percepisce nelle prime fasi di vita. Da questi stimoli comincia a costruirsi il pensiero e l’organizzazione di tutte quelle funzioni mentali che comunemente chiamiamo Io corporeo o Identità corporea. Merleau-Ponty, andando ad analizzare il rapporto fra corpo e movimento, afferma: 

Ciascuno di noi se non è affetto da particolari patologie, ha coscienza di sé e del mondo appunto tramite il proprio corpo”.

Per approfondire questo concetto si introduce la nozione di schema corporeo. Secondo Jean le Bouch 

lo schema del corpo può essere considerato come un’intuizione di insieme o una conoscenza immediata che si ha del proprio corpo sia in posizione statica che in movimento, in rapporto alle diverse parti tra loro, e soprattutto nei rapporti con lo spazio e gli oggetti che lo circondano”. 

Lo schema corporeo, o immagine corporea, non è una struttura innata e preformata, e non è un’immagine fissa e statica, ma al contrario è una struttura dinamica, in continuo divenire, dipendente dalla maturazione del sistema nervoso, dai vissuti psico-emotivi, dal livello di percezione senso-motoria e dai processi resi possibili dall’esperienza e dall’apprendimento motorio e posturale. Su questo punto Schilder è chiaro: 

l’immagine del corpo da un punto di vista fisiologico non è un fenomeno statico. La si acquista, la si costruisce, ed essa trae la sua struttura da un continuo contatto col mondo. Non è una struttura, ma una strutturalizzazione in cui si verificano continui cambiamenti, e tutti questi cambiamenti sono in rapporto con la mobilità e le azioni del mondo esterno”.

La strutturazione e l’evoluzione dello schema corporeo avviene attraverso le esperienze di movimento fin dalla nascita. Più saranno varie e numerose le esperienze di motricità del bambino tanto più sarà stimolata la strutturazione corretta del suo schema corporeo durante lo sviluppo. Ciò non è affatto secondario: gran parte dei disordini posturali che si manifestano in età infantile e adolescenziale, i cosiddetti atteggiamenti viziati, nascono proprio da una mancata strutturazione dello schema corporeo. Specie in età puberale, come conseguenza dei profondi e accelerati cambiamenti psicosomatici, il ragazzo manca di un’adeguata conoscenza e controllo del proprio corpo, ciò ne altera sia la statica (con l’assunzione di atteggiamenti posturali scorretti) che la dinamica (goffaggine o mancanza di coordinazione). Talvolta questi atteggiamenti viziati possono rappresentare l'humus d'insorgenza di deficit della postura a carattere evolutivo nella fase adulta che tenderanno col tempo a peggiorare o stabilizzarsi. La rieducazione posturale, o come si suol dire la correzione (termine improprio a parere di chi scrive), per essere realmente efficace, dovrebbe essere ricercata prima o durante questa età. 

Una volta raggiunta l’età di maturazione scheletrica, le possibilità di successo attraverso l’intervento posturale diverranno assai più complesse; non solo perché le strutture “efferenti” della postura (ossa, muscoli e articolazioni) divengono progressivamente più rigide ma soprattutto perché gli schemi mentali legati alla postura e al movimento sono ormai ben strutturati e meno plastici, ciò non vuol dire siano ormai fissi ed immutabili. La postura, del resto, oltre ad essere una forma di adattamento è anche una forma di abitudine. Sappiamo bene che più tempo siamo abituati a fare una cosa e meno siamo disposti a cambiarla. Del resto, il limitarsi a correzioni esterne, come chi pensa che per rieducare una postura basti allungare un muscolo o rafforzarne un altro, come il sarto che accorcia e allunga il vestito a suo piacere, mostrerà nel tempo la sua inefficacia. Non può esistere correzione posturale su queste basi: la madre che rimprovera il bambino seduto a tavola urlandogli "stai dritto !!!" non ha mai ottenuto grandi risultati; infatti dopo poco il bambino adotterà nuovamente la sua caratteristica strategia posturale.

