L'Italia ai Mondiali: Italia 1934

Di Graziano Carlo Carugo Campi

Nel 1934 la stella è Giuseppe Meazza, dell'Ambrosiana Inter. Vittorio Pozzo, l'unico allenatore italiano 2 volte campione del mondo, mixa sapientemente i migliori giocatori di Inter e Juventus

La prima nazionale italiana di calcio partecipante al mondiale, disputato peraltro in casa, vede la massiccia presenza di giocatori juventini e interisti, vere colonne portanti della spedizione azzurra. Il commissario tecnico è Vittorio Pozzo.

Portieri

Giuseppe Cavanna (NAPOLI). Piemontese, di Vercelli. Proprio con la Pro Vercelli inizia la carriera, per poi passare al Napoli, nel 1929, dove trascorrerà sette stagioni. In nazionale maggiore non gioca mai. Prese il posto, nel 1934, di Carlo Ceresoli, portiere dell'Ambrosiana Inter designato titolare della selezione azzurra, costretto a dare il forfait in quel mondiale per infortunio. È il primo giocatore del Napoli a laurearsi campione del mondo.

Giampiero Combi (JUVENTUS). Ha conteso a Planicka e Zamora la palma di miglior portiere del mondo degli anni pre-seconda guerra mondiale. Dopo la vittoria del mondiale, appese i guanti al chiodo, al termine di una carriera straordinaria. Curiosamente, l'inizio con la nazionale non fu dei più memorabili: 7 gol presi in amichevole contro l'Ungheria.

Guido Masetti (ROMA). Storico portiere della squadra giallorossa, riuscirà a laurearsi campione del mondo due volte, sebbene in maglia azzurra disputi solo 2 partite, dal 1934 al 1939, vantando quindi il record di essere l'unico portiere italiano ad aver vinto due mondiali.

Difensori

Luigi Allemandi (AMBROSIANA INTER). Bandiera nerazzurra, inizia la carriera nel Legnano, salvo poi passare per due stagioni alla Juventus, che lascerà a seguito dello scandalo che costò la revoca dello scudetto al Torino. Il giocatore, accusato di (dubbia) combine, viene squalificato prima, graziato poi. Rimpiazzerà nell'11 titolare Caligaris, dopo una pessima prestazione di quest'ultimo in amichevole. Centrale marcatore.

Luigi Bertolini (JUVENTUS). Giocatore tuttofare. In nazionale giocava esterno basso sinistro, in un ruolo che prevedeva maggior lavoro in fase di contenimento che di spinta. Inizia la carriera come attaccante, per poi diventare, in bianconero, mediano difensivo riconosciuto per grinta e ardore agonistico. Giocava con un fazzoletto bianco in testa.

Umberto Caligaris (JUVENTUS). Nove anni nel Casale, prima di passare alla Juventus, nel 1928, ed arrivare alla vittoria del mondiale. Con Rosetta, alla Juve formò una coppia di centrali marcatori insuperabile. Al mondiale non disputò alcuna partita, a 33 anni era ormai in fase calante della carriera. Stroncato in campo durante un'amichevole tra vecchie glorie, nel 1940, da un'aneurisma, quando ormai era già da 4 anni allenatore. Primo calciatore azzurro a fallire un calcio di rigore.

Attilio Ferraris (ROMA): Nato a Roma, centrocampista/difensore, in maglia azzurra ricopriva il ruolo di mediano di destra (o esterno basso di destra). Una delle prime bandiere della Roma, dopo il mondiale passò alla Lazio, in quello che oggi sarebbe un sacrilegio. In realtà, Ferraris arriva in nazionale da "ex giocatore": ormai scaricato dalla Roma, per via del carattere indisciplinato, Pozzo lo "convoca" direttamente nel bar dove stava lavorando, con tanto di sigaretta in bocca. Morì nel '47, durante un'amichevole, a soli 43 anni.

Eraldo Monzeglio (BOLOGNA): Inizia nel Casale, come Caligaris, per poi passare al Bologna nel 1926. Terzino marcatore, o difensore centrale per i moderni standard, vinse il primo scudetto col Bologna, nel 1929 e anche il primo della Roma, ma da direttore tecnico. Titolare in maglia azzurra, accanto ad Allemandi, nella finale.

