Il corpo umano è stato paragonato ad una macchina, capace di svolgere tutti i movimenti grazie a leggi bio-meccaniche. Il tutto viene controllato e regolato dagli apparati.
L'apparato circolatorio e respiratorio forniscono sostanze energetiche e ossigeno; l'apparato nervoso coordina percezioni e movimenti, mentre l'apparato locomotore consente al corpo di muoversi e sostenersi contrastando la forza di gravità. Esso è formato da ossa, articolazioni e muscoli.
Per far funzionare perfettamente questa macchina, bisogna educarla a svolgere delle attività che consentono lo sviluppo delle potenzialità del fisico, garantendo il miglioramento della condizione fisica, perciò si è pian piano sviluppato il concetto di allenamento.
L'allenamento è l'insieme degli interventi e degli stimoli che proposti in maniera progressiva e razionale, portano al miglioramento della prestazione del soggetto, assicurandone una buona salute a livello scheletrico, muscolare e cardiocircolatorio, ottimizzando la padronanza dei movimenti.
L'allenamento è visto anche come un percorso educativo di adattamento, capace di far raggiungere al soggetto obiettivi con la consapevolezza di conoscere i propri limiti.
Vi sono diversi tipi di allenamento, tra i tanti, parliamo di allenamento funzionale.
L'allenamento funzionale, meglio conosciuto come functional training è un metodo di allenamento basato sul miglioramento delle capacità coordinative e condizionali del soggetto, con lo scopo di interagire positivamente con l'ambiente che lo circonda.
Le capacità motorie
Le capacità motorie sono l'insieme delle caratteristiche fisiche che un individuo possiede e che attraverso il loro utilizzo, permette l'apprendimento e l'esecuzione di vari compiti motori. Le capacità motorie, inoltre, sono le componenti parziali delle abilità motorie, e influenzano l'intensità e la qualità di risposta all'ambiente. La caratteristica dell'allenamento funzionale è quella di allenarle sinergicamente.
Secondo la classificazione di Gundlach (1967) le capacità motorie vengono suddivise in:
- Condizionali
- Coordinative
- Strutturali elastiche
Capacità condizionali
Le capacità condizionali riguardando l'aspetto quantitativo del movimento, perché sono legate alla condizione fisica, quindi agli aspetti energetici del movimento. Determinano la quantità, la durata e l'intensità della risposta motoria che influenzano molto la prestazione sportiva e sono direttamente condizionate dai processi metabolici che conducono alla produzione di energia (aerobico, anaerobico lattacido e anaerobico alattacido) indispensabile per muoverci. Un loro miglioramento incide notevolmente sull'efficienza e sulla funzionalità di questi processi.
Le capacità condizionali sono:
- Resistenza
- capacità che porta il soggetto a saper protrarre per lungo tempo un'attività utilizzando fonti energetiche di tipo aerobico. Allenando questa capacità si ritarda l'insorgere della fatica e dei suoi sintomi e si può intendere come la capacità del soggetto di muoversi al ritmo più elevato possibile senza diminuire l'efficacia della prestazione. La resistenza viene classificata così:
- Lunga durata: è la modalità più utile per l'allenamento del soggetto non atleta. Con un allenamento di resistenza a lunga durata si attiva il processo metabolico di produzione energetica di tipo aerobico attraverso il movimento con gesti globali ciclici a lunga durata
- Media durata: questa modalità di allenamento può utilizzare sia processi energetici aerobici che anaerobici data la variazione di intensità medio-alta
- Resistenza alla velocità: questo prevede l'utilizzo del processo metabolico energetico di tipo anaerobico, perché la resistenza deve essere applicata a durate brevi, veloci e intense senza che il soggetto subisca cali nel rendimento
- Resistenza alla forza: consente di protrarre nel tempo espressioni di tensione muscolare, perciò essa si riferisce solo ai distretti muscolari implicati nel movimento
- Velocità
- è la capacità condizionale che consente di svolgere un compito nel minor tempo possibile.
La velocità può essere classificatain:- velocità massimale: si ha con lo svolgimento del compito ciclico o aciclico alla massima velocità o frequenza
- velocità resistente: è lo svolgimento di un attività a lungo tempo mantenendo stabile la velocità raggiunta
- Forza
- Capacità del sistema neuromuscolare di produrre tensioni in grado di vincere le resistenze esterne.
Le tensioni di forza possono essere classificate in:- Forza concentrica: quando le contrazioni muscolari vincono la resistenza esterna facendo lavorare le fibre in accorciamento
- Forza eccentrica: quando le contrazioni muscolari vincono la resistenza esterna facendo lavorare le fibre in allungamento
- Forza isometrica: quando le fibre muscolari sono statiche e la resistenza esterna si pareggia
La forza, inoltre, per le sue espressioni può essere classificata in:- Forza massimale: massima forza esprimibile con una sola contrazione volontaria
- Forza resistente: capacità di vincere la resistenza esterna per lungo tempo
- Forza veloce: capacità di vincere la resistenza esterna con elevata rapidità di contrazione
- Forza funzionale: capacità del sistema neuromuscolare di produrre, ridurre o controllare forze previste o imposte durante le attività funzionali, in modo coordinato (Kisner & Colby, 2007)
Capacità coordinative
Per quanto riguarda le capacità coordinative sono determinate dai processi che organizzano, controllano e regolano il movimento e dipendono dal grado di maturazione del sistema nervoso centrale e periferico1. Determinano la qualità della risposta, sono alla base dell'apprendimento motorio e vengono suddivise in:
- Capacità coordinative generali
- Capacità coordinative speciali
Le capacità coordinative sono alla base dell'apprendimento motorio del soggetto e sono controllate dal Sistema Nervoso Centrale e permettono all'individuo di organizzare, adattare ed eseguire un movimento in modo armonioso, senza grossi consumi energetici, rendendo efficaci gesti motori dai più semplici ai più complessi.
Le capacità coordinative speciali secondo la classificazione di Blume del 1982 sono da considerarsi tutte capacità dell'apprendimento. Egli, definisce però, alcune sotto la voce di capacità di direzione e controllo, altre sotto forma di capacità di adattamento.
Nello specifico:
- Capacità di accoppiamento e combinazione dei movimenti: capacità che consente al soggetto di effettuare movimenti parziali o segmentari secondo criteri di successione e/o simultaneità. Ci sono tre tipologie che caratterizzano questa capacità dove l'elaborazione del movimento può essere controllata o automatizzata: parziale, globale, percettivo - motoria (classificata come capacità di direzione e controllo)
- Capacità di differenziazione cinestesica: capacità che consente al soggetto di dosare la forza necessaria per compiere qualsiasi azione motoria. È il grado di tensione negli interventi segmentari o parziali di contrazione e rilasciamento muscolare nei movimenti.
Molto importanti sono i recettori che caratterizzano questa capacità: i fusi neuromuscolari; gli organi muscolo-tendinei di Golgi; i propriocettori vestibolari; i propriocettori articolari.
L'informazione cinestesica permette al soggetto di percepire, memorizzare e riconoscere le sensazioni articolari e muscolari interne che forniscono il senso di posizione e occupazione dello spazio (classificata come capacità di direzione e controllo) - Capacità di equilibrio: capacità che consente al soggetto di mantenere una posizione statica in rapporto alla forza di gravità che condiziona ogni tipo di postura e movimento.
L'equilibrio può essere statico o dinamico.
L'Equilibrio Statico si determina con la posizione statica del
soggetto. L'equilibrio dinamico si determina con la posizione stabile del soggetto.
Il fattore determinante della capacità di equilibrio è rappresentato dal baricentro: la posizione del baricentro del nostro corpo, varia a seconda dell'età. Nel soggetto adulto si trova all'incirca al 55-56% dell'altezza totale, in corrispondenza della prima e seconda vertebra sacrale, leggermente più al di sotto dell'ombelico. Se il baricentro è basso tanto più sarà stabile il soggetto.
