La danza classica è una forma d'arte ad alta richiesta fisica, artistica e atletica. I fondamentali tecnici sono studiati con progressione già a partire dai 5–6 anni di età e vengono perfezionati negli anni per ottenere una perfetta esecuzione tecnica e gestuale.
Il gesto tecnico, come scritto in precedenza, è particolarmente dipendente dalle doti anatomiche, meglio potremmo dire dalla fisiologia articolare e dalla loro biomeccanica. L'anatomia è particolarmente importante poiché rappresenta il principale fattore limitante, soprattutto quando si cercano articolarità estreme a carico di anca, ginocchio, piede e colonna.
L'anatomia del corpo si deve quindi “adattare” alle movenze tipiche della danza classica, con il rischio di sfociare in lesioni da overuse oppure in lesioni acute in relazione ad alcuni co-fattori esterni:
Il CONI, nel redigere i programmi di avviamento allo sport per i bambini dai 5 ai 7 anni, prevede che in questa fascia d'età l'attività motoria e sportiva sia orientata a fini “fisico-formativi”, soffermando l'attenzione su quattro punti fondamentali:
Il fattore auxologico non è altro che l'accrescimento, ossia la capacità dell'organismo di modificare e adattarsi alla vita. Dai 5–6 anni in poi si osservano progressivi cambiamenti di forme e proporzioni, con l'allungamento delle ossa e dei muscoli. Lo scheletro aumenta di peso, i muscoli si accrescono, ma non vi è sempre un parallelo aumento della forza muscolare.
Dai 7 anni in poi inizia a incrementare la capacità respiratoria e dagli 8 anni in poi aumentano massa e forza muscolare.
Risulta quindi chiaro che nell'avviare i bambini allo sport, e alla danza, i programmi di allenamento debbano rispettare le caratteristiche morfologiche e funzionali dei ragazzi. Nella prima fase quindi, fino agli 8–10 anni, sarebbe opportuno migliorare la destrezza dei movimenti, la rapidità di esecuzione, la mobilità e la flessibilità articolare e, con la giusta progressione, la resistenza all'esecuzione del gesto tecnico. La forza muscolare (nella danza, il centro e i grandi salti) può invece essere potenziata più in là nel tempo, indicativamente dopo i 10 anni. Requisito fondamentale in età giovanile è la continua differenziazione delle lezioni, così da accrescere l'interesse psicologico e la plasticità del sistema neuromuscolare.
Un bambino abituato a praticare sport o danza già dalla tenera età e con giusti stimoli riuscirà, diventato adulto, ad adattarsi con più facilità agli stress psico-fisici tipici dello sport e della danza classica svolta ad alto livello.
Da un punto di vista psicologico-sociale, i bambini a 5–6 anni si identificano ancora con il genitore dello stesso sesso, pur essendo consapevoli del proprio corpo e della propria diversità. In questa fase sono in grado di giocare in gruppo e di interagire, e questo va sfruttato nella danza.
Dai 6 anni in poi si osservano progressi nell'acquisizione della consapevolezza del proprio corpo e psiche. I bambini iniziano a comprendere come gli altri li vedono e li giudicano, pertanto manifestano la necessità di ricevere rispetto.
Dai 7 anni in poi aumenta l'interesse per il proprio corpo, con beneficio nell'esplorarne le capacità e le caratteristiche. Si rafforzano le capacità di aggregazione e diminuiscono gli atteggiamenti egocentrici. Dagli 8 anni, inoltre, i bambini riescono a imitare modelli suggeriti da adulti, rendendo evidente la loro capacità e volontà di “auto realizzarsi”.
La strutturazione delle attività basilari si sviluppa durante l'età scolare ed è un percorso neurofisiologico che si caratterizza solitamente per lo sviluppo del lato sinistro del corpo, con funzione di sostegno, appoggio e difesa, e del lato destro con funzione di attacco, slancio e offesa. Questo processo parte dalla mano e si sviluppa in senso centripeto a quel lato del corpo, portando a un processo di lateralizzazione. Senza lateralizzazione il bambino non sarà in grado di svolgere alcun gesto sportivo in modo efficace. È importante sottolineare che il bambino non nasce lateralizzato, ma lo diventa in base agli stimoli ambientali, sociali e sportivi.
