Allenamento del Gran Dorsale: varianti esecutive degli esercizi e strategie per migliorare forza, volume e postura

Di Michele Calabrese

Anatomia, funzioni esercizi per allenare il gran dorsale: lat machine e le trazioni, reclutamento muscolare, tecniche esecutive corrette ed errori comuni

Indice

Il gran dorsale

All’interno del capitolo sarà analizzato il muscolo gran dorsale, partendo dall’anatomia funzionale e proseguendo con l’analisi biomeccanica dei principali esercizi utilizzati nel resistance training. L’obiettivo sarà quello di rispondere al reclutamento del muscolo in esame, conoscendone origine ed inserzione, e contestualizzando i movimenti da riprodurre in palestra sulla base delle funzioni anatomiche specifiche. Essere consapevoli di queste nozioni, rende possibile la valutazione oggettiva delle possibilità allenanti all’interno della sala pesi, sfatando eventuali miti o leggende che circolano in ambito fitness. Saranno inoltre analizzati i principali errori, i compensi muscolari o atteggiamenti posturali non corretti, ma anche eventuali problematiche articolari associate a forzature esecutive. Sarà presa in esame la principale letteratura scientifica sull’argomento al fine di rendere la trattazione obiettiva, ma anche interessante ed aggiornata.

Anatomia funzionale

Il muscolo gran dorsale è un ampio muscolo appiattito, nonché il più vasto per superficie, di tutto il corpo. Possiede una forma triangolare ed è, in alto, in parte ricoperto dal muscolo trapezio. Riveste la parte postero-laterale del torace e la zona lombare. Origina, mediante la lamina posteriore della fascia toracolombare, dai processi spinosi delle ultime sei vertebre toraciche (T7-T12), dalle vertebre lombari, dalla cresta sacrale media e dal labbro esterno del terzo posteriore della cresta iliaca. I suoi fasci si portano in alto e lateralmente, passando dorsalmente alle ultime coste, e si inseriscono sulla cresta del tubercolo minore dell’omero (inserzione anche del muscolo grande rotondo). Le funzioni anatomiche sono di:

  • Adduzione dell’omero (quando il muscolo prende punto fisso sul tronco);
  • Estensione dell’omero (quando il muscolo prende punto fisso sul tronco);
  • Intrarotazione dell’omero (quando il muscolo prende punto fisso sul tronco);
  • Sollevamento tronco e coste (quando il muscolo prende punto fisso sull'omero);

Ai fini della valutazione biomeccanica degli esercizi per il gran dorsale, risulta utile didatticamente menzionare nuovamente i muscoli adduttori delle scapole, già analizzati nel capitolo dedicato. Gli adduttori delle scapole (nello specifico, muscoli piccolo e grande romboide e trapezio medio) infatti, lavorano in maniera sinergica con i muscoli adduttori ed estensori dell’omero, poiché l’adduzione scapolare coadiuva sia l’adduzione che l’estensione dell’omero. Inoltre, vi è da segnalare il ruolo del capo lungo del tricipite (adduttore blando) che si oppone alla tendenza lussante sulla testa dell’omero data dall’azione del gran dorsale (Kapandji, 2006).

Muscolo gran dorsale

Lat machine presa larga

Descrizione: La lat machine presa larga, con avambraccio pronato, prevede un movimento di adduzione dell’omero sul piano frontale.

Tipologia: Catena cinetica aperta. Multiarticolare.

Muscoli principalmente coinvolti: Gran dorsale, brachioradiale, romboidi, grande rotondo, trapezio;

Posizione di partenza: Il soggetto è seduto sul sellino del macchinario, con le cosce bloccate dalle apposite imbottiture (ciò permette non solo di non sollevare le anche, ma anche di impedirne lo scivolamento in avanti), piante dei piedi aderenti al terreno, braccia stese verso l’alto ad afferrare la sbarra con presa prona e larga appena più delle spalle (in letteratura riportata tra 1,5 a 2 volte la larghezza spalle). Per una maggiore attivazione del gran dorsale e al fine di ridurre il rischio di impingement nella posizione di massimo allungamento, è possibile inclinare il busto indietro di circa 30° (Fees M et al., 1998).

Esecuzione: Senza far oscillare eccessivamente il busto indietro (spostarsi solo per permettere il passaggio della sbarra), tirare la sbarra verso lo sterno, mantenendo le scapole addotte e basse per tutta la durata del movimento e gli avambracci perpendicolari al suolo.

Lat machine presa larga

Possibili errori:

  • Evitare l’intrarotazione dell’omero, l’anteposizione della spalla e l’inclinazione eccessiva del busto;
  • Evitare di perdere le curve fisiologiche durante il movimento, inarcando la colonna (perdita della naturale lordosi lombare - errore preponderante con carichi maggiori rispetto a quelli tollerati);
  • Evitare slanci indietro del busto ad inizio concentrica;
  • Al termine della fase eccentrica, al fine di enfatizzare l’allungamento del gran dorsale, è possibile abdurre le scapole, avendo però cura di non intrarotare l’omero. Resta essenziale, prima di iniziare il movimento di trazione, che le scapole siano addotte e depresse.