A tal proposito Scoppa afferma: 

Il paziente deve essere messo in condizione di sviluppare un apprendimento motorio e posturale, confrontando sensazioni, posizioni, strategie motorie vecchie con le nuove, prendendo coscienza di tutto ciò onde stabilire nuovi punti di riferimento posturali sui quali rielaborare lo schema corporeo”. “…La coscientizzazione, l’elaborazione, l’accettazione del cambiamento non sono dettagli secondari alla terapia posturale: non stiamo manipolando una macchina o un computer, stiamo inducendo delle modificazioni neuropsicomotorie e posturali a scopo terapeutico in un corpo vivente, vissuto, cioè propriamente umano. Il cambiamento della postura deve essere vissuto e non subito dal soggetto. Tale cambiamento implica una rielaborazione dello schema corporeo e dell’immagine di sé, con tutte le implicazioni annesse e connesse, da quelle neurofisiologiche a quelle psicoemotive a quelle sensomotorie”. La presa di coscienza corporea gioca un ruolo fondamentale, per essa si intende: “…l’esercizio di una forma di attenzione incentrata sul proprio corpo e sulle sue modalità di funzionamento (Le Boulch, 1975). In altre parole il soggetto seleziona i messaggi sensoriali, concentrando la propria attenzione sulle informazioni utili provenienti dal proprio corpo, dai propri movimenti, dall’ambiente, favorendo l’accesso alle informazioni specifiche desiderate ed attenuando od escludendo le informazioni sensoriali disturbanti o interferenti col processo percettivo in atto. A livello metodologico, riteniamo che un arricchimento dell’attività senso-percettiva e motoria possa favorire una buona strutturazione dello schema corporeo consentendo così un miglior controllo motorio e posturale. Pertanto, in posturologia la terapia dovrebbe prevedere non soltanto la correzione delle specifiche interferenze posturali ma anche un accurato lavoro di percezione delle modificazioni tonico posturali indotte dalle stesse”. 

La capacità di presa di coscienza corporea e di elaborazione dello schema corporeo sono seriamente ostacolate dallo stato muscolo-tensivo e di tensione emotiva. Questa evidenza clinica trova anche delle conferme sperimentali (Ruggieri et al., 1983), che hanno documentato a questo proposito come il grado di autopercezione corporea sia inversamente proporzionale al livello di tensione miografica. La strutturazione dello schema corporeo posturale e le attività senso-percettive e motorie sono intimamente correlate tra loro: basti ricordare che il canale privilegiato attraverso il quale viene modificata ed influenzata la funzione motoria è costituito dalle informazioni senso-percettive, cioè dalle informazioni proprio ed esterocettive, mediante i recettori cinestesici, tattili, labirintici, visivi, acustici. La sensibilità proprio ed esterocettiva, basata sulle informazioni dei recettori periferici convogliate nei centri nervosi superiori tramite le vie spinali, permette di realizzare una sorta di “coscienza soggettiva” della posizione spaziale dell’apparato locomotore e delle sue modalità di funzionamento, e rappresenta la base della strutturazione dello schema corporeo e della programmazione neuropsicomotoria. Il taping chinesiologico, a tal proposito, è in grado di prolungare gli stimoli esterocettivi e propriocettivi anche al di fuori della seduta di ginnastica posturale, potenziandone sostanzialmente l’effetto, immergendo il soggetto in un “bagno senso-percettivo” per portarlo ad un’autocorrezione spontanea, attraverso la “destrutturazione” e “ricostruzione” del suo schema corporeo. Quest’ultimo aspetto è particolarmente importante: tensioni elevate del taping, come nelle applicazioni sportive, da un punto di vista posturale finirebbero per ricreare l’effetto “mamma che urla al bambino”. Una volta cessato lo stimolo, l’effetto finale sarà uguale a quello precedente all’applicazione, se non peggiore: una strutturata sorretta in maniera del tutto passiva, tolti i pilastri che la sostengono, è destinata a crollare. Le applicazioni del taping, per agire efficacemente sulla postura, devono avere invece tensioni minime (al di sotto del 20%), per ridurre quelle tensioni muscolo-tensive che ostacolano l’autopercezione. Del resto, la formula secondo cui a grandi stimoli corrispondano grandi effetti in posturologia è del tutto vana.

Un sistema non lineare

Può il battito d’ali di una farfalla scatenare un uragano a migliaia di chilometri di distanza?” 