Un altro fattore determinante nella capacità di equilibrio è la dimensione e l'orientamento della base di appoggio, fattore molto rilevante nell'allenamento funzionale come vedremo e approfondiremo (classificata come capacità di direzione e controllo e capacità di adattamento - Capacità di orientamento spazio-temporale: consente al soggetto di coordinare i movimenti in relazione allo spazio e al tempo occupato attraverso la percezione, grazie alla ricezione di informazioni dagli analizzatori tattili, visivi, uditivi, cinestesici. Inoltre, questa capacità consente di valutare distanze, traiettorie, avvicinamenti, allontanamenti da qualcosa e/o qualcuno. Fornisce al soggetto un orientamento nel tempo con la consapevolezza dello spazio occupato (classificata come capacità di direzione e controllo e capacità di adattamento
- Capacità di ritmo: capacità che consente al soggetto di organizzare le sequenze di movimento determinandone la periodicità, l'intensità, la velocità, le pause e le durate. È la capacità che nelle attività caratterizzate da movimenti ciclici definisce l'alternanza di contrazione e decontrazione muscolare (classificata come capacità di direzione e controllo e capacità di adattamento)
- Capacità di reazione: capacità che consente al soggetto di reagire nel modo più veloce ad uno stimolo interno/esterno. Il tempo di reazione indica la velocità con cui il soggetto prende la decisione sin dalla percezione dello stimolo fino all'inizio dell'attività scegliendo la miglior risposta motoria.
Questa capacità consente l'elaborazione del gesto in modo controllato, dove il soggetto deve dedicare molta più attenzione allo stimolo che determinerà una difficoltà maggiore nella riuscita del gesto. L'elaborazione del gesto può anche essere di tipo automatizzato dove il soggetto non troverà molta difficoltà nella risposta motoria e l'attenzione che dedicherà al gesto sarà molto bassa (classificata come capacità di adattamento) - Capacità di trasformazione del movimento: consente al soggetto di modificare un'azione in funzione alla situazione in modo tale da renderla più efficace ed appropriata. È una capacità molto utilizzata quando il soggetto si trova di fronte a variare la direzione, l'orientamento, il ritmo, la combinazione dei movimenti la loro durata e la loro velocità. Anch'essa classificata come capacità di adattamento
Capacità strutturali elastiche
Le capacità strutturali elastiche hanno componenti sia di tipo coordinativo che condizionale. Queste si basano su fattori che non sono in stretta correlazione con i meccanismi di produzione energetica dell'organismo umano, ma dipendono da componenti congenite che influenzano la struttura del tessuto connettivo, della muscolatura e delle articolazioni nel corso dell'evoluzione del soggetto.
Le capacità strutturali elastiche sono:
- Mobilità articolare
- Capacità delle articolazioni di far compiere al soggetto qualsiasi esecuzione di movimento alla massima ampiezza
- Elasticità muscolare
- Capacità del muscolo scheletrico di stirare e recuperare la lunghezza fisiologica durante qualsiasi movimento senza subirne traumi
Quando si definiscono le capacità strutturali elastiche non si può far a meno che parlare di ROM (Range Of Movement). Il ROM è l'arco di movimento che una determinata articolazione esegue e riguarda ogni singolo movimento ed è condizionato, appunto, dalla mobilità articolare.
Fattori dell'allenamento funzionale
L'allenamento funzionale, come ogni metodo, segue un programma di allenamento caratterizzato dai seguenti fattori:
- Stimoli e interventi: rappresentano i carichi di lavoro, quindi intensità e volume; tipologia degli esercizi, attrezzi utilizzati, ripetizioni, serie, kg sollevati; durata effettiva di lavoro. In corso d'opera tutte queste componenti dovranno subire delle piccole variazioni per impedirne l'adattamento senza far venir meno lo stimolo
- Tempi di recupero: dopo aver raggiunto nel corso della seduta un buon livello di affaticamento che squilibra l'omeostasi organica, i tempi di recupero sono utili e determinanti per azionare il processo di supercompensazione che agirà sul processo di adattamento dettato dallo stimolo allenante. Questo spiega la programmazione in maniera equilibrata della frequenza di sedute settimanali e le fasi di riposo durante le sedute di allenamento
- Concentrazione e motivazione: fattori determinanti per il raggiungimento dell'obiettivo
L'allenamento si definisce funzionale, perché attraverso questo metodo il soggetto deve essere in grado di rispondere perfettamente alle specifiche esigenze per le quali è stato creato, è per questo che l'allenamento funzionale è identificato come un esercitazione motoria performante, ispirata dall'attività fisica della vita quotidiana.
