Prima di iniziare a descrivere ed esaminare i singoli fattori di rischio delle malattie cardiovascolari, è opportuno accennare ai risultati dello studio INTERHEART, pubblicato sulla rivista Lancet nel Settembre del 2004, che ha coinvolto 262 centri di 52 paesi, 5 continenti e 30.000 pazienti. Si tratta del primo studio caso-controllo realizzato su scala mondiale per analizzare il rapporto tra i fattori di rischio e la malattia coronarica. Lo studio ha preso in considerazione i nove fattori di rischio comuni a tutte le popolazioni del mondo e facilmente determinabili:
Tutti questi fattori sembrano scatenare l'infarto allo stesso modo in tutte le regioni e in tutte le popolazioni del mondo, indipendentemente dalle etnie. Se, infatti, si valuta il rischio relativo, per il fumo il valore è di 2.87, per i livelli di colesterolo è di 3.25, per l'ipertensione 1.91, per il diabete 2.37, per l'obesità addominale 1.12, per i fattori psicosociali 2.67, per la mancanza di consumo di frutta e verdura 0.70, per il consumo di alcol 0.91 e, infine, per l'inattività fisica 0.86.
| Fattore di rischio | Rischio relativo |
|---|---|
| Fumo | 2.87 |
| Alti livelli di colesterolo | 3.25 |
| Ipertensione | 1.91 |
| Diabete | 2.37 |
| Obesità addominale | 1.12 |
| Stress | 2,67 |
| Mancanza di consumo quotidiano di frutta e verdura | 0.70 |
| Consumo di alcol | 0.91 |
| Inattività fisica | 0.86 |
I nove fattori permettono di prevedere il rischio di un evento coronarico acuto nel 90% dei casi. Da questo studio è emerso che il più forte predittore di rischio a livello globale è il rapporto apoB/apoA11, seguito dal fumo. Lo studio porta alla conclusione che le strategie di prevenzione della malattia coronarica possono essere basate su principi simili in tutto il mondo, anche se queste devono essere valutate in funzione delle differenze esistenti fra le regioni geografiche, in relazione alla prevalenza dei fattori di rischio, della malattia e delle condizioni economiche.
I vari fattori di rischio interagiscono tra loro comportando un aumento moltiplicativo del rischio cardiovascolare; pertanto, per ridurre questo rischio globale, è necessario identificare e trattare contemporaneamente tutti i fattori di rischio coesistenti nello stesso paziente.
Per quanto concerne i fattori di rischio, essi si distinguono in non modificabili e modificabili; su questi ultimi si può agire per ridurre il rischio cardiovascolare globale, attraverso l'attuazione di un adeguato stile di vita e di interventi terapeutici mirati. I principali fattori di rischio non modificabili sono:
Tra i fattori di rischio modificabili, invece, si annoverano:
Sebbene i fattori di rischio psicologici siano stati a lungo trascurati, ci sono prove concrete secondo le quali la depressione, l'ansia e l'ostilità hanno un ruolo determinante per le malattie coronariche.
È stato inoltre dimostrato che programmi di prevenzione secondaria (per informazioni sui livelli di prevenzione cardiovascolare vedi anche Prevenzione cardiovascolare) basati su protocolli di esercizio fisico determinano miglioramenti visibili nei pazienti affetti da tali patologie, riducendo anche il tasso di mortalità ad esse legato.
Sulla base dei fattori di rischio un soggetto può essere considerato a basso, medio o elevato rischio cardiovascolare.
I pazienti ad alto rischio dovrebbero essere indirizzati a programmi di prevenzione a più alto livello diagnostico e organizzativo; quelli invece a medio o basso rischio cardiovascolare possono essere efficacemente gestiti con programmi di prevenzione ambulatoriale. Nella prevenzione secondaria, sebbene lo sforzo massimo di ciascun medico dovrebbe essere quello di intervenire precocemente, prima della manifestazione conclamata della malattia, spesso ciò non è possibile e pertanto ci troviamo di fronte un soggetto affetto da una malattia cardiovascolare con fattori di rischio da trattare. In tali pazienti, il pericolo di andare incontro ad un nuovo episodio di malattia è molto più elevato e il controllo e il trattamento dei vari fattori di rischio devono essere costanti e approfonditi. Gli obiettivi del controllo dei fattori di rischio rappresentano il risultato di una dettagliata ricerca clinica in cui i risultati vengono raccolti dalle linee guida per la prevenzione secondaria dei fattori di rischio cardiovascolare redatte dalle principali associazioni internazionali, tra cui le Società Europea (ESC) ed Americana (AHA) di Cardiologia.
Nella prevenzione secondaria, la valutazione del rischio non si basa solo sulla presenza dei fattori di rischio classici ma prende in considerazione anche indicatori clinici e strumentali successivi all'evento clinico primario. Diverse strategie di intervento specialistico psicosociale, come gli interventi di gruppo, hanno dimostrato di esercitare effetti positivi sulla qualità della vita e sui fattori di rischio, pur presentando contenuti e approcci variabili. Sarebbe necessario adottare un approccio di team multimodale, coinvolgendo esperti di medicina comportamentale, di salute mentale, di scienze dell'alimentazione e personalizzando dei programmi di intervento.
Questi ultimi devono basarsi su semplici principi, tra cui: