Negli sport da combattimento la preparazione mentale richiesta è pari o superiore ad altre discipline sportive, in quanto è molto rilevante lo stato emotivo interiore dell’atleta che si accinge ad affrontare una gara di questo tipo.
Lo scontro diretto con l’avversario, il susseguirsi di rapide combinazioni in cui il tempo di reazione e di recupero è ristretto e la probabilità di dover combattere in situazioni di svantaggio, richiedono una mente consapevole, preparata ed allenata.
Gli atleti combattenti sono spinti da forti motivazioni, vanno alla ricerca di intense emozioni e desiderano sapere come gestirle e sfruttarle a proprio vantaggio soprattutto in combattimento. Generalmente, infatti, i fighters si allenano con meticolosità, intensità, calibrando perfettamente il volume, la durata e l’intensità del loro allenamento fisico, vivendo a stretto contatto con le forti emozioni che ne derivano.
Tuttavia la grande maggioranza di loro non riesce ad identificare con esattezza il proprio stato interno, e questo non consente loro di modulare lo stato emotivo in maniera adeguata, per incanalarlo in ambito positivo, al fine di migliorare le performance.
Chi arriva sul ring o su un tatami è un individuo selezionato dalle dure leggi della palestra, una personalità sportivamente (non patologicamente) aggressiva, fatta di coraggio e non di astiosità.
L’esigenza di una pratica agonistica che richiede perseveranza, autocontrollo e dominio dell’aggressività, implica un elevatissimo livello delle abilità psicomotorie (reazioni pronte e veloci) e di schemi motori automatizzati ma suscettibili di adattamenti situazionali dettati dall’intelligenza.
Che le emozioni nello sport giochino un ruolo importante è un’idea molto diffusa. Nel senso comune, le emozioni entrano nello sport come distrattori, come antagonisti della concentrazione, come elementi di disturbo, oppure come indesiderabili intrusi. La preparazione psicologica dell'atleta è per molti versi necessaria quanto quella fisica, dal momento che il pieno utilizzo delle potenzialità atletiche è subordinato alla forma fisica.
Inoltre la sola preparazione fisica ci assicura l'atleta, mentre quella psicologica ci garantisce l'uomo, soprattutto in quei momenti in cui la pratica agonistica può rivelarsi fonte di disadattamento in personalità dal precario equilibrio psichico o in età adolescenziale.
A tale proposito è da ricordare che la competizione implica alti livelli di stress, caratterizzati da vissuti ansiogeni e frustranti, che possono essere tollerati soltanto attraverso un'adeguata preparazione psicologica che metta gli atleti nelle condizioni di fronteggiare le continue pressioni che l'attività agonistica comporta.
Ovviamente, va precisato che la preparazione psicologica non va richiesta né proposta come una soluzione magica capace di creare campioni o di far ottenere performances particolari. Essa va considerata come un mezzo importante da affiancare alla preparazione specifica, e i suoi risultati devono essere valutati realisticamente, esattamente come i tecnici non si attendono miracoli ma risultati obiettivi dagli allenamenti, in rapporto all'impegno con cui è stato svolto il lavoro.
La preparazione psicologica non ha come obiettivo il risultato, ma la creazione di condizioni psicologiche ideali che favoriscano l'ottenimento del risultato stesso contemporaneamente alla sua premessa fondamentale, che è appunto quella di poter contare su una personalità equilibrata nell'atleta e un clima psicologicamente favorevole: obiettivi raggiungibili soltanto dopo un lungo e meticoloso trattamento psicologico che niente deve lasciare all'improvvisazione ed alla genericità degli interventi.
Un tale contributo, all'interno di una società sportiva, può essere garantito solo dalla presenza dello psicologo dello sport, che rappresenta una grande opportunità per affrontare e risolvere problematiche inerenti la crescita e la gestione dell'atleta, sia allo scopo di potenziarne le possibilità psico-fisiche, rimuovendo quegli ostacoli d'origine psichica che interferiscono con l'espressione completa del potenziale atletico, sia indirizzando l'intervento formativo o terapeutico sulla personalità dell'atleta, sugli aspetti conflittuali presenti nei suoi processi motivazionali, affettivi, cognitivi e relazionali.
Allo stesso modo esso è in grado di operare anche sulle dinamiche che si propongono all'interno del gruppo d'allenamento, oppure in quei momenti che caratterizzano la carriera di ogni atleta come ad esempio: l'allenamento, la gara, il cambio di categoria, l'insuccesso, l'infortunio e l'abbandono.
Inoltre, lo psicologo dello sport si propone anche come un valido punto di riferimento per gli allenatori, che affianca e in alcune circostanze sostituisce nella gestione dell'atleta, in tutte quelle tematiche che vanno oltre la mera preparazione fisica, come la comunicazione e la relazione con gli allievi.
Il metodo che lo psicologo dello sport adotta nell'ambito della preparazione psicologica nel caso specifico dei lottatori è il Mental Training, quest’ultimo è un efficace insieme di strategie che intende aiutare gli atleti ad acquisire ed a mettere in pratica le abilità psico-fisiologiche utili al miglioramento delle prestazioni in allenamento e in gara (sull'argomento vedi anche Simone Bomba La preparazione psicologica come parte integrante dell'allenamento).
La preparazione mentale si avvale delle seguenti tecniche:
In gara l'atleta deve essere in grado di: identificare le aree di tensione muscolare e rendere più regolare la respirazione; crearsi un veloce luogo mentale tranquillo, una immagine distesa che lo riporti gradualmente alla tranquillità durante situazioni problematiche; se l'atleta non è ansioso ma è annoiato o demotivato, dovrà adottare pensieri positivi e cercare di capire cosa lo disturba o lo distrae in quel momento. Tutti questi aspetti possono essere “sentiti” direttamente dal lottatore. Infine è importante sottolineare che per un buon successo atletico, la preparazione agonistica deve essere senza dubbio sostenuta anche da una buona preparazione mentale.