A prima vista l'associazione fra attività sportiva e sessualità… potrebbe sembrare un po' bizzarra eppure proverò a dimostrare come esistano, fra queste due dimensioni della vita, punti di contatto se non addirittura sinergie.
Proviamo a vederne alcuni.
La sessualità condiziona lo sport come in poche altre situazioni: nello sport, mi pare, non esistano attività di tipo promiscuo… lo sport è selettivo rispetto al sesso di appartenenza. Da sempre le attività sportive vengono separate fra quelle praticate da uomini e quelle praticate da donne… le gare stessa cosa. Quindi essere uomo o donna condiziona, spesso in modo discriminante, l'ambiente nel quale praticare lo sport. Questa sembra essere una regola così rigida che stride con la promiscuità delle relazioni umane del mondo di oggi in cui l'evoluzione dei costumi, delle abitudini, dei contatti e degli scambi fra i sessi ha raggiunto, o sta per raggiungere una parità di opportunità e di potenzialità fra maschi e femmine, tra uomini e donne molto avanzata e diffusa.
Lo sport, è frequentato molto dai giovani e per loro diventa l'ambito in cui cominciano le prime auto-valutazioni in raffronto con le condizioni fisiche ed estetiche dei compagni di gara e di spogliatoio. È, per molti, la prima ( se non unica ) occasione di incontrarsi e quindi osservarsi nudi fra appartenenti allo stesso sesso. Il confronto nasce spontaneo e per qualcuno può diventare una cosa così seria da creare un vero e proprio disagio e far scattare le prime paure di mostrarsi, i primi pudori, le prime insicurezze, le prime ansie di adeguatezza. Se ciò avviene può motivare anche una disaffezione per lo sport ed una tendenza ad eludere allenamenti e gare che mascherano la difficoltà ad accettarsi per quel che si è.
Lo sport, comunque, è una grande occasione di incontro e di scambio anche fra sessi diversi per cui è facile che in occasione di pratiche sportive nascano amori e anche desideri sessuali nei confronti di atleti e atlete: uno studio dell'Università di Padova ha mostrato che il 44 % degli atleti intervistati e il 56 % delle atlete hanno desideri sessuali rispettivamente per compagne e compagni di sport. Probabilmente la percentuale potrebbe salire se si considerassero anche tutti i soggetti che praticano sport non agonistici ed attività motorie fatte per diletto dove uomini e donne sono affiancati nella pratica stessa.
Il tutto è favorito da atteggiamenti riconosciuti da alcuni provocanti e con una discreta carica erotica legata anche al tipo di abbigliamento prodotto per ed utilizzato dagli atleti. Abbigliamento che sembra essere sempre più orientato verso una valorizzazione delle forme e dei movimenti del corpo per esaltare una certa dose di sex-appeale anche durante la pratica sportiva. Così viene applicata anche allo sport, che finora sembrava impassibile alle tentazioni di Eros, quella tendenza ormai diffusa in ogni attività ( dalla lavorativa alla ricreativa e hobbistica ) di aumentate la carica di piacevolezza e di attrazione sui soggetti interessati attraverso la scoperta delle potenzialità erotico-seduttive, la valorizzazione del piacere e l'esaltazione dell'apprezzamento estetico ( il gusto di piacere ).
Da sempre lo sport ed la sessualità sono stati considerati incompatibili se non altro in termini energetici. Spesso si è considerata l'attività sessuale come una occasione di eccessivo dispendio energetico e, quindi, contraria ad una performance sportiva ottimale. Questa convinzione è stata considerata, soprattutto dai preparatori atletici, un motivo sufficiente per ficcare il naso nella vita privata dei loro atleti con un gioco di controlli, veti e divieti specialmente sulla loro vita sessuale. Ancora oggi questo succede, anche se in minor misura grazie anche alle opinioni diverse e meno rigide che stanno emergendo su questa tematica.
La ipotetica incompatibilità causata dalla spesa energetica sembra essere destinata a cadere considerando che per ogni atto sessuale si calcola una spesa energetica contenuta fra le 150 e le 300 calorie pari alle scale di un palazzo (nemmeno tanto alto) salite di corsa.
