Esplorazione della connessione mente-corpo nella psicosomatica e nelle teorie freudiane

Di Glauco Collalti

La psicosomatica, il legame tra corpo e mente, il contributo di Freud e della psicoanalisi, nell’individuare come i disturbi psicologici possono manifestarsi in sintomi fisici: l'importanza di affrontare i conflitti inconsci per migliorare la salute mentale

Indice

La psicosomatica

"Non bisogna cercare di guarire gli occhi senza la testa né la testa senza il corpo, allo stesso modo il corpo senza l’anima, ma questa sarebbe anche la causa del fatto che molte malattie sfuggono ai medici greci, perché trascurano il tutto, di cui bisognerebbe aver cura; e se il tutto non sta bene, è impossibile che la parte stia bene. [...] Dall’anima nascono tutti i beni e i mali, per il corpo e per l’uomo intero, e da qui fluiscono come dalla testa agli occhi: bisogna dunque curare l’anima in primo luogo e in massimo grado, se vuoi che anche le condizioni della testa e del resto del corpo siano buone. E l’anima, mio caro, va curata con certi incantesimi." (Platone, Carmide, 156d - 157c)

La psicosomatica è una branca della psicologia clinica volta a ricercare la connessione tra un disturbo somatico e la sua eziologia di natura psicologica. Il presupposto teorico è la considerazione dell’essere umano come inscindibile unità psicofisica. La connessione tra un disturbo e la sua causa d’origine psichica si collega alla visione olistica del corpo umano, nella consapevolezza che la mente ed il corpo sono strettamente uniti tra loro. Grazie alla nascita di nuove tecnologie biomediche, si affaccia al mondo scientifico una nuova disciplina, la PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia), la quale ha come obiettivo quello di trovare una relazione tra il funzionamento psicologico e la secrezione dei neurotrasmettitori a livello cerebrale, ormonale da parte del sistema endocrino e funzionamento del sistema immunitario. Le origini della medicina, come pratica atta ad allontanare un sintomo, ha radici che si intersecano tra i piani religioso-filosofico e antropologico- archeologico. Nelle società arcaiche la buona salute era legata al concetto di sopravvivenza e di proseguimento della specie, da ciò si deduce quanta rilevanza assumesse una figura che potesse risolvere la “malattia”.

La medicina primitiva concepiva la malattia come una condizione di disagio dell’uomo nella sua interezza; si pensava che una forza superiore, magica, fosse la causa della patologia. Il mondo primitivo era pervaso da una sorta di mondo magico, dove non era concepita la mente ne tanto meno il corpo, il tutto era immerso nella natura, riconoscendo la sua inferiorità e dipendenza da tali forze. L’intermediario tra il mondo degli umani e il mondo magico degli spiriti era lo Sciamano o anche l’"uomo medicina", trait d’union tra il mondo fantastico ed il mondo reale. Lo Sciamano era il detentore di particolari conoscenze, abilità, credi e valori, con la capacità di “entrare” nel corpo e nello spirito del malato, portando al di “fuori” la malattia. Lo Sciamano non distingueva tra malattia fisica, psichica e spirituale, in quanto il concetto di malattia era relegato alla salute dell’anima, se l’anima fosse stata integra non sarebbe potuta esistere la malattia. La malattia in questo contesto perde la sua specificità di male della persona ma assume il ruolo di malattia della comunità, di evento sociale, che solo attraverso le cure dello sciamano potrà essere debellata. Le cure si svolgono in un contesto sociale, in uno scambio tra sciamano, malato e pubblico. Il malato esprime il suo disagio in un linguaggio mitico, narrando in forma ordinata una esperienza in cui il corpo si dissocia dallo spirito, esportando così il suo dolore nell’infinito dell’universo.

Nel corso della storia la figura, prima del guaritore, poi del medico, si mantenne collegata a quella del sacerdote, del saggio e dello studioso. In questa sorta di evoluzione, la medicina occidentale trova le sue origini nell’antico Egitto, dove il rituale magico si trasforma in prassi medica, coniugando il patrimonio religioso, astronomico, fisico e matematico. Le nuove conoscenze ed un approccio più “scientifico”, determinarono la fine della ritualistica magica e l’inizio di una nomenclatura eziopatogenetica che, grazie alla sua scientificità, darà luogo alla moderna scienza medica. Pitagora, nell’antica Grecia, patria della cultura del mondo antico, ricercò le analogie esistenti tra l’uomo e l’universo, tra il microcosmo e il macrocosmo, definendo la malattia come una perdita “dell’equilibrio” dell’organismo, una perdita “dell’armonia” tra le forze universali. Le scuole greche di medicina si divisero in due tendenze, da una parte la scuola di Ippocrate con concetti più dinamici, umorali e psichici quasi psicosomatici e dall’altra la scuola di Cnido con un orientamento meccanicistico e organicistico. Ippocrate (V secolo a.C.), affermò che la responsabilità della malattia risiedesse in uno squilibrio tra gli umori del corpo (sangue, bile gialla, bile nera e flemma). Questo concetto rivestì un ruolo determinante nella storia della medicina psicosomatica in quanto inserì il termine di “temperamento” come elemento sostanziale della malattia.

Si parlerà di “emotività-caldo”, “collera-secchezza”, “malinconia-umido” e “apatia-freddo”. Ogni persona ha una sua costituzione, il tipo “sanguigno flemmatico”, il “bilioso” e il “melanconico” esprimerebbero il “modo di porsi nel mondo” e di conseguenza il carattere di ogni persona. La scuola di Cnido divideva la malattia in diverse categorie: sette tipi di malattie della bile, dodici della vescica, quattro dei reni, tre tipi di tetano, quattro itteri e tre tisi. Galeno rispettò gli insegnamenti di Ippocrate, ma venne a contatto anche con il testo cnidico (Sentenze Cnides) e, con l’acquisizione delle conoscenze mediche del tempo, divenne il punto di riferimento della medicina per tutto il Medioevo e il Rinascimento.

L'invenzione nel ‘600 del microscopio e le idee del filosofo René Descartes, offriranno alla medicina una nuova concezione dell’organismo, regolato da forze meccaniche e fisico-chimiche, tanto che la distinzione tra res cogitans e res extensa influenzerà tutta la medicina, al punto da poterla definire medicina moderna. Inizialmente questa concezione si rivelò utile, ma data la complessità della disciplina, separare la res cogitans dalla res extensa fu abbastanza complesso, anche per il medico pratico che si trovasse a curare un paziente esteso e cogitante allo stesso tempo. Claude Bernard (1819-1878), fisiologo francese, dopo la prima metà dell’800, iniziò a parlare di omeostasi per descrivere il processo di autoregolazione da parte dell’organismo, riproponendo la visione unitaria di malattia.

