Principi e teoria del movimento in acqua

Di Paolo Michieletto

Quali sono i diversi comportamenti e i diversi movimenti che si sviluppano nel contesto acquatico? Un'analisi dettagliata

L'uomo che entra in relazione con l'ambiente acquatico, subisce da parte di questo mezzo specifico un certo numero di azioni che tenderanno a provocare in un primo tempo delle reazioni, e quindi lo indurranno a modificare il suo comportamento abituale.

Queste modificazioni comportamentali sono più o meno oggettivabili visivamente.

Le cause di queste reazioni motorie possono essere puramente fisiche (è il caso per esempio della spinta relativa al principio di Archimede), oppure esse possono trovare delle origini in un campo interamente differente (è il caso, ad esempio, della scarsa competenza specifica del movimento in acqua).

Anche se tutte le reazioni provocate dalla messa in relazione dell'uomo con l'ambiente acquatico hanno caratteristiche interessanti da studiare, saranno maggiormente approfondite in questo capitolo quelle che sono legate agli aspetti biomeccanici.

In modo da poter distinguere queste origini puramente biomeccaniche dalle altre cause di modificazioni comportamentali, mi sembra interessante verificare quali sono i campi principali che possono essere all'origine di questi adattamenti.

Analisi dei comportamenti nello spostamento acquatico

Una prima osservazione è basata sulla nozione di comportamento.

L'individuo che agisce, esegue delle azioni motorie, utilizza dei movimenti.

Queste azioni motorie, organizzate logicamente fra di loro possono e devono essere percepite da chi osserva e fa eseguire.

Noi consideriamo ad esempio lo spostamento avanti indietro del braccio come movimento, l'azione motoria come la realizzazione di un gesto, il comportamento come coordinazione di gesti al fine di spostarsi o eseguire un particolare esercizio in acqua.

La relazione dell'uomo con l'acqua è legata all'obiettivo che si prefigge.

Bagnarsi, lavarsi, nuotare, fare ginnastica,…, sono attività diverse che presuppongono un atteggiamento mentale e predisposizione fisica differenti.

Fatte queste osservazioni, consideriamo il comportamento di due individui comparabili (stessa età statura, peso, ….) Di cui l'uno non è adatto all'ambiente acquatico (definiamolo "principiante") e l'altro al contrario adatto ("esperto").

Se questi due individui vengono posti in una piccola vasca e si assegna loro un obiettivo di spostamento, i loro comportamenti saranno fondamentalmente differenti.

L'uno probabilmente camminerà vicino al bordo ricercando sicurezza con tutti i parametri oculo - manuali tradizionali, mentre l'altro probabilmente tenderà a tuffarsi o a nuotare in una direzione.

Se per semplificare, ci limitiamo a considerare il confronto di questi due comportamenti, è interessante notare che il cambiamento di situazione e di ambiente può provocare reazioni anche emotive fondamentalmente differenti: timore e prudenza e diffidenza da una parte, entusiasmo slancio e divertimento dall'altra.

Appare immediatamente che queste valutazioni dovranno essere integrate dai parametri fondamentali del movimento acquatico e cioè: equilibrio, respirazione e azione motoria o propulsiva.

Se queste tre componenti sono essenziali nell'analisi comportamentale, la risoluzione dei problemi emozionali, la gestione delle risorse energetiche e il miglioramento delle capacità tecniche consentiranno di svolgere al meglio il proprio esercizio e perseguire l'obiettivo principale nel modo più adeguato possibile.

Aspetti Affettivi

Ad una prima analisi, sembra evidente che la natura dei rapporti del soggetto con l'ambiente dipende dalle sue esperienze.

Infatti, se la situazione non è abituale per il soggetto "principiante", questo comporterà delle conseguenze affettive il più sovente negative.

Per esempio una mancanza di decontrazione generale, di movimenti associati e in generale una cattiva coordinazione e un dispendio energetico eccessivo potrebbero caratterizzare il suo comportamento.

Se si osserva attentamente il viso del principiante che è nell'acqua, anche nella posizione piedi al suolo, si noterà che le sue reazioni dipenderanno dall'abitudine che egli ha al contatto con l'acqua.

Solo "l'inesperienza vissuta" limiterà il rapporto con questo nuovo ambiente, che potrà comunque essere interamente positivo indipendentemente dalle capacità tecniche e specifiche dell'individuo.

La persona esperta con una buona conoscenza del mezzo avrà dei comportamenti ovviamente più adeguati, con azioni motorie coordinate, più efficaci e con capacità di coordinazione potenzialmente migliori.

Ma se ci si sofferma unicamente al parametro affettivo ed alle sue conseguenze sul comportamento, non è raro constatare come in alcune persone la diminuzione della motivazione, dovuta al fatto che la situazione di spostamento è completamente padroneggiata e quindi il carattere della novità non interviene più, possa incidere sulla volontà di continuare in assenza di obiettivi permanenti o a lungo termine.

Relazioni con il mondo circostante la piscina

Nella nostra abituale motricità, sulla terra le relazioni privilegiate che abbiamo con l'ambiente sono soprattutto visive e uditive, ma il contatto più solido con il mondo circostante è legato agli appoggi plantari.