Tutto ciò è reso possibile dal fatto che le modalità di allenamento sono date dall'assenza totale di macchine isotoniche che guidano il soggetto a effettuare un movimento con singoli muscoli comportando un minor impegno, a favore del corpo libero talvolta integrato con l'utilizzo di piccoli attrezzi elementari che rendono l'esercitazione progressivamente più difficoltosa, in modo tale da esaltarne il concetto di svolgere un tipo di allenamento capace di condizionare gli atteggiamenti del soggetto nella vita quotidiana, dove il corpo si muove liberamente nello spazio, sollevando, spostando, tirando, spingendo oggetti in qualsivoglia variante esecutiva, utilizzando non singoli fasci muscolari ma le catene cinetiche attraverso movimenti multiarticolari.
Il functional training a differenza del fitness, rispetta le caratteristiche di funzionalità cinetica e cinematica del corpo umano, quindi attraverso l'utilizzo delle molteplici catene cinetiche presenti nel nostro corpo, formate da ossa, che rappresentano i segmenti della catena, le articolazioni che rappresentano gli snodi e i muscoli che sono i veri motori della catena durante il movimento, esse si attivano e interagiscono tra loro in modo tale da produrre svariati movimenti sinergici che andranno a migliorare la coordinazione, il controllo e la gestione di questi ultimi.
Si può infatti affermare che, durante un esercizio funzionale, più saranno i muscoli che interagiranno fra loro, attivati dall'allargamento della catena cinetica, minore sarà la fatica accusata dal soggetto praticante, che esprimerà e svilupperà una elevata quantità di forza che andrà ad infierire positivamente sulla durata dell'esercitazione e sull'aumento del carico di lavoro.
Inoltre, l'allenamento funzionale è basato sulla teoria multi-planare, cioè si produce lavoro sui tre piani biomeccanici:
- Piano frontale, divide il corpo umano in due parti asimmetriche, una anteriore e una posteriore
- Piano trasversale, divide il corpo umano in due parti asimmetriche, una superiore e una inferiore
- Piano sagittale, divide il corpo umano in due parti simmetriche, una destra e una sinistra
In questa metodologia di allenamento è molto importante la respirazione. Essa deve essere diaframmatica, fluida e completa, senza blocchi, quindi laddove finisce l'espirazione comincia l'inspirazione. Nella fase di espirazione, il complesso diaframmatico compatta tronco e addome solidarizzando tutto il rachide fornendo la massima stabilità del CORE.
La stabilità del CORE è alla base del functional training, perché, è il centro nevralgico che scaturisce forza, controllo ed equilibrio posturale ai movimenti effettuati durante le sedute di allenamento e non.
Si parla di "CORE" per indicare il nucleo, nonché la zona centrale della cintura addominale identificata nel complesso coxo-femorale-pelvico, che rappresenta il punto di stabilità posturale dell'intero corpo umano. Il CORE è un compatto snodo al centro delle differenti catene cinetiche, è una solida base per il movimento degli arti superiori e inferiori e la sua stabilità ed il suo rafforzamento sono la chiave di volta per un'accurata prevenzione di patologie a livello lombare e dei muscoli pelvici.
La Core Stability: cos'è e la sua importanza
Il lavoro funzionale essendo un allenamento multi-planare, dato l'impiego degli esercizi sui tre piani biomeccanici del corpo umano attraverso una stimolazione multiarticolare legata all'utilizzo delle catene cinetiche, provoca una conseguente sollecitazione delle capacità condizionali di forza e resistenza, e delle capacità coordinative come l'equilibrio.
Tutto questo determina la caratteristica fondamentale di questa metodologia di allenamento: l'impiego dei muscoli stabilizzatori.
Muscoli stabilizzatori
I muscoli stabilizzatori identificati con il termine inglese CORE (nucleo) sono composti da diversi muscoli che rendono stabile la colonna vertebrale e il bacino e si estendono lungo tutto il tronco per tutta la sua lunghezza.
