Disciplina delle professioni sanitarie non mediche

Di Fabio Vitale

Criteri ed obiettivi del disegno di legge di delega al Governo proposto dal Ministro Sirchia nel febbraio 2003. Il caso della normativa regionale della Regione Lombardia e il caso del Friuli Venezia Giulia

Professioni sanitarie non Mediche, Nuove Professioni Sanitarie

Il 14 febbraio 2003 il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge di delega al Governo (DDL) proposto dal Ministro Sirchia, relativo alla disciplina delle professioni sanitarie non mediche. Il DDL ha lo scopo generale di definire la nozione di professioni sanitarie e quello di individuare i principi fondamentali della materia.

Il provvedimento riguarda:

  • Tutti gli esercenti le professioni sanitarie non mediche (fisioterapisti, ostetriche, tecnici della riabilitazione, infermieri, ecc.), in totale circa 450000 operatori, per i quali sono previsti percorsi di educazione continua con verifiche periodiche dell'abilità professionale
  • Coloro che svolgono attività non comprese tra le professioni attualmente riconosciute ed aspirano a tale riconoscimento.

Il Governo è delegato a emanare uno o più decreti legislativi sulla base dei seguenti Criteri – Obiettivi:

  • Recepire i profili individuati dal Decreto legislativo 30 dicembre 1992 n.502, prevedendo la possibilità di accorpare quelle figure professionali che hanno caratteristiche comuni ed operano nello stesso settore di attività
  • Individuare i criteri per il riconoscimento delle nuove professioni, anche dietro proposta delle Regioni, stabilendo che esso avvenga sulla base di valutazioni scientifiche operate dal Ministero della Salute insieme ad esperti della Conferenza Stato-Regioni
  • Definire la sfera di attività di ogni professione in modo da evitare qualsiasi forma di esercizio abusivo
  • Indicare i contenuti minimi dei percorsi di formazione di ogni professione per garantire i livelli essenziali delle prestazioni sanitarie e prevedere l'ipotesi di realizzare convenzioni tra Università e Regioni per lo svolgimento di corsi di studio presso le strutture del Sistema sanitario nazionale
  • Subordinare l'esercizio dell'attività sanitaria al conseguimento di un titolo di abilitazione a validità nazionale rilasciata dopo il superamento di un esame di Stato, salvaguardando la validità dei titoli già acquisiti
  • Stabilire la verifica periodica delle abilitazioni
  • Prevedere che le Regioni, per le professioni per cui non esista un Albo professionale, istituiscano registri appositi, l'iscrizione ai quali è condizione irrinunciabile per l'esercizio della professione.

Sono definite professioni sanitarie non mediche quelle che, in forza di un titolo abilitante, comportano lo svolgimento di attività di prevenzione, assistenza, diagnosi, cura e riabilitazione.

Lo Stato riconosce le professioni sanitarie, anche attraverso il recepimento di normative comunitarie, con propria legge contenente i principi fondamentali per l'individuazione:

  • Delle singole professioni e dei contenuti essenziali delle attività professionali connesse, anche al fine di prevenire ogni forma di esercizio abusivo delle stesse
  • Dei titoli richiesti per l'esercizio dell'attività professionale

Al di fuori dei casi in cui la legge dello Stato subordina l'esercizio della professione al superamento di un esame di Stato, per le professioni sanitarie hanno efficacia abilitante e tengono luogo del superamento dell'esame di Stato stesso.

L'abilitazione all'esercizio della professione sanitarie è rilasciata a seguito di un percorso formativo cui consegue il rilascio del relativo titolo accademico da parte dell'Università. Tale percorso formativo deve prevedere l'espletamento, in tutto o in parte, dei corsi di studio presso le aziende e le strutture del servizio sanitario, individuate dalle regioni.

L'abilitazione all'esercizio della professione sanitaria è sottoposta a verifica periodica, nell'ambito degli obiettivi generali del sistema di educazione continua in medicina, alla cui definizione concorrono lo Stato e le regioni.

