Caos Chiellini: Prandelli no al codice etico

Di Fabio Marino

Come era prevedibile accadesse, l'etica s'è piegata al senso pratico. Una Nazionale già debole in attacco non poteva perdere anche il pilastro della difesa. E così tanti saluti al codice etico

È proprio il caso di dire ci risiamo. Dopo il recente caso di Destro, escluso dalla lista dei convocati per lo stage azzurro svoltosi ad Aprile, dopo la manata rifilata ad Astori durante la partita Cagliari Roma e la seguente squalifica da parte del giudice sportivo, adesso tocca a Chiellini o almeno così dovrebbe.

Il difensore della Juventus, reo di aver dato una gomitata a Miralem Pjanic durante Roma-Juve, è stato squalificato dal giudice sportivo Tosel per tre turni. Fin qui nulla di cui sorprendersi, la decisione del giudice sportivo appare perfettamente in linea con quanto già accaduto con Destro. Ciò che sorprende è invece la dichiarazione rilasciata dallo stesso Prandelli ad Ansa immediatamente dopo la conferma della squalifica a Chiellini:

Ho visto e rivisto l'azione di Chiellini: per me non è un gesto violento. Se mi aspetto critiche per questa mia decisione? Sono quattro anni che sul codice etico ci sono polemiche...

Due pesi e due misure

L'impressione è che il Ct sia ormai rimasto "incartato" nella stessa regola che lui aveva imposto. I casi contraddittori o che almeno appaiono tali sono ormai diversi nell'applicazione del codice etico. Famoso fu il caso di Criscito e Bonucci che poco prima dell'inizio degli Europei 2012 vengono travolti entrambi dallo scandalo calcioscommesse. Prandelli decise di escludere immediatamente Criscito dalla lista dei convocati ma non invece Bonucci. Entrambi risulteranno in seguito completamente estranei allo scandalo ma di fatto Criscito non giocò quell'Europeo.

Balotelli è stato più volte graziato dall'applicazione del codice etico perché per lui "serve tanta pazienza", parole del CT. Chi invece non ha mai ricevuto sconti sono De Rossi e Osvaldo, più volte esclusi dalla lista dei convocati in azzurro per comportamenti violenti in campo. I casi di Destro e Chiellini sono ormai quindi gli ultimi casi di un codice che appare tutto fuorché etico.

Fra l'altro lo stesso Prandelli meno di un mese fa si esprimeva in questi termini:

Il codice etico sarà in vigore anche nell'ultimo mese, chi sbaglierà dovrà pagare. Sono stanco di certi atteggiamenti, li vediamo solo dalle nostre parti. Chi sbaglierà vorrà dire che non saprà reggere la pressione di un Mondiale. Non si può prevaricare l'avversario con gomitate e cazzotti

Avrebbe fatto probabilmente una figura migliore Prandelli nel dire: "Chiellini ha sbagliato e ha chiesto scusa, non posso fare a meno di un giocatore così importante per i Mondiali...", o comunque qualcosa del genere. Affermare che la gomitata di Chiellini non sia un gesto violento significa in primo luogo sconfessare il parere del giudice sportivo che invece ha catalogato l'episodio come violento. In secondo luogo il rischio è che milioni di appassionati alla Nazionale che in una delle poche occasioni come il Mondiale si ritrovano uniti per tifare verso un unico colore alla lunga si stanchino di queste continue contraddizioni.

Basta con il codice

Se Prandelli vuole evitare queste sterili polemiche è meglio che da ora in poi, in sua piena autonomia, decida chi convocare e chi meno, come d'altronde hanno fatto gli altri commissari tecnici prima di lui. Del resto il calcio è da sempre uno sport che implica una certa "dose di cattiveria" e non lo si scopre certo oggi. Se in passato avessero applicato un codice del genere probabilmente non avremmo visto ai Mondiali gente come Maradona o Zidane.

Con il Mondiale ormai alle porte l'atmosfera intorno agli azzurri non è idilliaca, ma d'altronde si sa la nostra è una Nazionale che si esalta nelle difficoltà, codice etico permettendo.

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