Rapporto tra Scienze Motorie e Fisioterapia

Di Fabio Vitale

Qual è il rapporto tra Scienze Motorie e Fisioterapia? La legge 27/06 ed il mancato decreto ministeriale. Le differenze tra il lavoro del laureato in Scienze Motorie e quello del fisioterapista. Il rischio di abusto di professione

La difficoltà maggiore, per il laureato in scienze motorie, di emergere come figura professionale, è data soprattutto dal costante conflitto con i "rivali" del corso di Laurea in Fisioterapia, conflitto dovuto alla difficoltà di individuare i limiti professionali nei quali poter agire.

In molti laureati in Scienze motorie o diplomati ISEF, all'atto della promulgazione della legge 27/06 di conversione del decreto 5 dicembre 2005 n.250, hanno salutato con un sospiro di sollievo la tanto agognata equiparazione realizzata dalla norma tra laurea in scienze motorie e laurea in fisioterapia, subordinatamente alla frequenza certificata di un corso di preparazione su paziente da istituire presso le università con decreto ministeriale.

Probabilmente altrettanti non immaginavano che il decreto ministeriale atteso non sarebbe mai arrivato e che anzi, a livello legislativo, si sarebbe cercato il modo di abrogare questa equipollenza.

La norma incriminata è l'articolo 1 septies del decreto citato il quale recita testualmente che:

Il diploma di laurea in scienze motorie è equipollente al diploma di laurea in fisioterapia, se il diplomato abbia conseguito attestato di frequenza ad idoneo corso su paziente, da istituirsi con decreto ministeriale, presso le università

La norma è attualmente ancora in vigore, in quanto l'espressa abrogazione paventata ormai da anni non è ancora intervenuta, ma, di fatto, rimane comunque lettera morta poiché non è stato mai emanato il decreto ministeriale di istituzione di tale equipollenza.

Allo stato attuale, infatti, il nuovo testo approvato ed attualmente al vaglio prevede un'abrogazione della precedente norma attraverso però una presa di posizione di compromesso che favorisce i laureati in Scienze motorie nell'accesso alla facoltà di fisioterapia, ma costringendoli comunque a conseguire un ulteriore titolo al fine di praticare le attività per le quali è richiesta una qualifica comportante un'attiva manipolazione con finalità curativa sul soggetto paziente.

Recita il nuovo articolo:

L'articolo 1-septies del decreto-legge 5 dicembre 2005, n. 250, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 febbraio 2006, n. 27, è abrogato; con decreto del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, da emanare entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, di concerto con il Ministro della salute e con il previo parere del Consiglio universitario nazionale, ai fini del conseguimento della laurea in fisioterapia per i laureati e gli studenti iscritti ai corsi di laurea in Scienze motorie, sono definiti:
  • La disciplina del riconoscimento dei crediti formativi
  • L'accesso al corso universitario in fisioterapia, nei limiti dei posti complessivamente programmati in relazione al fabbisogno previsto, previo superamento della prova di selezione
  • La disciplina dello svolgimento del periodo di formazione e tirocinio sul paziente.
Stante l'indirizzo legislativo sopra prospettato, che non prevede la proposizione di un riconoscimento della professionalità dei laureati in scienze motorie o l'istituzione di un ordine specifico attraverso il quale riservare determinate attività solo agli iscritti ma la mera facilitazione del conseguimento del titolo di fisioterapista, in attesa che si delinei con certezza la lo scenario normativo, analizziamo allo stato degli atti quali sono gli spazi di attività nei quali è legittimo l'intervento del laureato in scienze motorie o del diplomato ISEF, e quali potrebbero essere le prospettive di sviluppo di questa professionalità in un sistema di collaborazione e programmazione coordinata e non alternativa con i fisioterapisti

Non essendoci alcun esplicito inquadramento normativo a livello nazionale di individuazione della professionalità e dell'attività specifica praticabile da parte del laureato in scienze motorie, molto sfumati risultano i confini operativi tra il lecito esercizio o l'abuso della professione di fisioterapista che in concreto spesso viene a realizzarsi.

Fisioterapista: analisi della disciplina normativa

Nell'individuazione di una pur sottile demarcazione tra gli ambiti di operatività può essere utile un'analisi della disciplina normativa esistente in riferimento alle professionalità dei fisioterapisti in quanto operatori sanitari.

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Le attività che per legge sono deputate alla specifica professionalità del fisioterapista, infatti, sono espressamente indicate all'interno del Decreto Ministeriale 741/94, secondo cui il fisioterapista è l'operatore sanitario in possesso del diploma universitario abilitante, che svolge in via autonoma, o in collaborazione con altre figure sanitarie, gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione nelle aree della motricità, conseguenti a eventi patologici di varia natura, congenita o acquisita, e pratica autonomamente attività terapeutica per la rieducazione funzionale delle disabilità motorie, psicomotorie e cognitive utilizzando terapie fisiche, manuali e massoterapiche.