La medicina classica si era preoccupata più dei sintomi accusati dal malato che non della malattia stessa. La patologia si riferiva alla teoria dei liquidi organici, umoralismo, o a quella diametralmente opposta degli stadi di contrazione o di rilassamento delle parti solide del corpo, solidismo. Grazie a Galeno, l’umoralismo era la teoria che godeva più credito all’epoca. Nell’800, la malattia diventa patologia di un organo specifico. Per i clinici dell’epoca, lo stato generale dell’organismo rappresentava solo un fattore trascurabile, o, nella migliore delle ipotesi, era costante, solo le variabili erano costituite dalle malattie. Per gli studiosi dell’epoca, la tubercolosi era un unico e identico processo, qualunque fosse l’organismo che colpiva. Claude Bernard, verso la fine dell’800, fece riferimento nei suoi studi all’esistenza di un ambiente interno, che autonomamente ricercava l’omeostasi. Parlò di omeostasi per descrivere questo processo di autoregolazione dell’organismo che fu ripreso dall’endocrinologia, branca sviluppatasi dalla fisiologia e che aveva, in un certo qual modo, riproposto la visione unitaria della malattia.

Le ricerche immunologiche, anticipando le scoperte della contemporanea P.N.E.I., avrebbero sottolineato il ruolo delle concause e delle condizioni individuali, non solo fisiche, che avrebbero potuto predisporre alla malattia. Il contributo di S. Freud portò ad una notevole differenziazione delle malattie. Attraverso gli studi sull’isteria di giovani donne, affermò che un contenuto psichico, qualora represso, fosse capace di provocare importanti modificazioni fisiche, il misterioso balzo dalla mente al corpo si era concretizzato.

Filosofia e il concetto di mente e corpo

Un contributo importante al concetto di mente-corpo fu dato dalla filosofia greca, anche se sarebbe più corretto parlare di anima-corpo. Per anima si intende il trionfo della vita, la vita stessa, mentre per corpo si intende la materia inanimata, priva di vita. Il primo sostenitore del dualismo mente-corpo fu Platone, il quale oppose la materia all’essenza ideale della verità, configurando il corpo come un mero ostacolo e impedimento, così scrisse nel Fedone:

"L’anima è in sommo grado simile a ciò che è divino, immortale, intangibile, uniforme, indissolubile, sempre identico a se medesimo, mentre il corpo è in sommo grado simile a ciò che è umano, mortale, multiforme, inintelligibile, dissolubile e mai identico a se medesimo".

L’anima e il corpo sono distinti ma inseparabili l’una dall’altro. L’anima è immortale, esiste da sempre, è stata incatenata al corpo e continua a vivere dopo la sua morte, in quest’ottica, la verità non può essere raggiunta finché l’anima rimane intrappolata nel suo corpo. L’anima è il centro della vita intellettiva ed etica, l’essenza dell’uomo, mentre il corpo assume il significato di tomba dell’anima, luogo dove essa è sepolta. Platone si riferisce al soma, come ad un cadavere, in quanto materia vivificata dell’anima. Il compito della filosofia per Platone è quello di liberare l’anima dal corpo come da catene. Omero attribuisce un significato completamente diverso ai termini di psychè e sôma. Il sôma è il corpo esanime, il cadavere, gli organi sono le possibilità attraverso cui il corpo si esprime nel mondo. La psychè è ciò che abbandona il corpo quando sviene, quando muore, attraverso l’esalazione dell’ultimo respiro dalla bocca o dalle ferite del corpo. L’anima Omerica, da un punto di vista etimologico, ha una funzione fortemente connessa alla corporeità, psychè significa respiro e psýchein spirare. Aristotele al contrario rifiuta il dualismo platonico, è ammessa una sola separazione tra anima e corpo e solo a livello filosofico. L’anima possiede delle capacità che consentono al corpo di vivere. La psiche non è separabile dal corpo, in quanto identica al concetto di bios (vita). L’anima è la forma del corpo, la sua attività, causa e principio del suo movimento, attuazione della sua natura. L’anima non è solo inseparabile dal corpo ma l’anima è qualcosa del corpo, per questo è in uno specifico corpo. Per Aristotele: "...chi ha l’anima si distingue da chi non ce l’ha per l’atto del vivere".

Il Medioevo è caratterizzato dal dibattito religioso-filosofico sul rapporto anima-corpo nel tentativo di creare una filosofia cristiana che conciliasse l’idea di immortalità dell’anima e della mortalità del corpo, attraverso il concetto di uomo come totalità di anima e corpo. Nel Rinascimento si parlerà di anima riferendosi a tutta la natura, governata da forze simili a quelle che operano nell’uomo. Cartesio con il dualismo platonico-cristiano compie la svolta, definendo la distinzione netta tra corpo e anima. Il corpo viene privato del suo mondo e delle formazioni di senso basate sull’esperienza corporea, venendo relegato nella res exstensa, dove il corpo è oggetto, inteso in base alle leggi fisiche che prescindono l’estensione e il movimento, il corpo come macchina, con un suo meccanismo perfetto ed un funzionamento meccanicistico. L’anima invece è svincolata da ogni influenza corporea, è la sede delle idee che possono derivare da un legame con gli oggetti (memoria, immaginazione e i sensi) o essere innate, principi basilari che dovranno essere scoperti attraverso l’esperienza.

Si concretizza l’idea di Ego Intersoggettivo, nei cui pensieri, eseguiti con metodo matematico, risiede ogni possibile senso del mondo e ogni Io personale e individuale che abita il mondo, così che il corpo e il mondo ricevono un senso proprio alle cogitazioni dell’Ego. Celebre è il pensiero di Cartesio, per cui l’atto stesso di pensare risiede nell’essenza stessa dell’essere. “Cogito ergo sum”, si può fingere di non avere un corpo e che il mondo non esista, ma il semplice pensare e dubitare della verità delle altre cose sottende ed evidenzia la certezza dell’esistenza. Il termine esistere fa riferimento alla res exstensa e alla res cogitans, ma poiché è solo quest’ultima a pensare, si ottiene un corpo così come è concepito dall’intelletto e non come è vissuto dalla vita. Si può dubitare dell’esistenza del corpo ma non che l’Io esista, indicando in questo modo che il corpo è essenziale all’esistenza.

