A che età iniziare i corsi di propedeutica della danza?

Di Eliane Arditi

Quando iniziare lo studio della danza? Dilettantistica o professionistica? A che età si può introdurre lo studio della scarpa da punta? A che età si può iniziare a “forzare” l’en dehors? E soprattutto: chi decide queste tappe? Leggiamo anche il parere del medico, Omar De Bartolomeo

"Si ritiene che non tutti diventeranno grandi ballerini e che la danza sarà, di sicuro, vissuta come forma d’arte completa più da alcuni che da altri ma, come ogni bambino ha il diritto d’avere una scatola di matite colorate e qualche elementare nozione di disegno e di uso del colore, che diventi oppure no un artista professionale, così ogni bambino ha il diritto di acquisire il controllo del suo corpo."1

Tutti i bambini, anche coloro che non faranno della danza la loro futura professione, dovrebbero avere la possibilità di affacciarsi al meraviglioso mondo della danza seguendo corsi di propedeutica della danza, formativi per il loro sviluppo psicofisico.

Come ben sanno le insegnanti, lo studio della propedeutica aiuta infatti lo sviluppo armonico del fisico, contribuisce alla formazione del carattere, introduce alla scoperta delle potenzialità artistiche e avvia a un’appropriata educazione musicale.

Lo studio della danza classica, grazie ai suoi numerosi benefici formativi, ha avuto un incremento considerevole negli ultimi decenni aumentando le offerte di scuole.
Agli inizi degli anni '50 nella città di Milano esistevano 2 sole scuole private dove poter mandare le proprie figlie (ai maschi allora era riservato il calcio, la pallacanestro e pochi altri sport) mentre oggi se ne contano a decine, oltre ai corsi che vengono organizzati all’interno delle sedi scolastiche in orario pomeridiano e alle numerosissime scuole dell’hinterland.
L’aumento delle offerte e il numero sempre crescente di allievi non può che rallegrare tutti coloro che apprezzano la danza perché i piccoli di oggi saranno forse domani un pubblico adulto competente e appassionato.

I genitori, consapevoli dei benefici che la danza potrà fornire allo sviluppo del figlio hanno, a volte, la tendenza di iscrivere i bambini alla scuola di danza in età precoce senza porre le dovute attenzioni alla qualità dell’insegnamento.

La tecnica della danza accademica è molto complessa e richiede maturità, conoscenza del proprio corpo e consapevolezza delle possibilità motorie per superare le difficoltà e cercare di raggiungere obiettivi sempre più impegnativi.

Solo da poco, l’attenzione al sano e corretto sviluppo del bambino raccomanda di non indirizzarlo in un’attività che potrebbe, se iniziata prematuramente, essere nociva e consiglia invece una graduale preparazione allo studio della danza classica accademica.

Spetta perciò all’insegnante, alla richiesta di iscrizione a un corso di danza, di indirizzare il bambino a una forma di studio preparatorio.

Voler accelerare i tempi e far iniziare troppo precocemente lo studio della danza senza un’adeguata preparazione non è consigliabile, sia per la struttura fisica ancora acerba, sia per l’impegno di attenzione e concentrazione che la danza accademica richiede.

Applicando una corretta propedeutica (insieme di nozioni che servono di preparazione allo studio di una materia) si accompagnerà, con gradualità, il bambino verso la scoperta dell’affascinante mondo della danza classica.

Un tempo le ore di gioco all’aperto che i bambini trascorrevano dopo l’attività scolastica erano non solo importanti per socializzare, ma anche e sopratutto come attività ginnica: correre per non farsi prendere, saltare “alla corda”, arrampicarsi sugli alberi e altri numerosi giochi erano tutte attività che richiedevano dinamica, velocità, elasticità e coordinazione. Ora, spesso, specialmente nelle città, nasce la consapevolezza da parte dei genitori di occupare i loro figli, dopo le ore scolastiche, in un’attività fisica, allontanandoli così dal pericolo di “rilassarsi”, in modo del tutto sedentario, davanti a un televisore o a un video gioco, il più delle volte assumendo posizioni innaturali per la colonna vertebrale.