Il CORE è uno snodo compatto al centro delle catene cinetiche e opera come una solida base di appoggio per tutti i muscoli che quando si contraggono, stabilizzano la colonna vertebrale, il bacino e il cingolo scapolare. Quando questo accade il soggetto è in grado di sprigionare potenti movimenti sia con arti superiori che con arti inferiori, inoltre avere un CORE potente rende efficienti tutti i gruppi muscolari circostanti che aiutano a controllare i movimenti, trasferire energia, distribuire il peso corporeo e muoversi nelle diverse direzioni.
Alla base della corretta stabilizzazione del CORE c'è la ricerca di una posizione neutra del bacino che rispetta le curve fisiologiche del rachide. Una spina dorsale neutrale fa riferimento alle curve neutrali della colonna vertebrale (cervicale, toracica, lombare, pelvica) che devono essere assettate in modo da fornire al corpo la postura ideale per muoversi nello spazio con armonia ed efficacia.
I muscoli del CORE si estendono lungo tutto il tronco e presentano un unità muscolare interna e una unità muscolare esterna. L'unità muscolare interna è formata da:
- Retto addominale: situato lungo la parte posteriore dell'addome. Il retto addominale è il muscolo del CORE più visibile esternamente nelle sue sei parti
- Trasverso addominale: situato sotto i muscoli obliqui, è il più profondo dei muscoli addominali e avvolge il rachide proteggendolo e stabilizzandolo. Esso contraendosi, durante la fase di espirazione forzata, riduce il diametro della regione addominale. Il trasverso addominale si congiunge superiormente e nell'intermedio con il retto addominale e inferiormente con il muscolo obliquo interno, dove raggiunge la cresta del pube
- Multifido: situato sotto gli erettori spinali, gruppo di tre muscoli che si estendono lungo il collo fino alla zona lombare. Questo gruppo di muscoli ha il ruolo di allungare e ruotare la spina dorsale interagendo insieme al trasverso addominale e stabilizzano la parte bassa della schiena e la pelvi
- Pavimento pelvico: area romboidale che si estende dalla sinfisi
pubica sino al coccige, racchiude e sostiene in se la cavità addomino-pelvica, l'uretra (nelle donne) e la vescica - Diaframma: molto importante per la respirazione addominale, presenta una parete divisoria muscolare che si pone tra la cavità toracica e quella addominale. Il diaframma sporge con due cupole, dall'apertura toracica inferiore nella cavità toracica e si sposta entro le due cavità che separa, ampliando una di esse a svantaggio dell'altra (Benninghoff, 1954)
L'unità muscolare esterna è formata da quattro sistemi:
- Sistema obliquo posteriore: include il gran dorsale, il grande gluteo e la fascia toracodorsale (Vleeming, 1995). Questo sistema contribuisce significativamente al trasferimento del carico attraverso il cingolo pelvico, durante le attività di rotazione (Mooney, 1997) e durante il passo in fase di cammino (Gracovetsky, 1997; Greenman, 1997; Vleeming, 1997)
- Sistema obliquo anteriore: include gli obliqui esterni e interni dell'addome, gli adduttori contro-laterali della coscia e la fascia addominale anteriore che interviene nel movimento (Snijders, 1995). Essi sono muscoli interessati in tutte le attività del tronco e degli arti superiori e degli arti inferiori e sono attivi mentre si è seduti in posizione non sostenuta, mentre restano passivi quando le gambe sono incrociate, quindi, suggeriscono che la tensione generata attraverso le strutture passive della regione coxo-lombo-pelvica, quando si è seduti a gambe incrociate, sia sufficiente a stabilizzare il bacino
- Sistema laterale: comprende il medio e piccolo gluteo e gli adduttori controlaterali della coscia. Anche questi muscoli sono determinanti nella funzione del cingolo pelvico durante la stazione eretta e durante il passo nella fase di cammino. Essi però vengono inibiti quando l'articolazione sacroiliaca è instabile
- Sistema longitudinale profondo: comprende l'erector spinae, la lamina profonda della fascia toracolombare, il legamento sacrotuberoso e il muscolo bicipite femorale (Gracovetsky, 1997; Vleeming, 1997)
Il functional training è un'attività finalizzata alla conoscenza del proprio corpo ed alla capacità di utilizzarlo al meglio traendone i massimi benefici. Questa attività non allena il singolo muscolo, bensì allena l'intero movimento producendone un adattamento che andrà a interessare in maniera globale il benessere del soggetto.