Dai 5 ai 10 anni avviene un processo di sviluppo degli schemi motori e dell'immagine che il bambino ha di sé. È quindi importante sperimentare tutte le posizioni nello spazio (in piedi, sdraiato, seduto, in appoggio al muro o a un compagno) e le diverse modalità di movimento e velocità. Utile sarà anche l'uso dello specchio, che aiuterà il bambino a guardarsi, confrontarsi, imitarsi, imitare e distinguere il sé dal non sé.
Gli schemi motori dei fondamentali tecnici vanno introdotti con progressione, evitando di anticipare le tappe, poiché il sistema neuromuscolare non ha ancora sviluppato pienamente le competenze adatte.
Le modalità di apprendimento possono avvenire in diversi modi, anche per imitazione. Il processo risulta più agevole se il bambino ha maturato capacità di movimento, dapprima con gesti semplici e poi con quelli complessi. L'apprendimento dovrebbe seguire tappe definite: dimostrare – far eseguire – correggere. Ogni bambino attraversa queste fasi in tempi differenti. Dai 5 anni bisognerebbe inoltre favorire l'apprendimento motorio per espressività spontanea e individuale, in forma gioiosa e ludica. I bambini imparano anche dai propri errori: l'insegnante quindi non deve sottolineare costantemente l'errore, ma stimolare le capacità autocorrettive con elementi motivanti.
La danza classica si adatta bene a questa modalità di crescita e apprendimento, poiché stimola le attività basilari di moto, la coordinazione, il contatto e il rispetto degli spazi e delle persone vicine. L'uso dello specchio e degli oggetti (sbarra, cerchi, elastici, stoffe di diversa consistenza, ecc.) potenzia le capacità di apprendimento motorio, unendo l'aspetto tattile a quello di movimento e sviluppo delle abilità coordinative.
Primo fattore da considerare è quindi l'età di inizio della danza e dei diversi fondamentali tecnici, come l'età per introdurre il “centro” e l'uso della scarpa da punta. In base all'età e alla conformazione anatomica andrà stabilito quando iniziare a “lavorare” il proprio corpo per aumentarne la capacità artistica, espressiva e articolare.
Non sempre nelle scuole di danza, soprattutto amatoriali, è presente un personale medico o fisioterapico che affianchi gli insegnanti. Pertanto, spesso, queste decisioni vengono prese in base all'esperienza dell'insegnante di danza. L'insegnante ha quindi un ruolo fondamentale, poiché già dai 5–6 anni inizia a forgiare i ballerini professionisti. Scelte non corrette in tenera età possono condurre a lesioni, traumi o all'abbandono precoce della danza. L'insegnante dovrebbe invece formare ballerini preparati, sia dal punto di vista coreutico che da quello della salute.
Da un punto di vista medico, il corpo del ballerino si accresce e modifica le sue forme e dimensioni in un processo biologico chiamato accrescimento. Durante questa fase della vita, particolari regioni predisposte delle ossa vanno incontro ad allungamento e i muscoli, stimolati da questo stress meccanico, si adattano con costanza.
La velocità di crescita degli arti inferiori è particolarmente intensa fino ai 10–12 anni, a differenza della velocità di crescita della colonna. Nelle ragazze è particolarmente evidente l'inversione di questa tendenza poiché segnata dal menarca.
Con i primi cicli mestruali, infatti, la velocità di crescita degli arti inferiori si riduce drasticamente mentre la colonna inizia a crescere velocemente. Questa modalità di crescita fa sì che si presentino patologie più frequenti agli arti inferiori oppure alla colonna, in relazione alla fase di sviluppo.
Atteggiamenti quali ginocchio valgo, paramorfismi della colonna e piede piatto, oppure patologie come le osteocondrosi (si veda in seguito), sono tipiche prima dei 12–14 anni. Altre patologie, come ad esempio la scoliosi idiopatica, diventano particolarmente evidenti dopo gli 11–12 anni.
Questa caratteristica dell'accrescimento impone però un'altra considerazione: la possibilità di correzione, trattamento e prevenzione di queste condizioni deve avvenire al momento giusto. In altre parole, il piede piatto dovrebbe correggersi entro i 10 anni di età, così come il ginocchio valgo o varo. Se non si ottiene una correzione entro questa età, è difficile che possa essere raggiunta successivamente.