Professioni sanitarie già riconosciute sono costitute in Federazione Nazionale dei Collegi, mentre per le nuove professioni le regioni provvedono alla tenuta di corretti registri per l'iscrizione sulla base del possesso del relativo titolo abilitante che costituisce condizione essenziale per l'esercizio della professione.

Per tutto quanto non previsto dalla presente legge, sono le Regioni a disciplinare le professioni sanitarie, nel rispetto dei principi fondamentali e delle competenze costituzionalmente riconosciute allo Stato.

L'Art. 3 concerne l'individuazione di nuove professioni sanitarie, le quali dovranno rispettare determinati elementi e criteri. L'ente legiferante, Stato o Regione, dovrà rilevare i fabbisogni professionali connessi agli obiettivi di salute previsti a livello nazionale e regionale, tenendo conto della valutazione da parte del Ministro della Salute di sicura scientificità della nuova professione con il concorso di esperti scelti dalla Conferenza Stato-Regioni.

Si dovranno definire le funzioni peculiari della professione, evitando parcellizzazioni e sovrapposizioni con professioni già riconosciute, garantendo l'unitarietà nelle risposte ai bisogni di salute del cittadino attraverso l'integrazione delle diverse professioni nel rispetto delle specifiche competenze.

L'accordo per l'individuazione di nuove professioni sanitarie è necessario anche al fine di fare confluire profili professionali con caratteristiche comuni e che agiscono nel medesimo settore di attività riguardante alla stessa classe di laurea, in un'unica professione sanitaria.

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Per determinare efficacemente quale ruolo il laureato in Scienze Motorie possa assumere nel nostro Paese, è importante effettuare un excursus sulle diverse leggi Regionali analizzando i diversi punti in comune.

Leggi Nazionali

Legge Regionale Lombardia: lo sviluppo dello sport e delle professioni sportive

La Regione Lombardia con la Legge Regionale N. 26 dell'8 ottobre 2002, descrive tutte le modalità di agevolazione e di intervento adibito alla promozione e alla valorizzazione delle attività sportive, la formazione ed aggiornamento delle figure professionali in tale ambito, la fruibilità del servizio diramato in tutto il territorio regionale, l'accessibilità a tutta la cittadinanza, l'idoneità delle strutture.

La Regione, riconoscendo la funzione sociale delle attività sportive, promuove lo sviluppo:

  • Della pratica sportiva e delle attività motorie da parte di tutti i cittadini, differenziate per le diverse categorie di utenti e per le diverse fasce d'età ed adeguate alle esigenze di ciascuno
  • Delle attività sportive quale strumento di prevenzione, cura, riabilitazione e benessere psicofisico di tutti i cittadini, sostenendo in particolare iniziative con carattere motorio sportivo, rivolte a persone con difficoltà psicofisiche, organizzate da soggetti pubblici e privati senza scopo di lucro che perseguano l'educazione e l'assistenza di portatori di handicap
  • Delle attività motorio - sportive da parte delle fasce deboli, utili al superamento del disagio e del disadattamento, in particolare giovanile
  • Della carta dei diritti del bambino nello sport e i suoi contenuti etico - sportivi.

Sono specificate le mansioni del laureato in Scienze Motorie considerandolo come Istruttore Qualificato in quanto responsabile della corretta applicazione dei programmi e delle attività svolte nella struttura sportiva.

Sono inquadrati gli Istruttori Specifici di Disciplina, quali soggetti in possesso di abilitazione rilasciata dalla federazione competente o affiliata al CONI. Per quanto riguarda le mansioni, non vi è distinzione nei confronti dell'Istruttore Qualificato, è data solo una distinzione del punto di vista delle modalità di acquisizione del titolo.

