Nel 2020, il carcinoma mammario ha superato il tumore polmonare come principale causa di incidenza oncologica globale nel sesso femminile, con una stima di 2,3 milioni di nuovi casi, pari all'11,7% di tutte le neoplasie diagnosticate (Sung, 2021). Tra le donne, il cancro al seno rappresenta un caso su quattro e un decesso oncologico su sei, classificandosi al primo posto per incidenza in 159 su 185 paesi e al primo posto per mortalità in 110 nazioni (Sung, 2021).
Nonostante l'elevata incidenza, il carcinoma mammario è la quinta causa di mortalità per tumore nel mondo, con circa 685.000 decessi registrati nel 2020. Tuttavia, esistono significative eccezioni geografiche: il tumore al polmone precede quello al seno per numero di decessi in Australia, Nuova Zelanda, Nord Europa, Nord America e Cina (Asia orientale), mentre in molte aree dell’Africa sub-sahariana il primato per mortalità femminile spetta al cancro della cervice uterina (Sung, 2021).
I tassi di incidenza risultano significativamente più alti (circa l'88%) nei paesi industrializzati rispetto a quelli in via di sviluppo (55,9 vs 29,7 per 100.000 donne, rispettivamente). Paradossalmente, la mortalità è più elevata nei paesi meno sviluppati, con un tasso del 17% superiore rispetto a quelli economicamente avanzati (15,0 vs 12,8 per 100.000), con picchi osservati in Melanesia, Africa occidentale, Micronesia/Polinesia e nei Caraibi, dove le Barbados registrano il più alto tasso di mortalità al mondo (Sung, 2021).
Nei paesi ad alto reddito, l’incidenza elevata riflette una maggiore esposizione a fattori di rischio riproduttivi e ormonali, tra cui menarca precoce, menopausa tardiva, età avanzata al primo parto, ridotto numero di figli, breve durata dell’allattamento al seno, uso di contraccettivi orali e terapie ormonali in menopausa. A questi si aggiungono fattori legati allo stile di vita, come il consumo di alcol, il sovrappeso e l’inattività fisica, nonché un più ampio accesso a programmi di screening mammografico, sia organizzati che opportunistici (Sung, 2021).
La marcata incidenza osservata in Israele e in alcune sottopopolazioni europee può essere attribuita in parte all’elevata prevalenza di mutazioni genetiche ereditarie, in particolare nei geni BRCA1 e BRCA2, tra le donne appartenenti a tali gruppi (Sung, 2021). È importante notare che anche altre mutazioni genetiche, come quelle nei geni TP53 e PTEN, sono legate a un incremento del rischio di sviluppare carcinoma mammario. Inoltre, fattori ambientali, come l'esposizione a inquinanti e pesticidi, stanno emergendo come influenti sul rischio di carcinoma mammario.
L'epidemiologia mette in luce che le donne di età compresa tra i 45 e i 65 anni rappresentano una parte significativa dei casi diagnosticati. La diagnosi precoce, tramite metodi di screening come la mammografia, è cruciale per ridurre la mortalità, rendendo essenziali le campagne di sensibilizzazione e educazione. Attraverso una combinazione di strategie di prevenzione, tra cui miglioramenti nello stile di vita e accesso al trattamento, si spera di ridurre l'incidenza e la mortalità associata.
Le attuali ricerche continuano a portare a innovazioni nel trattamento del carcinoma mammario, comprese nuove terapie mirate e opzioni immunologiche, con l'obiettivo di offrire approcci terapeutici sempre più efficaci e personalizzati per le pazienti. L'impatto socioculturale, infine, riveste un ruolo cruciale, poiché le convinzioni e le pratiche locali possono influenzare la diagnosi e la disponibilità dei trattamenti.

Figura 1. Tassi di incidenza e mortalità standardizzati per età, specifici per regione, per il cancro al seno femminile nel 2020. (Sung, 2021)
Studi condotti negli Stati Uniti, in Danimarca, in Irlanda e in Scozia hanno evidenziato che l’aumento dell’incidenza del carcinoma mammario riguarda principalmente i tumori positivi al recettore degli estrogeni, mentre le percentuali dei tumori negativi a tale recettore sono in diminuzione (Glass, 2007; Anderson, 2011; Anderson W. F., 2013; Mullooly, 2017; Mesa-Eguiagaray, 2020; Sung, 2021).