Era la domanda che Edward Lorenz, meteorologo del Massachusetts Institute of Technology di Boston (MIT), fece ai colleghi che erano presenti a un congresso, questi restarono allibiti. Lorenz aveva scoperto un fatto nuovo: partendo da due stati iniziali che siano anche solo leggermente differenti, un sistema può seguire evoluzioni molto diverse; questo rende le condizioni metereologiche di fatto sostanzialmente impossibili da prevedere. Lo stesso vale per la postura. Il modello neurofisiologico, basato sullo studio del tono posturale, ha evidenziato come non esista una linearità matematica nei sistemi biologici. Henri Poincaré (1908), matematico, nelle sue teorie sulla “Non linearità” sosteneva che in natura esistono sistemi dove 

…piccole differenze nelle condizioni iniziali, generano delle differenze molto grandi nei fenomeni finali”. 

Baron J.B. (1955), oftalmologo, nel suo studio “Muscles moteurs oculaires, attitude et comportement locomoteur des vertébrés”, confermava questa discontinuità nei sistemi biologici: 

dopo la tenotomia di un muscolo oculomotore sopravveniva nell’animale una maggiore asimmetria tonica dei muscoli paravertebrali. Ciò avveniva, e questa era la cosa stupefacente, solamente se questa tenotomia era veramente minima incapace cioè di determinare una deviazione degli assi visuali superiore ai 4 gradi!”. 

Una minima tenotomia era in grado di provocare in maniera sproporzionale una maggiore ipertonia dei muscoli paravertebrali rispetto ai danni causati al muscolo oculomotore. Questa assenza di proporzionalità, questa “non linearità” come direbbero i matematici, si è rivelata essere in seguito la regola generale della fisiologia posturale.

Ciò viene confermato anche da uno dei padri della posturologia moderna P.M. Gagey (lezione magistrale al “Master di Posturologia” Università La Sapienza – Roma): 

…i miei studi matematici non erano mai andati più in là dell’analisi e del calcolo differenziale ed integrale ed io non trovavo nella mia mente alcun modello che permettesse di pensare questa assenza di proporzionalità fra causa ed effetti. Ogni mio concetto “lineare” sopportava bene l’addizione e la moltiplicazione, non queste bizzarie degli animali di Baron: causa minima effetti maggiori; causa maggiore effetti inesistenti!”. 

Bourdiol ha rilevato la stessa “non linearità” anche a livello della pianta del piede nei suoi studi fra gli anni 1970-1980: 

un minimo rilievo in una suoletta, è più efficace di uno spesso cuneo tradizionale”.

Mattews e Stein (1969) hanno trovato come il fuso neuromuscolare sia a tal proposito “emblema” della non linearità della risposta: 

Queste terminazioni sensitive presentano due scale di sensibilità; quando l’allungamento muscolare è importante, nell’ordine di qualche millimetro, la loro sensibilità è relativamente bassa, nell’ordine di tre a dieci influssi per secondo e per millimetro; al contrario quando l’allungamento muscolare è debole, inferiore a 0,1 millimetri, la loro sensibilità è nettamente più forte, nell’ordine di 100 influssi per secondo e per millimetro”. 

Il sistema posturale ‘fine’ gioca in questa ultima e ristretta scala di sensibilità.

Taping chinesiologico

Altri ambiti di utilizzo

Le straordinarie potenzialità del taping chinesiologico e la sua efficacia lo hanno reso una dalle metodiche più utilizzate dagli sportivi, sia amatoriali che agonisti. Il taping chinesiologico in ambito sportivo ha diverse modalità di utilizzo:

  • preventivo: specifiche applicazioni sono in grado di ridurre significativamente il rischio di infortuni, rendendo maggiormente stabili le articolazioni più sollecitate durante le prestazioni in gara o in allenamento;
  • performativo: attraverso studi condotti con elettromiografia e dinamometri si è osservato che l’applicazione del taping incrementa la forza muscolare. Ciò è verosimilmente legato all’attivazione di un riflesso cutaneo che stimola le interconnessioni midollari a potenziare il segnale in uscita a livello muscolare, evidenziabile in diversi test neurologici (riflesso cutaneo-plantare, riflesso addominale, ecc.);
  • recupero post-infortunio: le applicazioni decompressive mobilizzano i fluidi, facilitano l’ossigenazione dei tessuti e velocizzano quindi il recupero.