L'opinione del medico: cosa ne pensa il dottor Omar De Bartolomeo

L’attività ginnico-sportiva ha un grande ruolo formativo per i bambini, sia da un punto di vista dello sviluppo delle capacità motorie, sia dal punto di vista pedagogico, psicologico, emotivo.

Le attività sportive caratterizzate da movimenti eseguiti a ritmo di musica (danza, ginnastica artistica e/o ritmica e similari) e con particolari movenze corporee impongono rigore di esecuzione, fine controllo delle articolazioni e dei segmenti scheletrici, armonioso sviluppo delle masse muscolari.

La danza classica, come forma ginnica e artistica, rappresenta quindi un ottimo connubio tra aspetto ludico (muoversi nello spazio, a ritmo di musica, con e senza oggetti, ecc) ma anche un’ ottima attività motoria.

Quest’ultimo aspetto è enfatizzato dall’uso dello specchio, della sbarra, con la richiesta di eseguire esercizi simmetrici per lo sviluppo delle doti artistiche del piede, dell’anca, della schiena.
Questo percorso formativo, anche se svolto a livello amatoriale, è in grado di modificare le capacità motorie degli allievi e probabilmente di influenzare in senso migliorativo alcuni atteggiamenti posturali dei nostri figli (foto 1).

foto 1

Foto 1. Atteggiamento sul piano frontale di tre allieve, di età differente

Nella immagine 1 si possono notare tre allievi di età differente (8-10 e 11 anni), caretterizzate da tre diversi atteggiamenti posturali.

L’allieva sulla sinistra presenta un atteggiamento varo (ad “O”) degli arti inferiori, e un buon atteggiamento posturale della colonna.
La allieva alla destra e al centro presentano arti inferiori ben allineati, ma un atteggiamento paramorfico del rachide.
Questo atteggiamento è particolarmente evidente nella allieva a destra, osservando la diversa forma dei “triangoli della taglia”, vale a dire i triangoli tra i fianchi e il torace e la profilo interno dell’arto superiore (foto 2).

foto 2

Foto 2

In immagine 2 si può osservare la stessa allieva a destra vista posteriormente, dove si osserva meglio la differente forma e dimensione dei “triangoli della taglia”.

Gli atteggiamenti posturali della colonna devono essere osservati anche sul piano sagittale, vale a dire di profilo. È tipica infatti l’osservazione di un atteggiamento in iperlordosi della colonna lombare, o di una lieve ipercifosi dorsale (foto 3).

foto 3

Foto 3. Diversi atteggiamenti della colonna. Iperlordosi (foto 3, immagine a destra) e dorso piatto (immagine a sinistra).

L’atteggiamento in iperlordosi lombare (immagine a destra) è di solito benigno e si corregge nel tempo, entro i 10 anni di vita.
Sono quindi transitori e l’attività sportiva facilita tale correzioni grazie allo sviluppo della muscolatura della colonna. La danza classica, grazie alla pratica e alla necessità di modificare la posizione del bacino e della colonna, permette una maggior consapevolezza da parte del bambino e quindi una migliore e precoce capacità di controllo posturale (foto 3, immagine a sinistra).

La danza propedeutica inizia intorno ai 5-6 anni e si conclude verso i 10 anni. In questa fascia di età i bambini vanno incontro a notevoli modificazioni posturali, sia considerando interamente il loro corpo, sia considerando alcuni segmenti specifici come il piede, la schiena, l’anca, il ginocchio.
Le modificazioni sono spontanee, ma la pratica costante della danza classica può aiutare l’innata capacità del corpo a modificarsi per assumere forme e dimensioni più adatte ai movimenti eseguiti.
In questo contesto però si inquadrano anche alcuni concetti importantissimi: la danza, se eseguita in maniera scorretta, può provocare anche danni alle articolazioni.
Da qui il corretto ruolo dell’insegnante di danza e la supervisione da parte del medico con visite annuali per monitorare il corretto accrescimento degli allievi.

