Medicina della danza

Di Omar De Bartolomeo

Di cosa parliamo quando parliamo di "medicina della danza"? Non esiste una vera e propria specializzazione, si tratta piuttosto di una ultraspecializzazione di professionisti sanitari e del movimento, assolutamente necessaria in relazione alla specifità della danza. Articolo tratto da "Medicina della Danza", edizioni NonSoloFitness

La medicina della danza non è una vera e propria specializzazione medica, ma è per lo più una ultraspecializzazione che medici, fisioterapisti, preparatori tecnico-atletici e figure professionali similari cercano di attribuirsi nel momento in cui orientano i propri interessi di studio, cura e prevenzione, verso questa straordinaria forma d’arte.
Il ballerino infatti non è un vero e proprio sportivo, e neppure un semplice atleta.
È un artista che deve necessariamente unire molte caratteristiche, meglio definibili doti.

Di sicuro deve avere ottime doti anatomiche, vale a dire che il suo corpo deve avere alcune caratteristiche anatomiche particolari, ma anche che il suo corpo deve potersi plasmare in relazione agli stimoli fisici che la danza classica impone già a partire dalla tenera età.

La danza infatti è una disciplina che vede l’inizio della pratica fissato verso i 5-6 anni di età. Si parla di propedeutica1, sebbene già in precedenza i bambini possono essere avviati a quella forma di danza e movimento chiamato “gioco danza2.

Le doti anatomiche vere e proprie riguardano la forma delle superfici articolari, gli assi dei segmenti scheletrici, il range del movimento (ROM) delle articolazioni, la distensibilità muscolare, la flessibilità, l’elasticità.
Queste caratteristiche predispongono in senso positivo alla pratica della danza classica e ai fondamentali tecnici ma anche in senso negativo in quanto possono predisporre ad un aumento del rischio di infortuni acuti e da overuse.

La danza classica infatti impone determinate caratteristiche fisiche a livello dell’anca (angolo di inclinazione, antiversione, forma e posizione del cotile, inclinazione pelvica) del ginocchio, del piede (sia inteso come formula metatarsale/digitale che come tipo di appoggio plantare), della colonna. La presenza di una eccessiva pronazione sottoastragalica (comunemente definito piede piatto), un ginocchio eccessivamente varo o valgo, un’anca dotata di poca rotazione esterna e/o elevazione possono predisporre, invece, a errori tecnici e anche direttamente a lesioni a carico dell’apparato muscolo-scheletrico.

Importante sottolineare che spesso, nella danza, le lesioni a carico di un segmento corporeo o di una articolazione possono derivare da scarse doti anatomiche di distretti a monte e/o a valle. Un esempio, un piede piatto può predisporre a patologie del piede e della caviglia (tendiniti acute e/o croniche - recidivanti, capsuliti, alluce valgo, fratture da stress delle ossa metatarsali) ma anche a distanza, sul ginocchio (lesioni meniscali, sindrome dolorosa anteriore di ginocchio, tendiniti).

Questa evidenza diviene tanto più frequente se le scarse doti anatomiche si associano anche a errori tecnici e/o a scarse doti tecniche e/o artistiche.
Le doti tecniche sono un insieme di abilità fisico-attitudinali di riproporre quanto appreso nel corso degli anni di studio, riproducendo fedelmente ciò che i manuali di danza classico-accademica riportano per le diverse metodiche che, per la danza classica, si rifanno a:

  • Metodo Vaganova (Russo)
  • Metodo Balanchine (USA)
  • Metodo Cecchetti (Italia)
  • Metodo Bournonville (Danese)
  • Metodo cubano di Alonso
  • Metodo RAD (inglese, Royal Ballet)
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Le doti artistiche e atletiche del ballerino classico sono oggi le più ricercate.

Le doti artistiche sono connesse alle doti anatomiche e tecniche, quindi all’espressività, alla presenza in scena, alla capacità comunicativa. Le doti atletiche invece sono l’insieme della capacità di performance sportiva, intesa come forza, resistenza, elasticità, resistenza alla fatica, coordinazione, propriocezione.

Doti artistiche e atletiche creano un connubio perfetto nel momento in cui esse si bilanciano. È impensabile avere grande escursione articolare, allenare l’en dehors, o la gamba alla seconda ma non avere controllo propriocettivo in mezza punta o in punta, elevazione nel salto, capacità di ammortizzare l’atterraggio del salto, l’estensione completa del ginocchio, l’equilibrio, la coordinazione, la propriocezione, così come è impensabile allenare alcune doti artistiche del ginocchio o dell’anca eseguendo esercizi che portano alla ipertrofia di alcune masse muscolari, peggio ancora se non bilanciate dal rinforzo dei muscoli antagonisti.

Un esempio: ipertrofia della porzione esterna del quadricipite femorale (vasto laterale) rispetto alla porzione interna (detta mediale) dovuta a esercizi per migliorare l’en dehors ma svolti erroneamente.
Proprio per questi motivi si stanno creando molte figure professionali che si affiancano agli insegnanti di danza, con ruoli misti d’insegnanti di danza (per correggere gli errori tecnici e di impostazione fisica personale) e di preparatori atletici.
L’inizio precoce della pratica della danza classica, unita alla elevata frequenza, ai carichi di lavoro e all’alta intensità, fa si che sebbene tutti possano danzare, solo pochi possono farlo ad alto livello, diventando professionisti.

È importante rilevare due concetti importanti:

  1. Il limite tra “il fisiologico” e “il patologico”, nella danza classica, è rappresentato dal corpo del ballerino.
  2. Il ballerino diventa un professionista se oltre ad avere ottime doti anatomiche, tecniche ed artistiche, ha anche ottime doti atletiche e impara a rispettare la propria fisiologia e biologia

Questo vuol dire che oltre ad avere un corpo adatto alla danza, occorre anche una perfetta preparazione tecnica e atletica.
Grande ruolo quindi è svolto dagli insegnati di danza, dai medici, dai fisioterapisti e figure affini.
Di grande importanza è la preparazione atletica che il ballerino svolge sia in classe che fuori dalla classe, prestando particolare attenzione a: alimentazione, idratazione, giorni di riposo dalle attività, attività sportive “extra-danza”.

Il ballerino, oltre alla classe, dovrebbe integrare la propria preparazione artistica con lezioni di pilates, yoga, ginnastica funzionalenuoto.
Si dovrebbe pertanto allenare tanto la componente emozionale/psicologica, quanto la componente atletica, cardiorespiratoria, la capacità di recupero dalla fatica.
Come durante le lezioni di danza ove è consigliabile alternare “sbarre lente” a sbarra più “veloci”, anche con l’allenamento “fuori-classe” è bene alternare esercizi o attività fisiche più per la forza ad altre più per la resistenza, la flessibilità, distensibilità, l’equilibrio, i cambi repentini di posizione, ecc.

Importante è scegliere lezioni “fuori classe” svolte da personale tecnico preparato sulle richieste psico-fisiche dei ballerini per evitare di eseguire esercizi non specifici per la danza con il rischio di aumentare il rischio di infortuni.

Note

  1. 1 A piccoli passi verso la danza A. O. De Bartolomeo, E Arditi. NonSoloFitness editore, 2014.
  2. 2 L’avventura del gioco danza, Marinella Santini, C&P Adver E editore, 2015

Articolo tratto dal libro: Manuale di Medicina della Danza, edizioni NonSoloFitness

L'articolo è tratto dal libro Manuale di Medicina della Danza, scritto da Omar De Bartolomeo, dal 2007 è medico della Scuola di Ballo del Teatro alla Scala di Milano 

Manuale di Medicina della Danza

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