Taping su giocatore di tennis

Non di meno, l’applicazione del taping chinesiologico trova operatività nel trattamento di diverse patologie ortopedico-sportive:

  • muscolari: sovraccarico muscolare, elongazioni, fasciti, contratture muscolari antalgiche, ecc.;
  • tendinee: peritendiniti, tendiniti inserzionali, tendinosi;
  • articolari: traumi contusivi, traumi distorsivi, borsiti.

Ambiti di utilizzo del taping chinesiologico

Tecniche di applicazione

Il tape può assumere varie forme e può adattarsi molto bene alla superficie cutanea adattandosi alle sue circonvoluzioni. La tensione da applicare al tape cambierà in base alla particolare tecnica che si vuole utilizzare. Si suole dividere le tecniche di applicazione in due principali:

  • Decompressivo
  • Stabilizzante

Le applicazioni decompressive vengono effettuate senza tensione nel nastro e su tessuto in allungamento. L’allungamento si realizza attraverso il movimento articolare in determinate direzioni e la conseguente messa in tensione delle catene muscolari. Dopo l’applicazione, con il ritorno ad una posizione neutra del corpo, il nastro formerà delle pliche nella cute in grado di ridurre le pressioni sottocutanee, favorire la circolazione linfatica e sanguigna, ridurre le pressioni sui nocicettori. Questa tecnica è particolarmente utile negli stati di ipertono muscolare, di carattere posturale, ad origine psicosomatica o da sovraccarico sportivo. Applicando il cerotto a livello delle stazioni linfonodali e seguendo il percorso dei vasi linfatici, sempre a tensione 0%, è possibile ottenere inoltre un effetto linfodrenante.

Taping chinesiologico

Le applicazioni stabilizzanti si realizzano attraverso l’applicazione del cerotto con la sua messa in tensione. La tensione può variare dal 10% al 90% e si applica su tessuto in posizione neutra o in lieve accorciamento. L’energia elastica fornita dal nastro permette di ottenere un supporto meccanico, particolarmente utile nelle applicazioni posturali. Oltre al semplice supporto meccanico, il nastro è in grado di stimolare esterocettori e propriocettori sui tessuti in cui viene applicato, fornendo un feedback neurologico capace di attivare la muscolatura sottostante. Il soggetto tenderà così spontaneamente ad un’autocorrezione posturale grazie allo stimolo fornito dal nastro. Ciascuna applicazione è composta da una o più ancore e diverse traiettorie. L’ancora corrisponde all’ estremità del bendaggio, si applica sempre con una tensione allo 0%, con una lunghezza di più o meno 3 cm nei bendaggi decompressivi e 5 cm in quelli stabilizzanti. Le traiettorie si differenziano in base alla tipologia di applicazione, le vedremo specificatamente nelle pagine successive dedicate alla parte operativa.

Localizzazione e applicazione

Come detto in precedenza, il taping agisce attraverso la stimolazione delle zone di applicazione mediante delle pressioni calibrate, dovute appunto dall’elasticità del materiale. I nastri non contengono nessun tipo di principio attivo di tipo farmacologico, il risultato è dato dall’azione meccanica che esercita sul derma, tessuto connettivo, sistema neuromuscolare e muscolatura. Il nastro deve essere sagomato in forme particolari a seconda dell’applicazione e della zona dove deve agire, l’azione diventa un lavoro di tipo correttivo agendo sul piano neuro meccanico e biomeccanico andando a favorire la circolazione sanguigna e linfatica. La stimolazione del ricambio del tessuto ematico e linfatico permette un recupero molto più veloce dei traumi a carico dell’apparato muscolare. Inoltre, la stimolazione a livello del Sistema Nervoso permette un maggiore rilassamento a livello muscolare, così da favorire il rilassamento della parte interessata, consentendo un recupero in termini di auto guarigione.

