Per salvare le palestre occorre chiudere le palestre

Di Pierluigi De Pascalis

Da poco più di un mese hanno riaperto le palestre, ma se vogliamo provare a salvarle occorre chiuderle subito, vietarle ai maggiorenni, e prevedere una multa per chi ci si avvicina con un borsone

Luglio inoltrato, a poco più di un mese dalla riapertura delle palestre mi rendo conto che, se vogliamo provare a salvarle, occorre richiuderle immediatamente!
Vietarle ai maggiorenni, e prevedere una multa per chiunque venga visto aggirarsi nei pressi di un palestra con borsoni o abbigliamento che lasci pensare vi sia l'intenzione di allenarsi.

Prima di allarmarvi, prima di raccogliere le firme per il mio ricovero coatto in una struttura psichiatrica (che magari merito ugualmente), datemi il tempo di spiegare.
Anno Domini 2020, mese di marzo, primo lockdown, tutto chiuso e impossibilità di muoversi salvo esigenze stringenti, incluso portare i cani a passeggio. Conseguenza: boom di adozione di cani e mezza Italia che si scopre essere figlia di maratoneti desiderosi di correre, prigionieri delle 4 mura ma con l'ATP scalpitante nei quadricipiti. E quando l'ATP scalpita, non la si tiene!

Tempo 3 mesi e a giugno dello stesso anno, con la ritrovata possibilità di andare a correre, torna anche il deserto in tutti i luoghi in cui, sino al momento delle restrizioni, sembrava di essere sul ponte di Verrazzano durante la maratona di New York. Un entusiasmo atletico durato meno della passione per il curling durante le Olimpiadi di Torino 2006.
Le tute di acetato anni '80 non avevano ancora perso del tutto la puzza di naftalina, che sono tornate a giacere dove erano prima. Neppure il tempo di imparare da quale lato della strada si corre ed era già tutto finito!

La situazione come ricorderete migliora, ma precipita nuovamente in autunno mischiando foglie e speranze, entrambe ormai per terra. Altro periodo di lockdown, non stringente come il precedente ma ugualmente drammatico in termini economici, cui segue pian piano una graduale riapertura di quasi tutto, pur con le restrizioni del caso. Quasi tutto, perché le palestre sembrano tra le uniche attività a non beneficiarne. Riparte il tam-tam in loro sostegno, che prosegue tutta la primavera. Orde di Italiani (noti per la loro forma atletica), si disperava per le palestre rimaste chiuse, una persecuzione, anzi di più, un complotto, anzi di più, un attentato alla propria salute, anzi di più! Salute ormai compromessa da quegli allenamenti saltati a causa delle imposizioni del Governo. Un complotto per minare il sistema immunitario di un Paese di bronzi di Riace, alimentando morte e malattie.

Tra pettorali ipotonici e glutei che solo la chirurgia può nuovamente cesellare, a fine maggio 2021 finalmente anche le palestre riaprono: alleluia, alleluia! A questo punto ci si aspetterebbe un'ondata di gente, un fiume umano di persone a fare la fila per rinnovare un abbonamento, per esprimere solidarietà ai gestori che hanno continuato a sostenere spese, affitti, e quant'altro, senza vedere il becco di un quattrino per oltre un anno. Tutti pronti a spostare ghisa come un operaio in una miniera di carbone nel Belgio degli anni '50.

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Invece, l'italiano medio, coerente come il gallo girevole che si trova in cima ai comignoli, di tornare in palestra, o perlomeno di iscriversi per la prima volta nella sua vita, non ci pensa proprio.
Tolto il divieto, non c'è più gusto. E quei pochi che ci rimettono piede spesso contrattano gli interessi maturati sulle quote mensili versate e non godute, come se la tessera della palestra fosse il libretto di risparmio delle Poste. Gli stessi che sino a poche settimane fa strillavano in segno di solidarietà con gestori e proprietari di palestre, ora vogliono gli interessi come strozzini.

In un clima in cui chi è senza peccato scagli la prima pietra, due paroline le meritano anche i gestori. In molti, ligi alle regole, hanno subìto il loro infausto destino come i martiri di Otranto, ma molti altri sono stati pronti a tesserare come atleti agonisti di interesse Nazionale anche i pensionati della bocciofila di Piovarolo (Comune che diede i natali al noto powerlifter Antonio La Quaglia). Giocando in modo sporco non solo nei confronti di chi le regole le stava rispettando, ma contribuendo a gettare discredito su una intera categoria che, di tutto ha bisogno, tranne che di questo.

Fortuna che l'Italiano dimentica in fretta, non a caso proprio al genio italico si deve la frase "ha fatto pure cose buone", una memoria più corta di così... si muore! Talmente in fretta che, mentre a serrande chiuse per decreto il mantra era: "Le palestre sono salute, gli studi dicono che il covid non resiste ad un massimale di 100Kg!", tempo di riaccendere i neon della sala attrezzi e si è ripartiti col classico: "Pronto per la prova costume?"; "Iscriviti oggi ed entro ieri avrai una tartaruga da paura, e ai primi 50 una coppia di pettorali spaiati in omaggio".

Certo è luglio, direte voi, fa caldo per andare in palestra! Una scusa ciclica, come quella di non iscriversi a inizio dicembre perché poi viene Natale, di non iscriversi a marzo perché poi c'è Pasqua, di non iscriversi di venerdì o di martedì, perché lo dice il proverbio. E, a forza di rimandare, non ci si è iscritti neppure questa volta, serviva solo come pretesto per un po' di polemica sui social. Polemica che nel frattempo si è spostata prima a favore dei ristoratori, e una settimana dopo contro i ristoratori che non pagano adeguatamente i dipendenti, ma che naturalmente finirebbe sui dipendenti se, per pagarli bene, una pizza margherita costasse 18 euro.

Ma non voglio andare troppo fuori tema, e siccome alle palestre e all'intero mondo del fitness ci tengo, e ci tengo davvero, credo che l'unico modo per spingere le persone a tornare in palestra sia un nuovo divieto di accedervi con relativa intimidazione di ricevere una multa.

Naturalmente non occorre multare davvero, basta la minaccia. Perché se c'è uno sport Nazionale praticato a livello agonistico in Italia, quello è la polemica.

Buone ferie.

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