Mario Pizziolo (FIORENTINA): Carriera frastagliata da infortuni: chiuderà col calcio due anni dopo il mondiale del '34, a soli 26 anni. Iniziò il mondiale da titolare, salvo poi rompersi i legamenti crociati del ginocchio, nella gara di esordio contro la Spagna.

Virginio Rosetta (JUVENTUS): Arriva "vecchio" al mondiale. Parte titolare, salvo poi essere rimpiazzato da Monzeglio. Difensore centrale (terzino destro marcatore, per l'epoca), è uno dei giocatori più vincenti della storia del calcio italiano. Inizia la carriera con la maglia della Pro Vercelli, passando poi alla Juventus per 50 mila lire e uno stipendio che lo rese il primo calciatore professionista italiano. Uno dei senatori del gruppo azzurro.

Armando Castellazzi (AMBROSIANA INTER): Mediano difensivo, arcigno marcatore, in maglia azzurra colleziona soltanto tre presenze, una sola al mondiale vittorioso, contro la Spagna. Vinse due scudetti con l'Inter, nel 1930 da calciatore e nel 1938 da allenatore.

Centrocampisti

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Attilio Demaria (AMBROSIANA INTER): Argentino naturalizzato, sbarca in Italia nel 1931 per giocare con l'Ambrosiana Inter. Mezzala sinistra di talento, fisico non eccezionale ma tecnica e rapidità da vendere. Una delle bandiere della squadra nerazzurra degli anni '30. Nel 1930 giocava la finale mondiale con la maglia dell'Argentina, nel '34, seppur con una sola presenza, lo vinceva con l'Italia.

Giovanni Ferrari (JUVENTUS): Mezzala sinistra, capace di svariare con maestria in mezzo al campo, insieme a Monti, Meazza e Orsi ha formato quello che è stato probabilmente il centrocampo più talentuoso della storia della nazionale azzurra. Uno dei giocatori più vincente di sempre.

Giuseppe Meazza (AMBROSIANA INTER): Il Roberto Baggio degli anni '30. Il più grande calciatore italiano di tutti i tempi, secondo alcuni, autore di record ad oggi ineguagliati. Attaccante o seconda punta, goleador ineguagliato, milanese di Porta Vittoria, orfano di guerra, una vita da raccontare. Scartato dal Milan a 14 anni, a 17 diventa titolare nell'Ambrosiana, con tripletta all'esordio. Per lui servirebbe un capitolo a parte.

Luis Monti (JUVENTUS): Centromediano, in quel ruolo che oggi sarebbe di regista basso, Luis Monti è argentino di nascita e naturalizzato italiano. Massiccio, arcigno ma anche fine geometra del centrocampo, rivestirà un ruolo fondamentale nella Juventus pentascudettata degli anni '30. Anche lui, come Demaria, fu finalista mondiale nel 1930 con la maglia dell'Argentina.

Mario Varglien (JUVENTUS): Un atleta nel vero senso della parola. Distintosi in diverse specialità dell'atletica leggera. Italiano di Fiume (città ora croata), arriva alla Juve nel 1928, dove ne diviene una bandiera fino al 1942. Grazie alle buone doti atletiche, viene utilizzato come uomo ovunque nel centrocampo bianconero: mediano o mezzala, in azzurro disputò una sola partita, nel 1935.

Attaccanti

Pietro Arcari (MILAN): Ala destra rapidissima, aggregato alla nazionale non disputerà però con gli azzurri mai un incontro. Ben 184 presenze e 69 gol nel Milan, prima di passare al Genoa, nel 1937, e conquistare il suo unico trofeo di club, la Coppa Italia, nel 1937.

Felice Borel (JUVENTUS): 281 presenze e 141 reti in bianconero, solo 3 in azzurro, con una rete, anche a causa di un ginocchio malconcio che ne limiterà l'efficacia nella seconda metà degli anni 30. Fondamentale anche come uomo spogliatoio ed allenatore, si narra che fu lui a scoprire quella che poi diventò una bandiera della Juventus: Giampiero Boniperti.