Cartesio sostiene la possibilità di una separazione mente-corpo, sottolineando concettualmente, l’indipendenza della mente dal corpo e dal mondo. In questa ottica ha cercato di mediare il suo esasperato dualismo ipotizzando l’esistenza di un punto di contatto tra due sostanze nella ghiandola pineale, oggi identificabile con la epifisi, individuando, nella parte più interna del cervello, la parte del corpo in cui l’anima esercita le sue funzioni. Si formano due correnti di pensiero, da una parte gli empiristi inglesi, focalizzati sullo studio della mente e dei suoi processi, dall’altra gli ideologi francesi che si dedicarono allo studio del corpo come macchina autosufficiente, indipendente dalla mente.

La corrente degli empiristi, con Kant, Hume e Locke, non negano l’esistenza dell’anima, tuttavia ne prendono in considerazione non l’entità ma l’attività, gli stati o le funzioni. Lo studio dei rapporti mente-corpo è teso alla ricerca delle corrispondenze tra processi mentali e processi corporei. Il prodotto del ragionamento dell’anima è il mondo, frutto delle idee da essa elaborate, nulla esiste realmente al di là delle percezioni della mente. I pensieri, le esperienze, sono esclusivamente processi cerebrali che il cervello è in grado di produrre in modo autonomo. Con l’avvento della rivoluzione industriale viene posto l’accento sulla biologia e sull’anatomia, tutto il resto viene relegato nel mondo non scientifico. David Hartley (1705-1757), medico inglese, nel 1749 sostenne che l’uomo fosse composto da due parti, l’anima e il corpo, pur adottando una posizione dualistica, si muove sulla scia di Locke, il quale aveva sostenuto l’esistenza di una interazione tra corpo e intelletto. Nel XIX secolo il filosofo inglese Alexander Bain (1818-1903) sostenne la necessità di dare una base neurofisiologica ad ogni studio del comportamento.

Egli sosteneva che la mente è alla mercè delle condizioni corporee, il movimento precede la sensazione e questa, a sua volta, precede il pensiero. La scuola francese rivolge i suoi studi principalmente al corpo, alla materia, all’analisi dell’uomo come parte integrante della natura, nelle sue somiglianze e differenze con gli animali. La Mettrie (1709-1751), medico francese, con il suo lavoro “Storia naturale dell’anima” (1745) asseriva la materialità dell’anima come elemento corporeo allo stesso titolo degli altri organi. Le uniche differenze tra uomo e animale sono di tipo quantitativo, la maggior semplicità di un animale farà di esso una macchina meno complessa. Per la sua concezione dell’uomo, il filosofo britannico J. Stuar Mill (1806-1873) può essere considerato il padre della medicina psicosomatica. Per Mill la mente non è un’entità autonoma, ma una funzione a base somatica, interpretabile secondo gli stessi principi che regolano le altre funzioni del corpo.

Sigmund Freud

Freud nasce a Freiberg il 6 maggio 1856, in una cittadina dell’Impero Austriaco nella regione della Moravia-Slesia, oggi situata nell’attuale Repubblica Ceca.

Sigmund Freud

Figlio di Jacob Freud e Amalia Nathanson, si trasferì nel 1860 a Vienna a causa degli sconvolgimenti politico-economici del momento. Il padre, commerciante di lana ebreo, instillò in lui, sin dall’infanzia, l’amore per lo studio. Giovanissimo si interessò allo studio della Bibbia, interesse che influenzò notevolmente il suo lavoro “L’avvenire di un’illusione” (Die Zukunft einer Illusion), lavoro che sancì la sua definitiva dimensione atea e una forte avversione per tutte le religioni. All’età di 9 anni fu iscritto ad una scuola privata, l’Istituto Superiore “Sperl Gimnasyum”, dove, all’età di 17 anni, conseguì la maturità. Durante questo periodo dimostrò grandi capacità intellettuali tanto da meritare una menzione d’onore.

Durante il corso di laurea in Medicina, sviluppò una grande avversione nei confronti dei suoi insegnanti che non considerava all’altezza del loro ruolo. Questa insoddisfazione lo spinse a sviluppare un elevato senso critico, ma al tempo stesso fu la causa del suo ritardo nell’ottenimento della laurea, che conseguì nel 1881 all’età di 25 anni. Dopo la laurea si recò in Inghilterra per poi tornare a Vienna dove lavorò nel laboratorio di zoologia diretto da Carl Friedrich Claus, entrando in contatto con le teorie evoluzionistiche darwiniane. Questo tipo di lavoro di ricerca non lo soddisfò appieno, tanto che, dopo due anni cambiò occupazione dedicandosi allo studio della neuro-fisiologia presso l’Istituto di Fisiologia condotto da Brücke, conducendovi delle importanti ricerche nel campo della neuro-istologia. Dopo 6 anni di permanenza lasciò l’istituto, anche se gli si prospettava una buona carriera, per dedicarsi alla pratica clinica.

Trovò impiego per 3 anni presso l’Ospedale Generale di Vienna dove erano ricoverati i pazienti affetti da turbe neurologiche. Nel 1884, mentre lavorava in ospedale, cominciò una serie di studi sulla cocaina, sostanza agli albori del suo utilizzo in Europa, usata dai nativi americani come analgesico. Sperimentò su se stesso gli effetti stimolanti, giudicandoli in un primo momento privi di effetti collaterali. Utilizzò la cocaina per curare un suo caro amico, Ernst Fleischl, il quale era divenuto morfinomane a seguito di una lunga terapia del dolore. Purtroppo, anche la cocaina provocò dipendenza in Fleischl e si dimostrò ancor più pericolosa della morfina usata. Questo episodio fece scoppiare un caso che ebbe ripercussioni negative sulla carriera di Freud, in considerazione del fatto che un altro ricercatore, Karl Koller, sperimentando la cocaina come analgesico oftalmico, ricevette notevoli riconoscimenti in ambito internazionale.

Nel 1885 ottenne la libera docenza e iniziò i suoi studi sull’isteria. Fu grazie a questi studi che ottenne una borsa di studio per recarsi a Parigi da Jean Martin Charcot, noto ricercatore sull’isteria che curava attraverso l’ipnosi. Nel contempo aprì un suo studio privato utilizzando le tecniche allora in uso, quali le cure termali, l’elettroterapia, l’idroterapia e la magnetoterapia e la nuova tecnica appresa in Francia, l’ipnosi. Il punto di svolta nelle ricerche sulla nascente idea della psicoanalisi fu l’incontro con Josef Breuer, un noto fisiologo, con quale condusse il famoso caso di “Anna O”.