Respirazione: Inspirare durante la fase eccentrica del movimento ed espirare durante la trazione della sbarra.

Lat machine dietro la testa

Tipologia: Catena cinetica aperta. Multiarticolare.

Muscoli principalmente coinvolti: Gran dorsale, brachioradiale, romboidi, grande rotondo, trapezio.

Esecuzione: La lat machine dietro la testa prevede, allo stesso modo, un movimento di adduzione dell’omero sul piano frontale. In questa variante tuttavia, viene portata la sbarra dietro la nuca invece che davanti allo sterno.

Lat machine dietro la testa

Questa differenza esecutiva genera un’extrarotazione e abduzione dell’omero, aumentando così il rischio di impingement scapolo omerale, di usura della cuffia dei rotatori ed infortuni del plesso brachiale (Fees M et al., 1998). I compensi più frequenti sono rappresentati dalla flessione del tratto cervicale o dalla spinta indietro dei gomiti. Secondo Paoli (Paoli A., Neri M., Bianco A., 2013), sebbene questa posizione comporti il pre-accorciamento del piccolo rotondo e del sovraspinato con un minor loro effetto stabilizzante sulla testa dell’omero (stessa posizione del lento dietro), è comunque meno lesiva del lento dietro, poiché il carico non è in compressione ma in trazione. Paoli stesso, comunque, conclude sconsigliando l’esercizio in soggetti con instabilità scapolo-omerale e sindrome da contrasto. Inoltre, il massimo accorciamento del deltoide posteriore e degli extrarotari della spalla, può giustificare la maggiore sensazione di lavoro muscolare spesso avvertita nell’atto della sua esecuzione, ma data tuttavia esclusivamente dal mantenere la sbarra dietro la nuca. Non vi è per cui una reale corrispondenza in termini di maggiore attivazione del gran dorsale (Sperandei S. et al., 2009).

Take home message: è possibile affermare che in questa versione non vi sia alcun vantaggio in termini di attivazione muscolare del muscolo gran dorsale, ma soprattutto, sia presente un elevato rischio articolare (in particolare in soggetti poco mobili). Per questi motivi il suo utilizzo risulta sconsigliabile.

Lat machine presa stretta

Descrizione: La lat machine presa stretta, con avambraccio pronato, prevede un movimento di estensione/adduzione dell’omero su un piano ibrido frontale/sagittale (con netta prevalenza dell’estensione sul piano sagittale).

Tipologia: Catena cinetica aperta. Multiarticolare.

Muscoli principalmente coinvolti: Gran dorsale, brachioradiale, romboidi, grande rotondo, trapezio.

Posizione di partenza: Il soggetto è seduto sul sellino del macchinario, con le cosce bloccate dalle apposite imbottiture (ciò permette non solo di non sollevare le anche, ma anche di impedirne lo scivolamento in avanti), piante dei piedi aderenti al terreno, braccia stese verso l’alto ad afferrare la sbarra con presa prona e larga quanto la larghezza delle spalle.

Esecuzione: Senza far oscillare il busto indietro (spostarsi solo per permettere il passaggio della sbarra), tirare la sbarra verso lo sterno, mantenendo le scapole addotte e basse per tutta la durata del movimento.

Lat machine presa stretta

Possibili errori:

  • Evitare l’intrarotazione dell’omero, l’anteposizione della spalla e l’inclinazione eccessiva del busto;
  • Evitare di perdere le curve fisiologiche durante il movimento, inarcando la colonna (perdita della naturale lordosi lombare - errore preponderante con carichi maggiori rispetto a quelli tollerati);
  • Evitare slanci indietro del busto ad inizio concentrica.


Respirazione: Inspirare durante la fase eccentrica del movimento ed espirare durante la trazione della sbarra.

Pronazione dell’avambraccio a gomito flesso: Sono state analizzate, sino ad ora, le varianti di lat machine con presa prona. A tal riguardo, è bene analizzare come una pronazione completa di avambraccio a gomito completamente flesso (fase finale della concentrica nell’esercizio lat machine con presa prona), rappresenti una forzatura articolare (Kapandji, 2006). Tale condizione sembrerebbe esporre, se presente con frequenza e reiterata nel tempo, a processi infiammatori e degenerativi a carico dei tendini dei muscoli con inserzione sull’epicondilo.

Lat machine presa inversa

Descrizione: La lat machine con avambraccio supinato prevede un movimento di estensione dell’omero sul piano sagittale.

Tipologia: Catena cinetica aperta. Multiarticolare.

Muscoli principalmente coinvolti: Gran dorsale, bicipite brachiale, romboidi, grande rotondo, trapezio.

Lat machine presa inversa

Nota: A 180° di flessione/abduzione (braccia sopra la testa), la spalla possiede una scarsa capacità di rotazione. Per questo motivo, afferrare una barra dritta con avambraccio completamente supinato, in questa posizione, determina una forzatura articolare (Kapandji, 2006) che porta a compensi in strutture correlate quali spalla, gomito ed avambraccio. Nello specifico la suddetta forzatura articolare comporta, se presente con frequenza e reiterata nel tempo, processi infiammatori e degenerativi a carico dei tendini dei muscoli con inserzione epitrocleare. Impossibile ruotare completamente la spalla. Notare come i palmi delle mani siano leggermente intraruotati.

Lat machine presa inversa

Lat machine presa neutra

Descrizione: La lat machine presa neutra prevede un movimento di estensione dell’omero sul piano sagittale.

Tipologia: Catena cinetica aperta. Multiarticolare.

Muscoli principalmente coinvolti: Gran dorsale, bicipite brachiale, brachioradiale, romboidi, grande rotondo, trapezio.

Nota: La lat machine presa neutra, rappresenta un ottimo compromesso per la salute articolare del gomito, non prevedendo forzature in supinazione o pronazione dell’avambraccio.

Posizione di partenza: Il soggetto è seduto sul sellino del macchinario, con le cosce bloccate dalle apposite imbottiture (ciò permette non solo di non sollevare le anche, ma anche di impedirne lo scivolamento in avanti), piante dei piedi aderenti al terreno, braccia stese verso l’alto ad afferrare la sbarra con presa neutra (palmi delle mani che si guardano).

Esecuzione: Senza far oscillare il busto indietro (spostarsi solo per permettere il passaggio della sbarra), tirare la sbarra verso lo sterno, mantenendo le scapole addotte e basse per tutta la durata del movimento.

Lat machine presa neutra

Possibili errori:

  • Evitare di perdere le curve fisiologiche durante il movimento, inarcando la colonna (perdita della naturale lordosi lombare - errore preponderante con carichi maggiori rispetto a quelli tollerati);
  • Evitare slanci indietro del busto ad inizio concentrica.


Respirazione: Inspirare durante la fase eccentrica del movimento ed espirare durante la trazione della sbarra.

Lat machine singola al cavo

Descrizione: La lat machine singola al cavo, prevede un movimento di estensione dell’omero sul piano sagittale. La lat machine singola al cavo rappresenta una variante che permette di favorire in maniera ottimale la fisiologia articolare, permettendo una rotazione dell’avambraccio nel mentre dell’esecuzione e garantendo così una supinazione d’avambraccio a gomito flesso ed una pronazione a gomito esteso. Come già analizzato in precedenza, questo svincolo articolare permette di evitare forzature e compensi a carico di polso e gomito. La maggiore libertà di movimento durante l’esecuzione in questa variante, rappresenta dunque la chiave per la sicurezza articolare.

Tipologia: Catena cinetica aperta. Multiarticolare.

Muscoli principalmente coinvolti: Gran dorsale, bicipite brachiale, brachioradiale, romboidi, grande rotondo, trapezio.

Posizione di partenza: Il soggetto è posizionato in ginocchio e perpendicolare al cavo, braccio steso verso l’alto ad afferrare la maniglia, singolarmente, con presa prona.

Esecuzione: Tirare la maniglia verso lo sterno, mantenendo le scapole addotte e basse per tutta la durata del movimento. A metà ROM, cominciare la supinazione dell’avambraccio. Arrivo allo sterno con avambraccio supinato.

Lat machine singola al cavo

Possibili errori:

  • Evitare di perdere le curve fisiologiche durante il movimento, inarcando la colonna (perdita della naturale lordosi lombare - errore preponderante con carichi maggiori rispetto a quelli tollerati);
  • Evitare slanci indietro del busto ad inizio concentrica;


Respirazione: Inspirare durante la fase eccentrica del movimento ed espirare durante la trazione della sbarra.

L’attivazione muscolare nella lat machine

Di seguito, sarà riportata la principale letteratura scientifica in relazione all’attivazione muscolare nelle diverse tipologie di lat machine analizzate.

  • Lo studio di Sperandei et al. (2009) ha analizzato l’attivazione, mediante elettromiografia, dei muscoli principalmente coinvolti durante 3 diverse prese di lat machine: prona presa larga, prona dietro la testa e presa neutra con barra a V. Nello specifico, il deltoide posteriore è risultato più attivo in lat dietro la testa, mentre il bicipite brachiale maggiormente coinvolto in lat con barra a V. Di importante rilevanza, è il dato secondo cui non sia emersa alcuna differenza statisticamente significativa sull’attivazione del dorsale rispetto alle varianti prese in esame.
  • Lo studio di Andersen V. et al (2014) ha avuto lo scopo di valutare l’attivazione muscolare, mediante elettromiografia, su lat machine svolta con presa prona larga (2 volte la larghezza spalle) presa media (1,5 volte larghezza spalle) e stretta (larghezza spalle), su un campione di 15 uomini. I dati riportati, non hanno evidenziato variazioni statisticamente significative sull’attivazione del muscolo trapezio e del muscolo gran dorsale sulle 3 varianti, mentre si è registrata una maggior attivazione per il muscolo bicipite brachiale su presa stretta e media.
  • Lo studio di Lusk SJ et al. (2010) ha invece valutato l’attivazione del gran dorsale in lat machine con presa prona (larga e stretta) e presa supina (larga e stretta), su un campione di 10 uomini. I risultati ottenuti, hanno mostrato un’attivazione maggiore del muscolo gran dorsale nella presa prona rispetto alla supina, indipendentemente dalla larghezza della stessa.