L'allenamento funzionale si basa sull'azione multi-planare e multi articolare del corpo, esaltandone le caratteristiche di funzionalità cinetica e cinematica muscolare.
Per funzionalità cinetica si fa riferimento alle catene cinetiche che sono alla base dei fenomeni biomeccanici che ottimizzano l'esecuzione del gesto atletico. La catena cinetica, in biomeccanica, è definita come l'interazione sinergica dei vari segmenti corporei che sinergicamente attivano l'esecuzione dei vari movimenti. Il nostro organismo è composto da diverse catene cinetiche, dove i segmenti sono rappresentati dalle ossa, le articolazioni rappresentano gli snodi e i muscoli i motori delle catene.
Catene cinetiche muscolari
Le catene cinetiche muscolari possono essere classificate in tre tipi:
- Catena cinetica aperta: sistema in cui l'estremità distale, nonché quella più distante dal centro corporeo, è libera, quindi priva di alcun vincolo. Per esempio, l'arto inferiore in fase oscillante durante la deambulazione; l'estensione della gamba in posizione seduta; muovere il braccio nel gesticolare. Il funzionamento biomeccanico si ottiene con l'estremità distale rappresentata dall'articolazione stabilizzante mentre l'attivazione muscolare avviene dalla periferia verso il centro corporeo
- Catena cinetica chiusa: sistema in cui l'estremità distale della catena motoria è fissa, quindi non è libera di muoversi durante l'esecuzione del gesto. Per esempio, in farse di cammino, l'arto inferiore nella fase di appoggio del piede; gli arti superiori che spingono contro una parete; arti inferiori che il soggetto utilizza per sollevare un peso da terra. In caso di catena cinetica chiusa l'attivazione, totalmente opposta a quella della catena cinetica aperta, avviene a partire dal centro corporeo verso la periferia
- Catena cinetica frenata: sistema in cui la resistenza esterna distale è inferiore del 15% della resistenza massimale che riesce a spostare, in questo caso la catena sarà aperta (poco frenata); se invece la resistenza esterna distale supera il 15% della resistenza massimale allora sarà chiusa (molto frenata) e potrebbe limitare i movimenti all'apparato locomotore
Detto ciò, si può affermare che il functional training è un continuo alternarsi di catene cinetiche chiuse e aperte, in quanto si rifà al concetto Atleta + Attrezzo.
Si parla di catene muscolari quando il riferimento è specifico alla coordinazione intersegmentaria, alla coordinazione intramuscolare e alle strategie motorie attraverso il quale il Sistema Nervoso Centrale organizza in forma più o meno consapevole il gesto motorio grazie all'efficiente relazione di ossa, articolazioni, tendini e muscoli.
Secondo la classificazione di F. Mézierès le catene muscolari più propriamente dette catene muscolari miofasciali sono:
- Catena muscolare posteriore: la più estesa, formata da tutti i muscoli profondi e superficiali che vanno dalla linea occipitale alla punta delle dita dei piedi. I muscoli interessati sono: il trapezio, il gran dorsale, i muscoli romboidei, l'elevatore della scapola, l'erettore della colonna, il trasverso spinoso, i muscoli interspinosi e intertrasversi, il semimembranoso, il semitendinoso, il gracile, il bicipite femorale, gli adduttori, il plantare, il popliteo, i gemelli (gastrocnemio), il soleo (polpaccio), il tibiale posteriore, i flessori lunghi delle dita e i plantari del piede
- Catena muscolare inspiratoria: formata dai muscoli nucali, dal piccolo e grande retto posteriore, dal lunghissimo di capo e collo e dal tendine centrale che collega il rachide cervicale al diaframma e all'asse viscerale
- Catena muscolare anteriore dell'arto superiore: composta dal muscolo coraco-brachiale, dal bicipite, dal brachiale, dal brachio-radiale, dal lungo supinatore, dai muscoli flessori e pronatori dell'avambraccio compresi quelli del tenar e ipotenar
- Catena muscolare antero-inferiore: comprende la fascia cervico-toraco-addomino-pelvica, è formata dal tendine centrale, dal diaframma, dall'ileopsoas e dalla fascia iliaca
Attraverso la fascia connettivale tutte queste catene muscolari miofasciali sono collegate fra loro, perciò l'elasticità di ogni singolo muscolo dipende ed è strettamente legata a quella di tutti muscoli appartenenti alla stessa catena.
