Le eliminate: STATI UNITI

Di Graziano Carlo Carugo Campi

Americani poco efficaci sotto porta ma dotati di grossi mezzi atletici

Il mondiale degli Stati Uniti potrebbe anche definirsi sufficiente, se non si prendessero in considerazione gli investimenti fatti in questi anni dalla federazione americana e i progressi fatti dalle due rivali centro-nord americane, ovvero il Messico e la Costarica.


A livello di gioco, le due squadre latino americane hanno meglio impressionato mentre gli statunitensi sono sembrati più una squadra di atletica leggera con un pallone tra le gambe, salvo una o due eccezioni.


L'impressione è che il concetto di Sport-Entertainment americano mal si concili con la solidità teutonica che Jurgen Klinsmann ha mostrato in Brasile: poche stelle, con Landon Donovan escluso prima ancora di iniziare il mondiale, poca fantasia in mezzo al campo. Se tutto questo può andar bene per superare le facili qualificazioni, a livello mondiale non basta.


Tra i pali Howard a 35 anni è stato solido, ma con Rmando (34) è ormai a fine corsa, mentre Guzan (29) non ha mai fatto vedere grandi cose in carriera.


In difesa la sorpresa è stato DeAndre Yedlin, terzino di 20 anni che è finito sul taccuino degli scout di mezza Europa. Buone cose ha fatto vedere anche John Brooks (21) e Matt Besler (27) mentre Geoff Cameron (28) sarà chiamato ancora in futuro ad essere il leader della difesa, che manca di un terzino sinistro giovane, visti i 32 anni di DaMarcus Beasley. Fabian Johnson (26) e Timothy Chandler (24) sono sembrati solidi gregari.


In mezzo al campo i 32 enni Jones, Davis e Beckerman non sono proponibili in ottica Russia 2018: si punterà sulla crescita di Mikkel Diskerud (23) mediano di contenimento di origini norvegesi, Julian Green (19) e sull'esperienza di Bedoja (27) e Zusi (27), trequartisti che qualcosa di buono hanno fatto vedere.


In attacco arrivano le note dolenti: dietro al sempre ottimo Clint Dempsey, che però ha già 31 anni, il nulla. Aaron Johannsson (23) faticherebbe in lega pro italiana, Jozy Altidore (26) da un anno è l'ombra di se stesso mentre Wondolowksi (31) non è mai stato più che un gregario.


Confermato Klinsmann, la nazionale americana deve trovare un nuovo portiere e un attaccante in grado di finalizzare la gran mole di gioco fatta dai centrocampisti americani, per riuscire a migliorare in ottica mondiale.