La paziente mostrava diversi sintomi di natura isterica che Breuer cercava di guarire attraverso l’ipnosi, ma un evento fece desistere Breuer dal continuare, lasciando a Freud il compito di portare a termine la cura. L’evento fu che la ragazza dimostrò dell’attrazione sessuale nei confronti di Breuer il quale, spaventato da questa nuova svolta nella cura, decise di partire con la moglie per un viaggio. Fu questo episodio che permise a Freud di continuare il trattamento in autonomia, consentendogli si sperimentare quelli che diverranno i principi basilari della psicoanalisi relativi alla relazione medico paziente. Mise a punto il metodo d’indagine basato sulle associazioni libere, sui lapsus, sugli atti involontari, gli atti mancati, sull’interpretazione dei sogni e sul concetto di pulsioni. Tracciò anche le componenti dell’inconscio e della coscienza nelle tre istanze definite Es, Io e Super-Io, dove l’Es rappresentava il subconscio istintivo, primordiale derivante dalla natura umana e spinto dalle pulsioni sessuali. L’Io rappresentava la parte emersa e cosciente e il Super-Io, una sorta di codice di comportamento.

La nascita della psicoanalisi si fa combaciare con la prima interpretazione di un sogno da parte di Freud nel luglio 1895, interpretazione riportata poi nel “L’interpretazione dei sogni” sotto il titolo “Il sogno dell’iniezione di Irma”. La sua interpretazione segnò l’inizio dello sviluppo della teoria freudiana sul sogno che diede inizio alla Psicoanalisi Per altri autori invece la nascita della psicoanalisi viene fatta risalire al 1896, quando Freud usò per la prima volta il termine in occasione della stesura di due articoli per descrivere il suo metodo di ricerca e trattamento terapeutico. Nel 1896, Freud con il termine psicoanalisi voleva indicare:

  • Un procedimento per l’indagine di processi mentali altrimenti inaccessibili;
  • Un metodo terapeutico che trae le sue origini dall’indagine psicoanalitica avente per fine la cura delle nevrosi;
  • Un insieme di concezioni psicologiche (teoria della psiche).

Anche se il termine psicoanalisi viene attribuito a Freud, egli nella sua prima conferenza a Boston (U.S.A.), riconobbe il merito al dottor Joseph Breuer, il cui lavoro costituisce il punto di partenza della psicoanalisi. Con l’avvento del Nazismo in Germania Freud entrò nella lista di autori le cui opere dovevano essere distrutte. Nel 1938 con l’annessione dell’Austria al Terzo Reich, le sorti di Freud e della sua famiglia si fecero critiche. La Gestapo in quell’anno arrestò la figlia Anna e cominciarono le vessazioni contro la famiglia Freud. Vista la situazione drammatica e privato della cittadinanza austriaca, il medico viennese decise di partire per Londra dove riceverà lo status di rifugiato politico. Il soggiorno londinese durò circa un anno prima che sopraggiungesse la morte dello psicoanalista per un tumore al cavo orale. Il 23 settembre 1939, stremato da atroci sofferenze, Freud morì.

La psicoanalisi

Sigmund Freud

“Psicanalisi disciplina, fondata da S. Freud, che ha per oggetto lo studio e il trattamento terapeutico di disturbi di tipo psicologico nel quadro di una teoria dinamica della psiche il cui concetto centrale è quello di inconscio” (Enciclopedia Treccani).

Il termine psicoanalisi fu coniato nel XX secolo da Joseph Breuer, unendo le parole psiche e analisi. Psiche è un termine greco che significa “anima”, sinonimo di spirito vitale dell’uomo e successivamente di “mente”. Analisi è formato dalla preposizione greca ana-, dal significato di “in parti uguali”, e - lisi, che significa “sciogliere”. Psicoanalisi letteralmente significa “indagine delle singole parti costitutive di quel che anima l’uomo”. Si può definire la psicoanalisi come la teoria dell’inconscio, in quanto si rivolge principalmente a quei fenomeni psichici che risiedono fuori della sfera della coscienza, così da implementare il concetto di inconscio introdotto nella riflessione teoretica da Cartesio, Locke e Leibniz.

Freud, sulla base delle esperienze di Jean Martin Charcot, ne rielaborò il concetto da un punto di vista descrittivo e topico. Altro aspetto determinante è l’aspetto di prassi psicoterapeutica per la cura dei disturbi mentali, in origine come cura dell’isteria per poi evolversi nella cura delle nevrosi e delle psicopatologie. Lo statuto epistemologico della psicoanalisi è stato ampiamente criticato e dibattuto, parallelamente alle sue diverse evoluzioni teoriche e metodologiche. Le osservazioni popperiane sulla scarsa falsificabilità portarono ad una visione critica del suo status epistemico.

Dagli anni ’80 e ’90 del XX secolo ci si è maggiormente concentrati sulla verifica empirica dei dati clinici con le altre discipline, quali la psicologia e la psichiatria con integrazioni delle neuroscienze. Questa integrazione ha portato ad una visione più articolata e in forte evoluzione del suo statuto scientifico, nel contesto dei più ampi studi psicodinamici. La psicoanalisi ha il fine di curare determinati disturbi mentali indagando le dinamiche inconsce dell’individuo. Fino alla fine dell’800, le patologie mentali venivano trattate da psichiatri e neurologi con ricoveri o attraverso l’ipnosi. Fu il neurologo viennese Sigmund Freud che si accorse della scarsa efficacia dell’ipnosi come trattamento terapeutico, ipotizzò che alla base dei disturbi mentali fosse riscontrabile un conflitto tra richieste psichiche contrarie. In base a queste riflessioni, lo psicoanalista viennese formulò tre ipotesi, riguardo alla possibile genesi di tale conflitto:

  • conflitto tra “principio di piacere” e “principio di realtà”, da intendersi come necessità di soddisfazione del piacere interno e l’inevitabile confronto con la realtà del mondo;
  • conflitto tra “pulsione sessuale” e “pulsione di autoconservazione” (Io);
  • conflitto tra “pulsione di vita” e “pulsione di morte”.

L’obiettivo principale della psicoanalisi è la risoluzione di tale conflitto, attraverso l’indagine dell’inconscio della persona. La metodologia prevede l’analisi delle associazioni libere, degli atti mancati e dei sogni. Attraverso l’analisi si può accedere ai contenuti rimossi dalla coscienza che potrebbero generare il conflitto. Successivamente furono elaborati altri concetti chiave come quello di transfert, controtransfert, resistenza. La psicoanalisi si è posta anche l’obiettivo di teorizzare lo sviluppo normale dell’individuo, creando così la denominazione di metapsicologia, le cui formulazioni descrivono l’apparato psichico da tre punti di vista:

  • Topico come entità spaziale in cui collocare i fenomeni psichici.
  • Dinamico come descrizione delle forze che si oppongono o meno al passaggio da un sistema all’altro.
  • Economico come quantità di energia impiegata nei processi psichici.

