Sempre più spesso nello svolgimento di pratica sportiva si ha modo di vedere atleti professionisti e non che si avvalgono dell'uso del taping durante la prestazione, e sempre più spesso, ahimè, si vedono applicazioni poco comprensibili.
Partiamo dal principio di base: il taping altro non è che un cerotto elastico il cui principio terapeutico è basato proprio su questa proprietà meccanica. La sua superficie di adesione cutanea infatti non è uniformemente incollata e ciò determina dei punti di contatto e dei punti di non contatto con la cute per cui durante i normali movimenti del segmento corporeo su cui viene applicato può essere messo in tensione o creare delle pliche che funzionano da stimolo (per facilitare o inibire la contrazione muscolare e modulare la trasmissione di stimoli dolorosi).
I corpuscoli di Merkel, i corpuscoli di Meissner, i corpuscoli di Ruffini e di Pacini sono infatti recettori che attivano riflessi in risposta a stimoli pressori (Merkel), meccanici (Meissner), stiramento cutaneo (Ruffini), movimenti anche piccolissimi purchè rapidissimi (Pacini): questo significa che un seppur blando stimolo a livello cutaneo attiva comunque una risposta muscolare, vascolare e linfatica nel nostro organismo.
Accanto a questi sono presenti anche:
Semplificando al massimo si può affermare che il muscolo risponde con una contrazione concentrica a uno stimolo che tende ad allungare le sue fibre e con una contrazione eccentrica a uno stimolo che tende ad avvicinare le sue fibre.
L'applicazione del taping in caso di problematiche muscolari dovrebbe quindi sempre seguire l'orientamento delle fibre muscolari del distretto corporeo trattato.
Applicato senza metterlo in tensione sulla cute in allungamento determina delle pliche cutanee che vengono interpretate come uno stimolo in accorciamento dal sistema nervoso che quindi induce una contrazione eccentrica del muscolo contrastando quindi:
Il taping applicato in tensione (sfruttando la sua elasticità) con il muscolo in contrazione isometrica determina uno stimolo di stiramento cutaneo che favorisce la contrazione muscolare sostenendo muscoli eventualmente deboli e facilitandone la contrazione.
Vediamo quindi che il taping nell'esecuzione dell'attività sportiva non ha motivo di essere se non segue il percorso anatomico dei muscoli impegnati nel movimento e che se applicato scorrettamente può essere addirittura controproducente.
Durante un'intensa attività muscolare un cerotto applicato in modo da favorire la contrazione concentrica del muscolo può facilitare l'insorgenza di crampi se non addirittura di lesioni tendinee e muscolari innescando un meccanismo di contrazione riflessa oltre a quello volontariamente "comandato" dall'atleta.
Va altresì sottolineato che un muscolo indolenzito non dovrebbe essere sottoposto a sforzi neanche sotto l'azione "inibitoria" di un taping soprattutto negli sport di resistenza dove il muscolo si troverebbe impegnato per un lungo tempo. L'indicazione, il "dosaggio", tempi e modalità di applicazione andrebbero perciò sempre approvati da uno specialista del settore.
Concludo con il ricordare che il taping trova applicazione anche per favorire il drenaggio di articolazioni, borse, tendini o altri tessuti infiammati e quindi sedi di ristagni linfatici. In questi casi la tecnica di applicazione segue principi diversi da quelli spiegati ma sembra inutile sottolineare come con un "ginocchio gonfio" sia assolutamente proibito fare attività atletica… tape o non tape!