In questo capitolo verranno trattati gli argomenti relativi all’anatomia (descrittiva e funzionale) dell’arto inferiore, ponendo particolare attenzione alle strutture ossee, articolari e muscolari; in seguito verranno analizzati i principali esercizi per la parte inferiore del corpo argomentando, nel dettaglio, tutte le caratteristiche e le particolarità degli stessi. L’arto inferiore è diviso in quattro parti, che in ordine prossimo-distale sono: l’anca, la coscia, la gamba ed il piede.
Andando ad analizzare le ossa dell’arto inferiore, troviamo lo scheletro dell’anca che forma la cintura pelvica ed è costituito dalle due ossa dell’anca articolate fra loro e unite, mediante l’articolazione sacroiliaca, all’osso sacro. Ossa dell’anca, sacro e coccige formano le pelvi. Lo scheletro della coscia è costituito dal femore, quello della gamba da tibia, fibula e patella, quello del piede è formato da ventisei ossa riunite in tre porzioni: tarso, metatarso e falangi.
L’osso dell’anca (denominato anche osso iliaco) è un osso piatto, pari e simmetrico formato dalla fusione di ileo, ischio e pube (fusione che avviene tra il decimo e l’undicesimo anno di vita). Il punto di saldatura delle tre ossa corrisponde all’acetabolo, un’ampia cavità articolare che accoglie la testa del femore. L’acetabolo è una cavità emisferica, delimitata perifericamente da un rilievo circolare, il margine dell’acetabolo, interrotto nei punti di unione delle ossa. La cavità dell’acetabolo non entra tutta in contatto con la testa del femore, al suo interno, infatti, è presente una superficie articolare semilunare e periferica, la faccia semilunare, rivestita da cartilagine ialina e interrotta dall’incisura dell’acetabolo. Centralmente è presente una superficie rugosa, non articolare, la fossa dell’acetabolo.

La pelvi, o bacino, è un complesso formato antero-lateralmente dalle ossa dell’anca unite dalla sinfisi pubica e, posteriormente, dal sacro e dal coccige. Ha la forma di un imbuto con la base rivolta cranialmente e l’apice tronco caudalmente. La pelvi viene suddivisa in grande pelvi e piccola pelvi. Il piano che separa le due porzioni è inclinato di circa 60° rispetto al piano orizzontale e corrisponde all’apertura superiore delle pelvi o stretto superiore. La pelvi presenta caratteristiche morfologiche diverse nell’uomo e nella donna. La pelvi maschile ha uno sviluppo più verticale di quella femminile che, al contrario, ha diametri trasversali maggiori. La pelvi maschile è più spessa di quella femminile e tutti i rilievi dovuti a inserzione muscolare sono più evidenti. Nella donna, a differenza dell’uomo, il piano dello stretto superiore è più inclinato rispetto al piano orizzontale di circa 5°. Nella donna le misure interne della cavità pelvica sono maggiori; inoltre lo stretto superiore è ovale, mentre nell’uomo ha la forma di un cuore di carta da gioco; il foro otturatore è triangolare e nell’uomo è ovale; sempre nel sesso femminile, le ali dell’osso iliaco sono più inclinate lateralmente, gli acetaboli e le tuberosità ischiatiche sono più lontane, la sinfisi pubblica ha un diametro verticale inferiore. Infine, i rami ischiopubici formano un angolo di 110° nella donna e di 70° nell’uomo.

