Il venditore di medicine: il complotto che non ti aspetti

Di Pierluigi De Pascalis

L'ultimo anello di una pratica illegale che molte case farmaceutiche attuano, disposto a tutto per il suo business, ma con un complice che non ci si aspetta: quello che stringe tra le mani il farmaco!

Nel 1980 Gianni Togni iniziava una delle sue canzoni più celebri con: "E guardo il mondo da un oblò…". Sarà per l'essere nato suppergiù in quegli anni, o più probabilmente per qualche altra ragione meno nobile, ma confesso che io il mondo amo osservarlo attraverso i social network, che credo siano anche uno straordinario spaccato antropologo-sociologico.

Proprio grazie a uno di essi (Tik-Tok per l'esattezza, e ora i miei compagni di merende avranno più chiare le ragioni poco nobili di cui sopra), ho avuto modo di rivedere un film che credo sia sconosciuto a molti, ma evocativo sin dal titolo: Il venditore di medicine

Tralasciando i commenti su alcuni attori principali, la trama è facilmente intuibile: parla di un informatore medico (il protagonista) che, pur di non essere tagliato fuori dall'azienda farmaceutica per la quale lavora, corrompe medici, farmacisti, inganna senza scrupoli per riuscire a piazzare i farmaci che promuove.

Un film che cavalca i più diffusi stereotipi attorno alle case farmaceutiche e secondo i quali, pur di arricchirsi, queste ultime non si farebbero scrupolo di lucrare sulla pelle delle persone.

Non che le case farmaceutiche siano nella realtà dei fatti delle Opere Pie (che poi a ben guardare gli scandali di alcune Opere Pie, forse le case farmaceutiche sono eticamente più pulite), ma da qui a ritenerle automaticamente un covo di criminali credo ce ne corra.

E invece no, perché già solo nella trama ufficiale del film compare la frase “Lui [il protagonista, nda] è l'ultimo anello nella catena del comparaggio, una pratica illegale che molte case farmaceutiche attuano”.

Il comparaggio è proprio la pratica illecita di stringere accordi tra case farmaceutiche e medici, farmacisti, e figure di settore.

Nella trama del film si dà per scontato sia una pratica ovvia - che molte case farmaceutiche attuano -, non un’eccezione ma la regola.

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Orbene, non è mia intenzione ergermi a difensore d'ufficio delle case farmaceutiche, per altro senza neppure ricevere in omaggio una scatola di antinfluenzali (considerato il periodo), o magari di altri farmaci (considerata l'età…), ma noto quanto sia radicata l'idea che le case farmaceutiche alimentino in qualche modo le patologie, le creino a tavolino, ne inventino di nuove. 

Quasi che gli informatori farmaceutici non si limitino a stringere accordi con medici o chi per loro -come nel film-, ma fossero mandati casa per casa a indurre le persone ad abusare di farmaci o a prenderne senza averne realmente bisogno.

C'è la tendenza continua a deresponsabilizzare e deresponsabilizzarsi, fin da bambini la colpa non è dei pargoli poco desiderosi di studiare, ma della maestra che non sa coinvolgerli. Non è colpa del piede pesante sull'acceleratore se arriva una multa, ma dell'autovelox che non ha esitato a rilevare l'infrazione. Non è colpa della nostra squadra se abbiamo perso il derby, ma della scelta coniugale dell'arbitro. 

Allo stesso modo non è colpa del singolo che persegue uno stile di vita malsano, e poi si ammala, ma delle case farmaceutiche che sfornano farmaci per ogni esigenza. La colpa, in altri termini, è del termometro non della febbre.

Peccato che la maggior parte delle patologie, anche le più gravi, siano riconducibili allo stile di vita del singolo, e nel dettaglio alla qualità e quantità di quel che mangia e al tipo e frequenza di attività fisica che svolge.

Dalle problematiche cardiovascolari e metaboliche (tra le prime cause di morte nel mondo), sino al cancro, passando per condizioni che suscitano più ilarità che paura nel lettore che non ne soffre, come le emorroidi, ben oltre il 50% dei casi sarebbe evitabile se ciascuno si curasse di quel che mangia per la metà del tempo in cui si dedica a cercare colpe e (diciamolo pure) complotti nell'operato degli altri.

Quando il fast-food è la regola, quando si pretende di comprare l'olio d'oliva a 5 euro al litro, quando il numero di ingredienti dei prodotti da forno è più indecifrabile della Stele di Rosetta, quando l'attività fisica massima è lo swipe up sullo schermo di un cellulare (le cui rate sono più alte del costo di un mese di spesa al supermercato), il vero comparaggio lo stiamo mettendo in atto noi, senza che nessuno ordisca trame alle nostre spalle. Il colpevole delle medicine che stringiamo in mano, lo si trova molto spesso "attaccato" alla fine del medesimo braccio!

Si badi bene che neppure tutti gli sportivi, in quanto tali, sono esenti da colpe, perché quando i farmaci in questione sono quelli per stimolare l'ipertrofia muscolare, pur avendo più effetti collaterali di un bagno nelle acque di Fukushima, vanno assolutamente bene.
Anzi, in quei casi i medici sono arretrati perché riottosi alla prescrizione, dovrebbero essere più di manica larga. Se il farmaco serve a migliorare l'estetica o la performance… Dio benedica le case farmaceutiche, nessuno si è mai incatenato o ha fatto manifestazioni contro le fiale di botulino ad esempio!

Il fenomeno dell'antibiotico resistenza del resto lo alimentano ogni anno le stesse "fragolina 92 - mamma informata" che, nel mentre sbraitano sui social le loro competenze sulla farmacodinamica acquisite nelle chat di classe, imbottiscono di antibiotici i figli perché, tenerli due giorni in casa col raffreddore, comprometterebbe la seconda colazione con le amiche al bar di fronte scuola.
Lo stesso luogo dove, a suon di cornetti fintamente integrali, e cappuccini di soia senza schiuma, in tazza fredda, macchiato caldi con caffè di zibetto ristretto (ristretto il caffè non lo zibetto, ormai iperteso e pure lui sotto ACE inibitori), alimentano glicemia, trigliceridi e kg di troppo. 

Ci penserà poi l'amica shampista no-fat e sedicente esperta a dire che secondo lei è solo ritenzione idrica così, assieme agli antibiotici, sarà possibile comprare litri di tisane detox, utili quanto un dolcificante dopo una simile colazione.

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