Il taping neuromuscolare esplica le sue funzioni a vari livelli, cutaneo, muscolare, articolare e linfatico. L’applicazione del nastro adesivo elastico sulla zona da trattare permette di stimolare, attraverso dei microscopici sollevamenti della pelle, gli spazi interstiziali della cute, diminuendo la pressione e l’irritazione dei recettori neurali e sensoriali, provocando un’attenuazione dell’infiammazione e la conseguente scomparsa del dolore e del drenaggio linfatico. Il taping in ambito posturale ha lo scopo di facilitare i processi di autocontrollo e consapevolezza corporea, agendo sulla muscolatura posturale, coadiuvando gli effetti ottenuti attraverso la ginnastica posturale con una specifica azione propriocettiva ed esterocettiva sui tessuti. Diviene di fondamentale importanza mantenere le diverse applicazioni anche nel periodo successivo le sedute di rieducazione posturale/motoria, per prolungare lo stimolo propriocettivo e portare il soggetto ad un’autocorrezione spontanea. I nastri presentano le seguenti caratteristiche:

  • Nastri di cotone 100% elasticizzato generalmente disponibili in diversi colori.
  • Ciascuna benda può allungarsi del 40% in più rispetto alla lunghezza originale, una percentuale che simula le capacità di estensione della pelle.
  • L’adesivo si attiva attraverso il calore, è leggero, delicato ed ipo-allergenico.
  • Può essere indossato anche per 3 o 5 giorni dall’applicazione essendo resistente all’acqua e al sudore.
  • Il tape può assumere varie forme e può adattarsi molto bene alla superficie cutanea adattandosi alle sue circonvoluzioni.

Il taping ha diverse applicazioni, le principali sono di seguito elencate:

  • Muscolare, la posizione dell’applicazione del nastro determina una inibizione o una facilitazione delle funzioni muscolari. Il nastro non altera le escursioni articolari ma facilita la corretta contrazione e l’autoguarigione.
  • Cutaneo, il posizionamento sulla superficie cutanea permette di alleviare le sintomatologie algiche sia superficiali che profonde attraverso la stimolazione tattile del sistema analgesico insito nell’organismo. La stimolazione permette la secrezione di oppioidi endogeni in misura tale da diminuire la percezione del dolore sulla zona interessata.
  • Articolare, il nastro permette la normalizzazione del tono muscolare riducendo, in modo progressivo, i disallineamenti provocati dalle retrazioni, gli spasmi muscolari. Con il passare del tempo si osserva una notevole diminuzione del dolore articolare e il relativo miglioramento dell’escursione articolare.
  • Linfatico, l’applicazione del nastro a livello meccanico determina il sollevamento della cute, questo fa sì che durante il movimento avremo dei punti con un aumento della pressione e altri con diminuzione. Le differenti pressioni che si vengono a creare facilitano il drenaggio dei liquidi extracellulari riattivando il sistema linfatico. Il sistema linfatico, essendo privo di una “pompa”, come il sistema cardiovascolare, ha bisogno di movimento e la pratica viene denominata “linfotaping”. I nastri vengono sagomati e applicati a formare una sorta di ragnatela.

Tecniche di taglio

Oltre che per la particolare tecnica utilizzata, le applicazioni si differenziano anche per le tipologie di taglio del nastro, le principali sono:

  • a I
  • a Y
  • a X
  • a ventaglio

Ciascuna benda deve essere smussata agli angoli, questo per evitare che si possa sfilare facilmente. Per preparare un nastro con taglio a banda intera basterà prendere la misura del nastro, sulla base della tipologia di applicazione da effettuare sul soggetto, tagliare e smussare gli angoli prima di applicare.

Taglio del nastro a I

Per la preparazione di un nastro ad “Y”, dopo aver provveduto a prendere la misura, il nastro va tagliato in senso longitudinale nel suo centro fino al punto di unione a livello dell’ancora.

Taglio del nastro a Y

Per la preparazione di un nastro a “doppia Y” dovremo prevedere un’ancora centrale da cui dipartono due ali o code per lato.

Taglio del nastro a X

Per la preparazione di un nastro a ventaglio un metodo semplice è quello di effettuare dapprima un taglio a “Y” per poi tagliare nuovamente al centro le due ali sempre in senso longitudinale, formando così 4 strisce che si uniscono a livello dell’ancora.