Sebbene siano molte le variabili legate al trauma, possiamo dire che il ballerino, nel corso della sua carriera, potrà andare incontro a due tipi di infortuni.

Il primo è legato all’età e all’esperienza del ballerino, il secondo è legato al trauma (evento casuale e accidentale) vero e proprio.

Prima di definire i diversi tipi di patologie legate all’accrescimento e allo studio della danza, dobbiamo soffermarci su una questione molto importante: l’età corretta per l’inizio della danza.
Questo quesito implica anche la conoscenza delle tappe di sviluppo dell’apparato muscolo-scheletrico in relazione alla preparazione psico-fisica della danza.

Quando iniziare lo studio della danza? Dilettantistica o professionistica? A che età si può introdurre lo studio della scarpa da punta? A che età si può iniziare a “forzare” l’en dehors? E soprattutto: chi decide queste tappe?

Sono domande a cui è difficile rispondere in modo assoluto, perché ogni bambino/a è unico, ogni ballerino ha il suo sviluppo e la sua formazione può iniziare in ritardo rispetto ad un coetaneo, ma dopo un certa età il livello di preparazione e la struttura corporea possono equivalersi.

In base alla nostra esperienza, l’età di 15 anni rappresenta un momento in cui il ballerino e la ballerina subiscono le modificazioni più importanti e sono pronti a “forzare” per affinare il più possibile la loro tecnica. Questo limite d’età non deve però esser preso come limite assoluto. Ogni ballerino è diverso da un altro e deve essere studiato e valutato singolarmente.

Tra i 5 e i 10 anni sono di facile riscontro alcuni “atteggiamenti paramorfici”, vale a dire atteggiamenti posturali transitori e correggibili, dovuti a posture scorrette, squilibri muscolari/legamentosi. Non devono essere considerati malattie, ma se non individuati e corretti, possono trasformarsi, nel tempo, in “dimorfismi”, vale a dire atteggiamenti sempre meno correggibili attivamente ovvero con esercizi specifici.

La mia esperienza mi suggerisce che, con un lavoro progressivo, iniziando con 1-2 ore settimanali di danza con corretta stimolazione dei muscoli dell’arto inferiore mediante gli esercizi di danza (sia con sbarra a terra che alla sbarra), lo studio dell’appoggio plantare corretto e della “mezza punta”, dell’estensione del ginocchio e della rotazione delle anche senza “forzature” a livello dell’anca stessa e del “basso gamba”, un corretto allineamento della colonna e “piazzamento” del bacino, può migliorare l’atteggiamento del corpo del ballerino e migliorare anche alcuni paramorfismi.
Di sicuro il “piede piatto” può avere ottime stimolazioni propriocettive e di rinforzo muscolare con lo studio della mezza punta e la corretta impostazione del piede nei diversi fondamentali della danza.

L’età dell’allievo è un fattore determinante poiché alcuni esercizi devono essere svolti in relazione allo sviluppo fisiologico del piede. Discorso analogo può essere fatto per la colonna: il lavoro da seduti e in piedi, con controllo allo specchio e grazie all’uso di “facilitatori propriocettivi” come il lavoro in coppia, con elastici e/o con fazzoletti, ecc…

Di seguito verranno prese in esame alcuni atteggiamenti paramorfici e si spiegheranno le patologie tipiche dell’età dell’accrescimento, sottolineando il ruolo della danza classica.

Il piede e la caviglia rappresentano un organo complesso che si sviluppa dalla nascita all’età adulta. È un organo di moto, in quanto permette la deambulazione e le attività sportive, e di senso in quanto è dotato di molteplici recettori capaci di modificare la postura del piede stesso ma anche dei segmenti scheletrici sovrastanti. I piede ha una forma caratteristica che si forma durante lo sviluppo del bambin, dalla nascita al’età adulta. Il piede del neonato infatti è piatto per via della presenza di un abbondante tessuto adiposo sottocutaneo a livello della volta plantare.

Successivamente, grazie all’inizio della deambulazione e sotto lo stimolo dei giusti impulsi motori (camminare, praticare attività sportiva, corretta calzatura, stimolazioni propriocettive durante la vita quotidiana), il piede modifica la sua forma. Questo avviene di solito fino ai 10-12 anni, quindi questo lasso di tempo rappresenta la fase di maggior crescita e modificazione del piede stesso.