Si può affermare quindi, che all'interno del nostro organismo è difficile isolare una qualsiasi struttura muscolare, ecco perché attraverso l'allenamento funzionale si interviene sulla globalità delle catene muscolare creando movimenti integrati (non isolati) sia in forma statica che in forma dinamica.
Stabilità del CORE
Essendo il CORE al centro di tutte le catene cinetiche, il suo rinforzo, equilibrio e motilità, renderà efficiente la funzione delle catene cinetiche degli arti superiori e degli arti inferiori. Avere un CORE stabile significa avere un "Power House", definito così da Joseph Pilates agli inizi del '900, che sperimentò il sistema di allenamento definito appunto Metodo Pilates, capace di trasferire il carico attraverso le articolazioni in modo efficace, limitandone l'ampiezza della zona neutra nell'ambito previsto dalla naturale biomeccanica, preservando l'articolazione da stress eccessivi.
Attraverso il functional training, il soggetto rinforza i muscoli stabilizzatori del CORE in modo da controllare le variazioni di posizione del tronco nei confronti della pelvi, al fine di ottimizzare la produzione, il controllo ed il trasferimento della forza, dal centro alla periferica e viceversa.
Allenare i muscoli del CORE, previene numerose patologie, dal semplice mal di schiena ai più particolari e fastidiosi squilibri posturali che possono provocare gravi lesioni alla colonna.
Kisner & Colby classificano così La Stabilità del CORE:
- stabilità dinamica: quando la colonna è in posizione neutra con gli arti in movimento
- stabilità in transizione: capacità di mantenere la stabilità del CORE con il variare delle posizioni sia del corpo che dei singoli arti
- stabilità perturbata: capacità di mantenere la stabilità resistendo alle forze destabilizzanti provenienti dall'esterno (sovraccarichi)
Alla base del functional training c'è l'allenamento della stabilità del CORE, fattore molto importante che oltre a prevenire gli infortuni a livello lombare, migliora notevolmente le capacità atletiche del soggetto.
- 1 Francesco Casolo, Lineamenti di teoria e metodologia del movimento umano, Vita e Pensiero, 2002
A quali domande risponde questo articolo?
In che modo l'allenamento funzionale migliora le capacità motorie come l'equilibrio e la coordinazione?
L'allenamento funzionale migliora l'equilibrio e la coordinazione attraverso esercizi che richiedono la stabilizzazione del corpo in diverse posizioni e l'esecuzione di movimenti complessi che coinvolgono più gruppi muscolari simultaneamente, stimolando la propriocezione.
Qual è il ruolo dell'allenamento funzionale nello sviluppo della core stability?
L'allenamento funzionale è fondamentale per sviluppare la core stability in quanto include esercizi che attivano i muscoli profondi del core, migliorando la capacità di stabilizzare il tronco durante i movimenti e di trasferire la forza tra la parte superiore e inferiore del corpo.
Quali sono gli esercizi funzionali specifici che contribuiscono al miglioramento delle capacità motorie e della core stability?
Esercizi come squat, affondi, plank, rotazioni del tronco con pesi, esercizi con la palla medica e il kettlebell sono esempi di allenamento funzionale che migliorano le capacità motorie, la core stability, la forza e il controllo del movimento.
Riassunto
Questo articolo spiega come l'allenamento funzionale migliori le capacità motorie e la core stability. Attraverso esercizi che stimolano l'equilibrio, la coordinazione e la propriocezione, e che attivano i muscoli profondi del core, si ottiene una maggiore stabilizzazione del tronco e un miglior controllo del movimento, essenziali per le attività quotidiane e sportive.
- L’allenamento funzionale
- Storia dell'allenamento funzionale
- Quando un allenamento è funzionale?
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