Marc Wilmots, allenatore del Belgio

Di Graziano Carlo Carugo Campi

Presentiamo l'allenatore di quelli che molti pronosticano come la mina vagante del torneo: il Belgio. Marc Wilmots non ha una grandissima esperienza, ma ha plasmato un gruppo che nelle qualificazioni ha incantato l'Europa

Marc Wilmots, nato a Dongelberg il 22 febbraio 1969, belga francofono, è stato un centrocampista offensivo che ha legato i suoi successi maggiori all'esperienza in Germania, con lo Schalke 04.

Cresciuto nel Sint Truiden, esordisce tra i professionisti nel 1987 e dopo un solo anno passa nel Malines (o Mechelen, in fiammingo), squadra all'epoca al top europeo. Con il Mechelen tre stagioni, prima che le difficoltà economiche del club lo costringano al trasferimento a Liegi, nello Standard, dove in cinque stagioni realizzerà 67 reti in campionato.

La parentesi all'estero inizia nel 1996, con il passaggio allo Schalke 04, con il quale vincerà anche una coppa Uefa, ai danni dell'Inter, prima di giocare, per una sola stagione, in Francia, nelle file del Bordeaux.

Nel 2001 ritorna in Germania, sempre allo Schalke per proseguire una carriera che terminerà nel 2003, a soli 34 anni, a causa di ricorrenti problemi fisici.

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In nazionale è stato un punto fermo dal 1990 al 2002, collezionando 70 presenze e realizzando 28 reti.

Terminata la carriera da calciatore, inizia l'esperienza da assistente tecnico nello Schalke, nel 2003, e l'anno successivo prova senza successo l'avventura da primo allenatore con il Sint Truiden, la squadra nella quale è cresciuto: dopo pochi mesi viene esonerato (febbraio 2005).

Provata la carriera politica (verrà eletto tra le fila del Movimento Riformatore), rassegna le dimissioni da senatore dopo due anni per riprendere la carriera sportiva come assistente allenatore della nazionale belga.

In tre anni, sotto la guida di Dick Advocaat prima e Georges Leekens poi, matura a livello professionale e dopo l'addio di Leekens prende in mano la squadra nazionale con un contratto fino a giugno 2014. Nell'ottobre del 2013 ottiene la qualificazione per Brasile 2014. Sotto la sua guida, i diavoli rossi ottengono lo status di testa di serie per il mondiale. Tra i pregi sottolineati del suo curriculum di allenatore ci sono la capacità di relazionarsi al meglio con i giocatori e di stabilire un senso di disciplina grazie alla sua leadership.

Gioca con un 4-2-3-1, con terzini difensivi poco propensi a sganciarsi ma con un centrocampo dinamico in grado di colpire in qualsiasi momento.