Louis Van Gaal, allenatore dell'Olanda

Di Graziano Carlo Carugo Campi

Uno dei più grandi allenatori in circolazione, ha vinto trofei dall'Olanda alla Germania passando per la Spagna. Padre putativo del Barcellona di Guardiola, tenterà la rifondazione del Manchester United dal prossimo anno

Se l'Olanda è celebre per aver dato i natali a grandissimi calciatori e ad altrettanto grandissimi allenatori, nonchè per aver creato una scuola calcistica che rivaleggia a livello di tattica con le maggiori scuole mondiali, Louis Van Gaal può essere a tutti gli effetti considerato l'uomo simbolo del calcio olandese moderno.

Aloysius Paulus Maria Van Gaal nasce l'8 agosto 1951 in Olanda, ad Amsterdam. Centrocampista difensivo, professionista dal 1972 al 1987, soprattutto con la maglia dello Sparta Rotterdam, non ha avuto una grandissima carriera da calciatore, per quanto lunga.

Appese le scarpe al chiodo nel 1987 con la maglia dell'AZ, diventa subito assistente allenatore del club di Alkmaar e dopo due stagioni passa all'Ajax, dove inizia una carriera che lo porterà ad essere considerato un maestro del calcio moderno oltre che uno dei migliori allenatori al mondo.

Dopo tre stagioni da assistente coi lancieri, infatti, prende in mano la prima squadra e, potendo contare su talenti provenienti dal vivaio come i gemelli De Boer, Edgar Davids, Clarence Seedorf, Marc Overmars, Jari Littmanen e Patrick Kluivert (tra i tanti), costruisce uno squadrone che tornerà a primeggiare in Europa a distanza di 20 anni dall'Ajax di Johann Crujiff.

Il suo modulo tattico è spregiudicato e rivoluzionario: tre difensori centrali, un regista davanti alla difesa, due mezzali capaci di marcare gli esterni avversari ma anche di spingere, un trequartista, due ali e un attaccante. Un 3-1-2-3-1 che stupisce per la capacità di possesso palla, di palleggio e per il gioco offensivo.

I risultati con i lancieri lo portano ad allenare il Barcellona prima, nel 1997, e la nazionale olandese poi, dal 2000 al 2002, prima del ritorno, per una sola stagione, al Barcellona.

In questo periodo di tempo Van Gaal cambia il modulo di gioco, passando a una più concreta difesa a quattro: è lui a mettere le basi per la costruzione del grande Barcellona di Guardiola, continuando il lavoro iniziato da Crujiff negli anni precedenti al suo arrivo. È sempre lui a valorizzare prima di tutto il vivaio dei blaugrana, che porteranno all'arrivo in prima squadra di diversi talenti come Iniesta, Xavi e Messi.

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L'aver importato in Catalogna il "sistema Ajax", che prevedeva l'intensivo sviluppo e utilizzo del settore giovanile, è da considerare impresa alla base dei successi del Barcellona di oggi. Allenatore istrionico, ha legato la sua carriera a successi importanti ma anche a scelte sorprendenti: lasciato il Barcellona nel 2003, nel 2005 riparte dal basso, prendendo in mano la panchina dell'AZ Alkmaar, squadra nella quale aveva chiuso la carriera da calciatore: dopo sole tre stagioni si laurea campione d'Olanda, nel 2008-2009, impresa storica per la squadra.

Immediata la chiamata da un grande club: il Bayern Monaco sceglie lui per ricostruire la squadra e ripartire dopo il secondo posto ottenuto in campionato da Juup Heynckes l'anno precedente. La ricostruzione non è semplice e i risultati non arrivano immediatamente eppure ancora una volta raggiunge il successo, vincendo la Bundesliga e la coppa di Germania, al primo tentativo, diventando il primo allenatore olandese a completare il double in Germania. L'opera non è completa: arriva anche la finale di Champions, che però verrà persa in malo modo contro l'Inter. La vittoria in supercoppa di Germania e i risultati ottenuti gli valgono il premio di manager dell'anno.

Tra le novità, ancora una volta è da ricordare l'inserimento di giovani in prima squadra: Thomas Muller e Holger Badstuber diventano pilastri del Bayern.

L'anno successivo i risultati non sono dalla sua e il Bayern Monaco decide di esonerarlo nell'aprile del 2011. Un anno dopo arriverà la nuova chiamata da parte dell'Olanda, al termine dell'Europeo.

In carriera ha vinto quattro campionati olandesi, due coppe d'Olanda, una Champions League, una Coppa Uefa, una due superCoppe d'Europa, due campionati spagnoli, due coppe del Re di Spagna, una coppa Intercontinentale, una Bundesliga, una coppa di Germania e una Supercoppa di Germania. Ora manca solo il titolo mondiale.

Curiosamente, in finale di Champions League ha affrontato le tre grandi del calcio italiano, uscendo vincitore dalla sfida con il Milan (con l'Ajax) e sconfitto da quelle con Juventus (sempre con l'Ajax) e Inter (con il Bayern Monaco).

Quando oramai si parlava di lui in ottica Tottenham Hotspur per il dopo Brasile 2014 è arrivata la chiamata del Manchester United. Un'occasione irripetibile per il santone olandese, chiamato a rifondare il glorioso United dopo il fallimentare esperimento Moyes.

Oggi gioca con un 4-2-3-1, ma la sua esperienza è tale da permettergli di variare modulo in ogni occasione.

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