Il femore è l’osso lungo più voluminoso del corpo e forma lo scheletro della coscia. A livello prossimale si articola con l’acetabolo dell’anca, a livello distale con tibia e patella. Nella stazione eretta, il femore mostra un’inclinazione, nella sua parte distale, verso la linea mediale del corpo. L’estremità prossimale presenta la testa del femore, rivestita di cartilagine ialina, che corrisponde a circa 2/3 di sfera e si articola con l’acetabolo dell’osso dell’anca. Nella testa è presente la fossetta della testa, priva di cartilagine, che dà inserzione al legamento della testa del femore. La testa termina in corrispondenza del collo anatomico del femore. L’asse della testa e del collo del femore forma con l’asse del corpo del femore un angolo di circa 125°, presenta inoltre un angolo di torsione anteriore di circa 12°. Detto ciò, esistono situazioni in cui questi angoli possono variare. In particolare, l’angolo formatosi tra l’asse di testa e collo del femore e l’asse del corpo del femore potrebbe risultare maggiore di 135° (si parla quindi di Coxa valga) o minore di 120° (trattandosi di Coxa vara) creando un allineamento non ottimale tra le superfici articolari. Inoltre, l’angolo di torsione anteriore potrebbe risultare maggiore di 12° (creando un’eccessiva torsione) o inferiore a 12° (anche in questi casi si crea un allineamento non ottimale per le superfici articolari).
Alla base del collo son visibili due grossi rilievi: lateralmente e in alto, il grande trocantere; inferiormente e medialmente, il piccolo trocantere. L’estremità distale del femore è voluminosa e formata da due grosse masse convesse di forma ovalare a maggior asse antero-posteriore, i condili femorali (mediale e laterale). I condili, rivestiti di cartilagine, si articolano con la tibia e, in avanti, continuano con la faccia patellare per articolarsi con la patella. La superficie articolare per la patella presenta due versanti che convergono in corrispondenza di un solco verticale centrale. Posteriormente, i condili sono separati dalla fossa intercondiloidea. Sopra ai condili sono visibili gli epicondili. La patella può essere considerata un osso sesamoide accolto nello spessore del tendine del muscolo quadricipite femorale. È un osso breve di forma triangolare in cui si possono distinguere: una faccia anteriore, una faccia articolare rivestita da cartilagine, una base superiore ed un vertice inferiore.

La tibia è un robusto osso lungo che forma, insieme alla fibula, lo scheletro della gamba; è situata nella parte antero-mediana della gamba stessa. L’estremità prossimale della tibia è molto voluminosa e sviluppata in senso trasversale per la presenza dei condili, laterale e mediale. La faccia prossimale dei due condili, rivestita da cartilagine, costituisce la faccia articolare superiore, che entra in contatto con i condili femorali. Tra le due facce superiori dei condili tibiali è presente un rilievo, l’eminenza intercondiloidea, che è formata dai due tubercoli intercondiloidei (laterale e mediale). Sulla faccia laterale del condilo laterale è presente una piccola superficie rivolta in basso e rivestita di cartilagine, la faccia articolare fibulare. L’estremità distale della tibia è più piccola di quella prossimale e continua, medialmente, in una sporgenza che si dirige in basso, il malleolo mediale. La faccia inferiore dell’estremità presenta una superficie articolare concava in senso anteroposteriore e divisa in due versanti da una cresta sagittale, è la faccia articolare inferiore, che corrisponde alla troclea dell’astragalo. La superficie articolare continua sulla faccia laterale del malleolo dove forma la faccia articolare del malleolo mediale. La fibula (o perone) è un osso lungo che partecipa alla formazione dello scheletro della gamba; è molto più esile della tibia ed è posta lateralmente rispetto a quest’ultima. Nella fibula si descrivono: un corpo, un’estremità prossimale e un’estremità distale. L’estremità prossimale della fibula è un rigonfiamento arrotondato, la testa, che termina in alto con una sporgenza, l’apice della testa; medialmente è visibile una superficie articolare, la faccia articolare della testa, che si mette in rapporto con il condilo laterale della tibia. L’estremità distale della fibula si gonfia formando il malleolo laterale. La faccia mediale del malleolo si articola, in alto, con l’incisura fibulare della tibia, in basso, presenta la faccia articolare del malleolo laterale che si articola con la faccia laterale dell’astragalo.