Ipnosi, metodo catartico, psicoanalisi

Nella seconda metà dell’800, in Francia, nacquero due scuole cliniche praticanti l’ipnosi. A Parigi Jean-Martin Charcot fondò la Scuola di neuropsichiatria della Salpètriere, dove Freud nel 1885, vincitore di una borsa di studio, compì un tirocinio di alcuni mesi. L’obiettivo della scuola consisteva nello studio sistematico dell’ipnosi che applicò soprattutto alla cura dei casi di isteria. Venne introdotto il concetto di “lesione funzionale”, lesione priva di un riscontro organico ma alla base di fenomeni come paralisi, astenie e contratture, le cui cause secondo l’autore, erano da ricercare nelle “qualità affettive”. Degno di menzione, anche se Freud non citò mai il suo contributo e anzi entrò in polemica con la sua teorizzazione sull’isteria, è Pierre Janet, allievo di Charcot, il quale definì l’isteria “una patologia di natura psichica”, a differenza dei suoi contemporanei che la definivano una disfunzione fisiologica. In Francia era attiva all’epoca un’altra scuola di neurologia, la Scuola di Nancy, fondata da Hippolyte Bernheim il quale definì l’isteria una suggestione, mettendo in crisi il concetto di nevrosi come patologia organica del sistema nervoso.

Bernheim arrivò a questa conclusione attraverso degli esperimenti nei quali induceva i sintomi nevrotici, attraverso l’ipnosi, in pazienti sani, questi esperimenti fecero sì che la nevrosi non potesse essere più considerata una patologia di natura strettamente organica. Il lavoro di Freud continuò con il suo amico e collega Joseph Breuer su pazienti isteriche, integrando il trattamento ipnotico con il metodo catartico, così da dimostrare che i sintomi dell’isteria avessero un preciso significato psicologico, escludendo la natura degenerativa attribuita al sistema nervoso. Il metodo catartico, attraverso l’ipnosi, consisteva nel riportare la mente del paziente allo stato in cui i sintomi si erano presentati la prima volta. Rivivere l’esperienza traumatica passata, consentiva di far “uscire fuori” l’evento represso, il risultato era la scomparsa del sintomo. Questo permise a Freud e Breuer di ipotizzare che i ricordi con un grande impatto emotivo, considerati inaccettabili dalla mente cosciente, per esprimersi venivano espressi nel sintomo isterico. La terapia proposta alle pazienti, dato che l’isteria veniva definita come una patologia prettamente femminile, consisteva nell’abreazione, cioè nella presa di coscienza del ricordo così da portare alla liberazione dell’emozione repressa (catarsi).

L’abreazione avveniva nel preciso istante in cui il paziente “gettava fuori” il contenuto fino a poco prima sepolto nella mente. La tecnica catartica aveva delle fallibilità in quanto era applicabile solo ad alcune categorie di pazienti che fossero in adeguate condizioni mentali, in merito a questo, Freud, sviluppò la psicoanalisi. Il vantaggio della psicoanalisi rispetto alla tecnica catartica venne individuato nel fatto che, mentre la tecnica ipnotica utilizzata nella catarsi permetteva un arretramento delle resistenze dalla mente del paziente ma non le abbatteva, la psicoanalisi, con la presa di coscienza era in grado anche di abbattere le resistenze. Secondo Freud l’ostacolo maggiore era rappresentato dal ripresentarsi della sintomatologia dopo un periodo più o meno lungo dal trattamento. Nella ricerca svolta da Freud, vennero formulate delle teorie che sono ancora oggi alla base della psicoanalisi. La nozione cardine di tutta la psicoanalisi è senza dubbio l’inconscio, che Freud suddivide in due tipologie: descrittivo, l’inconscio che rappresenta i prodotti della psiche che non raggiungono la coscienza, e topico l’inconscio visto come luogo in cui sono situati i contenuti della coscienza fatti oggetto di rimozione.

Freud riteneva che nessun evento psichico fosse determinato dal caso, ma ogni processo mentale ha una causa ben specifica e identificabile solo attraverso l’indagine dell’inconscio. Per questo motivo l’indagine riguarda le emozioni e i sentimenti che possono emergere da un pensiero improvviso, come da una foto o da una canzone che ritorna improvvisamente alla mente. Al fine di spiegare i fenomeni mentali, Freud prende in prestito dalla fisica il concetto di energia coniando il termine di “Energia Psichica”. In fisica l’energia è l’attitudine di un corpo o di un sistema a compiere un lavoro, quella psichica si differenzia poco da tale concezione in quanto il corpo lo possiamo associare alla mente, di conseguenza ogni lavoro diventa una produzione mentale intesa come idee, rappresentazioni, desideri, ecc. Freud partendo dal concetto di energia psichica coniò la definizione di libido (libido, libidinis sost. femm. III decl. trad. desiderio), corrispondente all’ espressione dinamica nella vita psichica della pulsione sessuale, intesa come stato di eccitazione prodotto dallo stimolo. Dedusse che una persona potesse dare una risposta ad uno stimolo su base istintuale o libidica.

La risposta istintuale viene considerata come la necessità di reagire agli stimoli attraverso un comportamento innato, stereotipato e costante, secondo cui a ogni stimolo corrisponde una ben precisa risposta motoria. La risposta libidica viene descritta come la capacità umana di reagire agli stimoli senza includere necessariamente una risposta motoria. Nel corso dei suoi studi, Freud, rifiutò l’idea che i disturbi isterici potessero nascere dal blocco dell’energia affettiva causata da eventi dolorosi, in merito elaborò il concetto di conflitto psichico. Il conflitto psichico veniva a crearsi nel momento in cui l’energia sessuale entrava in contrapposizione con altri tipi di energia provocando un vero e proprio conflitto, così da far sorgere un sintomo psichico come le fobie, o fisico come una paralisi isterica. La teoria in un primo momento ipotizzò che il conflitto fosse generato dalla contrapposizione tra libido e pulsione dell’Io, mentre in seguito venne individuato tra le pulsioni di morte e le pulsioni di vita. I tragici eventi della Prima Guerra Mondiale, portarono Freud a scrivere il libro “Al di là del principio del piacere”, che segnerà una svolta nella teoria psicoanalitica. Il conflitto verrà visto come il prodotto dello scontro, nella persona, tra la pulsione di vita (Eros, come espressione degli impulsi libidici) e la pulsione di morte (Thanatos, da intendersi come la tendenza all’autodistruttività propria di ogni essere vivente).

