Fabio Capello, allenatore della Russia

Di Graziano Carlo Carugo Campi

Il nome di Fabio Capello da allenatore è legato ai trionfi sulla panchina del Milan. Ma il tecnico di Pieris ha vinto anche con la Roma, il Real Madrid e la Juventus, prima di cimentarsi nella conduzione tecnica della Nazionale inglese

Fabio Capello, nato a San Canzian d'Isonzo il 18 giugno 1946, arriva sulla panchina della nazionale russa nel 2012, succedendo a Dick Advocaat.

Il tecnico friulano è considerato uno dei tre allenatori italiani più vincenti nella storia, insieme a Marcello Lippi e Giovanni Trapattoni. Ex calciatore, centrocampista tecnico dotato di buona visione di gioco, inizia la carriera nella Spal, nel 1964. Tre anni più tardi arriva a Roma dove resterà per tre stagioni fino al grande salto alla Juventus, dove otterrà i maggiori successi da calciatore, prima di arrivare al Milan, nel 1976, in uno scambio con Romeo Benetti. Chiuderà la carriera agonistica nel 1980.

Proprio con il Milan inizia l'avventura come tecnico: dall'82 all'86 dirige la squadra primavera e, all'avvento di Silvio Berlusconi, nel 1987 prova la prima esperienza da allenatore sostituendo l'esonerato Nils Liedholm nelle ultime sei gare di campionato. Rimasto nell'orbita del gruppo Fininvest, per tre stagioni lavora come dirigente, occupandosi anche di hockey, prima della chiamata a sorpresa di Berlusconi a guidare quello che per tre anni era stato il Milan di Arrigo Sacchi.

Quella di Sacchi è un'eredità pesantissima che il tecnico accoglie tra lo scetticismo generale ma in cinque stagioni a ricredersi saranno anche i critici più agguerriti: il tecnico di Pieris infatti vince quattro scudetti, di cui tre consecutivi e una champions league (con due finali perse), vantando inoltre una stiscia di imbattibilità in campionato di ben 58 partite.

Nel 1996, esaurito il ciclo rossonero, passa al Real Madrid che porta dal quinto posto della stagione precedente alla vittoria nella Liga. Per Capello è il quinto scudetto in sei anni. Lasciato il Real Madrid perchè colpevole di fare un gioco poco spettacolare, nel 1997 torna al Milan: la squadra, reduce dall'undicesimo posto, non riesce a trovare le giuste motivazioni e a fine anno Don Fabio si prende un anno sabbatico.

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Torna nel 1999, alla Roma, tra la sorpresa generale: dopo un anno di transizione per i giallorossi arriva lo storico scudetto. Dopo due stagioni ad alti livelli, le difficoltà finanziarie della famiglia Sensi convincono il tecnico ad accettare le lusinghe della Juventus e di Umberto Agnelli, che lo porta a Torino nella speranza di inaugurare un nuovo ciclo di vittorie dopo l'addio a Marcello Lippi. L'arrivo di una nuova dirigenza a Torino e la scelta di accettare la retrocessione in serie B in seguito a calciopoli, senza difendersi, sono fondamentali per l'addio di Capello alla Vecchia Signora dopo solo due stagioni, coronate dalla vittoria, sul campo, di due scudetti.

Il ritorno a Madrid avviene nell'estate del 2006: è ancora scudetto, il nono della sua carriera da allenatore, ma ancora una volta i gusti difficili del Santiago Bernabeu gli sono fatali e lui decide di lasciare il Real dopo una sola stagione per iniziare l'avventura da commissario tecnico, con l'Inghilterra, fresca reduce dalla mancata qualificazione agli europei del 2008.

Dopo aver ottenuto la partecipazione ai mondiali del 2010, nei quali l'Inghilterra esce ingloriosamente a seguito di una sconfitta per 4 a 1 contro la Germania, negli ottavi di finale, guida gli inglesi alla qualificazione agli europei del 2012 ma si dimette per difendere un suo giocatore, John Terry, accusato di razzismo, al quale la federazione inglese avrebbe voluto togliere la fascia di capitano. Ad oggi Fabio Capello detiene la miglior percentuale di vittorie per numero di partite (66%) nella storia della nazionale inglese. John Terry venne assolto dalla giustizia ordinaria.

Dal 19 luglio 2012, come detto, è allenatore della nazionale russa.

Ama un gioco pragmatico, non spettacolare ma solido, che pone l'accento sull'attenzione difensiva e sulla concretezza sotto porta. 4-4-2 o 4-2-3-1 gli schemi da lui impiegati con maggior frequenza.

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