Esistono alcune patologie, definite ostoecondrosi, tipiche dell’età dell’accrescimento, le cui localizzazioni sono tipiche e costanti: a livello del calcagno, delle teste dei metatarsali, dello scafoide (un osso del piede subito davanti all’astragalo).

La causa di queste patologie possono essere ricondotte ad eccessivo carico/trazione nei punti di inserzione dei tendini, o a turbe vascolari, o ad alterato distribuzione dei carichi ovvero a malattie metaboliche.

Risulta quindi importante l’età in cui si inizia a ballare e l’età in cui si inizia l’uso della scarpa da punta.

Di solito suggeriamo di iniziare lo studio e l’uso della scarpa da punta “quando il piede ha quasi ultimato la sua crescita”, e questo coincide, nella popolazione italiana, agli 11-13 anni, ma cosa molto importante è anche la presenza di un secondo requisito: l’assenza di errori tecnici nella mezza punta!

Infatti è rischioso “mettere un piede in punta” se già in mezza punta esistono errori tecnici di appoggio al pavimento e di tecnica. L’uso di una superficie di appoggio minore (il puntale della scarpetta) unita alla maggior difficoltà tecnica sono due importanti fattori di rischio per traumi dell’apparato locomotore.

Inoltre, soprattutto le ragazzine di questa fascia di età (10-14 anni) possono essere particolarmente “lasse”, vale a dire avere articolazioni particolarmente mobili. Nella maggior parte dei casi la lassità articolare (ginocchio iperesteso, collo del piede “overarched”, ecc…) è fisiologica, in rari casi invece è espressione di una malattia.

Sebbene la lassità (e non la iperlassità) sia una caratteristica ricercata dagli insegnanti, questo rappresenta invece un problema. Un allievo lasso o addirittura iperlasso è più soggetto a infortuni e presenta “errori posturali” come ad esempio nell’aplomb dell’arto inferiore, nella posizione del bacino, nell’aplomb della colonna (iperlordosi lombare).

foto 4

Foto 4. Diverso atteggiamento dei piedi. a sinistra, allieva con sindrome pronatoria dei piedi (piede piatto, più marcata a destra, 4a) e sua correzione (4b). A destra (4c), allieva con piede cavo.

Un allievo “lasso” è più soggetto a lesioni quali distorsione di caviglia, distorsione di ginocchio (con rischio di lesione dei menischi, del crociato o a lussazione di rotula), a rischio di sviluppare patologie discali a livello della colonna.
Inoltre, proprio per l’alterato aplomb, è più a rischio di tendiniti croniche e di fratture da stress a carico delle ossa del piede, della tibia.

Ovviamente questa predisposizione diventa tanto più importante in relazione alla presenza di altri fattori, come ad esempio la presenza di un piede piatto (sindrome pronatoria dei piedi, una eccessiva intrarotazione delle anche, scarsa rotazione esterna delle anche, scarso en dehors), il valgismo ovvero varismo delle ginocchia (ginocchio ad X e ginocchio ad O rispettivamente, foto 5), l’elasticità del pavimento, all’uso di una calzatura non idonea, a errori tecnici, a disturbi alimentari ovvero mestruali (ritardo di comparsa dei primi cicli mestruali ovvero alterazione della frequenza mensile degli stessi).

Un argomento importante da considerare è lo sviluppo delle anche e il ruolo della danza nel poter migliorare alcuni atteggiamenti fisiologici delle stesse.
L’anca infatti è caratterizzata da due angoli che vengono usati per descrivere la sua posizione nello spazio. Questi sono l’angolo di inclinazione (valore in gradi di quanto la testa del femore “guarda in alto”) e l’angolo di antiversione (valore in gradi di quanto la testa del femore “guarda in avanti”).
Questi due angoli subiscono variazioni dalla nascita alla maturazione scheletrica.

