L'adattamento fisico come fenomeno emergente

Di Luigi Salinaro

L'adattamento fisico come fenomeno emergente: scopri come la fisica dei sistemi complessi rivoluziona la comprensione dell'allenamento. Un approccio scientifico al miglioramento della performance

Un'ameba in condizioni di riposo e con risorse sufficienti anche se in gruppo si comporta come una singola unità funzionale del tutto indipendente, ma se cambio le condizioni diminuendo il cibo e rendendo l'ambiente inospitale ecco che allora emerge un comportamento complesso auto organizzato: tutte le amebe cooperano e creano un unico organismo che si muove all'unisono in attesa di condizioni migliori per potersi riprodurre.

In condizioni favorevoli un organismo si riproduce e/o cresce, mentre in condizioni avverse rimane in quiescenza. La cosa da sottolineare in questo comportamento è che il fenomeno emerge solo se si supera una determinata soglia e solo se le condizioni al contorno sono quelle esatte. Il comportamento prende il nome di fenomeno emergente ed è una delle caratteristiche dei sistemi complessi.

I sistemi complessi possono far emergere dei comportamenti nascosti in determinate condizioni. Riuscire ad essere capaci o almeno consapevoli di poter orientare questi comportamenti ci permette di ottenere diversi vantaggi. Nel nostro caso ci permette di riuscire a trattare l'adattamento fisico indotto dall'allenamento sotto una nuova luce.

Cos'è l'adattamento fisico

Con il termine adattamento si indica quel processo di cambiamento, dal muscolare al nervoso dall'organico a quello strutturale, che permette il miglioramento dell'efficienza e della forma fisica. Tali adattamenti avvengono in seguito a determinati stimoli, dovuti all'allenamento. Non sempre però la risposta avviene in maniera lineare. In altre parole non sempre il corpo risponde come abbiamo previsto nel nostro piano di allenamento. Questo succede perché anche il nostro organismo fa parte dei sistemi complessi, di conseguenza le risposte non sempre sono lineari. Quello che cercherò di fare in quest'articolo è di trattare l'adattamento fisico anziché come semplice azione-reazione o stimolo-risposta, come fenomeno emergente conseguente all'allenamento. Per fare questo dobbiamo ingrandire la macchina umana fino a considerare le singole unità funzionali: le cellule.

L'allenamento è quel processo che, mediante stimoli ripetuti sia di natura nervosa sia di natura muscolare aggiungendo il giusto recupero, permette al corpo giorno dopo giorno di adattarsi e quindi di rispondere meglio agli stessi stimoli e/o a situazioni simili. Il processo di allenamento viene costruito secondo il principio stimolo – risposta, di conseguenza più lo stimolo è selettivo più la risposta è appropriata e precisa. L'aggiustamento prima e l'adattamento dopo risultano essere quanto più vicini possibili all'obiettivo.

Spesso però esiste una divergenza in termini di risposta tra lo stimolo e il successivo adattamento. Tale "problema" nasce dal fatto che il corpo umano è un sistema complesso: cioè un sistema a componenti fortemente interconnesse, interagenti tra loro in maniera imprevedibile e non lineare. Il termine complesso non è sinonimo di complicato, poiché a differenza di quest'ultimo caso, la conoscenza delle singole parti non è sufficiente a stabilirne la risposta lineare agli stimoli. Un sistema complesso è spesso imprevedibile, presenta forti correlazioni interne e non vale più il principio di sovrapposizione, quindi il tutto diventa maggiore della somma delle parti.

La cella di Bénard: un modello fisico dell'adattamento

Se volessimo fare un parallelismo scientifico potremmo paragonare con un po' di fantasia le cellule del corpo umano alle particelle presenti in un volume predeterminato di un fluido. Queste particelle in determinate condizioni si comportano come entità singole senza che risentano le une del comportamento delle altre, ma in determinate condizioni e superando una determinata soglia di attivazione ecco che avviene qualcosa di magico: tutte le particelle improvvisamente rispondono in maniera sincronizzata, generando fenomeni fino a quel momento impensabili.

La cella di Bénard è un esempio di tutto questo. È definita come una struttura ordinata, che si forma quando la differenza di temperatura di un fluido posto tra due superfici supera una certa soglia, generando un moto convettivo organizzato. Vediamo brevemente come si ottiene:

  • uno strato di liquido, ad esempio acqua, viene racchiuso tra due piastre parallele (la profondità del fluido deve essere molto inferiore alla dimensione orizzontale del fluido)
  • inizialmente, le temperature dei piani superiore e inferiore sono uguali, di conseguenza il liquido si trova in perfetto equilibrio (il nostro organismo in condizione di omeostasi)
  • se facciamo variare la temperatura della piastra inferiore rispetto a quella superiore, un flusso di energia viaggia verticalmente attraverso il liquido, per conduzione termica, e tra le due piastre si genera un gradiente termico
  • superata una certa temperatura di soglia (effetto allenante), si verifica un effetto particolare: tutte le molecole si sincronizzano ed inizia un moto convettivo che fino a quel momento non esisteva
  • ma attenzione: se si supera una certa soglia di temperatura (overtraining), a quel punto il movimento sincronizzato diventa caotico ed appare la turbolenza, imprevedibile e impossibile da governare