Ogni dispendio energetico causato da un rapporto sessuale può essere, quindi, tranquillamente compensato da una buona dormita di almeno otto ore. Il punto, allora, non sta tanto nella spesa energetica in senso calorico quanto in un dispendio di energie collegato al contesto nel quale si agisce la propria sessualità, al coinvolgimento emozionale che ci sta dietro e all'impegno emotivo che l'accompagna.
A questo punto va differenziato un atto sessuale occasionale da un atto sessuale vissuto nell'ambito di una relazione di coppia, stabile e serena.
In questo contesto diventa difficile pensare ed accettare il divieto imposto dall'allenatore senza considerarlo prima o poi una fastidiosa, se non inaccettabile, ingerenza di un terzo nel proprio privato come regolamentatore di una dimensione tutta personale e intima come quella sessuale. La sessualità è una dimensione della persona in cui la riservatezza e la segretezza giocano un ruolo molto forte e in cui la autodeterminazione dell'azione la si vive come un segno di libertà, di naturalezza e di spontaneità. Queste caratteristiche sono tanto forti che a volte affiorano anche come resistenza nei confronti di noi terapeuti nel momento in cui interveniamo con una specifica terapia di coppia. Se tanto la coppia riesce a provare nei confronti del terapeuta, esperto riconosciuto al servizio del loro bene e del superamento delle loro difficoltà, figuriamoci ciò che potrebbe giungere a provare nei confronti di interferenze ed invadenze da parte di esterni che seguono finalità esterne alla coppia e per lo più utili e convincenti al massimo per un solo componente della coppia stessa.
Pensare la propria intimità regolata da fattori esterni, e spesso per un periodo lungo e quasi sempre in età giovane, può creare una tale frustrazione (a causa della propria espropriazione del diritto alla libera scelta di esprimere e vivere le proprie emozioni) da essere, questa sì, causa di difficoltà nella coppia se non di conflittualità al suo interno. La conseguenza di questa situazione potrebbe compromettere la concentrazione, la serenità, la lucidità, il rendimento fisico necessari per affrontare una prestazione sportiva. La consapevolezza di non poter decidere liberamente tempi luoghi e orari del fare l'amore a causa di regole rigide e perentorie dettate da altri può mettere in discussione la validità dell'unione e distanziare i partner anche di una coppia affiatata.
Allora qualche riflessione su questi argomenti sarebbe utile, specialmente da parte di quegli allenatori che, inconsciamente o no,.tendono ancora ad auto-investirsi di un potere molto grande che è quello di scadenzare e regolamentare la vita sessuale dei loro atleti. Meglio sarebbe per l'allenatore spendere le proprie energie nel sostenere altre restrizioni e divieti ( e ce ne sono ) lasciando ad ogni coppia la libertà di disporre e di vivere le emozioni e affettuosità secondo proprie abitudini ed esigenze.
Abbiamo detto, insomma, che sport e sessualità possono convivere anche a stretto contatto se saputi vivere con equilibrio e saggezza.
Ma attenti… perché anche lo sport può diventare un fattore stressante che contrasta o impoverisce le risorse disponibili per l'attività sessuale.
Lo sport vissuto come una costante prova di forza e di volontà con se stessi, vissuto come totalizzante e monopolizzatore dei propri interessi, potrebbe abbassare il livello della libido, del desiderio sessuale e scaricare l'umore fino al punto di trovare sempre più difficoltoso l'assunzione di iniziative orientate anche verso l'amore e la sessualità.
La perenne stanchezza dovuta ad un sovraffaticamento psico-fisico da iper-allenamento può giocare brutti scherzi in termini di risorse da spendere nella attività sessuale e ridurre la disponibilità agli incontri e la capacità di dare loro una adeguata consistenza.