Take home message: Dalla letteratura scientifica esaminata dunque, si evince che:

  • Non ci sono differenze di attivazione muscolare tra lat machine avanti e lat machine dietro la testa.
  • Non ci sono differenze statisticamente significative sull’attivazione del gran dorsale nelle varianti di lat machine a presa prona.
  • Cambiare l’orientamento dell’avambraccio con presa neutra o supina, comporta un maggior coinvolgimento del bicipite brachiale.
  • La presa supina ha mostrato un’attivazione minore del gran dorsale rispetto alla presa prona, indipendentemente dalla larghezza della presa.

Trazioni

Descrizione: Le trazioni, in tutte le varianti previste (presa stretta o larga, presa inversa, presa neutra) non si differenziano in termini di reclutamento del muscolo gran dorsale, rispetto ai medesimi esercizi svolti alla lat machine (Doma K. et al., 2013). Anche gli eventuali rischi articolari e i piani dello spazio sul quale si agisce, restano i medesimi.

Tipologia: Catena cinetica chiusa. Multiarticolare.

Posizione di partenza: Il soggetto è posizionato sotto la barra, gomiti estesi e scapole addotte. Impugnatura pronata (palmi in avanti), leggermente più ampia della larghezza delle spalle (>1,5 larghezza spalle).

Esecuzione: Effettuare una trazione verso l’alto tracciando un percorso verticale e lineare (che sarà garantito dall’attivazione dei muscoli stabilizzatori), mantenendo le curve fisiologiche della colonna, finché la parte inferiore del mento non si trova sopra la superficie superiore della barra orizzontale e parallela al suolo.

Trazioni

Possibili errori:

  • Evitare di perdere le curve fisiologiche durante il movimento, inarcando la colonna;
  • Evitare di flettere le anche: ciò comporta una minore enfasi sui muscoli target;
  • Evitare di oscillare nello spazio: intraprendere questo esercizio solo quando si possiede una buona capacità di stabilizzazione dinamica.


Respirazione: Inspirare durante la fase eccentrica ed espirare durante la concentrica.

Le differenze (Lat machine – trazioni) sono relative:

  • Alla catena cinetica: negli esercizi svolti alla lat machine è la barra che viene portata verso lo sterno (catena cinetica aperta) mentre nelle trazioni è il tronco che viene sollevato verso l’alto (catena cinetica chiusa).
  • All’utilizzo dei muscoli stabilizzatori: sicuramente maggiormente attivi durante le trazioni, al fine di evitare oscillazioni nello spazio che potrebbero così modificare la traiettoria ottimale del movimento.
  • Anche nel caso delle trazioni, al fine di evitare forzature articolari su gomito e polso, è possibile ricorrere ad una fune, ad anelli o strumenti come il trx, per rendere il movimento libero nello spazio, favorendo così la pronazione di avambraccio e gomito esteso e la supinazione di avambraccio a gomito flesso.
  • In letteratura è possibile trovare studi che hanno confrontato l’attivazione muscolare in esercizi di trazione e lat machine. Nello specifico:
  • Uno studio di Doma K. et al. (2013) ha esaminato l’attivazione dei muscoli principalmente coinvolti, mediante EMG, in esercizi di trazione e lat machine presa larga. Dai risultati ottenuti è possibile evincere che gli esercizi attivano in maniera sovrapponibile il muscolo gran dorsale, suggerendo entrambi come valide alternative per la stimolazione del muscolo in essere. Tuttavia, le trazioni hanno mostrato un livello leggermente superiore di attività per il muscolo bicipite brachiale. Secondo gli autori, ciò può essere dovuto al fatto che le trazioni consentono maggiori gradi di libertà di movimento, come evidenziato nello studio, per il maggiore spostamento orizzontale della spalla. Le trazioni, inoltre, hanno evidenziato anche un’attivazione maggiore dei muscoli stabilizzatori (come erettori spinali e retto dell’addome). Questo dato può essere ricondotto alla natura funzionale delle trazioni, poiché generano una richiesta superiore di stabilità durante il movimento in virtù dei maggiori gradi di libertà ed oscillazioni nello spazio rispetto all’esercizio lat machine.
  • Uno studio di Dickie AJ. Et al. (2017) ha confrontato l’attivazione dei vari distretti muscolari coinvolti durante trazioni con presa prona larga, presa neutra, presa supina e con corda. Dai risultati ottenuti, si evince che tutte e quattro le impugnature esaminate, suscitino adattamenti di forza simili quando implementate in contesto di resistance training. È interessante, tuttavia, notare il maggior grado di attività del muscolo trapezio medio durante le trazioni con presa prona e con la corda che, secondo lo studio, sarebbe in grado di promuovere adattamenti del suddetto muscolo.
  • Lo studio di Snarr et al. (2017) ha, invece, valutato la differente attivazione muscolare sui principali distretti coinvolti in 3 varianti di trazioni: presa prona (1,5 volte larghezza spalle), con asciugamano e con maniglie in sospensione. Dalle valutazioni elettromiografiche, non risultano differenze statisticamente significative sull’attivazione di gran dorsale, bicipite brachiale e deltoide posteriore tra le varie prese in esame.

