Nei polmoni non c’è muscolatura e quindi senza l’aiuto di muscoli accessori non possono espandersi per far entrare l’aria.
I muscoli del collo e della parte alta del busto aiutano la respirazione ma se si respira solo con questi la quantità di aria che entrerebbe nei polmoni sarebbe minima; stessa cosa per i muscoli intercostali.
Sebbene queste permettano l’entrata di una maggiore quantità d’aria rispetto ai precedenti, non sono sufficienti per far si che i polmoni lavorino al meglio. Quando si usano principalmente questi muscoli per la respirazione si attiva il sistema simpatico che causa a sua volta stati di tensione emotiva costante. Sono importantissimi per migliorare la respirazione, ma il muscolo principale della respirazione è il diaframma.
L’etimologia del termine diaframma spiega bene la funzione che tale muscolo ha: “dia" è una preposizione del greco antico che significa attraverso, mentre “framma" deriva dal verbo latino “frangere" che significa separare. Questo muscolo, infatti, ha la forma di cupola che si trova a metà del busto e divide la cavità toracica da quella addominale.
È costituito da fibre che si intrecciano l’una sull’altra nella parte alta, cioè alla sommità della cupola -centro frenico- mentre si aprono a raggera, nello scendere verso le pareti della cupola fino a coprire l’intera base della gabbia toracica.
Il centro frenico, prima citato, è localizzato in mezzo al torace, a livello del IV metamero cervicale (C3-C4) e si tiene sospeso alla parte più alta della colonna vertebrale grazie ad un insieme di legamenti, che sono in diretta connessione con il cuore e con i bronchi. La sua forma ricorda quella di un trifoglio, dove sono possibili da vedere tre foglie:
La foglia destra e sinistra sono anche dette laterali, mentre quella centrale è detta anche mediale. Dalla porzione anteriore-laterale delle tre foglie hanno origine le inserzioni sternale e costale mentre da quella posteriore origina l’inserzione vertebrale del muscolo.
A livello anatomico il diaframma, innervato dal nervo frenico, ha uno spessore di circa 3 mm. Inoltre, sarebbe opportuno parlare non di una ma bensì di due cupole, una a destra e una sinistra, poiché a livello del diaframma c’è un infossamento denominato “sella" cardiaca, dovuto allo stretto contatto tra centro frenico e col sovrastante cuore avvolto dal pericardio.
La cupola destra risulta più ampia della sinistra, questo perché il cuore è dislocato proprio in quest’ultima parte. Inoltre, la prima prende rapporto con il fegato, mentre la seconda è in rapporto con stomaco e milza.
Il diaframma, è formato quindi da una parte tendinea e da una parte carnosa, quest’ultima è costituita da tre sezioni:
La parte lombare trae origine mediante un pilastro mediale, un pilastro intermedio ed un pilastro laterale. Il pilastro mediale destro, più spesso e lungo del sinistro, origina con un tendine dal corpo della II e III e talvolta IV vertebra lombare e dai dischi intervertebrali corrispondenti. Il pilastro mediale sinistro non va oltre il corpo della III vertebra lombare.
I pilastri intermedi sono piccoli ed originano dal corpo della III vertebra lombare e dal disco intervertebrale soprastante. I pilastri laterali sono formati da robusti tendini nastriformi che si distaccano dai processi costiformi (apofisi trasversa) della II vertebra lombare; ciascuno di questi tendini si divide, verso la sua origine, per formare due arcate tendinee, l’arco diaframmatico mediale (arcata lombocostale mediale) e quello laterale, (arcata lombocostale laterale).
L’arco mediale circonda la parte superiore del muscolo grande psoas per fissarsi quindi al corpo della 2a vertebra lombare ed al disco posto tra queste due vertebre; l’arco laterale passa sopra l’estremità superiore del muscolo quadrato dei lombi e si fissa alla faccia interna della XII costa, in vicinanza dell’apice. Fra il pilastro laterale e la parte costale del diaframma si trova un interstizio denominato trigono lombocostale.