Si ritiene che l’anca smetta di modificare la sua posizione verso i 14-16 anni, ma le modificazioni maggiori si hanno dalla nascita fino ai primissimi anni della vita.

È infatti noto che all’inizio della deambulazione i bambini camminino con le punte dei piedi all’interno, questo per eccessiva intrarotazione dei colli femorali, ma progressivamente si assiste ad una rotazione verso l’esterno della punta del piede così che verso i 3-6 anni si assista ad una deambulazione a piedi paralleli ovvero leggermente ruotati all’esterno (valore massimo di rotazione esterna dei piedi è 20°).

La danza classica potrebbe avere un ruolo importante nel facilitare la modificazione degli angoli grazie allo studio dell’en dehors e della sbarra e sbarra a terra.

L’en dehors è la possibilità di ruotare all’esterno l’arto inferiore ed è determinato da alcuni fattori. Innanzi tutto dalla capacità di ruotare all’esterno l’anca. Non esistono altre articolazioni capaci di extra ruotare al di sotto dell’anca. La posizione del piede sarà quindi dettata dalla conformazione dell’arto inferiore. Normalmente il piede è ruotato di 20-25 gradi all’esterno con arti inferiori atteggiati in VI posizione, cioè a rotule frontali. La possibilità dell’anca di ruotare all’esterno di 40-45 gradi permetterà al piede di posizionarsi a circa 90° rispetto al piano sagittale.

Da queste considerazioni si comprende come la prima posizione accademica debba essere studiata progressivamente, per stimolare la muscolatura extrarotatoria dell’anca, “stretchare” le strutture capsulari anteriori dell’anca, aspettare le fisiologiche modificazioni ossee legate all’accrescimento. Ogni rotazione che non avviega a livello dell’anca deve essere eliminata, vale a dire non bisogna eccedere nella rotazione del ginocchio (screwing del ginocchio) poiché questo provocherà il mancato sostegno della caviglia (rolling in della caviglia).

foto 5

Foto 5. foto sinistra: ginocchio valgo; foto destra: ginocchio varo

La torsione (screwing) del ginocchio espone a rischio di lesione del collaterale mediale, del menisco mediale e del crociato, mentre il “rotolamento in avanti” (rolling in) della caviglia espone a danno a livello delle strutture capsulari e tendinee della caviglia e dell’alluce (alluce valgo).

La lassità costituzionale dei bambini potrebbe inoltre aggravare questi errori tecnici. Un dolore all’anca, articolazione che si proietta in regine inguinale, deve essere considerato un campanello d’allarme in quanto può celare una semplice tendinite (ileo psoas, retto del femore, sartorio) ovvero una vera patologia (epifisiolisi dell’anca).

Uno scarso en dehors è facilmente identificabile osservando la posizione reciproca del piede e del ginocchio, ad esempio in prima posizione. Se l’anca ruota all’esterno, la coscia e quindi la rotula “seguono” il movimento e il piede si troverà subito sotto (e in asse) rispetto alla rotula. Se invece l’anca non ruota a sufficienza verso l’esterno, l’anca sarà dotata di una scarsa rotazione (per motivi anatomici e/o di errata tecnica) e la rotula sarò ancora frontale. Il piede dovrebbe comunque trovarsi sotto alla rotula; se invece esso si trova ruotato all’esterno ciò vuol dire che ci troviamo di fronte a uno torsione del ginocchio (screwing), oppure a una rotazione della tibia all’esterno. In entrambi i casi ci saranno sollecitazione abnormi a carico di ginocchio, rotula, anca e piedi/caviglia (immagine 6).

foto 6

Foto 6a. Mal allineamento femoro-tibiale, valutato in prima (6a) e in seconda posizione (6b) osservare la posizione dei piedi rispetto alla rotula.

foto 6

Foto 6b

foto 7

Foto 7. Rotazione interna (7a) ed esterna (7b) dell’anca. Notare la differenza tra la eccessiva rotazione interna rispetto alla rotazione esterna.