Secondo Freud, l’Eros tende a creare organizzazioni della realtà sempre più complesse o armonizzate, mentre Thanatos, tende a far tornare l’essere vivente ad una forma d’esistenza inorganica, in merito Freud precisa: “Siamo partiti da una netta distinzione tra le pulsioni dell’Io, che abbiamo identificato con le pulsioni di morte, e le pulsioni sessuali, che abbiamo identificato con le pulsioni di vita [...] La nostra concezione è stata dualistica sin dall’inizio, e oggi (da che i termini opposti non sono più chiamati pulsioni dell’io e pulsioni sessuali, ma pulsioni di morte e pulsioni di vita) lo è più decisamente che mai”.

Freud teorizza anche una spiegazione biologica, dove Eros è il responsabile dell’evoluzione degli organismi unicellulari in pluricellulari, mentre Thanatos ha stimolato la formazione della muscolatura, apparato attraverso il quale l’aggressività può essere scaricata verso l’esterno. Ma come accedere ai contenuti inconsci della psiche? Freud reputa l’attività onirica il metodo d’elezione per sondare i contenuti inconsci in quanto durante il sonno viene limitata l’attività censoria della ragione. Con la pubblicazione de “L’interpretazione dei sogni” del 1899 in tedesco, Freud sancisce ufficialmente la nascita della psicoanalisi. Per dare maggior enfasi all’evento, Freud spostò la data di pubblicazione al 1900, l’inizio del nuovo secolo, l’inizio di una nuova era. Ma cosa rappresentava per Freud il sogno?

  • Una forma particolare del pensiero resa possibile dalle condizioni dello stato di sonno con lo scopo di appagare un desiderio inconscio;
  • Il custode del sonno preserva il desiderio-esigenza di dormire del sognatore, trattenendolo nello stato di sogno.

Lo stato di sonno, sempre secondo Freud, aggira la censura che durante lo stato di veglia vigila costantemente sul materiale rimosso per impedirgli che ritorni alla coscienza. Nello stato di sonno, la censura approfitta per “riposarsi” e per “ricaricarsi”, così i contenuti inconsci possano emergere senza provocare danni. Nello stato di sonno la censura è ridotta, ma è comunque presente, tanto che i contenuti inconsci possono riemergere solo in maniera distorta e non esplicita. Il sogno è caratterizzato da un contenuto manifesto ed uno latente. Il primo è dato da un insieme di immagini e suoni che si ricordano al risveglio, mentre il secondo è composto da elementi rimossi che sono stati opportunamente alterati per aggirare la censura.

Questo processo avviene attraverso una rappresentazione definita “metaforico-simbolica” degli elementi costituenti il contenuto latente del sogno. Freud nota che spesso i sogni contengono una iperproduzione di contenuti latenti, da ciò deduce che i sogni possano rappresentare contemporaneamente più contenuti latenti attraverso lo stesso contenuto manifesto. La censura che opera all’interno del contenuto onirico si avvale di due processi, lo spostamento e la condensazione. Lo spostamento comporta la deviazione dell’idea rimossa verso oggetti differenti, mentre la condensazione unisce più elementi rimossi in unico elemento. Ciò che appare nel sogno sono dei simboli, ognuno dotato di uno o più significati. Il compito dell’analista è di interpretare il sogno per ottenerne il contenuto latente, partendo dal contenuto manifesto attraverso le libere associazioni e sul ritorno del rimosso che si presenta sotto forma di rielaborazione verbale del materiale onirico.

Con il libro “Psicopatologia della vita quotidiana”, Freud rammenta che il sogno non è l’unico modo per accedere ai contenuti inconsci, ci sono anche gli atti mancati, ovvero i lapsus, le dimenticanze, le sbadataggini e lo smarrimento di oggetti. L’atto mancato diviene così la rilevazione di un conflitto inconscio tra una intenzione cosciente che viene perturbata e un’intenzione perturbante, che agisce inconsciamente. Il lapsus per Freud contiene sempre un fondo di verità, più o meno cosciente. Un altro mezzo per accedere ai contenuti inconsci sono le libere associazioni, fondamento della psicoanalisi, tecnica messa appunto con il collega di Freud, il dott. Breuer. La teoria di base di questo processo è che il paziente, trovandosi in uno stato di relativa comodità fisica e lasciando vagare la mente, riduca la pressione delle difese che non permettono ai contenuti inconsci di venire alla luce.

La prima e la seconda topica

Ego, Super-ego e ID

Freud teorizzò che i contenuti della mente umana fossero ripartiti in due modi diversi che definì topiche. Nella prima topica distingue l’Inconscio (o Inc), il Preconscio (Prec) e il sistema Percezione-Coscienza (C), nella seconda topica distingue tra L’Es (o Id), l’Io (o Ego) e il Super-Io (o Super-Ego), queste suddivisioni non si escludono a vicenda. Si nota che tra le due topiche ci sia una certa sovrapposizione, in particolare, l’Es opererebbe esclusivamente dall’inconscio, mentre l’Io e il Super-Io sono entrambi ripartibili tra conscio, preconscio e inconscio. La manifestazione della vera vita psichica della persona sarebbe solo la punta di un iceberg, in quanto la maggior parte dell’attività mentale risiederebbe proprio nell’inconscio.

Ego, Super-ego e ID

Il primo modello topografico di Freud, come detto in precedenza, lo portò a distinguere tre stati o sistemi della mente: l’Inconscio, il Preconscio e la Percezione-Coscienza. L’Inconscio, lo stato più profondo, è la sede dei desideri, degli impulsi di tutti quei ricordi dimenticati, rimossi. La teoria freudiana attribuisce all’inconscio una spinta alla realizzazione di tali desideri/impulsi attraverso un principio d’azione e ideazione basato sul soddisfacimento, anche in forme indirette, del desiderio sessuale. La logica dell’Inconscio viene definita come “processo primario”, inteso come un pensiero impulsivo, disorganizzato e incomprensibile al pensiero razionale, dominato da immagini visive bizzarre e senza tempo, dell’ordine o della coerenza logica. La differenza con il sistema Conscio è che l’Inconscio non rispetta le leggi della logica, in particolare:

  1. L’Inconscio è privo del concetto di tempo, un ricordo o un impulso Inconscio datato ha lo stesso effetto di uno recente;
  2. Non è applicabile il principio di non contraddizione, nell’Inconscio possono coesistere impulsi opposti senza che si annullino reciprocamente.