Enrique Guaita (ROMA): Ala ambidestra, rapida, arriva in Italia l'anno prima del mondiale, alla Roma, dove giocherà per due sole stagioni, prima di tornare in Argentina e chiudere la carriera. In giallorosso giocherà però principalmente da centravanti. Curioso il motivo del ritorno, rocambolesco, in Sudamerica: convinto (insieme a due compagni di squadra), di rischiare la leva per la guerra d'Eritrea, il calciatore si recò in macchina in Francia, di corsa, per poi imbarcarsi per l'Argentina, seguito da accuse di tradimento e di traffico illegale di valuta.

Anfilogino Guarisi (LAZIO): Sbarca a Roma nel 1931. Brasiliano, Anphiloquio Marques Guarisi, questo il suo vero nome, in nazionale maggiore giocherà solamente sei incontri, coronati da una rete. Nel '36 chiuderà la carriera italiana tornando in Brasile.

Raimundo Orsi (JUVENTUS): Nato in Argentina, ala sinistra dotata dribbling e finte in grado di ubriacare gli avversari, fu uno dei primi a reinventare il ruolo di ala, andando spesso a trovare l'inserimento centrale oltre che a cercare il fondo per il cross. Arrivò alla Juventus per 100 mila lire uno stipendio da 8000 lire al mese. Ritornato in Argentina nel 1935, dopo aver vinto tutto in Europa, giocherà per altre 4 stagioni, disputando un'ultima gara con la nazionale sudamericana nel 1936.

Angelo Schiavio (BOLOGNA): L'eroe della finale con la Repubblica Ceca, autore del gol vittoria nei tempi supplementari. Miglior marcatore di sempre per il Bologna, con 242 reti in 348 incontri e una carriera durata 16 nei felsinei, in azzurro conferma tutte le sue qualità di bomber di razza, realizzando 15 reti in 21 presenze. Con 4 reti è il capocannoniere della selezione azzurra, preceduto nella classifica marcatori del mondiale solo da Oldrich Nejedly.

Allenatore

Vittorio Pozzo. Giorgio Bocca lo definì "metà alpino, metà salesiano". Il lavoro come arte di vita, ma anche la capacità di scegliere i calciatori giusti, valutarli e motivarli. Fu uno dei padri fondatori del Torino, diventando poi, già nel 1912, allenatore della nazionale azzurra. Dopo anni di confusione, dovuti all'incertezza del calcio nascente, prenderà definitivamente per mano la nazionale azzurra nel 1929, dopo una parentesi al Milan (1924-1926). Commissario tecnico part-time: lavorerà in Pirelli, a Milano, come dirigente, e come giornalista, per "La Stampa". Dal 1930 al 1936 colleziona una serie ineguagliata di trionfi: 2 coppe internazionali (1930, 1935), due titoli mondiali (1934 e 1938) e il finora unico oro olimpico della nazionale azzurra (1936).

Vice allenatore

Carlo Carcano. Raramente capita di nominare un vice allenatore. Il ruolo di Carcano però fu fondamentale nella selezione e nella preparazione del gruppo azzurro. Vincitore di 4 scudetti consecutivi come allenatore della Juventus, unico in Italia ad aver collezionato tanti titoli consecutivi con un solo club, nel periodo 1928-29 fu già commissario tecnico azzurro. Al termine del mondiale, accusato di presunta omosessualità, fu allontanato dal mondo del calcio per un decennio, cosa che distrusse la sua carriera.

Il modulo

2-3-2-3. Parlare di modulo in epoca pre-bellica, cercando di rapportarlo alla moderna tattica, è piuttosto difficile, ma vogliamo provarci. Due terzini, destro e sinistro, in realtà svolgevano il ruolo di marcatori centrali. Sulla fascia, in posizione difensiva, i due mediani, sinistro e destro, agivano come esterni bassi. Davanti alla difesa il centrosostegno, o centromediano, in quello che oggi è il ruolo di centrocampista difensivo centrale. Sempre a centrocampo, due interni, a sinistra e a destra, con licenza di inserimento, in quello che oggi è il ruolo di mezzala. Tridente offensivo con due ali e un centrattacco.