Take home message: Dalla letteratura scientifica esaminata dunque, si evince che:

  • Non ci sono differenze di attivazione muscolare tra lat machine e trazioni. Entrambi gli esercizi si configurano come valide alternative per l’allenamento del gran dorsale.
  • Le trazioni hanno evidenziato un’attivazione maggiore dei muscoli stabilizzatori (come erettori spinali e retto dell’addome).
  • Quanto esposto in letteratura ci porta tuttavia a comprendere che ai fini metodologici, se l’obiettivo fosse l’ipertrofia distrettuale, nelle trazioni la componente stabilizzatrice potrebbe inficiare il carico utilizzabile.

Pullover

Descrizione: Il pullover prevede un’estensione di spalla sul piano sagittale con un’escursione di 90°. L’omero parte da 90 ° e termina a 180 ° di flessione.

Tipologia: Catena cinetica aperta. Multiarticolare.

Muscoli principalmente coinvolti: Gran dorsale; gran pettorale; grande rotondo; tricipite brachiale, deltoide posteriore.

Posizione di partenza: Il soggetto è supino su panca ed impugna il manubrio/bilanciere (in caso di utilizzo del bilanciere, l’impugnatura è da considerarsi larghezza spalle) in corrispondenza del volto (spalla a 90°). Piedi aderenti al suolo.

Esecuzione: si effettua un’estensione di spalla (di 90°), portando le braccia indietro ed arrivando sino a dietro la testa (fase eccentrica). Ritorno in posizione iniziale (fase concentrica), con manubrio o bilanciere in corrispondenza delle spalle.

Pullover

Respirazione: Inspirare mentre le braccia sono portate dietro la testa ed espirare mentre sono riportate in avanti.

Possibili errori:

  • Flettere eccessivamente i gomiti;
  • Sollevare i piedi dal terreno;
  • Eseguire l’esercizio poggiando solo la parte dorsale alta sulla panca e con le anche posizionate più in basso. In questa variante, si corre il rischio di aumentare in maniera eccessiva la lordosi lombare (specie in soggetti con non adeguata mobilità articolare) esponendo dunque al rischio di traumi in sede.


L’attivazione muscolare nel pullover

In letteratura, allo stato attuale, solo pochi studi hanno preso in considerazione l’esercizio pullover.

  • A tal riguardo, risulta interessante analizzare lo studio del 2011 di Marchetti PH et al. Nello studio in essere, si è avuto l’obiettivo di valutare l’attivazione di gran dorsale e gran pettorale durante l’esecuzione dell’esercizio. Dai risultati ottenuti, si evince come sia nell’effettivo attivato maggiormente il muscolo gran pettorale. Come spiegato nel testo dello studio dagli stessi autori, ciò risulta dovuto al fatto che il pullover abbia il suo massimo coinvolgimento muscolare quando il braccio di leva è più sfavorevole ed ovvero, quando le braccia sono posizionate dietro la testa (spalla flessa a 180°). Tale coinvolgimento muscolare tende a ridursi nel corso della fase concentrica (braccio di leva più favorevole) quando, al contrario, interverrà maggiormente il gran dorsale che, dunque, non sarà stimolato in maniera significativa. A tal proposito è comunque possibile bypassare il problema semplicemente svolgendo l’esercizio al cavo, sfruttando così la tensione costante garantita dal cavo stesso.
  • Uno studio del 2014 (De Almeida Costa Campos Y & Fernando da Silva S., 2014) ha invece avuto lo scopo di valutare le differenze di attivazione muscolare confrontando l’esercizio pullover con bilanciere e distensioni su panca piana. Dai risultati elettromiografici è emerso che:
  • Il muscolo gran pettorale (GP) è stato rilevato più attivo nelle distensioni su panca; questo dato è particolarmente importante soprattutto alla luce di quanto esaminato in precedenza, nello studio di Marchetti (2011), poiché se è vero che il gran pettorale si attiva in maniera maggiore rispetto al gran dorsale nel pullover, lo stesso gran pettorale si attiva in maniera superiore nelle distensioni su panca. Nonostante questo dato sia in contrasto con lo studio di Mota RM et al. (2017), dove non sono emerse differenze significative nell’attivazione del GP tra i medesimi esercizi, è possibile comunque considerare il pullover come un esercizio ibrido da inserire nella routine allenante in maniera complementare.
  • Il muscolo tricipite brachiale (con il suo capo lungo) ha mostrato un’attivazione maggiore durante il pullover. Questo sembra essere spiegato dalla contrazione isometrica dovuta alla leggera flessione del gomito;
  • Uno studio del 2005 (Mejovšek M. et al., 2005) ha valutato come l’attività EMG dei principali muscoli coinvolti, variasse in funzione della presa nell’esercizio pullover. Nello specifico, sono state esaminate le differenze in pullover svolto con mani unite (con manubrio) rispetto ad una presa larghezza spalle (con bilanciere). Dai risultati ottenuti, si evince come l’attività dei muscoli gran dorsale e tricipite brachiale fosse superiore nella presa larga. Tuttavia, questi dati sono in contrasto con quanto esaminato da Campos Y. et al. (2017), dove non sono state invece registrate differenze statisticamente significative di attivazione muscolare tra le diverse prese.