Il preconscio viene posto tra l’Inconscio e la Coscienza, anch’esso contiene esperienze passate dell’individuo. La distinzione tra preconscio e inconscio risiede nel fatto che, se il soggetto vuole, può riportare alla coscienza i ricordi contenuti nel preconscio, invece, i contenuti dell’Inconscio non sono recuperabili volontariamente. La Coscienza o sistema conscio, i cui contenuti sono immediatamente accessibili, si basa sul principio di realtà, segue le linee logiche del processo secondario, che attraverso processi logici e razionali permette un corretto adattamento alla realtà esterna. Essendo l’Inconscio non soggetto alla stessa critica razionale a cui viene sottoposta la coscienza, un dato soggetto non sarà in grado di fronteggiare un impulso inconscio, a meno che lo stesso non sia portato alla coscienza. Pertanto, i desideri inconsci godono di una forza enorme rispetto alla volontà della persona. La pratica psicoanalitica si prefigge questo obiettivo, cercare di portare alla coscienza i desideri e i ricordi inconsci che influenzano la vita della persona. Far riemergere questi contenuti ha due possibili effetti:

  1. essere tolti dal sistema inconscio evitando che tali contenuti continuino a influenzare la vita psichica dell’individuo;
  2. essere sottoposti alla critica razionale caratteristica del sistema conscio, consentendo al soggetto di tenere questi impulsi sotto controllo.

Con la pubblicazione di “L’Io e l’Es” Freud presentò il modello strutturale della mente, suddiviso in tre istanze diverse, l’Es, l’Io e il Super-Io. Per Es si intende una struttura totalmente inconscia, che spinge alla soddisfazione delle pulsioni inconsce dell’individuo. Solo attraverso le associazioni mentali o i sogni, affiorano i contenuti dell’inconscio che durante la notte sfuggono al controllo della coscienza. Anche il Super-Io è una struttura quasi del tutto inconscia, costituita dalla rappresentazione psichica delle regole e dei divieti morali della persona.

Ego, Super-ego e ID

Trae origine dall’interiorizzazione delle figure genitoriali durante le prime fasi di vita dell’individuo. Tale rappresentazione non corrisponde al genitore reale, ma ad una immagine interiorizzata più severa e autoritaria. Compito del Super-Io è di impedire che l’Es soddisfi liberamente le proprie pulsioni. L’Io è la struttura organizzatrice della personalità, il suo compito principale è quello di fare da mediatore tra le richieste dell’Es e le esigenze della realtà. Inizialmente deve trovare un compromesso tra l’esigenza di soddisfare le pulsioni dell’Es e le restrizioni della realtà e della società, successivamente, con lo sviluppo del Super-Io, assume il compito di mediatore tra le pulsioni e i divieti imposti da quest’ultimo. Per poter assolvere a questi compiti l’Io ha a disposizione dei meccanismi di difesa e la capacità di gestire la realtà attraverso funzioni come la percezione, l’attenzione, la memoria, il problem solving e la coscienza. L’Io viene a crearsi attraverso i processi di identificazione con gli oggetti del desiderio dell’Es, se tale desiderio viene frustrato, l’assimilazione dell’oggetto attraverso l’identificazione andrà a costituire la base dell’Io. Con il modello strutturale la psicopatologia è concepita come il risultato di impulsi inaccettabili che minacciano di sopraffare l’Io e le difese contro di essi messe in atto dall’Io.

Le pulsioni e la teoria delle fasi psicosessuali

Freud per spiegare il concetto di sovradeterminazione sviluppò una teoria nella quale sosteneva che gli esseri umani erano guidati da due pulsioni basilari: la libido, componente della pulsione di vita (Eros) e dalla pulsione di morte (Thanatos). Egli descrive la libido come una forma di creatività e una forma istintuale, al contrario la pulsione di morte viene descritta come un desiderio finalizzato alla creazione di una condizione di calma, o meglio di non esistenza, deduzione ricavata dallo studioso sui propri studi sui protozoi. Da queste riflessioni deduce che le nevrosi e le psicosi nascano quando le pulsioni e l’energia libidica rimangono fissate nell’inconscio. Freud sosteneva che gli esseri umani nascessero polimorficamente perversi, volendo intendere che qualsiasi oggetto possa essere fonte di piacere. Alla base di questa teoria vi è l’idea che gli esseri umani seguano differenti stadi di sviluppo nella loro crescita identificati in:

  • fase orale, piacere del neonato nell’allattamento;
  • fase anale, esemplificato dal piacere del bambino nel controllo della defecazione;
  • fase fallica, nella quale i ragazzi sviluppano il complesso di castrazione, le ragazze sviluppano l’invidia del pene;
  • fase di latenza, dove la libido è latente;
  • fase genitale, inizia con la pubertà.

Secondo la teoria freudiana i bambini passano da uno stadio nel quale si identificano con il genitore di sesso opposto, mentre il genitore dello stesso sesso viene visto come un rivale, così da inquadrare questa struttura di sviluppo nel dinamismo mentale. Celebre è il caso clinico de “Il piccolo Hans” dove secondo l'interpretazione di Freud, il cavallo, oggetto dei timori del bambino, avrebbe rappresentato il padre, di cui il piccolo Herbert (che Freud nel suo scritto designa con lo pseudonimo Hans), aveva paura. Egli era infatti nella fase edipica durante la quale l’amore per la madre porta ad essere invidiosi, ed al contempo a temere, la figura del padre. La paura per un cavallo minaccioso che lo avrebbe potuto mordere entrando nella sua stanza, o che avrebbe potuto cadergli addosso, sarebbe quindi da mettere in relazione con il timore di una punizione da parte del padre, per i suoi desideri inconsci verso la figura materna. Ogni stadio è una progressione della maturità sessuale, caratterizzata da un Ego più forte e dalla capacità di ritardare la soddisfazione dei bisogni.

Freud cercò di dimostrare che il suo modello, basato sulle osservazioni della borghesia viennese, fosse universalmente valido, per questo orientò i sui studi verso la mitologia antica. Utilizzò la tragedia greca di “Edipo Re” di Sofocle, per evidenziare negli adolescenti e nei bambini la presenza inconscia del desiderio di incesto e contemporaneamente la necessità di reprimere il desiderio. Il famoso Complesso di Edipo, viene descritto da Freud come una condizione dello sviluppo e della consapevolezza psicosessuale, concetto sviluppato anche da Diderot nel XVIII secolo, a cui Freud dichiarò il suo debito. Nel “Compendio di psicoanalisi” terminato sul letto di morte, Freud individua le basi della psicoanalisi nel complesso edipico, nella teoria della rimozione e nella sessualità infantile, analizzando anche la scissione dell’Io.