In effetti, anche senza le informazioni visive e uditive, noi restiamo, grazie alle nostre piante dei piedi, in relazione solida con il suolo.

In acqua, tale situazione a volte può non verificarsi, sia per cause volute che non volute.

Risulta quindi importante valutare l'importanza di andare a proporre un tipo di intervento che presupponga la perdita di riferimenti sensoriali tradizionali ove non sussistano i presupposti per la corretta esecuzione del gesto motorio.

Presa di coscienza corpo - spazio

Il principiante che vuole spostarsi nell'elemento liquido non ha alternative, in un primo tempo, se non fare riferimento alle sue esperienze corporee sulla terra e tentare di adattarle nell'acqua.

Ma le sensazioni, per esempio di resistenza dell'elemento liquido, di appoggi fluidi con le braccia, …, sono nuove per lui.

Egli ha dunque bisogno di costruire tutto nella sua relazione corporea con l'ambiente.

L'esperto avrà comunque più facilità nell'apprendimento di nuove gestualità, in quanto già padrone di movimenti più raffinati ed adeguati all'elemento acquatico, e quindi in grado di integrare relativamente bene nuovi movimenti in nuove situazioni.

Parametri fondamentali nell'attività in acqua

  • Galleggiamento
  • Equilibrio e ricerca dell'equilibrio
  • Respirazione
  • Resistenza all'avanzamento
  • Movimenti propulsivi o comunque attivi

Alcuni di questi punti saranno poi caratterizzati ulteriormente.

Galleggiamento

Il galleggiamento corrisponde ad una forma di equilibrio statico nell'ambiente acquatico che presuppone che una parte del corpo sia immersa quando un'altra parte del corpo è emersa.

Questo equilibrio specifico può essere sia verticale che orizzontale.

Indipendentemente dal fatto di essere appoggiati al suolo o in sospensione è bene comunque vedere alcune nozioni fondamentali relative alle forze che dominano il movimento in acqua.

Forza di gravità e spinta di Archimede.

Tutti corpi solidi, liquidi o gassosi, hanno una massa "mg", caratteristica della quantità di materia che contengono, e un peso "Pg" proporzionale alla massa tale che Pg = mg.

Il peso Pg di un corpo è la forza attrattiva che la terra esercita sul corpo, e si definisce Pg una forza di gravità.

Questa forza è di direzione verticale e si esercita dall'alto verso il basso ed è applicata al centro di gravità "G".

Su un appoggio solido, un corpo è in equilibrio quando il centro di gravità si proietta all'interno della base di sostentamento.

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Nell'ambiente liquido, interviene un'altra forza: la spinta di Archimede.

Infatti, tutti i corpi immersi in un liquido in equilibrio subiscono da parte di questo una spinta opposta proporzionale al volume del liquido spostato, e si esercita in direzione verticale dal basso verso l'alto.

Il suo punto di applicazione corrisponde al centro geometrico del volume di liquido spostato chiamato centro di spinta.

Queste due forze possono quindi, pur agendo in senso inverso, non agire sul medesimo punto.

Il galleggiamento o la sua maggiore o minore propensione ad esso è determinato dalle densità relative del mezzo e del soggetto.

La densità del corpo umano è il rapporto tra il suo peso e il suo volume.

Se la forza di gravità applicata al centro di gravità è superiore alla spinta di Archimede, il corpo affonda.

Se è il contrario il corpo resta in superficie più o meno immerso.

La respirazione o l'inserimento di pesi aggravanti, o le stesse modificazioni dei segmenti corporei possono modificare molto la situazione abituale, inducendo ogni individuo a mettere in opera tutta una serie di adattamenti tecnico - fisiologici - coordinativi che possono condurre al raggiungimento di obiettivi specifici.

Esistono enormi differenze inter-individuali in questo campo.

Queste dipendono dal sesso, dall'età, dalla costituzione fisica e dalla densità ossea.

La valutazione immediata ed oggettiva di questi parametri può consentire di adeguare le richieste in funzione delle persone che agiscono in quel momento.

Equilibrio e ricerca dell'equilibrio

Esso corrisponde allo stato di riposo del corpo di un soggetto sottoposto alle forze di gravità equilibrate da quelle della spinta di Archimede.

L'equilibrio dinamico, considerato come un eterno riequilibrio, sarà chiamato "equilibrazione".

Ogni movimento proposto in acqua, quindi, sarà soggetto ad una ricerca di posizioni di partenza, di movimento vero e proprio unito a posizioni riequilibranti, e di atteggiamenti finali di riposizionamento e predisposizioni per movimenti successivi.

La protezione di particolari settori del corpo umano, sia in forma autonoma che mediante utilizzo di carichi esterni, dovrà essere sicuramente un fattore importante nella determinazione del lavoro in acqua.

Posizione della testa

Una delle maggiori attenzioni da porre nella esecuzione del movimento ginnastico in acqua, è quella relativa alla posizione del capo.