Il carcinoma mammario è un tipo di tumore che si origina nelle cellule della mammella. È fondamentale comprenderne le differenze tra i vari tipi, come il carcinoma invasivo e quello non invasivo, per comprendere meglio le modalità di trattamento e le prospettive di prognosi. Tra le possibili spiegazioni vi sono l’epidemia di obesità, poiché l’eccesso di peso corporeo è fortemente associato ai tumori estrogeno-positivi, e l’impatto dello screening mammografico, che tende a rilevare più facilmente i tumori a crescita lenta, come quelli positivi al recettore degli estrogeni (Sung, 2021; Avgerinos K. I., 2019).
A conferma del ruolo cruciale dei fattori legati allo stile di vita, si osserva un rapido incremento dell’incidenza del cancro al seno nei paesi in via di sviluppo e nei paesi asiatici ad alto reddito, dove storicamente i tassi erano molto bassi. In queste aree, lo sviluppo economico e l’aumento della presenza femminile nella forza lavoro industriale hanno comportato cambiamenti significativi nello stile di vita e nell’ambiente socioculturale. Tali trasformazioni hanno portato a un innalzamento dell’età della prima gravidanza, a un numero ridotto di figli, a un maggiore tasso di sovrappeso e a una più diffusa inattività fisica, facendo convergere i profili di rischio verso quelli tipici dei paesi occidentali e riducendo così il divario internazionale nella morbilità del carcinoma mammario (Sung, 2021).
Inoltre, sono noti altri fattori di rischio per il carcinoma mammario, come l'esposizione a radiazioni e la storia familiare di cancro. La bassa sopravvivenza nei paesi dell’Africa subsahariana è attribuita principalmente alla diagnosi tardiva della malattia. Un rapporto che raccoglie dati da 83 studi condotti in 17 paesi della regione ha mostrato che il 77% dei casi era già in stadio III o IV al momento della diagnosi (Jedy-Agba, 2016). Un’ulteriore indagine in cinque paesi africani ha stimato che dal 28% al 37% dei decessi per carcinoma mammario potrebbero essere evitati grazie a una diagnosi precoce e a un trattamento adeguato (McCormack, 2020).
Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomandano uno screening mammografico organizzato ogni due anni per le donne tra i 50 e i 69 anni a rischio medio di sviluppare il carcinoma mammario (Didkowska, 2015). È interessante notare che lo screening mammografico ha dimostrato di ridurre significativamente la mortalità per carcinoma mammario in diverse popolazioni, anche se vi è una continua discussione sull'età e sulla frequenza ottimale dello screening.
Il cancro al seno colpisce prevalentemente il sesso femminile: nei maschi, infatti, l’incidenza è cento volte inferiore rispetto alle donne (Lopez, 2010). È estremamente raro prima dei 20 anni e piuttosto infrequente tra i 20 e i 30 anni (meno dello 0,05% dei carcinomi della mammella si verifica prima dei 25 anni, e meno dello 0,5% prima dei 30). L’incidenza aumenta rapidamente fino ai 45 anni, si stabilizza intorno alla menopausa, per poi crescere nuovamente in modo più graduale.
Questa curva di incidenza bimodale ha indotto a ipotizzare l’esistenza di due forme distinte di malattia: una premenopausale, influenzata principalmente da fattori genetici, ormonali e riproduttivi, e una postmenopausale, legata invece a fattori dietetici ed endocrinologici. Anche nei paesi orientali, dove l’incidenza complessiva è più bassa, tale distribuzione bimodale è confermata (Lopez, 2010).
Generalmente, il cancro colpisce con maggiore frequenza la mammella sinistra rispetto alla destra. Può inoltre manifestarsi in forma bilaterale, sincrona o metacrona. La forma sincrona è rara (meno dell’1% di tutte le diagnosi), mentre quella metacrona, ossia nella mammella controlaterale, ha un rischio di comparsa dello 0,5-1% annuo, con un’incidenza cumulativa stimata attorno al 5% a 10 anni e al 10% a 15 anni (Lopez, 2010).