Le ossa del tarso, insieme a quelle del metatarso e delle falangi, formano lo scheletro del piede. Il tarso è un complesso osseo costituito da sette ossa brevi distinte in due file: la fila prossimale è formata da talo e calcagno, quella distale dai tre cuneiformi e dal cuboide. Il talo si articola con la tibia e la fibula, il calcagno costituisce l’appoggio posteriore della volta plantare, i cuneiformi ed il cuboide si articolano con le ossa del metatarso, il navicolare è interposto tra il talo ed i cuneiformi.

È un’enartrosi che si forma tra l’acetabolo dell’osso dell’anca e la testa del femore. Sul contorno dell’acetabolo è presente un labbro acetabolare che amplia la cavità e passa a ponte sopra l’incisura dell’acetabolo. Non tutta la cavità dell’acetabolo entra in contatto con la testa del femore; la superficie, rivestita da cartilagine articolare, corrisponde alla faccia semilunare mentre la fossa dell’acetabolo è riempita da un cuscinetto adiposo. I mezzi di unione dell’articolazione sono rappresentati dalla capsula articolare, da legamenti di rinforzo (ileofemorale, pubofemorale, ischiofemorale) e dal legamento della testa del femore. I movimenti consentiti dall’articolazione sono di flessione, estensione, abduzione, adduzione, rotazione e circonduzione.



È l’articolazione più ampia e complessa del corpo che unisce lo scheletro della coscia a quello della gamba. È un ginglimo articolare o troclea a cui partecipano il femore (con i condili femorali e la faccia patellare), la tibia (con la faccia articolare superiore) e la patella. La troclea femorale è costituita dalla superficie convessa dei condili che, in avanti, convergono nella faccia patellare. Posteriormente, i condili divergono e sono separati dalla fossa intercondiloidea. La faccia articolare superiore della tibia corrisponde alle due cavità glenoidee dei condili tibiali separate dall’eminenza intercondiloidea. La patella è posta superiormente alla tibia, cui è fissata dal legamento patellare, ed è situata anteriormente all’estremità distale del femore con la quale si articola. Poiché le cavità glenoidee della tibia sono più piane rispetto ai condili femorali, tra le due superfici articolari sono interposti due menischi fibrocartilaginei, di forma semilunare, che hanno il compito di rendere concordanti le superfici stesse. Ogni menisco, in sezione, ha forma triangolare con la base esterna aderente alla capsula articolare e l’apice rivolto all’interno della cavità articolare; la faccia superiore concava si mette in rapporto con i condili femorali, la faccia inferiore piana con la superficie articolare superiore della tibia. Il menisco laterale ha la forma di un cerchio quasi completo e si interrompe medialmente per inserirsi all’eminenza intercondiloidea; a questo livello, il menisco aderisce anche ai legamenti crociati anteriore e posteriore. Dal menisco laterale originano due fasci, i legamenti meniscofemorali anteriore e posteriore, che lo uniscono al condilo femorale mediale. La parte periferica del menisco aderisce anche al legamento collaterale fibulare. Il menisco mediale ha forma di semiluna ed è più ampio di quello laterale, con le sue estremità si inserisce alle aree intercondiloidee anteriore e posteriore. Le estremità anteriori dei due menischi sono unite dal legamento trasverso del ginocchio.
I mezzi di unione del dell’articolazione del ginocchio sono rappresentati dalla capsula articolare e da numerosi legamenti di rinforzo. Il legamento collaterale tibiale è una lamina che, originata dall’epicondilo mediale del femore, si inserisce sulla faccia mediale della tibia aderendo alla capsula articolare e al menisco mediale. Il legamento collaterale fibulare è un cordone fibroso che origina dall’epicondilo laterale del femore e si inserisce sulla testa della fibula senza aderire alla capsula articolare. I legamenti crociati sono due robusti cordoni fibrosi che rappresentano i mezzi di unione più importanti tra il femore e la tibia. Si incrociano all’interno della fossa intercondiloidea del femore, all’interno della capsula ma all’esterno della cavità articolare; originano dalle aree intercondiloidee anteriore e posteriore e si inseriscono sulla faccia interna dei condili. Il legamento crociato anteriore origina dall’area intercondiloidea anteriore della tibia e si inserisce alla faccia mediale del condilo laterale del femore. Il legamento crociato posteriore è più robusto di quello anteriore, ed è teso tra l’area intercondiloidea posteriore della tibia e la faccia laterale del condilo mediale del femore. L’articolazione del ginocchio consente movimenti di flessione e di estensione della gamba sulla coscia; quando il ginocchio è flesso, sono consentiti anche movimenti di extra e intrarotazione della gamba. Il movimento di extrarotazione è arrestato dalla tensione dei legamenti collaterali, quello di intrarotazione dai crociati.
Vi è da precisare che, sul piano frontale, a livello del ginocchio (considerando il lato esterno dell’arto) si forma un angolo tra femore e tibia che può variare tra 170° e 175° nell’adulto creando un leggero valgismo fisiologico; una variazione di questo angolo potrebbe essere sintomo di problematiche articolari. Nello specifico, un angolo minore di 165° mostrerebbe un eccessivo valgismo, predisponendo alla problematica del “ginocchio valgo” (casistica in cui gli arti inferiori formano una “X” e la distanza tra le due ginocchia è minore rispetto a quella delle caviglie); trattando la situazione opposta, un angolo a livello del ginocchio maggiore di 180° implica che vi sia la presenza del cosiddetto “ginocchio varo” (caso in cui la distanza tra le ginocchia è maggiore di quella tra le caviglie).