Dai 3 ai 12 anni esistono diversi campanelli d'allarme che un'insegnante dovrebbe riconoscere. Tra i più comuni:
Scopo di questo manuale sarà quello di riconoscere le patologie più frequenti e saperle indirizzare al medico per il corretto inquadramento.


Dalla nascita e durante lo sviluppo corporeo i ragazzi possono andare incontro a diverse patologie ortopediche. Alcune sono meritevoli di semplice screening (piede piatto, paramorfismi della colonna, eterometrie degli arti inferiori), altre invece richiedono prevenzione e trattamento (osteocondrosi, sindrome femoro-rotulea, conflitto femoro-acetabolare, piede piatto persistente dopo i 10–12 anni, scoliosi, ecc.).
In un ballerino in età adolescenziale occorre prestare particolare attenzione allo sviluppo della colonna e degli arti inferiori. Durante la crescita è frequente il riscontro di atteggiamenti paraformici del rachide, differenza di lunghezza degli arti inferiori, scapola alata e malallineamento delle rotule. Un capitolo a parte è rappresentato dalle scoliosi, deviazioni della colonna sul piano frontale, sagittale e coronale. La scoliosi è una deviazione laterale della colonna, persistente e non correggibile volontariamente, associata a rotazione e torsione dei corpi vertebrali.
Le eterometrie degli arti inferiori
Le eterometrie degli arti inferiori corrispondono a una differenza di lunghezza tra gli arti stessi. Una lieve differenza (fino a 5 mm) è molto comune nella popolazione e spesso non causa disturbi, passando inosservata. Diventa evidente solo con un'attenta visita.
Le eterometrie possono essere classificate in:
In relazione alla causa, distinguiamo:
Un'altra classificazione distingue:
La diagnosi è relativamente semplice: il primo segno clinico evidente è l'asimmetria del triangolo della taglia. Successivamente si procede alla misurazione dell'eterometria, che si esegue generalmente nei seguenti modi:

La seconda metodica di misurazione permette di definire se l'eterometria è sostenuta da una maggior lunghezza del femore o della tibia di un lato rispetto all'altro. La diagnosi di certezza e la misurazione precisa si ottengono completando la visita con una radiografia del bacino in ortostasi.
In linea generale, le eterometrie fino a 2.5 cm possono essere trattate in modo conservativo, mediante esercizi di stretching, esercizi posturali, correzione della causa (se possibile) e utilizzo di solette e/o plantari (di rialzo o funzionali). La correzione è efficace fino a circa 2 cm, poiché una talloniera superiore a 1.5 cm è difficilmente inseribile in una scarpa e spesso poco tollerata dai pazienti.
Per eterometrie superiori a 2.5 cm, che causano dolore lombare, sovraccarico funzionale agli arti inferiori e/o alla colonna, alterazioni della deambulazione, si consiglia la correzione chirurgica con allungamento dell'arto più corto.
Da un punto di vista pratico nello sport e nella danza, eterometrie lievi fino a 1 cm alterano poco la statica colonna–bacino–arti inferiori e non richiedono trattamento, salvo presenza di sintomi o alterazioni dell'appoggio plantare o dell'asse del ginocchio. Oltre 1.2 cm, invece, possono causare disturbi posturali e sindromi dolorose, rendendo utile la correzione.
Nella danza contemporanea è spesso possibile introdurre una talloniera di rialzo grazie al tipo di calzatura, mentre nelle scarpette da danza classica è molto più difficile. In questi casi può essere utile realizzare una soletta su misura, eventualmente con elastico che abbracci il piede per evitare lo sfilamento della scarpa, oppure eseguire i fondamentali tecnici (soprattutto la I posizione) con talloni leggermente più distanziati.
Il piede piatto è una patologia tipica dell'età dello sviluppo, molto frequente nello sport. Più correttamente si parla di piede pronato, o sindrome pronatoria dei piedi. È una deformità caratterizzata da riduzione dell'altezza della volta mediale, dovuta a pronazione del retropiede e supinazione dell'avampiede.
