Il fascino perverso delle fake sul fitness

Di Pierluigi De Pascalis

Cosa hanno in comune farina, latte, uova, zucchero con scie chimiche e terra piatta, rettiliani e farina di grillo? Il mondo delle fake non risparmia il fitness con teorie del complotto e i rimedi facili che nascondono affari milionari e politici in cerca di voti!

L’idea di meccanismi nascosti, di accordi segreti, di affari che non vengono comunicati, il tutto ordito per oscuri piani di lobby, politica e poteri più o meno forti, ma che tuttavia vengono regolarmente e platealmente smascherati su internet e sui social network, nella comodità della propria cameretta e con solo l’ausilio uno smartphone, è ormai divenuta il leitmotiv degli ultimi anni.

Questo approccio è così radicato che si applica anche ad elementi apparentemente banali e di buon senso. Poche settimane fa, presentando quanto emerso da metanalisi e revisioni sistematiche (quindi non “semplici” articoli scientifici) sui rischi dell’olio di cocco, qualcuno si è precipitato a farmi notare che lui cucina regolarmente con questo olio e ha le analisi del sangue tutte in regola. Valori perfetti e, aggiungeva testualmente, anche il cugino della moglie e l’intera Thailandia e Indonesia, che seguono evidentemente la stessa procedura.
Quando gli ho fatto notare che probabilmente non possedeva gli esami ematochimici dell’intera Indonesia, aggiungendo con dati alla mano che circa la metà del carico globale di malattie cardiovascolari si colloca nella regione Asia-Pacifico1, che i disturbi legati a dislipidemie è in aumento nella medesima area2, e i tassi di mortalità per malattie cardiovascolari, standardizzati per età ogni 100.000 abitanti, sono tra i più alti del mondo in diversi paesi asiatici, mi ha risposto che lui è abituato a ragionare fuori dagli schemi.
È evidente che a questo punto non c’è replica che tenga, poiché non vi è alcun interesse per l’interlocutore di apprendere.
Indubbiamente è fuori! Dagli schemi intendo.

Del resto vi è una vera e propria industria delle fake che, dopo aver utilizzato questa cifra stilistica e una specifica modalità comunicativa (“sveglia!!!”, “non ce lo dicono”, “basta documentarsi”, “lo dice anche un premio Nobel”, “ragiona con la tua testa”, ecc.) con scie chimiche, terra piatta, vaccini, erbe miracolose contro il cancro, terremoti, 5G, rettiliani, farina di grillo, allunaggio, ecc., non può lasciarsi sfuggire l’ambito della nutrizione e del fitness in generale, tenuto conto degli enormi ritorni economici che è possibile ottenere grazie alla disinformazione. Per non parlare del rapporto costo (per produrre fake) / beneficio (dato dal guadagno della diffusione).

La politica delle fake news (e fare politica attraverso le fake news) ha dimostrato di essere assolutamente premiante, ci sono emittenti televisive e radiofoniche locali che, concentrandosi sulla disinformazione, hanno visto aumentare la loro visibilità a livello nazionale (e conseguentemente hanno aumentato il fatturato legato agli sponsor); testate giornalistiche che pur essendo degli ossimori fin dal titolo riescono a riciclare personaggi altrimenti scomparsi; attori e ballerine sul viale del tramonto che tornano in auge almeno per qualche mese; bodybulder scappati nel terzo mondo asiatico per vendere anabolizzanti; e naturalmente gestori di pagine web che, con la leva fornita dai social network, sfruttano il click bait per fatturare.

In tutto questo, come accennato, non manca di sporcarsi le mani la politica, già premiata in passato con l’esca del: “clicka e guarda cosa abbiamo scoperto”, “siamo la gente”, “non ce lo dicono”, grazie al cui martellamento movimenti politici sorti dal nulla hanno strappato ampi consensi, sino a situazioni più recenti di alcuni cambia casacca che, dopo aver girovagato da un partito politico all’altro, hanno pensato perlomeno di provare a farsene uno proprio, raccattando i voti di complottisti e visionari.

Non è mancato di unirsi a questo sgangherato carrozzone anche qualche professionista che, non essendo riuscito a conquistare la visibilità agognata nel proprio ambito disciplinare (o percependola a rischio per sopraggiunti limiti di età), ha accettato di diventare il fornitore di una sorta di imprimatur che potesse dare maggiore valore a tante farneticazioni.

