Durante il primo anno di vita prendono forma nel bambino i primi mezzi di comunicazione, caratterizzati, in questa fase, da tentativi di imitazione di suoni e sorrisi proposti dall'adulto. Proprio nell'ecolalia (ripetizione di suoni), secondo Piaget, sarebbe da ricercare la principale forma di acquisizione del linguaggio.
Col passare del tempo, intorno ai 18-24 mesi il bambino sarà ormai in grado di imitare un gran numero di gesti, sia senza movimenti goffi, che senza vedere il modello da imitare, ma con una semplice proposta. Secondo alcuni studiosi è l'imitazione del modello adulto che principalmente sottende all'acquisizione di comportamenti sociali ed alle giuste reazioni in funzione di determinati stimoli. Proprio dal ricordo della risposta al medesimo stimolo da parte di un adulto. Successivamente il bambino tenderà ad osservare l'adulto nella scelta di reazioni a stimoli nuovi che non conosce, osservando quella che lui può facilmente ritenere la "risposta esatta".
Allo stesso modo il bambino imparerà a non imitare e quindi a non fare propri atteggiamenti di adulti che rivelano emozioni non positive.
Il primo approccio con la comunicazione e l'interazione sociale consiste nell'attribuzione di un significato alle azioni. Il sorriso è il primo dei gesti che il bambino può codificare, ritenendolo un gesto di riconoscimento col genitore e comunque espressione di un contesto piacevole.
Peraltro, nel suo patrimonio innato, il bambino è propenso ad identificare nel volto la zona corporea maggiormente rilevante nella comunicazione. Non a caso il timore degli estranei si acutizza dopo l'ottavo mese, momento in cui può facilmente riconoscere caratteristiche somatiche differenti da quelle della cerchia di persone a lui care.
La ricerca ha consentito di individuare almeno tre tipi di pianto differente:
Anche questa forma comunicativa rientra fra le prime utilizzate ed utilizzabili, fin da quando non costituisce che un mero segnale "d'allarme" che non lascia prevedere ipotetiche reazioni o conseguenze. Fermo restando che, soprattutto nei primissimi mesi di vita, il pianto è un mezzo per ricercare il contatto umano con l'adulto, e con la madre in particolare. Una mancanza o una carenza di contatti con il mondo adulto ed affettivo dei genitori determinerà una carenza di espressioni comunicative, soprattutto nella fase dell'infanzia, proprio perché non riuscirà mai ad attribuire un significato pressoché univoco al suo comportamento.
Anche per il linguaggio ci sono varie tesi a suffragio della sua nascita ed evoluzione, le più accreditate sono le seguenti: