Definizione di DCA: Disturbi del Comportamento Alimentare

Di Cristina Rocca

La definizione di DCA: cosa sono i Disturbi del Comportamento Alimentare? Epidemiologia dei disturbi del comportamento alimentare in Italia e nel mondo. Il fenomeno dei DCA nella popolazione maschile

Con il termine Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), si fa, di solito, riferimento a patologie caratterizzate da un profondo disturbo, o disagio, per  un alterato rapporto con il cibo e con il proprio corpo, cioè caratterizzate da una profonda alterazione di tutte le dinamiche legate all'alimentazione.

In particolare, il DSM-IV definisce disturbi dell'alimentazione quei disturbi caratterizzati dalla presenza di alterazioni evidenti del comportamento alimentare.

Nei disturbi alimentari, l'alimentazione può assumere caratteristiche assai diverse, fino ad aspetti ossessivi e ritualistici tali da impedire di consumare un pasto in modo "abbastanza normale" e da mantenere normali atteggiamenti verso il cibo e il momento del pasto.

Ognuno di noi può avere nel proprio stile alimentare aspetti singolari, ma, quando questi diventano tali da compromettere la qualità della nostra vita e dei nostri rapporti sociali, bisogna pensare ad un disturbo alimentare.

All'alterazione del comportamento alimentare si associa una alterata percezione del corpo e delle sue forme, accompagnati dalla sensazione di essere grassi e brutti e quindi socialmente non accettabili. Tale condizione può influenzare in modo notevole la propria autostima.

Quando le caratteristiche del disturbo alimentare diventano significative, e coincidono con i criteri diagnostici come quelli riportati nei manuali diagnostici, allora si può parlare di vera e propria malattia.

Tra questi disturbi, classificati come ben precisi stati patologici e definiti nel complesso come Disturbi del Comportamento Alimentare, sono compresi l'anoressia nervosa, la bulimia nervosa, ed infine i Disturbi Non Altrimenti Specificati o NAS (nella terminologia inglese definiti come EDNOS: Eating Disorders Not Otherwise Specified).

Epidemiologia dei DCA

In Italia la frequenza e il tipo dei disturbi alimentari è cambiata. La focalizzazione sul disturbo dell'anoressia ha lasciato in secondo piano l'evoluzione degli altri disturbi del comportamento alimentare (Dca), che attualmente interessano circa 3 milioni di italiani: un'evoluzione che bisogna riconoscere per capire il fenomeno nella sua complessità.

Questo è quanto si è ribadito, nel , durante il convegno "La linea sottile" svoltosi a Todi, e promosso dal Ministero della Salute e dalla Regione Umbria. Esperti italiani e stranieri, come il prof. C. Fairburn di Oxford, autorità mondiale nel campo dei Dca, hanno discusso sulla epidemiologia e sul trattamento di tali disturbi in Italia. In questa sede è stato presentato ancheil materiale preliminare per la realizzazione di linee guida nazionali con l'indicazione delle raccomandazioni di "buona pratica".

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Sono stati raccolti, infatti, i dati provenienti da 165 centri (pubblici o accreditati) distribuiti su tutto il territorio italiano, elaborando un profilo delle ultime tendenze relative alla patologia alimentare. I dati sono, in parte, sorprendenti.

Prima di tutto l'anoressia "restrittiva", per cui la persona si alimenta poco o nulla, secondo gli esperti sta progressivamente scomparendo, mentre il controllo del peso è sempre più spesso ottenuto con metodi compensatori, come vomito autoindotto, lassativi, diuretici, iperattività fisica. Tale disturbo è meno diffuso rispetto al passato: solo il 30% dei pazienti censiti nei centri italiani è affetto da questa patologia.

Lo stesso, pur con qualche differenza, si può dire per la bulimia. Il 40% dei pazienti ricoverati è affetto da bulimia, ma è soprattutto in aumento la frequenza della forma "multi-compulsiva", associata, cioè, a disturbi della personalità, abuso di alcolici e stupefacenti.

Aumentano, invece, altri disturbi, più complessi da classificare, nei quali mancano alcuni degli elementi che portano normalmente alla diagnosi certa di anoressia o bulimia. Il restante 30% lamenta, ad esempio, la mancanza dell'amenorrea, ossia dell'assenza di mestruazioni, tipico sintomo dell'anoressia, e di vomito nei pazienti affetti da alimentazione incontrollata.

Tali disturbi, diffusi tra la popolazione normale, sono insidiosi perchè si confondono con le mode culturali salutiste e di fitness. Chi ne soffre, purtroppo, giunge alla cura solo tardivamente, con il pericolo di una cronicizzazione del disturbo.

Peraltro, la percentuale di maschi che ne risultano affetti, aumenta enormemente: relativamente all'anoressia, il 10% dei pazienti è maschio, mentre riguardo ai casi complessivi di DCA, ben il 25% è di sesso maschile.

L'aumento di uomini affetti da disturbi alimentari coincide con quello degli uomini che ricorrono a cure estetiche, beauty-farm ed all'utilizzo di cosmetici maschili. La costante ascesa di questo fenomeno è stata interpretata come conseguenza della diffusione di particolari modelli culturali nelle campagne pubblicitarie e di marketing. Un modo di pensare, dicono gli studiosi, che considera prioritaria la necessità di corrispondere ad uno standard sottoposto al giudizio e alla guida dei media (etero-diretto), che interessa soprattutto i giovani tra i 15 e i 25 anni, più esposti al bombardamento mediatico.

Relativamente alle fasce d'età più colpite, però, sia di maschi che di femmine, è sempre più significativa l'incidenza di pazienti giovanissimi (l'età media nella fascia under 15 è di soli 10 anni, secondo la Società Italiana di Pediatria) e di over-40, laddove il 20% delle pazienti è la madre.

Un'immagine ben diversa da quella classica, diffusa da sempre: la ragazzina in crisi con tutto il mondo e incapace di accettare il proprio corpo.

In conclusione in Occidente, compresa l'Italia, nella fascia d'età 12-25 anni, l'8-10% delle ragazze soffre di un qualche disturbo del comportamento alimentare. Di queste, l'1-2 % presenta un D.C.A. in forma grave (Anoressia Nervosa o Bulimia Nervosa) con terapie spesso lunghe e faticose, le rimanenti soffrono di un qualche quadro aspecifico più lieve e spesso transitorio.

Fino a una decina di anni fa, quelli dell'alimentazione, erano disturbi tipici della classe più benestante, mentre oggi possiamo dire che questa distinzione non è più valida e che si osserva una diffusione a tutti i livelli sociali.

Bibliografia

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