Taglio del nastro a ventaglio

Concetti generali di utilizzo

Per una corretta applicazione e un risultato migliore e più duraturo è necessario rispettare alcune raccomandazioni:

  • Non toccare con le dita la massa adesiva del nastro nel momento in cui si separa il tessuto in cotone da quello di carta a cui aderisce. La rimozione va effettuata iniziando da una delle due estremità (in alcune applicazione anche dal centro), strappando in senso trasversale la carta di protezione, tirando i lati in direzione opposta e ripiegandola su se stessa. In questo modo è possibile tenere il nastro senza toccare la colla.
    Taping chinesiologico
  • Prima dell’applicazione assicurarsi che la pelle del soggetto sia asciutta, pulita, priva di olii o unguenti. È consigliabile rimuovere l’eccessiva peluria per favorire l’aderenza del nastro.
  • Ai fini della performance sportiva è bene applicare il taping chinesiologico un’ora prima della prestazione.
  • L’ancoraggio iniziale e finale devono essere sempre effettuati senza imprimere tensione al nastro. Prima di procedere con l’ancoraggio iniziale il soggetto pone l’arto o la parte del corpo da bendare nella corretta posizione a seconda della tipologia di applicazione da effettuare. Una volta applicata l’ancora iniziale procederemo esercitando la tensione voluta, con una mano daremo la direzione al nastro, con l’altra effettueremo una leggera pressione in modo da farlo aderire alla cute.
  • Dopo l’applicazione il nastro va riscaldato con uno sfregamento del palmo della mano in direzione della sua lunghezza, per attivarne il collante e migliorarne l’effetto.
  • Il nastro è resistente all’acqua e al sudore, il soggetto può lavarsi, fare attività sportiva o nuotare mantenendo l’applicazione, in media per 3-4 giorni. Dopo la doccia è consigliabile tamponare con l’asciugamano sopra il nastro e asciugare con un asciugacapelli.
  • Il numero di applicazioni non ha particolari limiti se non il fine terapeutico, rieducativo o sportivo che si vuole perseguire.
  • Per la rimozione del nastro si cercherà di essere quanto più delicati, evitando strappi bruschi. È bene procedere tirando nella direzione opposta a quella pilifera, eventualmente bagnando il nastro con l’acqua prima di rimuoverlo.

Controindicazioni

Le controindicazioni assolute all’applicazione del taping non sono molte. Chiaramente è da tenere presente che i nastri in commercio sono numerosi e di diverse marche, la qualità del materiale può quindi variare molto. È sempre bene acquistare un prodotto con marcatura CE, che garantisce che il prodotto è conforme ai requisiti di sicurezza previsti dalle direttive applicabili. 

Le controindicazioni assolute all’utilizzo sono:

  • Presenza di nervi;
  • Ferite non cicatrizzate o cute irritata;
  • Allergia accertata alla colla.

È chiaro che, mentre zone lesionate o la presenza di nevi non pregiudicano l’applicazione assoluta del nastro, basterà infatti variare le direzioni per l’applicazione, l’allergia alla colla sì. Nei soggetti a rischio basterà testare se vi è allergia con l’applicazione di un piccolo riquadro di tape sul dorso della mano. Se il soggetto avvertisse particolare prurito nella zona in cui è stato applicato il nastro, questa va rimosso. Attenzione però a non confondere un aumento della vascolarizzazione sanguigna, del tutto normale nell’applicazione, con una possibile irritazione cutanea

Per la sua azione a livello vascolare e linfatico il taping chinesiologico può essere controindicato nelle seguenti patologie:

  • flebite;
  • congestione acuta diabetica;
  • infezione in atto;
  • immediato postoperatorio;
  • ferite, infezioni o ulcerazioni cutanee;
  • edema da insufficienza cardiaca.
  • trombosi acuta;
  • carcinoma e metastasi;

In assoluto è importante che il nastro venga applicato da personale competente, necessariamente istruito su questa particolare tecnica. Un’ applicazione non corretta potrà risultare più dannosa che risolutiva sulla sintomatologia del soggetto o portare a un decadimento della prestazione in ambito sportivo.

I colori del taping

La colorazione del taping è stato oggetto di diversi dibattiti sulla differente efficacia in base alla pigmentazione dello stesso.

Colori del taping

Alcune scuole di pensiero ritengono che il colore sia del tutto ininfluente ai fini del trattamento, mentre altre sostengono che possano influire non a livello meccanico ma a livello di percezione psicologica. Essi rappresentano degli stati d’animo, delle emozioni che si riversano sul nostro corpo. In base alla cromoterapia possiamo dare un significato ai colori dei nastri in commercio:

  • Nastro bianco, colore fresco, opposto al nero, colore della luce, della creazione e della purezza. Nella cromoterapia stimola le cellule e le ghiandole endocrine e aiuta a sintetizzare la provitamina D. I cromo terapeuti lo utilizzano nei casi di carenze vitaminiche, inappetenza, ansia, fragilità psichica. È associato al settimo chakra, posto sulla nostra testa. Dona energia all’intero organismo. Indicato nel post allenamento.
  • Nastro nero, somma di tutti i colori, nastro di forza, aggressività, molto utile nell’applicazione durante l’attività sportiva.
  • Nastro arancione è un colore di energia, di calore, di rinnovamento, di gioia e di illuminazione interiore. Ha una funzione regolatrice della respirazione, stimola l’appetito e le attività delle ghiandole endocrine. Ha una buona azione drenante. Gli effetti psichici sono collegabili all’allegria, all’entusiasmo, riduce gli stati di sonnolenza ingiustificata e le paure. Legato al secondo chakra.
  • Nastro blu, colore rilassante per antonomasia, usato spesso nella iconografia cristiana come simbolo di purezza (gli abiti della Vergine Maria), consigliato nelle infiammazioni acute e nei ristagni ematici e linfatici. Legato al secondo chakra, si riferisce agli organi della regione pubica ed è legato all’elemento acqua.
  • Nastro beige, colore rilassante, molto apprezzato dalle persone anziane o da chi vuole celarne la vista. Colore caldo, rilassante, tenderebbe ad incrementare il tono muscolare.
  • Nastro rosso, colore dell’energia, della potenza, della passione come del coraggio. Legato al primo chakra, stimola la forza fisica, mantiene la temperatura corporea, stimola la circolazione sanguigna, l’attività del sistema nervoso simpatico, lenisce i dolori osteoarticolari. Consigliato per i dolori cronici, degenerativi, nell’artrosi e per la stimolazione del microcircolo.
  • Nastro giallo, colore caldo, incrementa il tono muscolare e i riflessi negli sportivi. Da evitare nei dolori cronici, ottimo come antidolorifico o sedativo, ottimo in combinazione con il colore blu. Risponde al terzo chakra.
  • Nastro verde, sintesi dei colori caldi e freddi, ripristina l’equilibrio, ottimo nelle contratture muscolari e nelle patologie croniche.

Questo articolo è tratto dal libro A scuola di Posturale, pratico manuale di oltre 500 pagine interamente dedicato alla Ginnastica Posturale.

A quali domande risponde questo articolo?

Che cos'è il taping chinesiologico e come funziona?

Il taping chinesiologico utilizza nastri di cotone elasticizzati con adesivo acrilico per creare sollevamenti cutanei che aumentano lo spazio interstiziale, migliorando la circolazione e riducendo la pressione sui recettori del dolore.

Quali sono i benefici del taping chinesiologico?

Il taping chinesiologico può aiutare ad alleviare il dolore, ridurre l'infiammazione, migliorare la circolazione linfatica e sanguigna, supportare i muscoli e le articolazioni e facilitare il recupero post-infortunio.

Come si applica il taping chinesiologico?

Il taping può essere applicato con diverse tecniche (decompressiva o stabilizzante) e tagli (a I, a Y, a X, a ventaglio) a seconda delle esigenze. È importante che l'applicazione sia eseguita da personale competente per garantire l'efficacia del trattamento.

Ci sono controindicazioni all'uso del taping chinesiologico?

Le controindicazioni includono allergia all'adesivo, ferite aperte, nevi, flebiti, trombosi e alcune condizioni mediche specifiche. È importante consultare un professionista sanitario prima di utilizzare il taping chinesiologico.

Il colore del taping chinesiologico influisce sulla sua efficacia?

L'articolo riporta diverse opinioni sul ruolo del colore nel taping chinesiologico. Alcuni ritengono che il colore non abbia alcun effetto, mentre altri sostengono che possa influire sulla percezione psicologica del trattamento.

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