La parte costale del diaframma prende origine dalla faccia interna e dal margine superiore delle ultime sei coste per mezzo di sei digitazioni che si incrociano con quelle del muscolo trasverso dell’addome. Tra la parte costale e quella sternale si trova un interstizio, il trigono sternocostale.
La parte sternale sorge con due piccoli fasci dalla faccia posteriore del processo xifoideo, in vicinanza dell’apice; tra essi si trova un sottile interstizio.
Ogni volta che il suo funzionamento deriva dal comando inconscio, il diaframma, assicura un ruolo essenziale alla sopravvivenza, sul piano respiratorio, circolatorio, digerente, mediante un’azione di pompa.
Ostruendo completamente la parte inferiore del torace, il diaframma presenta tre grandi orifizi ai quali è necessario aggiungere le strette zone tra i pilastri corrispondenti al passaggio del simpatico, ai nervi splancnici ed alla radice interna delle vene azygos. La fessura di Larrey, situata dietro lo sterno, lascia libero il passaggio all’arteria mammaria interna.
L’esofago ed i nervi vaghi passano per l’orifizio esofageo, delimitato da due fasci carnosi che sorgono dai pilastri mediali. I tendini di questi ultimi, insieme al corpo della 2a vertebra lombare, delimitano l’orifizio aortico che è posto lievemente a sinistra della linea mediana e dà passaggio all’aorta ed al dotto toracico.
Il tronco dell’ortosimpatico, i nervi grande e piccolo splancnico e, a destra, la vena azigos, passano per una fessura tra il pilastro mediale e l’intermedio. È presente inoltre l’orifizio della vena cava inferiore, posto tra la fogliola destra e quella anteriore del centro tendineo. Le due facce del diaframma sono rivestite da un’esile fascia diaframmatica di cui la lamina superiore si fonde con la pleura e quella inferiore con il peritoneo.
La faccia superiore del diaframma è in rapporto con la base del pericardio, come abbiamo già detto precedentemente, con le basi polmonari e con i seni pleurali costodiaframmatici. La faccia inferiore è in rapporto, a destra, con il fegato, a sinistra con lo stomaco e con la milza, posteriore con il pancreas, i reni e le ghiandole surrenali
È assai ricca a livello del diaframma e si distinguono:
Il sistema venoso è annesso al sistema arterioso e termina nella vena cava inferiore o nelle vene mammarie interne.
Il diaframma rappresenta un importante intreccio di vie del transito linfatico, qui, infatti, la rete toracica si anastomizza con quella addominale; numerosi collettori sono impiantati attorno alla base pericardica e terminano in corrispondenza dei gangli mediastinici.
La causa di una non corretta respirazione è legata allo stile di vita moderno che tutti noi abbiamo, fatto di stress, problemi quotidiani, ansie e caratterizzato dalla frenesia che sempre più prende parte al nostro vivere.
Tutto ciò porta a respirare prevalentemente con la porzione superiore delle coste e a mantenere per tutta la giornata un blocco inspiratorio. Tutto questo provoca una retrazione del diaframma, per scarso utilizzo, e dei muscoli inspiratori accessori per uso esagerato.
Dal momento che la maggior parte di questi muscoli si inserisce sul collo, si potranno accusare cervicalgie e dolori diffusi a livello cervicale. Infatti questi muscoli, che al lato pratico dovrebbero intervenire solo in caso di sforzi fisici, entrano in gioco praticamente sempre a causa di una scorretto stile di vita.
Un diaframma retratto può provocare diversi problemi, tra i quali:
Al contrario, una corretta respirazione diaframmatica, ovvero l’uso corretto del suddetto muscolo può portare a numerosi benefici, quali:
Soffermandoci in particolare sull’allungamento muscolare la respirazione interviene in modo attivo durante l’espirazione: in questa fase, infatti, abbiamo l’attivazione del sistema tono vagale. Quest’ultimo, com’è stato notato durante il sonno, dove abbiamo una predominanza dell’attività parasimpatica, riduce la tonicità muscolare favorendone in tal modo l’allungamento. Risulta, perciò, fondamentale porre particolare attenzione alla fase espiratoria durante lo stretching per favorirne una miglior efficacia.