Nozioni di anatomia e biomeccanica - terza parte

Di Maurizio Ronchi

Nozioni di anatomia e biomeccanica come nota introduttiva al massaggio TIB. I muscoli scheletrici.

I muscolo scheletrici o volontari costituiscono più del 40% del peso corporeo nell'uomo e grosso modo se ne contano circa 400. Contraendosi agiscono facendo da leva meccanica sui vari segmenti ossei creando un movimento.
Soprattutto i muscoli biarticolari, ovvero quelli che attraversano due articolazioni, sono quelli più importanti in quanto sviluppano la camminata, se non avessero tale caratteristica potremmo solo "segnare il passo" e non marciare (ne è di esempio il muscolo Sartorio).

La forza esercitata in un movimento dipende dalla struttura del muscolo, dal diametro alla forma della massa, dallo spazio di escursione al tipo di terminazione.
Il muscolo generalmente ha una parte vistosa carnosa, il ventre muscolare, con un'origine, il capo muscolare la parte attaccata all'osso fermo nella fase di movimento, e una terminazione, l'inserzione tendinea la parte attaccata all'osso che viene mosso con l'azione di leva.
Un muscolo può avere più punti di origine (più capi muscolari) che formano un unico ventre muscolare e terminano in un'unica inserzione tendinea. Possiamo avere nel caso di più inserzioni tendinee (tendini intermedi) e quindi muscoli con più ventri muscolari. Fino ad arrivare a muscoli molto estesi, od aventi un tendine piatto detto aponeurosi.

L'orientamento delle fibre muscolari che presentano verso l'inserzione muscolo-tendinea determina il tipo di fibra e forma muscolare. I muscoli fusiformi perlopiù atti al movimento, hanno fibre di tipo bianco a rapida contrazione, lunghe ed elastiche e generalmente con tendini corti, che conferiscono movimenti molto ampi ma con scarsa forza, si indeboliscono se inattivi, allungandosi con perdita di tono-trofia (per esempio i muscoli del Retto Addominale o i Vasti del Quadricipite Femorale che necessitano di lavoro di mantenimento).
Questi muscoli, se non in relazione ad un preciso movimento, si possono alternare nella funzione agonista/antagonista in base alla tipologia del gesto, ma a grandi linee possiamo dire che gli agonisti sono spazialmente opposti agli antagonisti.
I muscoli pennati perlopiù posturali atti al sostegno hanno fibre, di tipo rosso a lenta contrazione, corte e poco elastiche e generalmente con tendini lunghi, conferiscono dato l'alto diametro muscolare un maggior tono, forza e resistenza ma si accorciano per via delle continue tensioni cui sono sottoposti, sia da superlavoro che da gesti non equilibrati (per esempio il muscoli Grande e Piccolo Pettorale, Sacrospinale, Psoas o il Tricipite della Sura che necessitano di molto stretching).
I muscoli però, a seconda delle situazioni attive o passive in cui si trovano, possono svolgere sia una azione di movimento che di sostegno.

I muscoli scheletrici e la fascia connettivale possiedono fra le loro capacità anche quella della "memoria". Un muscolo allenato costantemente in un gesto/movimento, come ad esempio nel sollevare pesi, anche dopo periodi più o meno lunghi di inattività, tiene in memoria sia il grado di movimento che quello del massimo sforzo espresso. Questa capacità può essere di aiuto in caso di ritorno all'attività, ma che deve essere tenuta ben presente negli sport con gesti ripetitivi molto frequenti o protratti a lungo nel tempo (esempio la pedalata), sia durante l'allenamento che nella gara.

Il muscolo "rigonfiato e accorciato"(ipertonico) dall'intenso o dal ciclico lavoro deve essere riallungato con stretching o con manualità, altrimenti manterrà in memoria questo ridotto range di escursione, come se dimenticasse di quanto possa fisiologicamente allungarsi. Ciò farà peggiorare il ROM articolare (Range of Motion) con le dovute conseguenze nella prestazione e in più ha la capacità di inibire il riflesso naturale istintivo.

Questo riflesso è quello che generalmente ci "toglie dai guai" istintivamente, nella situazione in cui il gesto atletico non riesce a concludersi per una qualsiasi variabile. Per esempio casi in cui la pronazione/supinazione del piede durante la corsa, il calcio dato "a vuoto" o la scivolata del piede d'appoggio durante un lancio o una battuta, il nostro riflesso naturale istintivo essendo sopito non riesce a correggere una situazione "non di routine", il gesto o l'azione diviene squilibrata e incontrollata andando incontro a possibili traumi. Diventa importante non tralasciare mai gli esercizi propriocettivi, ma inserirli spesso durante l'allenamento o la preparazione atletica, che sono la base per evitare gli infortuni. L'uso delle tavolette Freeman, delle extramobilizzazioni articolari passive e di "training relax muscolare" aiutano a mantenere sempre vigile il riflesso naturale istintivo. Infine, i muscoli per poter lavorare in piena efficienza hanno bisogno di essere supportati durante la loro escursione, da guaine fasciali (tessuto connettivo) e da borse per permettere la massima scorrevolezza eliminando il più possibile l'attrito tra di essi o con le ossa.

Bibliografia

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  5. Robert Schleip, "Commentary 8" da JOURNAL OF BODYWORK AND MOVEMENT THERAPIES
  6. Martino Scudero, "La pratica dello stretching nel campo della terapia manuale e riabilitativa"
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  9. Vari di Art Riggs, Whitney W. Lowe ed Erik Dalton da MASSAGE & BODYWORK magazine
Voci glossario
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