La fibula non partecipa all’articolazione del ginocchio ma si articola prossimalmente e distalmente con la tibia; è inoltre unita alla tibia dalla membrana interossea. L’articolazione tibiofibulare prossimale si stabilisce tra la faccia articolare fibulare del condilo laterale della tibia e la faccia articolare della testa della fibula. L’articolazione è rinforzata dai legamenti della testa della fibula, anteriore e posteriore. È un’artrodia che permette piccoli movimenti di scivolamento reciproci delle due ossa.
È un’articolazione a ginglimo angolare che unisce la tibia e la fibula che formano una superficie concava, il mortaio tibiofibulare, con la troclea del talo. Le superfici articolari sono costituite dalla faccia articolare inferiore della tibia e dalle facce articolari dei malleoli mediale e laterale. Il talo partecipa con la troclea e con le facce malleolari laterale e mediale. Il malleolo laterale si porta più in basso rispetto al mediale. Tibia e fibula sono unite dall’articolazione tibiofibulare distale in cui il malleolo laterale della fibula si articola con l’incisura fibulare della tibia. L’articolazione è rinforzata dai legamenti tibiofibulari anteriore e posteriore. I mezzi di unione dell’articolazione talocrurale sono la capsula articolare e i legamenti di rinforzo (legamento collaterale mediale e laterale). L’articolazione talocrurale consente movimenti di flessione dorsale e plantare del piede. Poiché la troclea talare è più stretta posteriormente che anteriormente, nella flessione dorsale la troclea è incastrata nel mortaio tibiofibulare; nella flessione plantare, invece, il piede può compiere anche movimenti di lateralità.