Il corpo umano come sistema sincronizzato

Ecco, mi piace pensare al nostro organismo come una moltitudine di unità funzionali che per dare del loro meglio hanno bisogno di sincronizzarsi al fine di far emergere un comportamento che altrimenti non ci sarebbe mai stato. La funzione dell'allenamento che somministriamo quotidianamente al nostro corpo deve servire a questo scopo. Riuscire a creare un comportamento sincronizzato in tutte le nostre unità funzionali senza forzare la nostra fisiologia.

Come un liquido in condizione di riposo si trova in equilibrio con l'ambiente circostante, anche il nostro organismo ha una sua omeostasi che lo mantiene costantemente in equilibrio con l'ambiente. L'allenamento deve rompere temporaneamente questo equilibrio al fine di permettere nelle ore successive, grazie al recupero, i dovuti aggiustamenti, le compensazioni e quindi l'adattamento. Non sempre però gli adattamenti sono quelli cercati, tante volte il nostro organismo non reagisce in maniera lineare, creando adattamenti che magari apparentemente non ci sono utili, mentre non arrivano quelli che ci servono. Questo non ci deve scoraggiare poiché un fenomeno emergente per sua natura arriva solo con determinate condizioni.

Nel caso delle celle di Bénard, si tratta della differenza di temperatura, mentre nel caso dell'allenamento si tratta apparentemente di superare una certa intensità ed un certo volume di lavoro muscolare. Dico apparentemente poiché in realtà, si tratta di apprendimento. Quindi di lavoro mentale più che di solo lavoro fisico.

Allenamento come apprendimento del movimento

Con questo non voglio dire che basta stare seduti sul divano e pensare di allenarsi… piuttosto che l'allenamento deve partire dalla testa risolvendo compiti motori più che eseguire meccanicamente degli esercizi. Tale lavoro deve porre l'accento più sul movimento che sul singolo muscolo, quindi prediligere più un allenamento trasversale che mirato e meccanico. Questo perché per ottenere il sincronismo di cui parlavamo devo ben coordinare la mia "orchestra".

Per fare ciò il miglior allenamento sicuramente è quello che predilige esercizi che allenino il movimento nella sua forma più naturale al fine di ottenere dei gesti che siano efficaci, economici ed eleganti. Allenare un movimento completo ha un effetto migliorativo sul corpo senza eguali per almeno due motivi:

  • finalizza l'azione che altrimenti rimarrebbe un puro gesto meccanico
  • crea nel nostro corpo le giuste connessioni per poter portare al termine il compito

Le giuste connessioni creano sinergia, la sinergia crea un comportamento emergente: l'adattamento. Ecco il motivo per cui inserire gesti motori finalizzati ha un effetto dirompente nel nostro piano di allenamento. Inserire gesti ginnici completi all'interno del proprio programma farà emergere adattamenti che magari tardano ad arrivare semplicemente perché al corpo manca qualcosa che gli permetta di sincronizzarsi.

Conclusione: la consapevolezza come motore del cambiamento

Percepire l'adattamento fisiologico del corpo come fenomeno emergente creato dalle giuste condizioni, anziché come fenomeno isolato indotto dal singolo esercizio, ci permette di vedere lo stimolo allenante sotto una luce diversa e molto più profonda del semplice "vado in palestra". Ci invita ad un comportamento consapevole per far emergere una condizione che altrimenti non si verificherebbe mai. Questo significa attività fisica come apprendimento di una disciplina.

Per ottenere questo obiettivo occorre lavorare sulla costanza e sulla consapevolezza di quello che facciamo, perché dobbiamo portare il nostro organismo alla propria soglia limite nei giusti tempi in modo da far "switchare" il comportamento di equilibrio in qualcosa di più complesso. Come le celle di Bénard in condizioni di equilibrio non esistono, così il nostro organismo in condizioni di equilibrio non riesce ad esprimere tutta la propria potenza e capacità rigenerativa.

Il lavoro consapevole, molto più dell'intensità una tantum, porta all'apprendimento, e anche se non possiamo comprendere in maniera specifica come questo avviene, possiamo sicuramente orientarne gli effetti. L'apprendimento consapevole del movimento indotto dall'allenamento crea quella "differenza di gradiente" — o di energia, chiamatela come volete — che proprio come le celle di Bénard dà il via a un meccanismo nuovo e complesso che altrimenti non si verificherebbe mai.

Bibliografia

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  • Bosch F., Strength Training and Coordination: An Integrative Approach, Uitgevers, 2015
Voci glossario
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