In riferimento alla professionalità dello scienziato motorio, invece, ci rifacciamo alla legge regionale della Liguria n°41/06, che riconosce l'esercizio professionale dei laureati in scienze motorie delle attività motorie e sportive nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private sia ai fini del mantenimento della migliore efficienza fisica nelle differenti fasce d'età e nei confronti delle diverse abilità, sia ai fini di socializzazione e prevenzione

Analizzando queste definizioni normative è intuibile come la realtà della fisioterapia e della riabilitazione non sia fatta di bianco e nero, ma di tante gradazioni di grigio in cui le varie professionalità che riguardano la riabilitazione motoria cooperano, si sovrappongono e si integrano tra di loro.

Sicuramente, l'esistenza di un riconoscimento della professionalità dei laureati in Scienze motorie che apre le porte delle strutture sanitarie e sociosanitarie sia pubbliche che private ad un operatore che sanitario non è, neanche "professionalmente protetto" dall'iscrizione in un apposito albo, rappresenta sicuramente un valore aggiunto rilevante anche per quanto riguarda l'individuazione dello spazio di attività nel quale il laureato in scienze motorie può esercitare la sua abilità.

Lo scienziato motorio

In linea di massima, lo scienziato motorio si occupa di soddisfare il benessere del soggetto attraverso l'attività motoria e sportiva, ha competenze relative alle caratteristiche funzionali del muscolo ed alle corrispondenti tecniche di allenamento sviluppando competenze sia relative all'attività educazionale al gesto sportivo che a livello ergonomico generale.

Come evidente, si tratta di competenze estremamente vaste che possono però ben collocarsi in posizione post-fisioterapica in un completo programma di riabilitazione e funzionalità motoria. I campi di azione delle due professionalità, infatti, non sono nettamente contrastanti ma adiacenti fra loro, e le singole professionalità si realizzano pienamente proprio in un'ottica di cooperazione e affiancamento nell'attività.

Questo perché il campo della riabilitazione, oggi, può essere inteso come il connubio tra due fasi consequenziali e tecnicamente adiacenti, vale a dire una prima fase, determinata dal periodo di convalescenza del paziente che ha subito un trauma all'apparato locomotore e che necessita di un ripristino anatomico - funzionale e di manipolazioni dirette sul soggetto attraverso la pratica di terapie strumentali (laserterapia, ultrasuoni), che spetta al fisioterapista, una seconda fase che chiameremo di recupero funzionale attivo, che spetta al laureato in Scienze motorie, esperto in scientificità del movimento, che si occuperà del recupero totale delle abilità perse ed in rapporto all'ambiente sociale che lo circonda.

Per chiarire al meglio il concetto, è opportuno non fare confusione tra "motricità" e "motorio". Il laureato in fisioterapia opera nell'area della motricità, che prevede l'intervento nell'ambito neuro-motorio, nell'ambito di un'attività osservata nell'aspetto fisiologico, psicologico, relazionale, motivazionale, comportamentale; il laureato in Scienze motorie opera nell'area del motorio, diversa e che riguarda l'esigenza del movimento nella vita di relazione, riguarda il modo in cui si esegue il movimento in rapporto alle finalità.

Ad esempio, in un soggetto della terza età, il laureato in fisioterapia provvederà a intervenire sulla mancanza psico-fisica, sulla rigidità, sul tremore patologico con terapie manuali e strumentali; il laureato in Scienze motorie proporrà attività motoria educativa per migliorare l'espressione motoria, l'uso appropriato del corpo in particolari situazioni e proporrà un'attività motoria preventiva per evitare una limitazione delle funzioni.

È naturale che vi sarà un momento in cui i due campi non saranno così nettamente chiari, ma è in quell'esatto momento che i due professionisti dovranno collaborare per passarsi il "testimone" che renderà vincente il loro operato.

Il ruolo del laureato in Scienze motorie assume una maggiore tutela e valenza se posizionato all'interno di una struttura organizzata, dove si troverebbe ad operare in un gruppo di lavoro e sotto la responsabilità di un direttore sanitario medico che lo guida nella specifica attività, limitando o rendendo quasi nullo anche il rischio di configurazione del reato di abuso. Istituire la figura professionale dello scienziato motorio, inserirlo nell'ambito Sanitario porterebbe buoni vantaggi anche dal punto di vista economico: inizialmente si avrebbe un investimento da parte della pubblica amministrazione, con un aumento dei costi nell'immediato, ma con un conseguente abbattimento degli stessi, poiché grazie ad un idoneo intervento in ambito preventivo, si verificherebbe la diminuzione delle spese previste per le cure di patologie dovute all'assenza di attività fisica.

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