Il grande gluteo, composto da una serie di fasci posti parallelamente l’uno all’altro, è il più superficiale e voluminoso dei muscoli della natica. La superficie di origine è molto vasta, dalla parte posteriore della cresta iliaca, dalla linea glutea posteriore dell’osso iliaco, dal ligamento sacroiliaco posteriore, dalla fascia lombodorsale, dalla cresta del sacro e del coccige, dai tubercoli sacrali posteriori e laterali, dal legamento sacrotuberoso e dalla fascia del medio gluteo. Tutti i fasci si portano diagonalmente in basso e lateralmente per terminare, con le fibre profonde, nella tuberosità glutea, una linea rugosa che si estende dal grande trocantere alla linea aspra del femore. Le fibre superficiali, invece, si fissano sulla fascia femorale. Il grande gluteo è il più potente dei muscoli estensori, ed extraruota il femore. In quanto estensore dell’anca, è un muscolo importantissimo nella stazione eretta, infatti nell’uomo raggiunge il suo più alto grado di sviluppo.
Il medio gluteo è un largo muscolo, a forma di ventaglio, posto al di sotto del grande gluteo. Origina dalla cresta iliaca, dalla spina iliaca antero-superiore, dalla parte della faccia glutea compresa tra le due linee glutee, dalla fascia glutea e da un’arcata fibrosa estesa tra l’ileo ed il sacro, per inserirsi sulla faccia laterale del grande trocantere del femore. I fasci anteriori, con decorso obliquo verso il basso e all’indietro, abducono il femore e lo intraruotano; i fasci posteriori, invece, con la loro direzione verso il basso e in avanti, lo abducono come gli anteriori, ma, a differenza di questi, lo extraruotano; i fasci mediani, posti verticalmente, lo abducono solamente.
Il muscolo piccolo gluteo, di forma triangolare, è posto sotto al medio gluteo. Origina dalla parte anteriore della cresta iliaca e da tutta la faccia glutea situati davanti alla linea glutea anteriore per inserirsi, con le fibre anteriori, alla faccia laterale del margine anteriore del grande trocantere e con i fasci profondi alla parte anteriore della capsula fibrosa dell’articolazione coxo-femorale. Come il medio gluteo, anche il piccolo gluteo abduce e intraruota il femore.
Il muscolo Piriforme appartiene alla regione glutea. Origina dalla faccia pelvica dell'osso sacro, nella regione posta a lato del secondo, terzo e quarto foro sacrale anteriore, e dal margine della grande incisura ischiatica e si inserisce, dopo essere passato per il grande foro ischiatico, sull’ estremità superiore della superficie interna del grande trocantere. La sua funzione è quella di abdurre ed extraruotare l’anca.

Posto anteriormente alla coscia, è un muscolo voluminoso, costituito da quattro fasci, aventi diversi punti di origine ed un comune punto di inserzione sulla tibia. Uno di questi quattro capi, il retto femorale, scavalca l’articolazione dell’anca risalendo fino al bacino, gli altri tre definiti, per le loro dimensioni, vasti, originano, invece, dal femore. Il retto femorale occupa la parte anteriore e mediana della coscia; trova inserzione a livello della SIAI (Spina Iliaca Antero-Inferiore) e sulla parte alta dell’acetabolo attraverso un’espansione fibrotendinea che si unisce alla parte superiore della capsula articolare dell’anca. Il vasto laterale origina dal margine anteriore e inferiore del grande trocantere del femore, dalla linea rugosa che unisce il grande trocantere con la linea aspra; dal tendine del grande gluteo, dal setto intermuscolare laterale e dalla faccia anteriore del femore. Il vasto mediale copre la faccia mediale del femore attaccandosi, attraverso una lamina tendinea aponeurotica, sul labbro mediale della linea aspra e sulla linea rugosa, che unisce la linea aspra al collo del femore. Il vasto intermedio è posto tra il vasto mediale e laterale che lo sovrastano. La sua inserzione è molto estesa dal momento che si inserisce sul labbro laterale della linea aspra, confondendo le sue fibre con quelle del vasto laterale, e nei tre quarti superiori delle facce anteriore e laterale del femore. I suoi fasci si portano, poi, sulla faccia profonda di una lamina tendinea che occupa la superficie anteriore del muscolo e si fonde col vasto mediale e con la faccia profonda del vasto laterale.