E' fondamentale al fine di non incorrere nella possibilità di creare danni di varia natura agli allievi.

Lo sguardo rivolto all'istruttore può creare, in acqua dove l'istruttore è normalmente collocato in una posizione rialzata rispetto agli allievi, problemi nel tratto cervicale, in quanto può condurre ad un inarcamento a volte eccessivo.

Sarà poi un argomento sviluppato in forma pratica, ma è già importante fin da ora considerare che l'esecuzione di un gesto in acqua comporta una somma di componenti da valutare con attenzione al fine di poter condurre in maniera corretta una lezione di ginnastica.

Inoltre, la posizione della testa può incidere in maniera notevole su eventuali posizionamenti ed oscillazioni del corpo, oltre che incidere in varia misura nel campo della respirazione.

Altri fattori importanti nel campo dell'equilibrio acquatico

E' doveroso considerare che anche la tonicità del corpo potrà influire sull'equilibrio, soprattutto in assenza di appoggio sul fondo.

Ogni parte del corpo lasciata fuori dell'acqua è soggetta alla forza di gravità ma non più a quella di Archimede, e quindi andrà ad incidere in maniera decisa sulle strutture organizzative del movimento.

Infine, la posizione degli arti e la posizione stessa del corpo andranno ad influire sul tipo di lavoro da eseguire.

Equilibrazione

E' la funzione in virtù della quale l'uomo mantiene in ogni momento il suo equilibrio.

Questa funzione può dunque avere come scopo il recupero di un equilibrio distrutto sia volontariamente che involontariamente.

Nell'ambiente acquatico, a causa dell'assenza di punti di appoggio fissi e del carattere deformabile del corpo, la funzione di equilibrazione sarà essenziale, qualunque siano le posizioni del corpo in movimento nello spazio acquatico.

Respirazione

In questo campo, risulterà di importanza fondamentale l'associazione della respirazione in maniera corretta ed appropriata in funzione dell'esercizio proposto.

Una espirazione associata ad una elevazione delle braccia in alto quando il corpo è in sospensione, ad esempio, può trasformarsi in un carico aggiuntivo e a volte inopportuno, in quanto può scatenare movimenti di compenso non adeguati o pericolosi.

In tutti i casi di lavoro senza e con sovraccarico, potrebbe essere applicata come regola generale, ovviamente da considerare con le dovute cautele e variazioni del caso, quella di espirare nella fase attiva del gesto singolo e respirare nella fase di recupero.

Equilibrazione e resistenze all'avanzamento

Per ciò che riguarda ogni tipo di movimento, i meccanismi di riequilibrazione sono ugualmente strettamente legati alle riduzioni delle resistenze all'avanzamento.

Un corpo equilibrato utilizzante degli appoggi in acqua si sposta in una direzione opposta a quella degli appoggi; se egli spinge verso il fondo ha tendenza a risalire rispetto al livello dell'acqua, ma allora la spinta di Archimede diminuisce poiché una parte del corpo esce dall'acqua, e ciò ha per effetto una limitazione importante di questa azione.

Un collegamento molto importante appare fra l'equilibrio e lo spostamento: per andare alla stessa velocità, un individuo che abbia una migliore sensibilità consumerà minore energia di un altro.

Così come la contrapposizione di una superficie ridotta rispetto alla direzione, determinerà in caso di lavoro a velocità uguale, intensità molto differenti.

Per muoversi più velocemente, l'individuo può scegliere tra:

  • Diminuire le resistenze
  • Aumentare la propulsione
  • Aumentare l'ampiezza
  • Combinare al meglio tutte le componenti.

Tutto questo fa apparire chiaro come le leggi e le loro conseguenze pratiche sul campo statico o dinamico non sono le medesime, ma ugualmente come numerose variabili caratterizzino e rendano interessante lo sviluppo di metodologie di lavoro modulabili in funzione degli obiettivi.

Movimenti propulsivi o comunque attivi

In questo campo si possono inquadrare tutti quei movimenti che tendono a spostare il corpo nell'acqua o che, in posizione fissata, tendono ad indirizzare il movimento in funzione degli obiettivi.

In questo concetto bisogna subito verificare che se da una parte la velocità è data dalla ricerca di evitare forme di resistenza di varia natura, è in funzione di queste resistenze propulsive da ricercare che, paradossalmente, si può verificare il movimento.

In particolare si può vedere come la forza di attrito che si esercita contro le braccia in un movimento all'indietro, sia responsabile della sua tendenza all'avanzamento.

Le resistenze che si incontrano in acqua, riassunte in sintesi si dividono in resistenze di avanzamento

  • Attrito di forma del corpo (frontali, laterali e di risucchio)
  • Attrito frontale dell'onda (frontali e di coda)
  • Resistenza aerodinamica (quando vi sono porzioni del corpo emerse)
  • Attriti derivati dall'utilizzo di materiali

E resistenze propulsive e attive

  • Velocità del gesto
  • Ampiezza del gesto

La padronanza della conoscenza di queste resistenze è molto importante per la esecuzione degli esercizi per i vari distretti muscolari.

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