Take home message: Dalla letteratura scientifica esaminata si evince, dunque, che:

  • Nel pullover con manubrio o bilanciere, il muscolo gran pettorale (GP) è attivato in maniera superiore rispetto al gran dorsale (GD). Ciò è dovuto al braccio di leva sfavorevole per GD. È comunque possibile ovviare a questo dato, svolgendo l’esercizio con l’ausilio dei cavi che garantiscono una tensione costante.
  • Il muscolo gran pettorale, nonostante sia favorito rispetto al gran dorsale nel pullover con manubrio o bilanciere, sembra essere più attivo nelle distensioni su panca. Ciò attribuisce al pullover un ruolo complementare nella struttura di un allenamento per il gran pettorale.
  • Non è ancora chiaro se l’attivazione muscolare nel pullover cambi in funzione della larghezza della presa tra stretta (manubrio) e larghezza spalle (bilanciere).

Pulldown al cavo

Descrizione: Il pulldown al cavo prevede un’estensione di spalla sul piano sagittale.

Tipologia: Catena cinetica aperta. Multiarticolare.

Muscoli principalmente coinvolti: gran dorsale; grande rotondo; tricipite brachiale; deltoide posteriore.

Posizione di partenza: Il soggetto è posizionato con il busto leggermente inclinato in avanti, curve fisiologiche mantenute, ginocchia lievemente flesse. La sbarra è afferrata con presa prona, larghezza spalle.

Esecuzione: Si effettua un’estensione di spalla, spingendo i gomiti indietro, arrivando sino a circa metà coscia.

Pulldown al cavo

Respirazione: Inspirare mentre le braccia sono portate verso l’alto ed espirare mentre sono riportate verso le anche.

Possibili errori: Flettere eccessivamente i gomiti;

Perdere le curve fisiologiche ed in particolar modo, la naturale lordosi lombare. Ciò accade generalmente, quando il peso sostenuto è maggiore rispetto al proprio grado di allenamento.

Possibili varianti: Nelle varianti con corda e con maniglia singola si possiede un ROM maggiore poiché, a fine concentrica, è possibile superare il busto lateralmente.

Pulldown con corda

Pulldown al cavo, singolo

Rematore con bilanciere

Descrizione: Il rematore bilanciere prevede un’estensione d’omero su piano sagittale.

Tipologia: Catena cinetica aperta. Multiarticolare.

Muscoli principalmente coinvolti: Gran dorsale; grande rotondo; romboidi; trapezio; deltoide posteriore;

Posizione di partenza: Il soggetto è in piedi, con le ginocchia leggermente flesse ed il busto inclinato in avanti, mantenendo le curve fisiologiche o, eventualmente, accentuando leggermente la lordosi lombare. Il grado di inclinazione del busto è oltre i 45°circa. Il bilanciere viene impugnato con una presa prona (possibile variante supina) larga circa quanto le spalle.

Esecuzione: Dalla posizione di partenza, si esegue una trazione del bilanciere verso le anche, mantenendo le scapole addotte e depresse per tutta la durata del movimento. Durante il movimento gli avambracci devono restare perpendicolari al terreno ed i polsi devono essere allineati agli stessi.

Rematore con bilanciere

Possibili errori:

  • Verticalizzarsi con il busto nella fase concentrica per coadiuvare il movimento;
  • Portare il bilanciere verso lo sterno;
  • Perdere le curve fisiologiche e, in particolar modo, la naturale lordosi lombare;


Respirazione: Inspirare durante l’allungamento delle braccia ed espirare durante la trazione del bilanciere.

Rematore lat v bar

Descrizione: Il rematore lat v bar prevede un’estensione d’omero su piano sagittale.

Tipologia: Catena cinetica aperta. Multiarticolare.

Muscoli principalmente coinvolti: Gran dorsale; grande rotondo; romboidi; trapezio; deltoide posteriore;

Posizione di partenza: Il soggetto è in piedi, con le ginocchia leggermente flesse ed il busto inclinato in avanti, mantenendo le curve fisiologiche o, eventualmente, accentuando leggermente la lordosi lombare. Il grado di inclinazione del busto è oltre i 45°circa. Il bilanciere viene impugnato con una presa neutra (possibile variante T-Bar con presa prona) larga circa quanto le spalle.

Esecuzione: Dalla posizione di partenza, si esegue una trazione delle maniglie verso le anche, mantenendo le scapole addotte e depresse per tutta la durata del movimento.

Rematore lat v bar

Possibili errori:

  • Verticalizzarsi con il busto nella fase concentrica per coadiuvare il movimento;
  • Settarsi in maniera errata, portando le maniglie verso lo sterno;
  • Perdere le curve fisiologiche e, in particolar modo, la naturale lordosi lombare;


Respirazione: Inspirare durante l’allungamento delle braccia ed espirare durante la trazione del bilanciere.

Rematore con manubrio

Descrizione: Il rematore con manubrio prevede un’estensione d’omero su piano sagittale.

Tipologia: Catena cinetica aperta. Multiarticolare.

Muscoli principalmente coinvolti: Gran dorsale; grande rotondo; romboidi; trapezio; deltoide posteriore;

Posizione di partenza: Il soggetto è posizionato con un ginocchio sulla panca, mentre l’altra gamba è stesa indietro (ciò favorirà il movimento di trazione). Anche la mano omolaterale al ginocchio flesso poggia sulla panca, mentre la mano opposta impugna il manubrio. Il busto è inclinato di circa 90°.

Esecuzione: Dalla posizione di partenza, si esegue una trazione del manubrio verso le anche. È importante sottolineare che nel movimento di trazione verso le anche, la flessione del gomito non risulta marcata. L’obiettivo, infatti, è quello di dare enfasi all’estensione dell’omero per incrementare l’intervento del gran dorsale.

Rematore con manubrio

Possibili errori:

  • Flettere eccessivamente il gomito, portando il manubrio verso il petto. In questo modo non solo si sarà in grado di sollevare un peso maggiore, ma si sposterà il target muscolare, favorendo l’intervento del bicipite brachiale a discapito del gran dorsale (Kang T. et al., 2013).
  • Ruotare il tronco nel movimento di trazione.


L’orientamento dell’avambraccio

L’esercizio rematore con manubrio, può essere svolto utilizzando un setting che prevede di iniziare la fase di trazione con avambraccio in posizione prona o supina per poi neutralizzarlo durante la concentrica. Sebbene la posizione con partenza in pronazione non comporti differenze muscolari ed articolari, è bene ricordare (come visto per l’esercizio lat machine presa inversa) che una supinazione d’avambraccio a gomito esteso, non rispecchia la fisiologia articolare. Inspirare durante l’allungamento del braccio ed espirare durante la trazione del manubrio.

Pulley

Descrizione: Il pulley prevede un’estensione d’omero su piano sagittale associata ad un’adduzione completa delle scapole.

Tipologia: Catena cinetica aperta. Multiarticolare.

Muscoli principalmente coinvolti: Gran dorsale; grande e piccolo rotondo; bicipite brachiale; romboidi; trapezio.

Posizione di partenza: Il soggetto è posizionato seduto, con gambe in avanti e ginocchia leggermente flesse (la flessione delle ginocchia è da rapportarsi alla capacità dell’esecutore di mantenere il bacino in antiversione). La pianta del piede è in appoggio sull’apposito supporto.

Esecuzione: Flettere i gomiti portando il triangolo verso l’addome, adducendo le scapole senza perdere le naturali curve fisiologiche.

Pulley

Possibili errori:

  • Perdere la naturale lordosi lombare flettendo la colonna durante la fase eccentrica;
  • Portare il tronco indietro durante la fase concentrica, coadiuvando la trazione;
  • Sollevare eccessivamente il triangolo, portandolo verso il petto.


Respirazione: Inspirare durante l’allungamento delle braccia ed espirare durante la trazione.

Rowing machine

Descrizione: La rowing machine prevede un’estensione d’omero su piano sagittale associata ad un’adduzione completa delle scapole.

Tipologia: Catena cinetica aperta. Multiarticolare.

Muscoli principalmente coinvolti: Gran dorsale; grande e piccolo rotondo; bicipite brachiale; romboidi; trapezio.

Posizione di partenza: Il soggetto è posizionato seduto, con sterno poggiato sul supporto anteriore, anche e ginocchia flesse. La pianta del piede è in appoggio sull’apposito supporto.

Esecuzione: Flettere i gomiti portando le maniglie verso il tronco, adducendo le scapole, senza perdere le naturali curve fisiologiche.

Rowing machine

Possibili errori:

  • Perdere la naturale lordosi lombare flettendo la colonna durante la fase eccentrica;
  • Portare il tronco indietro durante la fase concentrica, coadiuvando la trazione;
  • Settarsi con il sellino troppo in alto o troppo in basso, variando la traiettoria del movimento ed il coinvolgimento muscolare.


Respirazione: Inspirare durante l’allungamento delle braccia ed espirare durante la trazione.

Miti e leggende sul Gran dorsale

Allenare lo spessore e l’ampiezza: Uno dei miti ricorrenti all’interno della sala pesi, riguarda la possibilità di allenare in maniera selettiva lo spessore o l’ampiezza del gran dorsale. In altre parole, ci si riferisce alla tendenza verso la crescita muscolare in larghezza del muscolo quando sollecitato con esercizi a trazione verticale (lat machine/ trazioni e varianti), oppure alla crescita in spessore quando sollecitato con esercizi a trazione orizzontale (pulley/rematori e varianti). Tuttavia, è bene comprendere come non sia possibile selezionare in quale modo e su quale piano un muscolo possa incrementare il suo volume. Questa teoria nasce dalle sensazioni di lavoro percepite all’interno delle due categorie di esercizi. Quando infatti si lavora in esercizi come la lat machine, si avverte una sensazione di coinvolgimento della parte sotto ascellare. Ciò, in realtà, è dovuto ad un forte coinvolgimento del muscolo grande rotondo e ad uno stiramento e allungamento della giunzione mio tendinea (parte di fusione tra tessuto connettivo muscolare e fasci di collagene tendinei) del gran dorsale. Viceversa, quando si eseguono esercizi a come il pulley, vi è (come visto nel paragrafo dedicato) un forte coinvolgimento degli adduttori delle scapole (anatomicamente posizionati nella parte centrale della schiena) ed indicati dalla leggenda come i responsabili dello spessore. È evidente dunque, come non sia possibile modificare l’aspetto del dorso, chiaramente correlato al patrimonio genetico del singolo.

