Lo Slancio, dal punto di vista tecnico, è divisibile in due macrofasi, articolate in diverse fasi:

La scelta di trattare le prime due fasi dello Slancio insieme è motivata dal fatto che, essendo strettamente connesse, il modo in cui la seconda fase viene eseguita influenza inevitabilmente l'esecuzione della prima.
Per l'esecuzione congiunta di queste due fasi, esistono essenzialmente due metodi.
Il primo metodo, più semplice, prevede la flessione delle gambe e la spinta verso l'alto del bacino grazie all'esplosiva distensione delle gambe stesse (ecco il motivo del nome "caricamento": si caricano i muscoli delle gambe), culminante con l'arrivo sulle punte dei piedi. Questo metodo di sollevamento è più adatto per ghirevik con muscoli delle gambe forti e, magari, mancanza di mobilità del torace e flessibilità della colonna vertebrale. Alcuni atleti effettuano il sollevamento non distribuendo il peso corporeo su tutto il piede, ma solo sulle punte: tale scelta non è obbligatoria né da evitare, dipende dalle peculiarità fisiche e motorie del ghirevik.
Il secondo metodo, invece, prevede (come differenza) l'utilizzo distribuito della potenza dei muscoli delle gambe, del torace e del tronco. È come se le ghirie "saltassero" dal torace e dall'addome, prima "compressi". In questo modo, il lavoro che grava sulle gambe è ridotto. L'importante, in entrambi i metodi, è imprimere alle ghirie la velocità necessaria per la fase successiva: mantenere contratta la muscolatura della parte superiore del corpo, riduce l'efficienza del movimento e comporta stanchezza prematura.


La profondità del movimento di semi – seduta dipende da diversi fattori: flessibilità muscolare, mobilità articolare, preparazione tecnica e, ultimo ma non meno importante, dal livello di stanchezza. Normalmente, infatti, gli atleti tendono ad effettuare semi – sedute poco profonde (quasi invisibili nei ghirevik di alto livello, ma sempre con un angolo al ginocchio di circa 120°-130°), per consumare meno energie ed effettuare più alzate. Tuttavia, con l'aumentare della fatica nel corso dell'esercizio (sia esso in gara o in allenamento), le forze iniziano a mancare e le semi – sedute aumentano sistematicamente profondità, talvolta anche con allargamento della distanza tra i piedi di 5 – 10 centimetri.
In questo modo, i muscoli sono molto più coinvolti nell'esercizio, quindi, dal punto di vista energetico, l'efficienza del movimento si riduce, ma gli atleti sono obbligati a questa condizione, dal momento in cui il bacino non riesce più ad imprimere alle ghirie energia sufficiente per arrivare alle altezze raggiunte nei momenti iniziali dell'esercizio.
Nell'eseguire la semi – seduta e l'incastro, si possono dunque individuare tre elementi tecnici principali, eseguiti contemporaneamente:
Effettuati correttamente questi movimenti, senza temporeggiare, è opportuno distendere subito le gambe (portando le ginocchia all'indietro, senza mantenere i quadricipiti contratti quando le gambe sono stese – il peso si scarica completamente sulla struttura ossea) e mantenere la posizione di fissazione con le braccia ben distese sopra la testa, in modo stabile e fermo fino al conteggio d'alzata (in gara, questo è indice dell'esecuzione corretta del gesto tecnico).

Nuovamente, la scelta di trattare due fasi insieme (e quindi la macrofase di discesa nella sua totalità), è dettata dal fatto che i movimenti che caratterizzano il gesto a questo punto, per quanto tecnicamente
distinti dal punto di vista teorico, sono strettamente interconnessi, e la loro esecuzione congiunta può essere articolata in tre metodi di esecuzione differenti. In ogni caso, l'utilizzo minimo della forza nella
macrofase di discesa è l'elemento principale per garantire il raggiungimento di risultati elevati in termini di ripetizioni effettuate. Il primo metodo di discesa è basato sulla flessione delle gambe a livello delle
ginocchia, per attutire e ammortizzare il peso delle ghirie lasciate in discesa attraverso il rilassamento dei muscoli stabilizzatori di spalle e braccia che in fissazione le mantenevano sopra la testa dell'atleta, per
poi tornare in Rack Position distendendo nuovamente le gambe stesse.
Questo metodo è poco efficiente, in quanto nel lavoro di ammortizzazione sono coinvolti tanti grossi gruppi muscolari (quelli delle gambe), che sono già di per sé affaticati dal lavoro di spinta precedente: il doppio
lavoro implica necessariamente la prematura stanchezza. Tuttavia, dal punto di vista tecnico, questo metodo è il più semplice da apprendere: al momento d'inizio della macrofase di discesa basta rilassare gli arti
superiori e appena le braccia toccano il tronco, continuare l'accompagnamento della discesa delle ghirie flettendo le ginocchia e ammortizzando il colpo che altrimenti si scaricherebbe interamente sul tronco.
Il secondo metodo, tecnicamente più efficiente e sicuramente più usato, prevede il rilassamento completo degli arti superiori dalla fase di fissazione; mentre le ghirie iniziano la loro discesa, ci si alza sulle punte dei piedi, spalle e petto si alzano leggermente come ad "accogliere" le ghirie che stanno per arrivare; appena le braccia stanno per toccare il tronco, il peso ritorna su tutto il piede e il bacino si sposta leggermente in avanti, anche qui per "accogliere" i gomiti che sono ormai arrivati al punto di contatto della Rack Position. Le gambe effettuano solo una minima flessione alle ginocchia, e la muscolatura delle braccia e delle mani resta rilassata durante tutto il movimento.