Una delle attività più comuni fra gli sportivi di ogni genere è lo stretching, conosciuto più semplicemente come allungamento muscolare. Spesso utilizzato in maniera impropria o confuso con il cosiddetto riscaldamento, lo stretching è un'attività che se fatta bene può portare innumerevoli benefici sia all'atleta agonista che allo studente o alla casalinga.
Uno degli errori più comuni di chi fa stretching è quello di pensare che, durante l'allungamento, si debba necessariamente arrivare alla soglia del dolore per rendere l'esercizio efficace. Un allungamento troppo violento potrà produrre traumi o determinare una contrazione muscolare riflessa di protezione (riflesso miotatico), come in chi effettua rimbalzi o bruschi strappi durante l'esecuzione.
Ugualmente scorretto è ritenere che allungamenti modesti e di intensità blanda possano portare effettivamente a risultati efficaci e duraturi.
L'allungamento corretto è invece quello che determina una maggiore sollecitazione delle strutture muscolari, tale da poter innescare una sensazione iniziale di fastidio ma che tuttavia sì acquieta o cessa con il proseguo dell'esercizio e che, soprattutto, non sia talmente intenso da arrivare alla soglia del dolore.
Un allungamento che deve essere progressivamente calmo, continuativo e controllato.
Non esiste un'unica metodologia nello stretching ma diverse tecniche a cui faremo breve cenno:
Molto spesso si genera confusione su quando inserire lo stretching all'interno di una seduta di allenamento. In linea generale lo stretching non dovrebbe mai essere effettuato "a freddo" ma sempre dopo un adeguato riscaldamento. Una sola eccezione può essere posta nel caso di lavoratori o studenti costretti ad assumere per lungo tempo determinate posizioni e che necessitano di un allungamento o di una mobilizzazione articolare per trovare sollievo.
Controverso è anche se inserire lo stretching prima o dopo la gara o l'attività fisica.
A parere di chi scrive lo stretching statico andrebbe effettuato dopo l'attività, preferendo prima delle mobilizzazioni dinamiche di preparazione all'esercizio di gara. L'allungamento muscolare e la mobilità articolare possono essere anche il focus centrale di un allenamento, come avviene ad esempio in alcune specialità quali ginnastica artistica o danza.
Un buon consiglio per i principianti è quello di effettuare sedute di stretching giornaliere, anche a casa, per almeno 15-30 minuti, lavorando su tutti i gruppi muscolari ed evitando di trascurarne alcuni. Lo stretching è infatti un'attività sommamente semplice, che non necessita di particolari macchinari o abbigliamento, anzi il consiglio è di effettuare gli esercizi a piedi nudi su superfici morbide e in un ambiente caldo, ma soprattutto utile per evitare pericolose contratture o retrazioni muscolari che possano causare secondariamente dolore e limitazioni funzionali.
Fonti bibliografiche di approfondimento: Oscar Moran Esquerdo, 2012, Enciclopedia dello stretching, Elika editrice.
Allungamento controllato evita traumi e contrazioni muscolari protettive, garantendo un allungamento efficace e sicuro
Tecniche diversificate stretching statico, dinamico, PNF e globale rispondono a esigenze diverse e offrono benefici complementari
Tempistica mirata dinamico per il riscaldamento, statico dopo l'esercizio; evita pratiche “a freddo"
Lo stretching, ben distinto dal riscaldamento, migliora flessibilità, performance e prevenzione infortuni. Tecniche statiche, dinamiche, PNF e globali rispondono a obiettivi specifici: preparazione, recupero e salute muscolo-tendinea. L’approccio corretto prevede stretching dinamico pre-allenamento e statico post-allenamento, sempre dopo riscaldamento.