La lat machine dietro la testa allena in maniera superiore il gran dorsale: Mito o leggenda che è riportato in diverse varianti: "la lat dietro allena in maniera differente il gran dorsale" o "la lat dietro allena di più il gran dorsale rispetto alla lat avanti". Ora, in entrambi i casi, si fa riferimento ad un coinvolgimento maggiore del gran dorsale in una delle due varianti. Questo dato è stato ampiamente confutato nel paragrafo dedicato alla lat machine con il supporto della letteratura scientifica. Dunque, in sostanza, non solo la lat machine dietro la testa non incrementa in alcun modo il lavoro sul muscolo in questione ma, come visto, rappresenta anche una variante con un alto rischio di sfociare in problematiche di natura articolare.

Il pullover espande la gabbia toracica: All’interno della sala pesi circola, da immemore tempo, il mito secondo cui l’esercizio pullover possa in qualche modo determinare un incremento della gabbia toracica. È possibile confutare sul nascere questa particolare affermazione, poiché è bene considerare che la gabbia toracica è formata da una struttura ossea composta da sterno, 12 vertebre e 12 paia di coste. Appare dunque naturale considerare infondata l’idea secondo cui un esercizio possa determinare processi di formazione di nuovo tessuto osseo (condizione essenziale nel caso in cui si determinasse, appunto, un’espansione della gabbia toracica).

Questo articolo è tratto dal libro Manuale di biomeccanica degli esercizi fisici.

A quali domande risponde questo articolo?

Qual è l'anatomia funzionale del gran dorsale?

Il gran dorsale è il muscolo più ampio del corpo, con una forma triangolare. Origina dalle vertebre toraciche e lombari, dalla cresta sacrale e dalla cresta iliaca, e si inserisce sull'omero. Le sue funzioni principali sono l'adduzione, l'estensione e l'intrarotazione dell'omero, nonché il sollevamento del tronco.

Quali esercizi sono efficaci per allenare il gran dorsale?

L'articolo analizza diversi esercizi, tra cui: lat machine (presa larga, stretta, inversa, neutra, singola al cavo), trazioni, pullover, pulldown al cavo, rematore (con bilanciere, lat v bar, manubrio), pulley e rowing machine. Ogni esercizio viene descritto in termini di esecuzione, muscoli coinvolti, possibili errori e respirazione.

Quali sono le differenze tra le varie tipologie di lat machine?

Le differenze principali riguardano la presa (larga, stretta, inversa, neutra) e il piano di movimento. La presa larga enfatizza l'adduzione sul piano frontale, mentre la presa stretta e inversa enfatizzano l'estensione sul piano sagittale. La presa neutra offre un buon compromesso per la salute articolare del gomito. La lat machine dietro la testa è sconsigliata per il rischio di infortuni.

Quali sono le differenze tra lat machine e trazioni?

Entrambi gli esercizi attivano il gran dorsale in modo simile. Le trazioni, tuttavia, coinvolgono maggiormente i muscoli stabilizzatori e offrono maggiori gradi di libertà di movimento. La scelta tra i due esercizi dipende dagli obiettivi individuali e dal livello di allenamento.

Quali sono i miti e le leggende legati all'allenamento del gran dorsale?

L'articolo sfata alcuni miti comuni, come la possibilità di allenare selettivamente lo spessore o l'ampiezza del gran dorsale, o l'idea che la lat machine dietro la testa sia più efficace di quella avanti, e che il pullover possa espandere la gabbia toracica.

Biomeccanica degli esercizi fisici: indice degli articoli

  1. Leve e movimento umano: i principi fondamentali della biomeccanica nell’apparato locomotore
  2. Stabilità della colonna vertebrale in allenamento: approfondimenti e consigli pratici
  3. Biomeccanica di spalle e tricipiti: la guida completa agli esercizi
  4. Anatomia funzionale e guida all’allenamento dei muscoli pettorali
  5. Allenamento del Gran Dorsale: varianti esecutive degli esercizi e strategie per migliorare forza, volume e postura
  6. Allenamento del Trapezio: potenziare la forza, il volume e la funzionalità anatomica preservando le articolazioni
  7. Bicipite Brachiale e Training Funzionale: anatomia ed esercizi
  8. Anatomia funzionale dell’arto inferiore: la guida completa a muscoli, strutture ed esercizi
  9. Guida completa agli esercizi fondamentali per il potenziamento degli arti inferiori
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