Felipe Scolari, allenatore del Brasile

Di Graziano Carlo Carugo Campi

Vincitore del Mondiale 2002, Luis Felipe Scolari è tornato alla guida della selezione verde-oro nel 2012 per portare la Nazionale alla vittoria nel Mondiale di casa. Eccellente allenatore in casa, in Europa non ha mai brillato

Luis Felipe Scolari, allenatore brasiliano con passaporto italiano, nasce a Passo Fundo, in Brasile, nel 1948. Conosciuto nel suo paese con il soprannome di Felipao, è stato un mediocre difensore che ha giocato nel suo paese dal 1973 al 1981, quando chiude la sua carriera con il Centro Sportivo Alagoano, il club più prestigioso dello stato di Alagoas.

La carriera da allenatore inizia proprio con l'Alagoano, prima di passare alla Juventude nel 1982, altra squadra nella quale aveva giocato (nel 1980).

Nei primi dieci anni della sua oramai ventennale esperienza ha guidato diverse squadre brasiliane minori, oltre ad un paio di panchine in medio oriente (negli Emirati Arabi, con l'Al Shabab nel 1984-1985 e in Kuwait, nel 1990). Unica esperienza di livello in quel periodo avviene alla guida del Gremio, nel 1987, con il quale vincerà il campionato Gaucho.

Nel 1990 inizia la sua prima avventura con una nazionale: la chiamata è del Kuwait, che allenerà per un breve periodo prima di tornare a girovagare per un paio di stagioni, fino al ritorno al Gremio nel 1993. Tre anni con i brasiliani e poi il passaggio in Giappone, al Jubilo Iwata, nel quale resterà per sole 11 partite, prima del ritorno in Brasile, con il Palmeiras.

In tre anni, Scolari guida i brasiliani alla vittoria della Copa del Brasile, della Coppa Mercosur e alla prima coppa Libertadores del club. Nel 2000 passa al Cruzeiro, che allenerà per un anno, prima della chiamata della nazionale Brasiliana.

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Con la Seleçao vincerà il mondiale di Corea del Sud-Giappone, grazie ad un Ronaldo trascinatore. L'impresa, ottenuta con non poche critiche da parte della stampa brasiliana per alcune mancate convocazioni (Romario su tutti), non gli vale la permanenza sulla panchina brasiliana: si dimette al termine dei mondiali.

Nel 2003 accetta di guidare il Portogallo: nella sua prima esperienza europea riesce ad arrivare in finale agli Europei del 2004, tenuti proprio nel paese lusitano. La sconfitta, clamorosa, a vantaggio della Grecia, non pesa comunque sulla sua riconferma: guiderà il Portogallo fino al termine degli Europei successivi, quando annuncerà di aver accettato l'offerta di allenare il Chelsea.

Con i londinesi non ha fortuna: l'esonero arriva nel febbraio del 2009, dopo una serie di risultati deludenti. A giugno sceglie l'Uzbekistan: firma con il Bunyodkor (dove già giocava l'ex milanista Rivaldo) un contratto di 18 mesi per 20 milioni di euro complessivi. Lascia la panchina Uzbeka a fine maggio 2010, per tornare in Brasile, al Palmeiras.

Dopo aver vinto una Copa del Brasile, saluta nel settembre del 2012 per tornare, pochi mesi più tardi, ancora con la selezione verdeoro, con la quale vince la Confederations Cup nel 2013 e con la quale è chiamato a vincere la prossima coppa del Mondo.

Conosciuto per il temperamento focoso, è in grado di cambiare modulo a seconda degli avversari incontrati, grazie anche all'infinita quantita di campioni che il Brasile è in grado di schierare in ogni ruolo.

Predilige un 4-2-3-1 con tre rifinitori alle spalle di un'unica punta, due terzini di spinta e due registi davanti alla difesa.