La salute mentale per Freud

Per Freud non esiste una reale differenza tra un soggetto sano ed uno malato, essi esprimono solo in modi diversi contenuti inconsci dello stesso tipo. Egli sostiene che i meccanismi che operano in una persona con disturbi psicologici siano gli stessi che operano nella mente di una persona sana, la differenza sta nell’intensità con cui i conflitti agiscono e si manifestano al mondo esterno e come condizionino la vita personale e sociale dell’individuo. Sia nelle persone “sane” che in quelle “malate” esistono dei conflitti tra le pulsioni e le forze inconsce. Quando le pulsioni divengono inaccettabili per la mente cosciente, queste vengono rimosse. Le pulsioni, ritenute pericolose per il soggetto vengono fermate con l’ausilio dei cosiddetti meccanismi di difesa. Precedentemente è stato accennato come i lapsus, le dimenticanze, gli errori di distrazione, i sogni e ogni tipo di produzione creativa della persona, anche se non generano una situazione patologica, possono essere considerati come sintomi della presenza di conflitti inconsci. Questi fenomeni sono presenti sia nella vita delle persone “sane” che in quella delle persone che manifestano sintomi patologici.

Ogni individuo, durante l’arco della propria vita, viene coinvolto in una serie di esperienze e interazioni con l’ambiente esterno di varia entità. La reazione ad una stessa esperienza cambia da soggetto a soggetto e sarà diversa anche nella stessa persona, a seconda del particolare momento della vita in cui si presenta tale esperienza. Risulterà diversa anche la portata emotiva che il soggetto assocerà, più o meno consciamente, all’esperienza. Per chiarire meglio il ruolo delle emozioni e della loro importanza, si ipotizzi una persona a cui si verifichi un evento accompagnato da un’intensa componente emotiva, e che la persona in quel dato momento non sia psichicamente in grado di fronteggiare, in questo caso l’esperienza risulterà “traumatizzante”.

Ritornando alla prima topica freudiana, la persona, per non risultare “schiacciata” dall’intensità delle emozioni metterà in campo dei meccanismi di difesa, rimuoverà l’esperienza e soprattutto le emozioni vissute, relegandole nell’inconscio. Lì resteranno finché qualcosa o qualcuno non le faccia riaffiorare alla coscienza. Può accadere che l’esperienza prima o poi riaffiori alla coscienza, tipo durante la psicoterapia, ma che non abbia alcun ricordo delle emozioni vissute, questo perché non è il contenuto dell’evento in sé a costituire un pericolo per la persona e dal quale si protegge, ma piuttosto il carico emotivo correlato, troppo intenso per la psiche della stessa. Per cui le emozioni rimosse mantengono sostanzialmente intatta la loro forza, anche a distanza di tempo, a tal proposito abbiamo visto in precedenza che i contenuti dell’inconscio siano atemporali, ma che possono ancora operare dall’inconscio influenzando alcuni aspetti della vita psichica della persona. Questi contenuti, secondo Freud, vengono mantenuti nell’inconscio dalle resistenze, che hanno lo scopo di impedire che il materiale, un tempo ritenuto pericoloso, possa riemergere in futuro. L’unico modo che la persona ha per riottenere il controllo sui contenuti rimossi è quello di elaborare e rimodulare alcune delle proprie resistenze, spesso attraverso l’aiuto di un esperto, così da permettere al materiale inconscio di integrarsi nella coscienza.

Abbiamo visto fin qui come le esperienze e i vissuti di una persona determino, soprattutto nelle prime fasi della vita, i rapporti tra le pulsioni, condizionando alcune sulle altre, in modi che molti di questi conflitti trovino spontaneamente una soluzione. Ma è altrettanto possibile che alcuni di questi conflitti restino senza soluzione. Nel caso in cui qualcuno di essi fosse particolarmente resistente e la persona abbia attraversato in passato una o più esperienze traumatiche di sufficiente intensità, il conflitto può legarsi a queste ultime. Se ciò avviene, allora sorge un problema psicopatologico con i relativi sintomi, esse sono le espressioni del conflitto inconscio “in tema” con l’esperienza traumatizzante. Freud ritiene che le emozioni rimosse nell’inconscio costituiscano una sorta di predisposizione alla malattia, mentre la malattia stessa è data dalla compresenza di tali emozioni e di conflitti non risolti, sufficientemente attivi, che riescano a legarsi ad esse in qualche modo. Sono questi ultimi che “alimentano” la problematica psichica e la relativa sintomatologia. Dunque, la malattia mentale per Freud non è altro che un’espressione di conflitti inconsci, mascherati secondo precise modalità di funzionamento dei meccanismi di difesa.

Freud e i suoi allievi, tra cui sua figlia Anna Freud, indagarono su fenomeni psichici apparentemente contraddittori, come ad esempio le risposte a conflitti tra motivazioni opposte, gli auto-inganni o i falsi moralismi, interpretandoli come meccanismi di difesa. Ad esempio, la persona che nega a se stessa certe rappresentazioni mentali disturbanti, lo farebbe per ottenere il vantaggio di non provare angoscia. Ancora, l’emergere di certi atteggiamenti moralistici può in alcuni casi essere interpretato come la conseguenza funzionale di un senso di colpa per azioni ritenute riprovevoli, o dalla trasformazione di pulsioni sessuali represse o deviate dal loro oggetto naturale.

Questo articolo è tratto dal libro A scuola di Posturale, pratico manuale di oltre 500 pagine interamente dedicato alla Ginnastica Posturale.

A quali domande risponde questo articolo?

Che cos'è la psicosomatica?

La psicosomatica è una branca della psicologia che studia la connessione tra disturbi fisici e cause psicologiche, considerando la persona come un'unità inscindibile di mente e corpo.

Come si è evoluto il concetto di mente-corpo nella storia?

Da una visione olistica nelle culture primitive, si è passati al dualismo mente-corpo di Platone e Cartesio, fino ad arrivare a una concezione di interazione tra i due aspetti con la PNEI e la psicoanalisi.

Qual è il ruolo dell'inconscio nella psicoanalisi?

L'inconscio è la parte della mente che racchiude desideri e impulsi rimossi dalla coscienza, ma che influenzano il comportamento e possono causare disturbi psichici se non elaborati.

Quali sono i metodi utilizzati dalla psicoanalisi per accedere all'inconscio?

La psicoanalisi utilizza l'analisi dei sogni, le libere associazioni e gli atti mancati per far emergere i contenuti inconsci e permettere al paziente di elaborarli.

Cosa sono i meccanismi di difesa?

Sono strategie inconsce che l'Io utilizza per gestire i conflitti e proteggersi dalle pulsioni inaccettabili, come la rimozione, la negazione o la sublimazione.

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