Ma è vero anche il contrario: in individui tendenzialmente iper-razionali , di quelli sempre presenti a se stessi che trovano enorme difficoltà ad abbandonarsi e rilassarsi, la stanchezza fisica post attività sportiva può giocare un ruolo favorente il rilassamento, l'abbandono e, quindi, il lasciarsi andare al godimento del piacere sessuale. In questi casi l'affaticamento gioca un ruolo positivo impoverendo le risorse disponibili ma, con esse, anche una buona dose di resistenze al coinvolgimento erotico, all'abbandono psico-fisico contribuendo, magari, alla miglior riuscita della performance sessuale grazie al superamento di disturbi da eccessivo auto-controllo.
Vivere bene lo Sport e la sessualità richiede un'etica di comportamento che ha dei punti in comune. Vediamone alcuni.
È una condizione indispensabile per vivere un evento sportivo perché è l'aspetto che permette ad ognuno ( anche se non direttamente impegnato nell'azione ) di essere protagonista, di sentirsi coinvolto in prima persona sia nell'azione che nella conseguenza dell'azione stessa.
La stessa cosa non può che non avvenire nel vivere la propria sessualità. Partecipare come capacità di godersi il presente momento per momento riconoscendosi pienamente nel ruolo di protagonista delle azioni ma anche delle percezioni, delle emozioni, dei sentimenti.
La sportività, sia essa espressa in modo attivo con l'azione o in modo passivo con il tifo, è intrisa di passione, di esaltazione. È, per sua natura, un modo impetuoso e travolgente di vivere o seguire l'azione ed anche il proprio senso di appartenenza.
La sessualità e l'amore sono passione quando esprimono tutta l'emozionalità che accompagna la propria dedizione, la donazione di sé, la propria appartenenza all'altro. La sessualità, per sua natura, si nutre di emozioni, di passionalità, di innamoramenti, di scambi erotici che le conferiscono le caratteristiche proprie della impetuosità, della pulsionalità, della esclusività.
Nello sport esiste la gara che comporta competizione contro l'avversario. Purtroppo anche nella sessualità spesso si vivono le gare, con se stessi, con l'altro, con il proprio problema. Chi dovrebbe essere il proprio alleato contro tutto e tutti diventa, in questo caso l'avversario contro il quale si dovrebbe agire la propria potenzialità sessuale. Il fallimento allora è proprio legato a questo atteggiamento di contrapposizione che ha scarso significato erotico - quindi poco eccitante - e grande valenza tensiogena - quindi tutt'altro che rilassante.
È così che la soddisfazione viene sostituita dal tormento, dalla frustrazione, dal senso di sconfitta. Causa di tutto questo sono le proprie paure, le insicurezze, le ansie, le angosce, le proprie convinzioni di non farcela, di non sapercela fare, di non essere accettati. Come nello sport, anche nel rapporto sessuale, quando scattano questi meccanismi di disagio non si riesce a vivere serenamente e pienamente il proprio ruolo. È allora che scattano nella coppia quei giochi di potere così impropri poter minare il campo della relazione amorosa fino a renderla impraticabile.
Fa parte di una sessualità matura e libera in cui il rispetto vicendevole e l'apprezzamento reciproco portano ad una capacità di abbandono indispensabile per una percezione profonda della propria soddisfazione psico-fisica.
In questo senso quindi lo sport ci insegna molto:
Come un atleta di "salto in alto" non potrebbe volare sopra l'asticella se non fosse concentrato con la mente su ogni movimento del corpo fino a diventare un tutt'uno fra corpo e mente così un uomo e una donna non potrebbero mai raggiungere il massimo piacere sessuale se ognuno di loro non fosse concentrato sulle sensazioni psico-fisiche che lo scambio amoroso provoca in loro.
Sessualità e sport insomma possono e devono convivere ma questo è possibile tanto più in soggetti maschili o femminili capaci di offrire giusta attenzione ad entrambi nel rispetto di una attenta autogestione delle proprie energie psico-fisiche pur nel rispetto della specificità dell'evento che si sta vivendo in quel momento.
In merito alle curiosità su sport e sesso vediamo i casi di Alfredo Binda e Ben Johnson riguardo il loro rapporto con il sesso in relazione alla prestazione agonistica. Seguono degli interessanti dati statistici da cui potete trarre spunto per le vostre riflessioni sul rapporto tra sesso e sport.