Le cause specifiche del carcinoma mammario non sono ancora del tutto note, ma sono stati identificati numerosi fattori di rischio che interagiscono tra loro. Questa complessità rende difficile una valutazione accurata del rischio individuale, che dipende dalla combinazione di elementi favorevoli e sfavorevoli. Non vi è consenso unanime su quali soggetti debbano essere considerati ad alto rischio, ad eccezione delle donne portatrici di mutazioni genetiche predisponenti, come quelle nei geni BRCA1 e BRCA2.
In aggiunta, l’adozione di uno stile di vita sano, che comprende una dieta equilibrata e l'attività fisica regolare, è considerata fondamentale per ridurre il rischio di sviluppare carcinoma mammario. Infine, è cruciale implementare programmi di sensibilizzazione e educazione alla salute per promuovere la diagnosi precoce e la prevenzione del carcinoma mammario, sensibilizzando la popolazione sui fattori di rischio e sull'importanza dello screening.
I fattori di rischio sono elencati nella Tabella 2.
| Fattore | Variabile | Rischio relativo |
|---|---|---|
| Storia familiare | Parenti di 1° grado | |
| Diagnosi in premenopausa | 3.0 | |
| Malattia bilaterale | 5.0 | |
| Diagnosi in premenopausa e malattia bilaterale | 9.0 | |
| Diagnosi in postmenopausa | 1.5 | |
| Parenti di 2° grado | ||
| Diagnosi in premenopausa | 1.2 | |
| Diagnosi in postmenopausa | Non aumentato | |
| Mutazioni germinali | BRCA 1 - BRCA 2 | 60–80% nel corso della vita |
| P53 | 30–40% nel corso della vita | |
| CHEK2 | 2.2 | |
| Dieta | Alto contenuto di grassi | 1.2 |
| Obesità in postmenopausa | 1.8 | |
| Obesità in premenopausa | 0.8 | |
| Uso di alcol | 1.3 | |
| Fattori endocrini e riproduttivi | Ovariectomia prima dei 40 anni | 0.5 |
| Menarca prima dei 16 anni | 1.2 | |
| Menopausa dopo i 50 anni | 1.2 | |
| Gravidanza | ||
| Età 20 anni | 1.0 | |
| Multiparità | 1.6 | |
| Nulliparità 35 anni | 1.9 | |
| Allattamento al seno | 0.8 | |
| Contraccettivi orali | ||
| Uso | 1.2 | |
| 1–4 anni dopo la sospensione | 1.16 | |
| 5–9 anni dopo la sospensione | 1.07 | |
| >10 anni dopo la sospensione | 1.0 | |
| Terapia ormonale sostitutiva | 1.1 – 1.4 | |
| Malattie benigne della mammella | Malattia fibrocistica | Non aumentato |
| Iperplasia duttale e lobulare | 1.5 – 2.0 | |
| Iperplasia duttale atipica | 3.0 – 5.0 | |
| Iperplasia duttale atipica e storia familiare | 11.0 | |
| Irradiazione della mammella | Età 10–19 anni | > 20 |
| Età 20–30 anni | 15 | |
| Età >50 anni | 1.0 | |
| Precedente lcis o dcis | Presente | > 4 |
| Precedente cancro alla mammella | Presente | 0.7% / l’anno |
Fattori genetici, ormonali e ambientali includono mutazioni come BRCA1/BRCA2, obesità, età tardiva alla gravidanza e stili di vita sedentari
Diagnosi tardiva e accesso limitato alle cure contribuiscono a un maggiore numero di decessi nelle regioni in via di sviluppo
Riduce la mortalità per carcinoma mammario attraverso la diagnosi precoce nei gruppi di età a rischio, come raccomandato dall’OMS
Il carcinoma mammario è la principale causa di incidenza oncologica tra le donne. Fattori genetici come BRCA1 e BRCA2, obesità, menopausa tardiva e stili di vita sedentari ne aumentano il rischio. La mortalità è più elevata nei paesi in via di sviluppo a causa della diagnosi tardiva. Lo screening mammografico biennale tra i 50 e i 69 anni è raccomandato dall’OMS per la prevenzione e la diagnosi precoce.