La posizione della “farfallina” (foto 8) non è un utile test atto a saggiare la capacità di ruotare l’anca. Questa posizione, infatti, saggia la elasticità e la distensibilità dei tessuti e in modo sommario quanto l’anca possa ruotare all’esterno, abdurre e flettere.

foto 8

Foto 8. Esecuzione della “farfallina” da prona. Notare la posizione delle anche, flesse, abdotte e ruotate all’esterno.

Anche il piede subisce delle modificazioni legate all’accrescimento e alla pratica della danza (foto 9). Come si vede dalla foto 9, in relazione al tipo di piede (piede piatto, piede cavo, ecc), l’esecuzione del “puntare” ha forma differente.
Esistono quindi piedi il cui “collo piede” è già molto evidente e facile da lavorare con gli esercizi, altri piedi invece sono caratterizzati da una distensibilità minore, con un” collo del piede” meno “dotato”.

foto 9

Foto 9. Diversi tipologie di “collo piede”.

Nella danza classica, tutte e due le tipologie di piede possono essere a rischio di sviluppare patologie. Un piede molto dotato è infatti a rischio di tendinopatie, fratture da stress e altre lesioni da sovraccarico. Un piede con scarsa “collo piede” è soggetta a tendinopatie sia per l’alterato appoggio, sia per l’esecuzione dell’en pointe e dei salti.

È inoltre a rischio di fratture da stress, allo sviluppo di alluce valgo e di altre lesioni da sovraccarico. Un piede pronato/piatto, ovvero con tendenza al “rolling in”, è quindi un piede per certi versi più soggetto ad infortunio, sia accidentali che per overuse/overlavoro (sovraccarico).

Come si vede in foto 9, esistono differenti tipologie di “collo piede” e, nello specifico:

  • 9a: ridotto estensione a livello della caviglia e del mesopiede/piede
  • 9b: buona estensione a livello della caviglia e mesopiede. Da migliorare l’estensione delle dita. Piede cavo
  • 9c: scarsa estensione di caviglia, predominio degli estensori delle dita rispetto al flessore dell’alluce, scarsa estensione di mesopiede/piede
  • 9d: buona estensione di caviglia, ma accenno a “svirgolo” interno del mesopiede/piede. Predominio dei flessori delle dita con tendenza all’en griffes delle dita

Tra i diversi errori tecnici che spesso vedo in occasione delle visite mediche, è appunto il predominio della muscolatura flessoria rispetto all’estensoria delle dita. Ne risulta un piede “disarmonico”, con un buon collo ma con il mesopiede e le dita atteggiate non in modo armonioso (foto 10).

Da un punto di vista meccanico e funzionale, l’ipertono dei muscoli flessori (flessore delle dita, flessore dell’alluce) si traduce in aumentato rischio di tendinopatie di questi muscoli, sovraccarico delle ossa metatarsali, piede non stabile durante la mezza punta e l’en pointe per scarsa attivazione e controllo dei muscoli estensori e intrinseci del piede (lombricali, interossei).

foto 10

Foto 10. Estensione della caviglia e errore tecnico di “griffes” delle dita.

Inoltre, la tendenza all’en griffes delle dita potrebbe provocare lesioni da attrito con la scarpetta ovvero con il puntale in gesso, così come deformità permanenti delle dita stessa.
Per questo occorre correggere questi errori già in giovane età, prima dell’uso della scarpa da punta.

Articolo tratto dal libro: A piccoli passi verso la danza, edizioni NonSoloFitness

L'articolo è tratto dal libro A piccoli passi verso la danza, scritto a quattro mani da Eliane Arditi, ballerina nel corpo di ballo del Teatro alla Scala, e da Omar De Bartolomeo, dal 2007 è medico della Scuola di Ballo del Teatro alla Scala di Milano 

A piccoli passi verso la danza

Note

  • Margaret N. H’Doubler- A creative Art Experience Dance – “ A Classic of Dance Education It is expected that not everyone will be a great dancer and that dancing, of course, will be experienced as a complete art form more by some than by others; but, as every child has a right to a box of crayons and some instruction in the fundamental principles of drawing and in the use of color, whether or not there is any chance of him becoming a professional artist, so every child has a right to achieve control of his body1
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