Posto lateralmente alla coscia, è un muscolo che si presenta appiattito e lungo; origina dalla spina iliaca antero-superiore e si inserisce, tramite il tratto ileo-tibiale, sul condilo laterale della tibia. È un flessore, abduttore e intrarotatore dell’anca. Insieme al grande gluteo, occupa tutto lo strato superficiale dei muscoli laterali. Oltre a compiere le principali azioni descritte precedentemente, è uno stabilizzatore del ginocchio ed è attivo nella stazione eretta (soprattutto quando durante la deambulazione vi è carico su un solo arto). Insieme al gluteo, interviene anche nella stabilizzazione del bacino.

Il sartorio è un muscolo lungo e stretto, è situato nella parte anteriore della coscia ed ha un decorso che va dall’esterno all’interno della coscia. In particolare, origina dalla spina iliaca antero-superiore e si inserisce sulla superficie mediale dell’epifisi prossimale della tibia grazie ad un tendine denominato “zampa d’oca” (proprio per la sua forma). È un muscolo che decorre diagonalmente ed è l’unico che, nonostante sia posto anteriormente alla coscia, ha un’azione di flessore del ginocchio. Viene considerato un muscolo bi-articolare poiché: è un flessore, abduttore ed extrarotatore dell’anca ma, a livello dell’articolazione del ginocchio, lo flette e lo ruota internamente quando è flesso.

I muscoli adduttori della coscia costituiscono un ampio ventaglio che si irradia dal ramo ischiopubico verso il margine posteriore del femore (linea aspra). In realtà si notano tre adduttori: adduttore lungo, breve e grande che si portano obliquamente dall’alto in basso e in direzione medio-laterale. Il muscolo adduttore lungo si trova davanti all’adduttore breve e grande, nasce dal pube, da qui si dirige verso il basso e indietro andando a fissarsi sulla parte media del labbro mediale della linea aspra. Il muscolo adduttore breve forma il piano intermedio della coscia estendendosi dalla superficie angolare del pube ed inserendosi, con il fascio superiore, nel femore, lateralmente al labbro esterno della branca di biforcazione mediale della linea aspra, e, con il fascio inferiore sulla parte superiore dell’interstizio della linea aspra. Il muscolo adduttore grande a forma di triangolo, si estende dalla linea aspra del femore fino a raggiungere il tubercolo del grande adduttore. Infine vi è il muscolo gracile; origina dalla faccia anteriore della branca ischiopubica e si inserisce medialmente sulla tibia attraverso il suo tendile il quale fa parte del complesso della zampa d’oca. La funzione dei muscoli adduttori è, come dice il nome stesso, quello di addurre il femore. Oltre a ciò portano il femore in rotazione laterale, ad eccezione della porzione inferiore del grande adduttore, che riporta la coscia in rotazione mediale, qualora sia stata posta in rotazione laterale.

Situato nella regione postero-laterale della coscia, è formato da due capi distinti, il capo lungo e il capo breve. Il capo lungo si attacca alla parte laterale della tuberosità ischiatica, salendo al bacino, grazie ad un lungo tendine che si dirige verso il basso e lateralmente portando all’unione con il capo breve a livello della parte superiore della faccia posteriore della coscia. Il capo breve origina dal setto intermuscolare laterale e dalla parte inferiore del labbro laterale della linea aspra; da queste inserzioni diparte un corpo carnoso e appiattito che si unisce al capo lungo. L’inserzione comune dei due capi é posta in tre punti: sul processo stiloideo dell’epifesi della tibia, sulla tuberosità laterale della tibia e sulla fascia della gamba. La funzione del bicipite femorale é quella di flettere la gamba sulla coscia e imprimere una leggera rotazione laterale, il capo lungo, inoltre, estende la coscia sul bacino.

