La fatica nello sport, cosa valutare?

Di Redazione

Proviamo a fare una lista di quelli che abbiamo utilizzato maggiormente (direttamente ed indirettamente), con la speranza di poter approfondire le conoscenze in merito con il confronto diretto tra colleghi e con ricerche bibliografiche a tema.

Tutti sappiamo cos'è la fatica. In particolare chiunque abbia praticato sport, conosce bene quella sensazione e tutta la serie di effetti interni ed esterni che lo stato di affaticamento provoca dopo una prestazione fisica ad alta intensità.

Ma in qualità di Laureati in Scienze Motorie, dovremmo essere in grado di andare ben oltre le definizioni empiriche, e di riconoscere non solo in modo empatico uno stato di affaticamento che senza dubbi induce degli adattamenti che devono essere utilizzati nella programmazione e il controllo dell'allenamento, ma anche considerati in chiave preventiva.

Pianificare l'affaticamento dell'atleta, significa programmare un serie di stimoli esterni che in modo soggettivo andranno a stimolare meccanismi di adattamento e spercompensazione determinando un miglioramento della prestazione atletica e (ci auguriamo) sportiva. Sempre in qualità di esperti dell'allenamento, sappiamo bene che questa relazione non è direttamente proporzionale. Almeno non sempre.

Magari non in questi termini, ma questo è un aspetto che conosciamo bene.

Ma quando invece è necessario individuare uno stato di affaticamento tale da poter maggiormente esporre l'atleta al rischio di infortunio o sovrallenamento? E soprattutto, è possibile inquadrare questo stato in modo oggettivo?

Attenzione, non stiamo dicendo che l'empatia o la comunicazione diretta tra preparatore e atleta non siano importanti. Tutt'altro. Ma accanto a questi metodi strettamente legati al rapporto umano e all'esperienza, abbiamo a disposizione degli strumenti per poter almeno provare ad oggettivare questa condizione fisiologica?

Sicuramente ci sono molti metodi e mezzi di valutazione che "provano" a fornire dati in questo senso. Con risultati ed affidabilità più o meno accurati. Negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative di molti colleghi volte a consolidare una pratica di valutazione funzionale standardizzata e mirata alla valutazione dello "stato di forma" degli sportivi, a vari livelli.

Proviamo a fare una lista di quelli che abbiamo utilizzato maggiormente (direttamente ed indirettamente), con la speranza di poter approfondire le conoscenze in merito con il confronto diretto tra colleghi e con ricerche bibliografiche a tema.

Per ora una semplice lista, da rileggere confrontare ed elaborare tutti insieme.

Questo tipo di scambio di informazioni e di condivisione di cultura è davvero importante per tutti noi.

Un saluto a tutti

  • Bioimpedenziometria - soprattutto per i dati sull'idratazione
  • Frequenza cardiaca e frequenza respiratoria - se monitorate in tempo reale durante un allenamento possono fornire una stima attendibile del carico interno (forse anche calorimetro?)
  • Forza massima isometrica (una sensibile diminuzione di questo parametro può esprimere affaticamento locale o generale?)
  • Esami ematochimici (sicuramente utilizzati largamente per individuare stati di affaticamento a medio lungo termine, potrebbero risultare utili a breve/brevissimo termine?) La lattacidemia è veramente utile a tal proposito?

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