E così via libera a crociate contro farina, latte, zucchero, sale (i famosi veleni bianchi), ampio spazio a una narrazione per la quale mangiare 5-6 uova al giorno sia positivo, meglio ancora se accompagnate da bistecche a colazione, pranzo e cena, e mettendo in guardia da cereali integrali, legumi e così via, magari bevendoci su un bicchiere di vino.

C’è da chiedersi da cosa nasce il bisogno e il fascino verso le teorie del complotto, verso una bigpharma che ci vorrebbe ammalati (quando con sovrappeso e sedentarietà ci riusciamo benissimo da soli), mentre tanti salvatori della Patria vogliono aprirci gli occhi (ma anche il portafogli, dato che praticamente tutti hanno integratori, metodi e metodologie da vendere).

Le persone che aderiscono a queste teorie in genere sono convinte che le informazioni in ambito scientifico siano false o manipolate. Spesso si tratta di individui che sono o si sentono emarginati dalla società e cercano di trovare un senso di appartenenza in gruppi che condividono le loro stesse convinzioni. Il villaggio globale del web unisce circostanze che, pur esistenti anche prima, perlomeno non riuscivano a fare ulteriori proseliti in chi era fondamentalmente border line.

Un altro fattore, più profondo, è la tendenza umana a cercare pattern e connessioni anche quando non ci sono, la mente è predisposta a cercare spiegazioni causali, anche in situazioni complesse e caotiche. Molte teorie si basano su elementi che sembrano convincenti, perché rispondono alla tendenza, e alla necessità umana di cercare spiegazioni semplici a problemi complessi. Ma a causa dell’estrema semplificazione subiscono una distorsione concettuale che porta a conclusioni e deduzioni totalmente errate.

Le teorie del complotto offrono una spiegazione facile e convincente e, soggetti che intimamente sanno di non possedere competenze specifiche, per una volta pensano di essere al di sopra di chi, una data materia, l’ha studiata per una vita.
Non di rado (si) ripetono: “non serve una laurea per capirlo”, “vuol fare il professorone perché ha studiato”.
Non che una laurea sia naturalmente uno scudo protettivo nei confronti delle fake e delle teorie del complotto ma sì, aver studiato in un ambito specifico è certamente determinante (se non si è in malafede).

Anche la presenza di informazioni contraddittorie e incomplete inducono a riempire le lacune con le proprie convinzioni e pregiudizi, partendo quasi sempre dalla propria esperienza personale.
Questo porta a credere a teorie del complotto anche quando ci sono evidenze contrarie, ma che semplicemente esulano dall’esperienza vissuta.

Dal momento che in politica i voti si contano e non si pesano, è inevitabile che anche le fake news e le teorie alternative siano utilizzate come strumenti per alimentare la polarizzazione e raccogliere consenso presso frange specifiche della popolazione, potendole anche facilmente profilare.

Il coinvolgimento emotivo che generano determina un forte engagement sui social network, le notizie false ricevono mediamente 6 volte più interazioni rispetto a notizie da fonti attendibili3, e il 7%4 delle fonti di informazione online si occupa in modo specifico di diffondere notizie infondate, con ricavi dalle sole pubblicità di 2,6 miliardi di dollari l’anno.

Anche l’idea di una élite di persone che, per i complottisi, mira a controllore il mondo, si infrange contro la vera élite delle fake news, stando a una indagine del Center for Countering Digital Hate, appena 12 persone, da sole, sono responsabili di una macchina che produce il 65% di tutte le false notizie in circolazione.

Chi afferma di voler combattere i “poteri forti”, nella realtà dei fatti si fa prendere per il naso da una dozzina di persone prive di scrupoli.

Note bibliografiche

  1. 1 Ohira T, Iso H. Cardiovascular disease epidemiology in Asia: an overview. Circ J. 2013;77:1646–52.
  2. 2 Roth GA, Forouzanfar MH, Moran AE, Barber R, Nguyen G, Feigin VL, et al. Demographic and epidemiologic drivers of global cardiovascular mortality. N Engl J Med. 2015;372:1333–41.
  3. 3 Dwoskin E, Misinformation on Facebook got six times more clicks than factual news during the 2020 election, study says, 4 sep 2021, washingtonpost.com https://www.washingtonpost.com/technology/2021/09/03/facebook-misinformation-nyu-study/
  4. 4 Skibinski M, Special Report: Pubblicità sui siti che pubblicano disinformazione, newsguardtech.com, https://www.newsguardtech.com/it/special-reports/miliardi-di-dollari-di-pubblicita-ai-siti-che-pubblicano-disinformazione-newsguard-comscore-report/
Voci glossario
Sangue