È una condizione caratterizzata da un eccessivo peso corporeo causato da un accumulo di tessuto adiposo in maniera tale da influire negativamente sullo stato di salute.
È una condizione debilitante sotto il profilo psicofisico e rappresenta un pericoloso fattore di rischio per morbosità e mortalità.
L'obesità è una malattia complessa dovuta a fattori genetici, ambientali ed individuali con conseguente alterazione del bilancio energetico ed accumulo eccessivo di tessuto adiposo nell'organismo.
È possibile distinguere due tipologie fondamentali di obesità. Quella di tipo androide, tipica del sesso maschile, particolarmente predisponente a rischi cardiovascolari ed insulinoresistenza, e l'obesità di tipo ginoide, tipica del sesso femminile.
La principale causa dell'obesità è determinata da un bilancio calorico positivo della quota energetica introdotta con gli alimenti, rispetto naturalmente alla quota utilizzata per il metabolismo basale e per i compiti motori svolti nell'arco della giornata.
Quindi una introduzione di calorie maggiore alle calorie utilizzate, a lungo andare, determina un accumulo energetico sottoforma di adipe.
Studi su famiglie e gemelli hanno sempre sostenuto l'ipotesi di un'influenza genetica, responsabile delle cosiddette anomalie metaboliche che faciliterebbero l'insorgenza dell'obesità in presenza di alta disponibilità di alimenti e cronico sedentarismo.
Esistono poi fattori individuali che possono contribuire all'eccessiva introduzione di cibo: si tratta solitamente di comportamenti impulsivi o compulsivi secondari a depressione e\o ansia. Anche alcuni farmaci possono, se utilizzati a lungo, facilitare l'insorgenza dell'obesità.
In molti paesi industrializzati colpisce fino ad un terzo della popolazione adulta, con un'incidenza in aumento in età pediatrica: rappresenta quindi, senza dubbio, l'epidemia di più vaste proporzioni del terzo millennio e, al contempo, la più comune patologia cronica del mondo occidentale.
Recentemente l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha fissato i nuovi criteri che permettono di classificare l'obesità in base al BMI (body mass index o Indice di Massa Corporea, ottenibile dal rapporto peso\altezza al quadrato - kg\m al quadrato): come limite superiore di normalità è stato fissato un valore di BMI di 24.9, mentre sono state definite Obesità di I, II e III grado quei valori di BMI compresi rispettivamente tra 25 e 29.9, fra 30 e 39.9 e maggiori di 40.
Ciò premesso, va sottolineato che il messaggio da trasmettere è di puntare ad un obiettivo realisticamente perseguibile: si deve mirare non al raggiungimento del cosiddetto peso ideale, numero astratto espressione di calcoli che hanno solo valore statistico ma di quello cosiddetto "ragionevole", intendendo, con tale termine, il peso mantenuto senza sforzo dopo i 21 anni e che permette buone condizioni di salute fisica, psichica e sociale.
Con tutto il rispetto per l'OMS, anche il BMI però, pur essendo molto utile nella pratica ambulatoriale per la sua semplicità, ci sembra fornire una valutazione alquanto approssimativa del reale contenuto in adipe del soggetto in esame, in quanto è in grado di valutare esclusivamente la massa totale, mentre il peso corporeo è condizionato non solo dalla massa adiposa, ma anche da quella magra.
Prendiamo per esempio un atleta ed un impiegato di pari peso ed altezza: essi hanno quindi lo stesso BMI, ma hanno sicuramente una diversa composizione corporea, potendo essere il primo molto magro, per prevalenza della massa magra, e molto grasso il secondo per prevalenza della massa grassa. Per determinare una corretta diagnosi clinica di obesità, quindi, occorre conoscere la composizione corporea,in modo da poter discriminare l'eccesso di adiposità, cioè l'obesità vera, dall'eccesso ponderale legato anche ad altri fattori non "grassi", quali l'ipertrofia muscolare dell'atleta, la ritenzione idrica, e la costituzione scheletrica. Questa valutazione selettiva è utile non solo in fase diagnostica iniziale, ma anche nello studio successivo degli effetti della terapia dimagrante sui vari distretti corporei.
In ogni caso, un importante ruolo preventivo è attribuibile all'attività sportiva. Contrastano l'insorgere dell'obesità, indipendentemente dagli stili di vita, alti livelli di GH ed una marcata muscolatura scheletrica.
Bilancio energetico positivo dovuto a un’eccessiva introduzione calorica rispetto al consumo metabolico e motorio quotidiano
Tre gradi di obesità stabiliti sulla base del valore di BMI: tipo I (25-29.9), tipo II (30-39.9), tipo III (>40)
Non distingue la composizione corporea e non discrimina tra massa grassa e massa magra, come nel caso di atleti e soggetti sedentari
L’obesità è una patologia cronica multifattoriale legata all'accumulo eccessivo di adiposità. La classificazione tramite BMI fornisce un’indicazione utile ma non esaustiva, in quanto non considera la composizione corporea. Fattori genetici, sedentarietà, squilibri ormonali e dieta ipercalorica ne influenzano l’insorgenza. L’attività fisica rappresenta il cardine della prevenzione clinica e sociale.