È tutelato l'utente che partecipa ai corsi tenuti nelle sale ginniche, obbligando i gestori alla tenuta delle attività da parte dell'Istruttore Qualificato e dall'Istruttore Specifico di Disciplina:

  • Nelle palestre, nelle sale ginniche e nelle strutture sportive aperte al pubblico dietro pagamento di corrispettivi a qualsiasi titolo, anche sotto forma di quote sociali di adesione, i corsi finalizzati al miglioramento dell'efficienza fisica devono essere svolti con la presenza di un istruttore qualificato o di un istruttore specifico di disciplina.
  • Sono considerati istruttori qualificati quelli in possesso di diploma rilasciato dall'Istituto Superiore di Educazione Fisica (ISEF) o di laurea in Scienze motorie. L'istruttore qualificato è responsabile della corretta applicazione dei programmi e delle attività svolte nella struttura sportiva.
  • Sono considerati istruttori specifici di disciplina quelli in possesso di corretta corrispondente abilitazione, rilasciata dalla federazione nazionale competente, riconosciuta o affiliata al CONI, nonché rilasciata dalle scuole regionali dello sport del CONI e dagli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI. Gli insegnanti tecnici delle associazioni tecniche sportive specifiche sono equiparati agli istruttori specifici. L'istruttore specifico di disciplina è responsabile della corretta applicazione dei programmi e delle attività svolte nella struttura sportiva.

Legge Regionale Friuli Venezia Giulia: testo unico in materia di sport e tempo libero

La regione Friuli Venezia Giulia con la legge regionale n.8 del 2003, intitolata "Testo unico in materia di sport e tempo libero" descrive in maniera quasi del tutto simile alla legge Lombarda, i principi fondamentali per la promozione di un'attività sportiva fruibile a tutti. La legge friulana è caratterizzata da una più ampia programmazione economica e dalla revisione dell'articolo 23, recante le norme per la tutela dei praticanti le attività sportive e per la valorizzazione della figura professionale dei laureati in Scienze Motorie.

Le strutture sportive aperte al pubblico per l'esercizio di attività motorie finalizzate a contribuire a un corretto sviluppo, mantenimento o recupero psico-fisico della persona si avvalgono della presenza costante di almeno un professionista qualificato in possesso di laurea in Scienze motorie o del diploma universitario conseguito presso l'Istituto superiore di educazione fisica (ISEF) o in possesso di altri titoli equipollenti.

Prima dell'inizio dell'attività, i gestori delle strutture sportive comunicano al Comune, mediante dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, il nominativo e i titoli del professionista che assume l'incarico di direttore tecnico.

Il direttore tecnico ha la responsabilità dell'applicazione dei programmi svolti nella struttura. Il direttore tecnico è tenuto a verificare il possesso dell'idoneità fisica dei praticanti, comprovata dalla presentazione di apposita certificazione medica, ove prevista dalla normativa vigente, nonché il rispetto delle normative antidoping.

Le Province e i Comuni, qualora siano promotori di iniziative di attività motorie o sportive, a tutela della salute dei cittadini, sono tenuti ad avvalersi di soggetti in possesso dei titoli professionali.

Sono escluse dall'applicazione:

  • Le attività per l'educazione fisica previste dai programmi scolastici
  • Le attività motorie disciplinate da norme approvate dalle Federazioni sportive nazionali e dagli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI
  • Le attività libere amatoriali esercitate in modo individuale o collettivo, anche se svolte in aree pubbliche attrezzate.

Le violazioni degli obblighi comportano la revoca degli incentivi previsti dalla presente legge e l'applicazione di una sanzione pecuniaria da un minimo di 1.000 euro a un massimo di 10.000 euro a carico del gestore dell'attività.

Nelle strutture sportive possono operare anche soggetti che abbiano svolto almeno ventiquattro mesi di attività negli ultimi cinque anni con riferimento alla data di entrata in vigore della legge regionale (n. 132) e siano in possesso di titolo abilitativo rilasciato dalla Scuola centrale dello sport del CONI o da Federazioni sportive nazionali aderenti al CONI, o da enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI o abbiano frequentato appositi corsi di formazione istituiti e riconosciuti dalla Giunta regionale.

Voci glossario

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