La prevalenza reale del piede pronato varia dall'1 all'80% a seconda di età, razza, peso (fino a tre volte maggiore nei bambini sovrappeso) e lassità articolare. Tutti i bambini nascono con piede piatto per l'eccessivo pannicolo adiposo sottocutaneo; tra i 6 e i 10 anni la volta plantare dovrebbe svilupparsi progressivamente. Il miglioramento dipende dagli stimoli meccanici e propriocettivi, dalla familiarità e dalla correzione di eventuali paramorfismi (ad es. ginocchio valgo).
Di solito a 10 anni solo il 5% circa dei bambini presenta ancora piede piatto e di questi, solo il 19% mantiene la condizione in età adulta.
Durante la fase di appoggio, il piede compie un movimento ad elica con una breve pronazione, irrigidendosi poi nella fase di spinta. Nel piede piatto la pronazione è invece costante o prevalente.
Classificazione del piede piatto:
La gravità del piattismo viene valutata in base all'incremento dell'impronta plantare al suolo, in particolare a livello dell'istmo. (Figura 4)

Andando per punti essenziali, la diagnosi di piede piatto si basa su:
L'impronta normale del piede è quella in cui la larghezza dell'istmo (tratto intermedio) è compresa tra ½ e ⅓ della larghezza del tratto anteriore. All'aumentare della larghezza dell'istmo aumenta il grado di piattismo (classificazione di Viladot).
Valutazione clinica
Il bambino va esaminato prima sul lettino e poi in piedi, sia in statica che durante il passo:
L'esame clinico può essere accompagnato da radiografie in carico, richieste in caso di dubbio diagnostico (es. piede piatto rigido da sinostosi) o in previsione di intervento chirurgico. La correzione chirurgica è solitamente indicata quando:
Radiograficamente (Figura 5) è necessario valutare il piede in carico, in proiezione dorso-plantare e laterale, misurando:

Scopo di questo manuale non è descrivere in modo specialistico la patologia, bensì fornire alcune indicazioni generali utili a stimolare eventuali approfondimenti. Per questo motivo non verranno trattati i diversi interventi chirurgici (es. calcaneo stop, vite endosenotarsica, procedure sui tessuti molli, rimozione dell'os navicolare accessorio), ma si porrà attenzione al trattamento conservativo.
Il trattamento del piede piatto mira a favorire la naturale tendenza correttiva del piede e si fonda su due principi essenziali:
In questo ambito riveste un ruolo fondamentale la danza, ampiamente dimostrato in letteratura. Essa, grazie alla ripetitività dei movimenti e al ritmo musicale, favorisce il rinforzo muscolare e il controllo propriocettivo della volta plantare. Rispetto agli esercizi fisioterapici, la lezione di danza è più lunga, più divertente e prevede la correzione dell'appoggio del piede, soprattutto in relazione a errori tecnici come il rolling in. Tra gli esercizi più utili: pliè (stretching dei surali), relevè (rinforzo muscolare), salti.
Altre attività ludico-motorie efficaci sono calcio, basket, volley, rugby, ginnastica ritmica e artistica, ovvero tutte quelle che includono corsa, salti e cambi di direzione.
Scoliosi, piede piatto ed eterometrie sono le condizioni più frequenti, spesso correlate alla fase di accrescimento e all’intensa attività fisica.
La diagnosi è clinica attraverso valutazione posturale, podografia, podoscopia e, nei casi dubbi, radiografie in carico.
Esercizi mirati e plantari rappresentano gli interventi principali, con la danza e lo sport come supporto correttivo naturale.
L’articolo analizza l’accrescimento nei bambini e adolescenti, con particolare attenzione alle patologie ortopediche più diffuse come piede piatto, eterometrie e scoliosi. La prevenzione si fonda su diagnosi precoce, osservazione clinica e trattamenti conservativi. Attività come danza e sport svolgono un ruolo essenziale nel rinforzo muscolare e nella correzione posturale, mentre l’uso di ortesi e plantari risulta utile nei casi persistenti. Viene ribadita l’importanza di un approccio multidisciplinare, in cui insegnanti e medici collaborano per garantire un corretto sviluppo motorio e strutturale.