Situato nella parte mediale e superficiale della faccia posteriore della coscia, origina dalla faccia posteriore della tuberosità ischiatica si estende verso il basso fissandosi alla faccia mediale dell’estremità posteriore della tibia; a questo livello forma con i tendini del muscolo gracile e sartorio l’insieme aponeurotico chiamato zampa d’oca. Prendendo come suo punto fisso l’ischio, flette la gamba sulla coscia e imprime una leggera rotazione mediale, ed estende la coscia sul bacino. Prendendo, invece, punto fisso sulla gamba, estende il bacino sulla coscia e la flette sulla gamba.
Si trova sotto al muscolo semitendinoso e si estende anch’esso dall’ischio al lato mediale dell’articolazione del ginocchio. Più precisamente, si inserisce, per mezzo di un tendine robusto sulla faccia posteriore della superficie laterale dell’ischio, da qui il tendine volge verticalmente e in basso. Il tendine si divide in tre fasci, il fascio discendente si fissa sulla parte posteriore della tuberosità mediale della tibia. Il fascio ricorrente si dirige in alto e si attacca in parte sul condilo laterale del femore e in parte sul femore stesso; mentre il fascio anteriore circonda la tuberosità mediale della tibia e termina a livello della parte antero-laterale della tuberosità infraglenoidea. Come il semitendinoso flette la gamba sulla coscia ed imprime un leggero movimento di rotazione mediale se viene preso come punto fisso l’ischio. Mentre se come suo punto fisso viene presa la tibia, estende il bacino sulla coscia e la flette sulla gamba.

Il muscolo tricipite della sura è costituito dai muscoli gemelli e dal soleo. Prende in alto inserzione su femore, tibia e fibula e portandosi verso il basso si attacca al calcagno grazie ad un tendine molto robusto. I muscoli gemelli nascono separatamente dell’estremità inferiore del femore, al di sotto della loro origine, si uniscono e vanno a fissarsi per mezzo di un tendine comune sulla parte posteriore del calcagno. Il muscolo soleo nasce dalla tibia e dalla fibula e nell’arcata fibrosa che le unisce, si dirige verso il basso a formare, insieme all’aponeurosi dei gemelli, il tendine d’Achille e attraverso di esso si inserisce sul calcagno. La funzione principale del tricipite della sura è quella di flessore plantare del piede e supinatore, inoltre i gemelli sono anche flessori della gamba sulla coscia.

L'arto inferiore è diviso in quattro parti, che in ordine prossimo-distale sono: l'anca, la coscia, la gamba ed il piede. L'articolo descrive in dettaglio l'anatomia di ciascuna di queste parti, concentrandosi su ossa, articolazioni e muscoli.
L'articolo descrive le ossa dell'arto inferiore: l'osso iliaco, il femore, la tibia, la fibula, la patella e le ossa del piede (tarso, metatarso e falangi). Vengono descritte le caratteristiche anatomiche di ogni osso, con attenzione alle superfici articolari e ai punti di inserzione muscolare.
Le principali articolazioni descritte sono: l'articolazione dell'anca (coxofemorale), del ginocchio, la tibiofibulare prossimale e la tibiotarsica. Per ogni articolazione, vengono descritte le superfici articolari, i legamenti e i movimenti consentiti, con un focus sulla loro importanza per la funzionalità dell'arto.
L'articolo elenca e descrive i principali muscoli dell'arto inferiore, tra cui: grande, medio e piccolo gluteo, piriforme, quadricipite femorale, tensore della fascia lata, sartorio, adduttori, bicipite femorale, semitendinoso, semimembranoso e tricipite della sura. Per ogni muscolo, vengono descritte origine, inserzione e funzione.
L'articolo evidenzia le differenze morfologiche tra la pelvi maschile e femminile. La pelvi femminile è più larga e meno spessa, con un angolo dello stretto superiore più inclinato. Queste differenze sono legate alla funzione riproduttiva e al parto. Inoltre vengono descritte le differenze di forma dello stretto superiore e del foro otturatore, l'inclinazione delle ali dell'osso iliaco, la distanza tra acetaboli e tuberosità ischiatiche, il diametro verticale della sinfisi pubica e l'angolo formato dai rami ischiopubici.